di Vincenzo D’Anna*
Roma, 13 ottobre 2026 – Non voglio indossare le vesti di chi fa dietrologia, esercizio dialettico molto diffuso tra i politici del Belpaese. Men che meno intendo trarre conclusioni laddove una Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid-19, presieduta dal senatore Marco Lisei, non è ancora riuscita a determinarle. E tuttavia c’è una questione grande quanto una montagna che dalle nostre parti non trova l’interesse che merita: una montagna di denaro spesa a trattativa privata al tempo della pandemia. Si tratta di una cifra astronomica: un miliardo e duecento milioni di euro, che, giusto per ricordarlo, equivalgono a ben 2.400 miliardi delle vecchie lire! Il più grande contratto di acquisto della storia repubblicana, assegnato senza uno straccio di gara d’appalto o di procedura a evidenza pubblica, per comprare migliaia e migliaia di mascherine cosiddette “anti-Covid”. Nelle carceri italiane giacciono amministratori per aver fatto molto, ma molto meno, additati al pubblico ludibrio come volgari truffatori. Ancora peggio, persone note e meno note al grande pubblico sono state incarcerate per concorso esterno in associazione mafiosa, ancorché non si sia sempre dimostrato quali utilità o cointeressenze fossero intercorse tra la malavita organizzata e questi politici e amministratori pubblici. In molti casi è bastata la cosiddetta “messa a disposizione”, ossia la sola conoscenza di determinati soggetti ritenuti appartenenti alle varie cosche, anche perché concittadini o semplici conoscenti. Giova altresì ricordare che la madre di tutte le tangenti, quella che diede vita alla stagione di Tangentopoli alla fine del secolo scorso, aveva un valore di 300 miliardi di lire, ossia poco più del 15% dell’importo della famosa fornitura di mascherine e con costi accessori per indeterminate “ consulenze” per oltre mezzo milione di €. Gran parte di quel materiale rimase inutilizzato nei depositi oppure mandato al macero perché ritenuto non idoneo a proteggere dal contagio del virus. Insomma soldi buttati dalla finestra.! Perché mai con Tangentopoli ci furono indagini a tappeto, accertamenti di ogni tipo protratti per diversi anni, mentre, a distanza di oltre due lustri, le vicende legate agli approvvigionamenti pandemici sembrano finite in cavalleria per i magistrati delle Procure interessate? Restano in corso solo i lavori di una Commissione parlamentare che, tra mille polemiche, sta approfondendo le modalità di gestione ed i criteri adottati per le forniture durante la pandemia, con particolare attenzione ai rapporti tra imprese, consulenti privati e vertici istituzionali. Un filone riguarda l’avvocato Luca Di Donna, già professionalmente legato allo studio del professor Guido Alpa, nel quale aveva operato anche l’avvocato Giuseppe Conte, prima di assurgere alla carica di presidente del Consiglio. Le audizioni della commissione hanno riportato l’attenzione su incarichi professionali, compensi e interlocuzioni con la struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri, che fu nominato dallo stesso Conte. In soldoni, tra marzo e maggio 2020, il governo del leader pentastellato affida ad Arcuri la gestione commissariale dell’emergenza. Si avviano procedure straordinarie per acquistare mascherine, dispositivi di protezione e test diagnostici. In questo contesto si sviluppano anche attività di consulenza e intermediazione tra operatori privati e strutture pubbliche. Secondo ricostruzioni giornalistiche basate su atti investigativi, Di Donna ha sottoscritto un contratto di consulenza collegato a una fornitura della società Adaltis, anche individuata senza alcun criterio pubblicistico. Ma c’è di più: secondo le dichiarazioni successivamente rese in Commissione da Simone Prete e Pietro Peligra, la società Portobello SpA stipula un incarico professionale con Di Donna per seguire interlocuzioni con Cassa Depositi e Prestiti, finalizzate alla ricerca di finanziamenti. Questo filone, distinto dagli acquisti sanitari, riguarda compensi complessivi indicati in circa 125 mila euro per la semplice presentazione della società ai vertici di Cassa Depositi e Prestiti, ossia “ mi manda l’amico Giuseppe Conte”. Tornando alle forniture di mascherine provenienti dalla Cina, la spesa complessiva indicata dalla legge istitutiva della Commissione ammonta a circa 1,25 miliardi di euro. Alcuni imprenditori riferiranno in audizione di proposte di consulenza e intermediazione con compensi collegati al valore delle commesse. Gli sviluppi giudiziari si concretizzano in procedimenti penali riguardanti vicende e soggetti diversi, conclusisi con provvedimenti di archiviazione. Da una prima stima, le provvigioni per le sole consulenze ammonterebbero a 454 mila euro elargiti. Insomma, alle forniture si intrecciano consulenze affidate agli amici degli amici di chi governa. Restano però gli interrogativi sul ruolo che le relazioni professionali, le consulenze e le attività di intermediazione abbiano avuto nei processi decisionali dell’emergenza e sui controlli effettuati. Emerge, peraltro, una questione relativa alla insufficiente completezza delle indagini, frettolosamente concluse in una nazione ove da mesi si fa polemica in Parlamento per conoscere le cosiddette intercettazioni riguardanti l’on. Del Mastro reo di essere stato in società, per un ristorante, con un soggetto in odore di malavita. Non è stato possibile stabilire se siano state svolte specifiche verifiche bancarie e finanziarie sui soggetti beneficiati delle parcelle e sulle società che la hanno elargite. Strano davvero: per accertare se vi siano stati arricchimenti, leciti o meno, nessun accertamento sulla destinazione dei compensi, sui flussi finanziari e sugli eventuali rapporti economici esistenti tra i soggetti interessati. Sciatteria investigativa e frettolosa superficialità. Ma tutti zitti!! Nel frattempo, Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza Covid, viene premiato e passa dalla dirigenza di Invitalia Società pubblica, all’enciclopedia Treccani: da manager ad esperto di semantica e glottologia. !! Che dire? Pur essendo stato alla guida di una gestione che ha comportato lo spreco di centinaia di milioni di euro in materiali poi mandati al macero, Arcuri ha compiuto una fulminea carriera grazie a Giuseppe Conte, “l’Avvocato del popolo”. Quello che innanzi alla commissione parlamentare intende essere creduto sulla sua parola d’onore. Un po’ poco per chi invoca ogni giorno l’onesta’. Insomma Maschere e Mascherine.
*già parlamentare










