di Vincenzo D’Anna*

ROMA, 14 settembre 2026 – “Temo i Danai anche quando offrono doni”: questa l’espressione che il poeta Virgilio riporta nell’Eneide, il poema che racconta le peripezie affrontate da Enea dopo la caduta di Troia, espugnata dagli Achei grazie all’astuto tranello del famoso cavallo di legno lasciato fuori dalle alte e inespugnate mura della città di Priamo. A pronunciarla è il troiano Laocoonte, allorquando scaglia una lancia contro il ventre del colosso e si accorge che il suo interno non è vuoto. Tuttavia, il cattivo presagio non viene creduto e il “dono”, pieno di guerrieri nemici, è introdotto dentro la città. Credo che gli “sherpa” (coloro che portano il peso in montagna) del Centrodestra, appositamente riuniti per limare le divergenze insorte tra i partiti della coalizione di centro destra sulla legge elettorale, non se ne siano affatto ricordati. La divergenza tra Forza Italia e Fratelli d’Italia riguardava l’introduzione delle preferenze in un sistema proporzionale, ossia tale da assegnare a ciascun partito un numero di seggi sulla base dei voti ricevuti dalla propria lista. Forza Italia era contro le preferenze dopo essersi già dovuto rimangiare la vecchia vocazione Berlusconiana per il maggioritario. Al summit erano presenti, tra gli altri, i responsabili organizzativi dei partiti con essi Roberto Calderoli Ministro delle Regioni per la Lega. Quest’ultimo fu l’estensore del famoso “Porcellum”, il tentativo, poi dichiarato in parte illegittimo dalla Corte costituzionale, di modificare il sistema introdotto dal “Mattarellum”, la legge elettorale del 1993 che aveva segnato il passaggio a un sistema prevalentemente maggioritario. Calderoli, scaltro odontotecnico nonché parlamentare leghista di lunghissimo corso, forte della conoscenza dei regolamenti parlamentari, si atteggia a docente di diritto costituzionale, facendo rivoltare nella tomba insigni cattedratici dell materia come Gianfranco Miglio, Giovanni Sartori, Leopoldo Elia e Stefano Rodotà. Sia come sia, il nodo gordiano delle preferenze è stato risolto, more solito, da un compromesso, in parte inutile, in parte furbesco, posto a garanzia e protezione dei sacri lombi e degli augusti fondoschiena dei maggiorenti di partito. Soprattutto di coloro che oggi tengono intestate le ditte personalizzate spacciate per partiti politici e che fanno parte dei cerchi magici del leader, che intendono garantirsi l’elezione senza prendere voti, come capita alle Nomenclature che governano i sistemi dittatoriali. Il compromesso raggiunto pare possa anche essere utilizzato cavallo di Troia per tarpare le ali alla marea montante dei consensi del partito del generale Vannacci, che ha superato nei sondaggi tutti i partiti del centrodestra tranne, ovviamente, quello di Giorgia Meloni. Cerchiamo di capire il perché: Le preferenze dovrebbero essere fino a tre, con alternanza di genere, mentre i capilista resteranno bloccati: coloro che capeggeranno le liste risulteranno automaticamente eletti. Resta il meccanismo in un sistema proporzionale l’eresia del premio di maggioranza. Assegnato alla coalizione o la lista che avrà raggiunto il 42% dei voti. Il premio consiste in 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, ma scatta solo se la stessa lista o coalizione risulta prima in entrambi i rami del Parlamento. A questo punto si era registra un’altra levantina alzata d’ingegno: nella versione approvata dalla Camera, per computare il raggiungimento del limite fissato per assegnare il premio di maggioranza non venivano conteggiati i voti delle liste che non avessero raggiunto la soglia di sbarramento del 3%, ad eccezione dei voti presi dalla lista più votata tra quelle rimaste sotto la soglia del 3 %. Una deroga senza spiegazione politica razionale, senza logica, forse frutto di un mero calcolo di prospettiva. Il meccanismo è stato però successivamente cancellato dal Senato. Il premio di maggioranza e’ di entità tale di seggi in più che dovrebbe costituire il Cavallo di Troia per Vannacci. Il ragionamento è abbastanza semplice: ovviamente con l’approssimazione del caso : per conquistare 70 seggi, con il sistema proporzionale, a una lista occorrerebbe una quota intorno al 16% dei voti validi, prevedendo un’affluenza alle urne intorno al 65/ 70%, trattasi di circa 5 /6 milioni di voti milioni di voti. Questo significa che, raggiungendo il 42 % dei voti e aggiudicandosi il premio di maggioranza, il Centro Destra può fare tranquillamente a meno dei voti di Vannacci. Voti ibernati perché non spendibili altrove, sponda Centro Sinistra, e quindi è verosimile che la campagna elettorale del Centrodestra si baserà sul cosiddetto “voto utile”. Un voto utile che svierà parte dei potenziali elettori di Vannacci che oggi si dichiarano tali, in quanto ignari del sistema elettorale di riferimento sul quale ragionare. Se il sistema prevede il premio di maggioranza, gli elettori del Centrodestra su guarderanno bene dal disperdere voti e consentire, in modo imperativo che la coalizione avversaria possa raggiungerlo e vinca le elezioni. Questa iattura al momento del voto renderà distinti e distanti i sondaggi dai voti veri dati a Vannacci consegnandolo alla marginalità nel post-voto. E tuttavia, tutti questi se FI e Lega ed i Moderati reggeranno l’urto di Vannacci, nel già limitato odierno consenso elettorale. Se invece questo non dovesse avvenire, il cavallo di Troia non funzionerà e occorrerà necessariamente inserire Vannacci entro la coalizione di Centro Destra oppure allargarla a Calenda ed altre firmaIoni minori. Così facendo nel suo complesso il fronte antagonista al Campo Largo raggiunge il cinquanta per cento dei voti. Se necessitati a tanto nel Centro Destra sarà, invece, la spada di Agamennone a dettare legge, non l’astuzia di Ulisse.

*già parlamentare