di Vincenzo D’Anna*

Roma, 28 settembre 2026 – “La politica in mano a nani e ballerine” è una locuzione in voga nel lessico giornalistico e politico italiano, inventata dal ministro socialista Rino Formica negli anni Ottanta del secolo scorso per fustigare le costumanze di quei tempi, alludendo allo scadimento del grado culturale che, a suo parere, caratterizzava il dibattito politico dentro il PSI di Craxi e, più in generale, i partiti della Prima Repubblica. Fosse ancora vivo, il politico pugliese dovrebbe presentare le proprie scuse innanzi al clima che connota l’odierna vita politica nel Belpaese. Quelli che allora sembravano nani oggi parrebbero giganti; le facezie e la spettacolarizzazione delle questioni politiche presenti a quel tempo sembrerebbero austere e profonde innanzi all’ambiente gaudente e cortigiano che si rileva nei surrogati dei partiti politici oggi sulla scena. In questo benedetto Paese, come d’altronde in buona parte del mondo, i social network e la rete interattiva delle diverse piattaforme telematiche hanno sdoganato e consentito a una marea di persone di poter interagire, comunicare, commentare a ruota libera quel che accade nell’universo conosciuto, condizionando quella che una volta era considerata l’opinione pubblica. Casalinghe annoiate, perditempo di ogni genere, frustrati e rancorosi sociali, tifosi politici: tutta gente che crede di poter sostenere tesi e antitesi su qualsivoglia argomento, in ragione di fresche letture oppure delle notizie acquisite sul web, e così dissertano, con un sussiego senza ritegno, su tutto lo scibile umano. Un esercito di orecchianti confeziona giudizi e dispensa prediche dall’eterno pulpito informatico, sostenuto all’unisono dai propri emuli. Guai a divenire oggetto di questo vasto sinedrio di ignoranti: se ne viene travolti, ingiuriati e contestati, sostanzialmente vilipesi. E tuttavia così stanno le cose in quella che chiamiamo informazione diffusa, e il peggio credo debba ancora venire, con l’introduzione di altri strumenti elettronici di uso comune e con l’impiego di reti cibernetiche che ampliano anche le capacità degli sciocchi e degli ignari di entrare a far parte di un’opinione pubblica i cui convincimenti sono prossimi al mendacio più che alla conoscenza. Si è in trepida attesa di comprendere se l’uso dell’intelligenza artificiale, applicata ai device di largo uso, possa implementare la capacità di meglio comprendere oppure solamente di ulteriormente e banalmente intervenire. Questo panorama piuttosto desolante si corrobora allorquando le opinioni si arricchiscono con quelle apodittiche delle persone più note al grande pubblico televisivo: attori, comici, presentatori, cantanti, sportivi e così via. Insomma, di coloro che godono anche di una certa credibilità o, quanto meno, fanno notizia, vengono ascoltati dai loro fan e, come tali, sono ritenuti credibili. Banalità che trovano udienza e risalto presso la stampa, onde per cui semianalfabeti sul piano culturale e della conoscenza avveduta del tema trattato sono ritenuti dei maître à penser. Pensieri in libera uscita assumono presso la gente un valore superiore a quello di un esperto nel ramo della questione trattata. In ragione dell’eco suscitata da quelle parole, sono spesso invitati nelle trasmissioni televisive di intrattenimento, anche perché la loro presenza aumenta gli indici di ascolto. Accade sempre più spesso che personaggi nati nell’intrattenimento riescano a diventare protagonisti di dibattiti capaci di superare i confini dello spettacolo: spesso si oltrepassa il confine tra satira e attualità, tra una boutade e un’appropriata riflessione. Quando la comicità incontra temi sociali e politici, un’apparizione può trasformarsi in un evento mediatico, capace di alimentare confronti e discussioni che proseguono ben oltre la trasmissione. Il caso di Beppe Grillo, che si inventa i “Vaffa Day , fino a trasformarsi da comico a intellettuale e poi da santone a profeta di una rivoluzione dal basso della politica italiana col M5S, è tra i più noti, ma non è l’unico. Tanti altri hanno assunto posizioni politiche più o meno evidenti. Per lo più vestono i panni dei contestatori del sistema, facendosi pagare fior di quattrini per fustigare le diseguaglianze, lanciare appelli ecumenici e sottoscrivere manifesti contro guerra, povertà, minoranze etniche e regimi politici. Per lo più sono iscritti tra le fila della sinistra, che da sempre conferisce un’aura di impegno intellettuale, di solidarismo e buonismo che fa sempre tanta simpatia. Da qualche tempo si è aggiunto alla lista Enzo Iacchetti, il comico, piuttosto in disarmo, che ha sposato con toni aggressivi e strampalati la causa palestinese, fino a contestare a papa Leone XIV e al Vaticano una politica filoisraeliana, ammantata dalla lotta all’antisemitismo, mentre ignora il destino dei palestinesi. Insomma, l’ha fatta fuori dal vaso, come capita in una nazione ove gente come Iacchetti, credendo di poter fare politica, passa dal comico al ridicolo. In compagnia di politici che fanno il percorso inverso e diventano comici. Insomma, Nani e ballerine.

*già parlamentare