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mercoledì 2 luglio 2025
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| Una donna al posto del Dalai Lama? |
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di michele farina
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Tenzin Gyatso, riconosciuto quando aveva tre anni come il Quattordicesimo Dalai Lama, domenica ne compie 90. E oggi, in una specie di pre-conclave di compleanno tibetano, ha parlato del suo successore, che potrebbe anche essere una donna. La Cina ha subito tuonato: il ministro degli Esteri ha detto che chiunque prenda il posto dell’odiato Tenzin dovrà avere il benestare di Pechino. Altrimenti?
Cominciamo dal Tetto il nostro giro del mondo. Venti cartoline da quattro continenti. E in fondo, qualche consiglio per chi questa estate si metterà in viaggio verso luoghi lontani.
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| 1. Il Dalai Lama annuncia che dopo di lui… |
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Fulmini sul Tetto del mondo: annunciano la prossima tempesta? Il Dalai Lama, riverito capo spirituale del buddhismo tibetano, domenica compie 90 anni. La sua salute è buona, appare in forma eppure è tornato ad annunciare che il suo successore, il bambino che accoglierà la sua anima immortale, non nascerà nel territorio controllato dalla Cina – dunque nemmeno in Tibet – bensì nel «mondo libero, forse anche in India».

«Dichiaro che l’istituzione del Dalai Lama sarà perpetuata», ha detto Sua Santità durante un incontro religioso a McLeod Ganj, nel nord dell’India, dove vive in esilio e dove, fino alla fine della settimana, andranno avanti le celebrazioni in suo onore. Tenzin Gyatso, riconosciuto quando aveva tre anni come il Quattordicesimo Dalai Lama, è nato il 6 luglio del 1935 in un villaggio del Tibet, allora indipendente: nel 1959 fu costretto a fuggire in India, inseguito dalle armate di Mao Zedong che avevano represso nel sangue un’insurrezione dei tibetani; nel 1989 gli è stato riconosciuto il Premio Nobel per la Pace. La questione della successione è cruciale perché i tibetani temono che la Cina voglia indicarne uno di proprio gradimento… (qui l’articolo completo).
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| 2. Trump: «Hamas accetti la tregua» |
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lorenzo cremonesi
Gerusalemme |
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Si apre un possibile spiraglio per la crisi a Gaza. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che Israele ha accettato le condizioni per una tregua di 60 giorni nella Striscia. La notizia è arrivata a pochi giorni dal vertice alla Casa Bianca tra il tycoon e il premier israeliano Benjamin Netanyahu. «I miei rappresentanti — ha scritto Trump su Truth — hanno avuto ieri un lungo e produttivo incontro con gli israeliani su Gaza. Israele ha accettato le condizioni necessarie per finalizzare il cessate il fuoco di 60 giorni, durante il quale lavoreremo con tutte le parti per porre fine alla guerra».

«Qatarioti ed egiziani, che hanno lavorato duramente per contribuire a portare la pace, presenteranno questa proposta finale» ad Hamas. «Spero, per il bene del Medio Oriente, che Hamas accetti questo accordo, perché la situazione non migliorerà, ma peggiorerà», ha concluso il presidente americano. A poco più di una settimana dalla fine dei 12 giorni di guerra comune contro l’Iran, i due alleati Benjamin Netanyahu e Donald Trump stanno adesso preparando il loro faccia a faccia previsto a Washington lunedì prossimo con due agende che hanno parecchi punti assonanti e però evidenziano anche interessi diversi… (qui l’articolo completo).
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Sono oltre 30 i palestinesi uccisi in attacchi israeliani nella Striscia di Gaza dall’alba di oggi. Lo riporta Al Jazeera citando fonti ospedaliere. Fra i morti ci sono 6 persone uccise in un attacco con droni contro tende che ospitavano sfollati ad al-Mawasi, a ovest di Khan Younis, nel sud della Striscia. Altre 10 persone, perlopiù bambini, sono rimaste ferite nell’attacco, secondo fonti mediche. Inoltre 5 persone, fra cui alcuni bambini, sono state uccise in un attacco aereo israeliano a Deir el-Balah, nel centro di Gaza. E un altro raid contro una casa nel quartiere di Tuffah, a Gaza City, ha provocato 4 morti, fra cui 2 bambini, secondo quanto riferito da una fonte dell’ospedale al-Ahli Arab ad Al-Jazeera Arabic.
Ospedale Nasser di Khan Yunis, una bambina ferita in un attacco israeliano
Hamas ha dichiarato di essere aperto a un accordo di cessate il fuoco con Israele, ma non ha ancora accettato la proposta sostenuta dagli Stati Uniti annunciata da Donald Trump questa notte, insistendo sulla sua posizione di lunga data secondo cui qualsiasi accordo dovrà porre fine alla guerra nella Striscia. Il funzionario di Hamas Taher al-Nunu, citato dall’Ap, ha affermato che il gruppo è «pronto ad accettare qualsiasi iniziativa che porti chiaramente alla fine completa della guerra»… (qui tutti gli aggiornamenti sulla guerra a Gaza).
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| 4. Taccuino Medio Oriente |
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L’Iran, dopo l’attacco Usa a siti nucleari, ha attuato mosse in vista di un possibile minamento dello Stretto di Hormuz. I pasdaran – secondo fonti statunitensi citate dalla Reuters – avevano caricato gli ordigni su alcune navi. Non è, però, da escludere che si sia trattato solo di una manovra per lanciare un monito agli avversari.
Altra notizia in tema. Il piccolo sottomarino iraniano Ghadir (sopra) è in missione: costruito seguendo le caratteristiche di un modello nord coreano è adatto ad operare sotto costa. A bordo sei uomini d’equipaggio, due siluri e mine.
Con la scusa di dare alla caccia alle spie – che pure ci sono – Teheran ha lanciato nuove retate in diverse aree del paese: 50 le persone arrestate perché accusate di aver collaborato con Israele. Secondo le autorità sono state sequestrate armi e materiale. Una delle operazioni ha riguardato la regione del Baluchistan, provincia dove è attivo un movimento separatista. Ambienti dell’opposizione hanno confermato una ulteriore stretta repressiva da parte degli ayatollah.
Fronte Yemen. Uno scenario consueto: gli Houthi filoiraniani hanno lanciato un missile balistico verso Israele ma è stato intercettato dalla difesa. Non sarebbe una sorpresa se Tel Aviv rispondesse con una nuova rappresaglia.
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| 5. Washington sospende l’invio di alcune armi da difesa all’Ucraina |
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Gli Stati Uniti sospendono le spedizioni di alcune armi a Kiev. A confermarlo dopo le anticipazioni di Politico la Casa Bianca, a seguito dell’intensificarsi della guerra russa contro l’Ucraina.
La decisione è stata presa «per mettere al primo posto gli interessi americani» a seguito di una revisione del dipartimento della Difesa sul «supporto militare e l’assistenza degli Stati Uniti ad altri Paesi», ha dichiarato martedì la portavoce della Casa Bianca Anna Kelly.
Gli Stati Uniti hanno inviato decine di miliardi di dollari in aiuti militari all’Ucraina da quando la Russia ha lanciato la sua invasione su vasta scala nel febbraio 2022, portando alcuni membri dell’amministrazione Trump a esprimere preoccupazione per la scarsità delle scorte statunitensi.
Il governo ucraino non ha commentato l’annuncio. I funzionari statunitensi non hanno immediatamente specificato quali spedizioni siano state sospese.
Una batteria di missili Patriot
Secondo l’agenzia di stampa Reuters, tra le armi interessate figurano missili di difesa aerea e munizioni di precisione. Funzionari hanno riferito ai media statunitensi che la sospensione ha riguardato le consegne di missili di difesa aerea Patriot, proiettili di artiglieria di precisione e altri sistemi missilistici utilizzati dall’Ucraina.
La decisione arriva in un momento difficile per l’Ucraina, che ha dichiarato di aver subito il suo più grande attacco aereo dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala nello scorso fine settimana, da parte di oltre 500 droni e missili balistici e da crociera.
La mossa del Pentagono si basa sul timore che le scorte militari statunitensi si stiano esaurendo, ha dichiarato un funzionario statunitense a Cbs News, sebbene Anna Kelly abbia sottolineato che “«a forza delle Forze Armate statunitensi rimane indiscussa: basta chiedere all’Iran».
Separatamente, il sottosegretario alla Difesa per la Politica, Elbridge Colby, ha dichiarato in una nota che il Dipartimento «continua a fornire al Presidente solide opzioni per continuare gli aiuti militari all’Ucraina». Tuttavia, ha aggiunto, «il Dipartimento sta esaminando e adattando rigorosamente il suo approccio per raggiungere questo obiettivo, preservando al contempo la prontezza delle forze armate statunitensi per le priorità di difesa dell’Amministrazione» (qui tutti gli aggiornamenti sull’invasione russa dell’Ucraina).
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| 6. Il BBB passa al Senato. E adesso? |
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matteo persivale
inviato a New York |
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È stata la mano di Dio. Tutti gli uomini — e le donne — del presidente non hanno dubbi, non ne ha la base, il movimento «Maga»: la serie di successi consecutivi, in politica estera e interna, dei primi cinque mesi del Trump II ha le radici nell’attentato dello scorso luglio a Butler, Pennsylvania, quando il proiettile di un DPMS Panther Arms A-15 capace di polverizzare le ossa e disintegrare i tessuti molli scalfisce un orecchio di Trump, facendo meno danni di un rasoio trilama durante la barba mattutina.
Il «big beautiful bill» passato ieri al Senato dopo ventiquattr’ore consecutive di maratona in aula fa parte dei frutti di questo «miracolo»: Trump ha messo tutte le priorità domestiche, profondissimi tagli alla spesa pubblica ed enormi tagli alle tasse, insieme nello stesso disegno di legge, 940 pagine… (qui l’articolo completo).
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| 7. Powell nel mirino di Trump (e viceversa) |
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federico fubini
inviato a Sintra |
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Jerome Powell, a capo della Fed (banca centrale Usa)
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| 8. «L’Alcatraz degli alligatori e dei migranti» |
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«È conosciuta come l’Alcatraz degli alligatori, il che è molto appropriato, perché ho guardato fuori, e non è un posto in cui vorrei fare un’escursione a breve, ma molto presto questa struttura ospiterà alcuni dei migranti più pericolosi e alcune delle persone più feroci del pianeta».
Così ha detto il presidente americano Donald Trump (qui il video), subito dopo l’inaugurazione del nuovo centro di detenzione per migranti, chiamato «Alligator Alcatraz» e situato in una zona paludosa delle Everglades, in Florida… (qui l’articolo completo).
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| 9. Nord Dakota: la base dei bombardieri B 52 ha un nemico dentro |
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(Guido Olimpio) La base aerea di Minot, in Nord Dakota, è sotto attacco. I militari devono affrontare, da tempo, un avversario insidioso, capace di infiltrarsi ovunque, di scavare gallerie, di provocare danni. Il nemico è un roditore (noto come Richardson Ground Squirrel), una specie di grosso scoiattolo che si è diffuso nella zona per la mancanza di predatori.
Un esperto ha spiegato che la «colonia» stimata all’inizio in 3-5 mila esemplari è ormai raddoppiata. Per contrastare l’incursore sono state impiegate trappole, veleni e persino allagati i piccoli passaggi sotterranei. Ma sembra con poco successo.
L’installazione militare, situata al confine, con il Canada è tra le più importanti d’America: ospita i bombardieri strategici B 52 ma anche i silos con i missili nucleari.
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| 10. Sud Dakota: Trump sul Monte Rushmore? Non è uno scherzo… |
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(Matteo Persivale) Titillare l’ego — la vanità, si diceva una volta — del presidente è una delle cose che ai suoi fedelissimi riesce meglio, e il segreto del successo di Fox News che Trump guarda ossessivamente e spesso elogia apertamente via social media. Kristi Noem nel 2017 era una sconosciuta deputata del South Dakota che, prima, gli disse che la sua presidenza era tanto trasformativa per il Paese da valere un posto, per il suo volto, tra gli altri grandi del Monte Rushmore. Nel 2020 gli regalò un modellino (costoso, da 1.000 dollari) della montagna con la sue effigie tra quelle di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt, Abraham Lincoln e da quel momento è nato un movimento, tra i trumpiani, che lo vorrebbe onorato in quel modo (Noem è da poco stata premiata con una nomina importantissima, ministra per la Sicurezza nazionale). Il 3 luglio 2020, durante un discorso proprio al Monte Rushmore per le celebrazioni del 4 luglio, giorno dell’indipendenza, Trump propose la creazione di un «Giardino nazionale degli eroi americani», un giardino di statue. Certo, non fu una auto-candidatura per la sommità del Monte, ma venne vista un po’ da tutti come l’affermazione del suo interesse per un riconoscimento monumentale nei pressi del sito.
Come vorrebbero i sostenitori di Trump
Ecco, il sito. A Keystone, South Dakota, nel mezzo del nulla — la città più vicina è Rapid City, 79 mila abitanti. Attrazione turistica ma famosa nel mondo anche tra chi non la visiterà mai. Se durante il primo mandato si parlò poco di Trump scolpito sul Monte Rushmore, nel gennaio di quest’anno — era appena tornato alla Casa Bianca — la deputata Anna Paulina Luna (Florida, una delle trumpiane più accanite) ha presentato un disegno di legge per incaricare il segretario degli Interni di disporre che l’effigie di Trump fosse scolpita sul Monte Rushmore, citando i suoi «straordinari successi». Il disegno di legge è stato trasmesso alla commissione Risorse naturali della Camera, dove si è arenato.
Il 30 marzo 2025, la conduttrice di Fox NewsLara Trump, nuora del presidente (si parla di lei per una possibile corsa al Senato l’anno prossimo), durante un’intervista con il segretario agli Interni Doug Burgum ha chiesto se il volto di Trump potesse essere aggiunto al Monte Rushmore. Burgum ha suggerito che ci fosse «spazio per farlo», sebbene il National Park Service abbia dichiarato che non ci sono luoghi adatti per ulteriori incisioni. E il 24 giugno, poco più di una settimana fa, il conduttore di Fox News Will Cain ha elogiato la presidenza di Trump suggerendo che i suoi successi giustificano un suo posto sul Rushmore. L’ex sovrintendente del Monte Rushmore Dan Wenk, e con lui Robin Borglum Kennedy (nipote dello scultore Gutzon Borglum che realizzò l’opera tra il 1925 e il 1941), sostengono che il monumento sia un omaggio agli ideali americani, non agli individui che li misero in pratica, e che la fragile struttura della montagna impedisca di toccarla ulteriormente. Geologi e National Park Service a parte, c’è la questione dei nativi americani, i Lakota in particolare, che sulle Black Hills vivevano da ben prima che gli antenati dei quattro presidenti, e di Trump, sbarcassero in America: considerano le Black Hills sacre, terra rubata alla loro proprietà. Negli anni Venti del secolo scorso non ci fece caso nessuno, negli anni Venti di questo, invece, l’obiezione ha una sua forza. Anche politica. Il New York Times, per complicare le cose, ha ipotizzato che si potrebbe fare tutto tramite ologramma in 3-D senza toccare la pietra, ma è difficile che basti per la sete di immortalità del movimento Maga e del suo presidente.
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| 11. Donald-Elon, dietro le quinte della grande sfida |
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Il patto fra Trump e Musk che colava miele fino a febbraio («amo Donald quanto un uomo etero può amare un altro uomo», parola di Elon) era andato in frantumi da tempo con scambi di accuse feroci. Poi settimane di tregua dopo che l’imprenditore si era scusato riconoscendo di aver esagerato.
Ora il nuovo incendio appiccato da Musk (mentalmente instabile? O si era illuso che il presidente gli sarebbe venuto incontro cambiando rotta senza troppo clamore?) ha già i bagliori di una lotta all’ultimo sangue: Elon pronto a sfidare il leader fondando il suo nuovo America Party se diventeranno legge le norme di bilancio approvate ieri dal Senato che lui considera disastrose… (qui l’articolo completo).
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| 12. UsAid, l’addio di Obama e Bush |
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Dopo oltre 60 anni l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (UsAid) ha cessato ufficialmente di esistere il primo luglio per volere dell’amministrazione Trump che ha deciso di mettere «l’America al primo posto». Ieri Barack Obama e George W. Bush, in un video di saluto ai dipendenti di UsAid nel loro ultimo giorno di attività, hanno criticato duramente la decisione che, secondo uno studio pubblicato dall’autorevole rivista The Lancet, potrebbe causare 14 milioni di morti in più entro il 2030, di cui un terzo bambini.
«Smantellare l’UsAid è un errore colossale, una tragedia. Perché è uno dei lavori più importanti che si svolgono al mondo», ha detto Obama, attribuendo all’organizzazione il merito di aver salvato vite umane e di aver contribuito alla crescita economica che ha trasformato i beneficiari in partner commerciali degli Stati Uniti.

Bush, nel suo messaggio, ha parlato dei tagli all’Emergency Plan for Aids Relief (Pepfar) che si ritiene abbia salvato oltre 25 milioni di vite. «È nel nostro interesse nazionale che milioni di persone che sarebbero morte ora vivano? Penso di sì, e lo pensi anche tu». Pepfar avrebbe dovuto svolgere un ruolo importante nel lancio, entro la fine dell’anno, di nuovi farmaci a lunga durata per prevenire la diffusione dell’Hiv nei Paesi più poveri.
A marzo, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, aveva annunciato la cancellazione dell’83% dei programmi dell’UsAid. E, ieri, le iniziative rimaste in piedi sono state assorbite dal dipartimento di Stato.
I finanziamenti dell’UsAid per l’assistenza sanitaria, la nutrizione, gli aiuti umanitari, lo sviluppo, l’istruzione e i settori correlati hanno contribuito a prevenire oltre 91 milioni di morti nei Paesi a basso e medio reddito negli ultimi due decenni, secondo i calcoli del gruppo multinazionale di ricercatori pubblicati su The Lancet.
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| 13. Taglio delle emissioni Ue, compromesso o pateracchio? |
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francesca basso
corrispondente da Bruxelles |
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Dopo averla rimandata più volte, la Commissione europea presenta oggi la proposta legislativa per includere l’obiettivo del taglio delle emissioni di gas serra del 90% entro il 2040 nella Legge europea sul clima. In questo modo diventerà vincolante per l’Ue e i suoi Stati membri.
La Commissione aveva individuato il target nel febbraio 2024, rimandando però la proposta legislativa vera e propria al nuovo esecutivo.

La proposta è stata preceduta da polemiche. La maggior parte dei Paesi Ue di centrodestra è sempre più fredda nei confronti delle misure del Green Deal, anche se puntano a combattere il cambiamento climatico. Spagna e Danimarca, come i Paesi nordici, continuano a difendere l’agenda verde. E al Parlamento Ue c’è uno scontro tra socialisti e liberali che accusano il Ppe di voler annacquare il Green Deal. Il commissario al Clima Wopke Hoekstra (Ppe) ha fatto il giro delle capitali nei mesi scorsi, ha parlato con i gruppi del Parlamento e con i portatori di interesse, per arrivare a una proposta che non trovi ostacoli eccessivi in fase di approvazione. Il tema è così sensibile che la presentazione — anche se la Commissione non lo ammette ufficialmente — è stata posticipata a dopo le elezioni presidenziali in Polonia per non dare argomenti contro Bruxelles al partito ultranazionalista e anti-Ue Diritto e Giustizia, che comunque ha vinto seppure per un soffio. Ma pure il premier polacco Tusk, che fa parte della famiglia del Ppe, è contrario.
Così come il presidente francese Macron, che all’ultimo summit Ue, giovedì scorso, ha chiesto di rinviare l’accordo sull’obiettivo climatico al 2040, ottenendo il sostegno di Varsavia e Budapest, da sempre critiche nei confronti delle politiche verdi di Bruxelles.
La soluzione a cui è arrivato il commissario Hoekstra è un taglio delle emissioni del 90% rispetto ai livelli del 1990, che potrà essere raggiunto in modo «flessibile» dagli Stati membri. Secondo la bozza di emendamento alla Legge europea sul clima visionata dal Corriere, a partire dal 2036 i Paesi Ue potranno usare «crediti internazionali di alta qualità» fino al 3% delle emissioni dell’obiettivo del 2040. In pratica gli Stati membri potranno acquistare «crediti» da progetti che riducono le emissioni in Paesi Extra Ue invece che abbattere le emissioni nell’Unione. Una proposta che piacerà alla Germania, visto che questa soluzione con la flessibilità del 3% coincide con il compromesso raggiunto tra Cdu/Csu e Spd nell’accordo di coalizione siglato per formare il governo Merz.
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| 14. Accordo Berlino-Londra sulla difesa |
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mara gergolet
corrispondente da Berlino |
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Berlino e Londra si preparano a stringere un ampio accordo, che prevede la mutua assistenza sulla difesa. Lo scrive Politico, secondo cui la firma è prevista per il 17 luglio, dopo 18 mesi di negoziati tra le due parti.
La Germania è il Paese europeo che forse più vuole riavvicinare il Regno Unito all’Europa dopo la Brexit, o quanto meno ha i mezzi diplomatici e la voglia per farlo.
L’accordo prevede un’ampia collaborazione militare. E stabilisce che una minaccia strategica per uno dei Paesi rappresenterebbe una minaccia per l’altro.

Ciò darebbe alla Germania una clausola di assistenza reciproca con entrambe le potenze nucleari europee (l’altra è la Francia), in linea con il desiderio del cancelliere Friedrich Merz di rafforzare il deterrente del continente, separatamente dagli Stati Uniti. Sebbene il trattato riaffermerà probabilmente l’impegno di entrambe le nazioni verso la Nato come fondamento della loro difesa collettiva, l’inclusione della clausola mostra lo sforzo di rafforzare il pilastro europeo, in visto del temuto – almeno in Germania – disimpegno degli Usa.
L’accordo prevede anche misure contro la migrazione illegale, il trasporto, la ricerca e l’innovazione. Più difficile il capitolo sulla mobilità, di competenza Ue, dopo che a maggio Londra ha fallito nel trovare una soluzione. Berlino ha spinto molto per liberalizzare le regole per i giovani.
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| 15. Danimarca: donne in armi (se perdono alla lotteria) |
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(Monica Ricci Sargentini) Leva militare anche per le donne, in Danimarca, che a partire da oggi potranno essere chiamate tramite una sorta di «lotteria» a svolgere un periodo di coscrizione, proprio come gli uomini dopo che il Paese ha deciso di accrescere la sua capacità militare per fronteggiare una possibile minaccia russa e per soddisfare le aspettative americane nei confronti dei membri della Nato.
Il Parlamento ha approvato a giugno una modifica della legge sulla leva militare che prevede anche l’estensione da quattro a 11 mesi del servizio militare al compimento dei 18 anni. Priorità verrà data alle volontarie, alle quali il servizio militare era già aperto, ma se il numero fosse insufficiente verranno chiamate tramite «estrazione» altre donne che si saranno registrate durante la »Giornata della Difesa»… (qui l’articolo completo).
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| 16. Chi sta arraffando le ricchezze dell’Africa? |
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| milena gabanelli e francesco tortora |
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Dopo un secolo e mezzo di sfruttamento da parte dei governi coloniali instaurati da Francia, Gran Bretagna, Belgio, Germania, Spagna, Portogallo, 65 anni fa con l’inizio della decolonizzazione i 54 Paesi hanno preso in mano il proprio destino. Sulla carta. Nella realtà uscire da condizioni di sfruttamento secolare, dalle guerriglie fra fazioni per il controllo delle materie prime e dalla sistematica cleptocrazia dei governi, è ben più complesso… (qui il Dataroom completo).
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| 17. Lula-Milei, gelo al vertice Mercosur |
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I capi di Stato del Mercosur (Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay, Bolivia) si incontrano a Buenos Aires per un vertice che guarda a Bruxelles, dove si deciderà il futuro dell’accordo di libero scambio tra la Ue e il blocco sudamericano. Preceduto mercoledì da una riunione dei ministri degli Esteri, il vertice mira a riaffermare l’importanza dell’accordo firmato alla fine del 2024 dopo 25 anni di negoziati, ma che deve ancora essere ratificato dai Paesi europei. Consentirebbe alla Ue di esportare più automobili, macchinari e alcolici in Sud America. In cambio, faciliterebbe l’ingresso in Europa di carne, zucchero, riso, miele e soia sudamericani, con il rischio di indebolire alcuni settori agricoli europei.
Lula (a sinistra) e Milei (a destra)
Grande attenzione anche ai rapporti sempre piu’ tesi tra Lula e Javier Milei. I due leader evitano di farsi fotografare vicini e raramente si parlano. Non è soltanto l’ideologia a dividere il presidente brasiliano, icona della sinistra latino-americana, e quello argentino, alfiere dell’anarco-capitalismo di estrema destra. Sul Medio Oriente, in particolare, hanno un approccio diametralmente opposto. Milei sostiene senza se e senza ma la posizione di Israele, Lula difende il diritto del popolo palestinese a uno Stato autonomo e condanna gli attacchi di Israele a Gaza.
A margine del vertice Lula potrebbe anche visitare Cristina Fernández de Kirchner, l’ex presidente argentina di sinistra agli arresti domiciliari per corruzione.
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| 18. Rubò il pallone di Neymar durante il tentato golpe: condannato a 17 anni |
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Aveva rubato un pallone autografato da Neymar, esposto in un corridoio del Parlamento brasiliano. Ed è stato condannato a 17 anni carcere. Il fatto è avvenuto l’8 gennaio 2023, durante i disordini scatenati dai sostenitori dell’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro: Nelson Ribeiro Fonseca Junior — questo il nome dell’uomo — è stato condannato per furto, colpo di Stato e associazione a delinquere. Come affermato dal giudice, il 34enne aveva partecipato attivamente all’invasione e al saccheggio dei palazzi del potere avvenuti a Brasilia una settimana dopo il giuramento di Lula, che aveva vinto le elezioni del 2 ottobre 2022 contro Bolsonaro.

Il pallone autografato da Neymar è considerato «un bene unico, che fa parte del patrimonio pubblico brasiliano» ha spiegato il giudice. Nelson Ribeiro ha confessato di aver rubato il pallone, ma la tesi della difesa è che si fosse appropriato dell’oggetto per proteggerlo durante le fasi concitate della protesta, per poi consegnarlo alla polizia una ventina di giorni dopo. La risposta della Procura: «La restituzione del pezzo a soli 20 giorni dai fatti inficia tale giustificazione e rafforza l’intento della condotta, trattandosi, al massimo, di un caso di pentimento successivo».
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| 19. Il pescatore Bepo e le nozze di Bezos |
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«Qua giace Bepo Menelao / pescaor di cape da deo / visse e morì col cul bagnao. / Viandante che passi ora pro eo». Indro Montanelli andava matto per certi modi di dire veneziani e su tutti lo colpiva quell’epitaffio nel cimitero di Burano dedicato a quell’umile pescatore.
Il cimitero di San Michele in Isola a Venezia
Certo non gli sarebbe piaciuto, pur stando ben alla larga da certi toni dei contestatori, il modo in cui Jeff Bezos (che nel cognome ispanicamente riecheggia i «bezzi», i soldi ai tempi della Serenissima) ha ostentato il suo esorbitante matrimonio all’insegna d’un impareggiabile modo di dire veneziano: «el ga fato ‘a bea». Ha fatto la bella. Se l’è tirata. Troppo… (qui l’articolo completo).
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| 20. Vacanze all’estero, profilassi e vaccinazioni contro malattie infettive: quali e quando |
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Se state programmando un viaggio in una località esotica, ricordatevi che le eventuali vaccinazioni contromalattie infettive e tropicali, diffuse nel Paese dove intendete trascorrere la vacanza, vanno fatte almeno 20 giorni prima della partenza, per avere adeguata efficacia e protezione.

«Se si sta organizzando un viaggio in zone tropicali o sub-tropicali, per esempio nel Sud Est asiatico, in Africa subsahariana, in America centrale o in Sud America, è consigliabile effettuare una visita presso un Centro di medicina del viaggio o Travel Clinic, cioè ambulatori in cui ci si occupa delle “malattie del viaggiatore” (presenti in tutte le Regioni) – suggerisce la dottoressa Alessandra D’Abramo, dirigente medico UOC Malattie infettive ad alta intensità di cura dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani IRCCS di Roma –. Qui si ha una consulenza, di solito del medico infettivologo, sui rischi di malattie infettive e tropicali nel luogo scelto per il viaggio e si valutano eventuali trattamenti di profilassi e vaccinazioni, oltre alle misure di prevenzione da seguire in modo da affrontare il viaggio serenamente, senza allarmismi… (qui l’articolo completo).
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