di Vincenzo D’Anna*

Roma, 17 settembre 2026 – Fu lo scrittore francese Marcel Prévost a coniare l’espressione “Les Demi-Vierge”, ossia le mezze vergini, nell’omonimo romanzo, alla fine dell’800, riscuotendo un enorme successo di pubblico, quasi pari allo scandalo che quell’espressione suscitò negli ambienti borghesi e clericali dell’epoca. Per mezze vergini si indicavano le ragazze dell’alta borghesia francese che, per mantenere la verginità e giungere illibate al talamo nuziale, praticavano “facili costumi”, offrendosi a molte altre pratiche sessuali, nessuna esclusa. Di modo che, con ironia, ci fu chi commentò che per tali fanciulle la verginità, in fondo, fosse solo una questione di… centimetri nella zona anatomica del perineo. In verità lo scrittore aveva usato quell’espressione non per suscitare scandalo con argomenti che venivano taciuti ma, da conservatore quale era, per fustigare moralmente una certa ipocrisia sociale e morale allora in voga. L’espressione divenne di comune accezione e fu usata dunque anche in senso metaforico per definire non solo la vicenda sessuale, quanto una certa inettitudine comportamentale e intellettuale, nel momento in cui un qualsiasi soggetto agiva in contrasto con quanto in precedenza sostenuto e finanche predicato, vestendo i panni del moralista che ha qualcosa da insegnare agli altri in materia di coerenza e onestà. In poche parole: una definizione dell’ipocrita di mestiere che spesso punta l’indice accusatore verso gli altri, trascurando il divario che intercorre tra quanto afferma e come si comporta. Ora, la politica è piena di “mezze vergini”, di persone che, a furia di interessarsi della morale altrui, perdono di vista la propria, di depositari dell’etica pubblica e di occhiuti censori. Se la politica, per avere successo, ha necessità di attrarre voti e consenso, è più che logico che ci siano coloro che si illustrano come meglio credono di poter fare, salvo poi comportarsi, nei momenti importanti, adottando deroghe valevoli, ovviamente, solo per se stessi. Sia come sia, l’infingimento è uno dei requisiti di chi pratica quella tipologia di politica, per dirla allegoricamente e spontaneamente, di coloro dal cui ombelico sgorga acqua pura e santa. La locuzione “Demi-Vierge” è sovvenuta a chi scrive ascoltando l’intervento in aula del deputato Baldelli di Fratelli d’Italia che, nella seduta n. 548 dell’8 settembre 2026, invitò il Governo a far luce su una serie di finanziamenti elettorali di cui hanno beneficiato diversi parlamentari di Alleanza Verdi Sinistra e del Partito Democratico. Finanziamenti in chiaro e dichiarati, come risulta dalle dichiarazioni degli interessati, obbligatorie per legge. Finanziamenti pervenuti tramite l’associazione “Agenda”, la quale, a sua volta, è finanziata dalla signora Jessica Shearer, vicepresidente del board di Open Society Foundations di George Soros. Insomma, il plutocrate nonché banchiere Soros avrebbe versato 150 mila euro all’on. Cucchi, sorella di Stefano Cucchi, deceduto per percosse e mancata assistenza allorquando il giovane era in stato di fermo da parte dei carabinieri. Altri 100 mila sarebberp andati all’on. Nicola Fratoianni, segretario di AvS, vessillifero della lotta al capitalismo e alla ricchezza che prende soldi dal ricchissimo uomo della finanza internazionale. Alcune decine di migliaia di euro ciascuno agli on. Zan, Bakkali, Scarpa e Sarracino, del Pd. L’interpellante Baldelli chiese se tali pratiche fossero nell’interesse nazionale, ossia se fosse opportuno che forze politiche italiane fossero sostenute da un finanziere straniero che erogate fondi anche alle ONG attive nel Mediterraneo. Ma quel che qui interessa non è tanto quale sia l’interesse che tutelano i parlamentari che hanno percepito dal banchiere quei soldi per la campagna elettorale, quanto se tali pratiche siano in linea con le posizioni politiche che questi stessi manifestano, essendo tutti esponenti di partiti che nella pratica quotidiana fustigano i ricchi e criminalizzano la ricchezza, il capitalismo e la finanza internazionale, descritta come un’accolita di sfruttatori che lucrano sulle spalle della povera gente. Insomma, come e perché chi descrive quella tipologia di capitalisti come l’incarnazione del diavolo e ritiene il denaro come lo sterco dello stesso si presti a farsi fare beneficenza dal demonio e intaschi, per propria utilità politica, i soldi che questo elargisce. E se, a loro dire, i biechi capitalisti nulla fanno senza trarne un profitto, qual è l’utilità che ne verrà a Soros da queste donazioni?Solo un paio dei beneficiari hanno abbozzato una spiegazione, asserendo che si tratti di finanziamenti leciti. Null’altro che questo. Quello che è lecito, in questo caso, non è morale, secondo il metro etico messo in evidenza dai beneficiari, ed è su questa contraddizione che le mezze vergini dovrebbero spiegare. Insomma, la loro illibatezza morale è questione di centimetri, come le famose vergini dai candidi manti…

*già parlamentare