di Vincenzo D’Anna*
Roma, 21 settembre 2026 – Nella cornice festosa della kermesse organizzata dal Movimento 5S, tenutasi in queste ore a Milano, è stato reso pubblico il programma di governo dei pentastellati. Prima di valutarne la bontà e la congruità, occorre porsi una domanda preliminare: ma nel cosiddetto Campo Largo i contraenti di quella alleanza politica e di governo intendono arrivarci ciascuno con un proprio programma che abbia caratteristiche di dettaglio? Se ciascuno dei protagonisti si perita di confezionare un proprio programma, entrando nel dettaglio operativo su una serie di questioni, come si potranno mai amalgamare le proposte future per dar vita al progetto di un governo alternativo a quello capitanato da Giorgia Meloni. Qualunque sia l’opzione vera, l’inconfessata motivazione che abbia spinto Giuseppe Conte ad entrare così nello specifico di un programma illustrato, per tipologia di problemi, non e’ dato sapere. Forse il motivo è mettere i suoi futuri alleati di fronte a posizioni operative già dettagliatamente definite. Insomma Conte già parla da leader della coalizione ed ipoteca fin d’ora l’indirizzo che si dovrà dare al proprio governo. Chi vivrà vedrà. Comunque sia, il giudizio complessivo che si può trarre sul progetto illustrato da Conte è che si tratti di una minestra riscaldata: i soliti ingredienti utilizzati in dosaggi diversi, aggiornati e resi meno anacronistici rispetto alle temperie che corrono. L’adesione alle varie tesi proposte da parte dei delegati è stata di tipo bulgaro, con votazioni quasi unanimi, ben sopra il novanta percento e poco sotto il cento percento dei consensi, confermando che tra le fila pentastellate della discussione e delle divergenti opinioni, tipiche di un partito che eserciti la democrazia interna, se ne possa fare anche a meno. Insomma, il leaderismo di stampo berlusconiano, ancorché criticato e deprecato, è diventato un’ontologica caratteristica dei partiti della Seconda Repubblica, a cui non sfugge il M5S. Il carisma del leader la fa da padrone e le proposte che egli formula, più che opinioni soggette a critica, sembrano da considerarsi come il verbo rivelato, un dogma di fede. Come tutte le verità rivelate, esse ruotano intorno a posizioni di principio politicamente indefettibili e quindi non poteva mancare la “King Opinion” del Movimento, quella che tanti consensi elettorali riscosse: il Reddito di Cittadinanza, la cui denominazione è stata aggiornata in RdC 2.0. Nella sostanza si tratta di ripristinare l’elargizione di un reddito senza lavoro a una vasta gamma di cittadini ed elettori, riproponendo la più grande operazione clientelare della storia politica italiana. Sotto il titolo di “Alleanza per la Costituzione”, per intenderci quella carta costituzionale, che a Sinistra vale come un Vangelo intoccabile e giammai modificabile, sono venute le altre proposte, tutte di stampo assistenziale, demagogico-clientelare, il classico statalismo foriero di debito pubblico. Non una sola parola è’ stata proferita per indicare quali siano le corrispondenti entrate fiscali con le quali far fronte al progetto di spesa. Non una solo cenno sulle entrate statali , su quanto serva e chi debba farvi fronte tra i poveri contribuenti. Parimenti aleatoria e indeterminata è la politica estera che, impastata di pacifismo ad oltranza, prevede che non si diano più armi agli ucraini, ma si compiano fantomatici sforzi diplomatici per addivenire alla pace, che tipologia di accordo di pace non lo si e’ capito. Il tutto affermato come se Vladimir Putin possa essere convinto a desistere innanzi alle chiacchiere di Conte, e gli ayatollah iraniani, con al seguito i loro sanguinari esecutori d’ordini Hezbollah libanesi, Houthi yemeniti, palestinesi di Hamas, potessero essere ipnotizzati dagli abbaglianti riflessi della brillantina dell’azzimato Avvocato del Popolo pugliese. Sul piano dei diritti civili la proposta programmatica e’ il frutto di una miscellanea tratta dalle tesi del politicamente corretto, e dalle teorie Gender e Woke : adozioni alle coppie omogenitoriali, leggi omosessuali, lo jus soli, l’eutanasia e l’educazione sessuale ed affettiva nelle scuole, a prescindere da quel che ritengano i genitori. Per la scuola, come istituzione, solo aria fritta, in quanto quelli esposti sono argomenti già affrontati e in parte risolti dal Governo in carica, come il diritto allo studio per tutti, la riduzione del numero chiuso nelle Università e l’aumento dello stipendio degli insegnanti. Segue il pezzo forte della Ditta: il taglio dell’IVA sui carburanti, la tassazione degli extra profitti, ma nessuno sgravio è’ previsto per le eventuali extra perdite. Insomma la canonica “etica della tribù” , ossia rapinare la tribù che produce ricchezza, per distribuirla alla tribù dei bisognosi o presunti tali ma che votano per loro. Provvedimenti che, sommati al Reddito di Cittadinanza, possono essere definiti come la solita solfa assistenziale “progressista”. Sulla Giustizia compare la proposta di una modifica del CSM, ma senza politicizzazione, come se il referendum, al quale il M5S si è opposto, di recente proposto agli italiani, avesse scopi e natura diversi. Per l’Ambiente niente inceneritori, trivellazioni, grandi opere, ma con la novità sul nucleare, ove si indicano centrali che utilizzano la fusione e senza scorie. Quest’ultima alzata d’ingegno è a futura memoria, perché questa tipologia di centrali è ancora tutta da realizzare. In ultimo, le istituzioni: niente “Premierato”, che pare accentri troppi poteri nelle mani di un presidente del Consiglio dei Ministri, dimenticando che lo stesso venga eletto dal popolo sovrano. Stringendo, quello di “Giuseppi” è una circonvoluzione intorno al nulla, un anacoluto politico, degno del migliore qualunquismo.
*già parlamentare










