Europa e Stato ebraico, i giusti di Sodoma

di Vincenzo D’Anna*

È noto che le antiche città di Sodoma e Gomorra erano situate nella valle del fiume Giordano, tra gli odierni territori di Israele e Palestina. Secondo il libro della Genesi, i loro abitanti avevano abbandonato i precetti della legge di Dio e la società era precipitata nella corruzione, nella violenza e nelle pratiche più sfrenate e peccaminose.


Il patriarca Abramo tentò comunque di intercedere presso il Dio d’Israele affinché fosse evitato il castigo divino. In quel marasma di peccati si prodigò nella ricerca di almeno cinquanta uomini giusti; non trovandoli, ridusse progressivamente il numero fino a dieci. Non essendone stato trovato neppure uno, Sodoma e Gomorra vennero distrutte.

Il racconto biblico, al di là del suo valore religioso, contiene un ammonimento etico: laddove la corruzione dei costumi e la violenza materiale e morale dilagano, è pressoché impossibile che nel corpo sociale possano crescere uomini giusti. È questa, in fondo, la domanda che si pone l’ex ambasciatore di Israele in Italia, Dror Eydar, in una lettera aperta indirizzata agli italiani e ai loro politici: esiste ancora un uomo giusto disposto a difendere Israele e gli ebrei nel Belpaese e nell’Occidente? Nell’incipit della lettera egli afferma lapidariamente: «Ce la faremo anche senza di voi, ma voi non avete imparato nulla dalla Storia».

Gli argomenti che porta a sostegno delle proprie considerazioni, al di là dei fatti contingenti e delle tragedie che accompagnano ogni guerra, hanno una loro coerenza logica e storica e pongono un interrogativo all’intera società occidentale. Lo rivolgono in particolare all’Europa, che gli ebrei, come popolo, hanno contribuito a costruire in duemila anni di vicende che hanno segnato il sorgere e l’affermarsi della cosiddetta civiltà europea.

Quest’ultima ha un pesante debito morale nei confronti degli israeliti, perseguitati quasi ovunque nel Vecchio Continente, rinchiusi nei ghetti, discriminati ed emarginati per ragioni religiose. Pregiudizi e diffidenze verso un popolo il cui credo era considerato incompatibile con la fede cristiana per il mancato riconoscimento della venuta in Terra di Cristo Redentore. Da quelle discriminazioni nacquero forme di discredito morale e accuse di ogni genere, spesso sfociate in vere e proprie persecuzioni etniche.

Venendo all’odierno conflitto tra Israele e palestinesi, l’ennesimo nella breve storia dello Stato ebraico, da sempre aggredito militarmente dai Paesi arabi della regione, la lettera mette in evidenza quella che il diplomatico definisce la contraddittorietà e l’ipocrisia dell’atteggiamento occidentale, denunciando il consueto «doppio pesismo» europeo in materia di diritti umani.

«Il mondo è pieno di conflitti militari e attacchi terroristici che non toccano minimamente il vostro senso di giustizia e la vostra moralità. In Sudan, Congo, Etiopia, Nigeria, Somalia, Burkina Faso, Mali, Niger e Mozambico sono in corso guerre che hanno causato centinaia di migliaia di vittime e milioni di sfollati. In Afghanistan migliaia di persone sono state uccise dopo il ritorno dei talebani; in Yemen la guerra civile ha provocato centinaia di migliaia di morti; in Siria centinaia di migliaia di persone sono state uccise e milioni costrette a lasciare le proprie case».

E ancora: «Nella vostra Europa, decine di migliaia di persone sono state e vengono tuttora uccise nella guerra tra Russia e Ucraina. In Sud America centinaia di migliaia di persone vengono uccise a causa della violenza legata al narcotraffico. In tutti questi luoghi migliaia di bambini muoiono o soffrono la fame. Con la Cina, che opprime decine di oppositori, avete mantenuto rapporti commerciali che avete invece disdetto con Israele».

C’è qualcuno in Europa che abbia ricordato come tra i coloni trucidati, decapitati e poi bruciati il 7 ottobre vi fossero anche attivisti per la pace che aiutavano i palestinesi, portavano tecnologia, infrastrutture idriche e accompagnavano i bambini di Gaza negli ospedali israeliani? I palestinesi li conoscevano bene, ma ciò non è servito a salvarli.

Vi lamentate e condannate Tel Aviv per una risposta ritenuta sproporzionata al rapimento di oltre 250 israeliani, ma quella risposta è rivolta contro un’organizzazione che dichiara apertamente due obiettivi: distruggere lo Stato di Israele e uccidere gli ebrei ovunque si trovino.

Qualcuno vi ha informato che nelle stanze dei bambini di Gaza sono stati trovati testi del Mein Kampf tradotti in arabo? Che ospedali e asili vengono utilizzati come basi operative? Che i miliardi di euro ricevuti dalla comunità internazionale sono stati impiegati per costruire una rete di tunnel lunga quanto la metropolitana di New York?

Ma il colpo più ferale è un altro: durante la Seconda guerra mondiale cittadini europei salvarono migliaia di ebrei dallo sterminio nazista. È possibile che non si sia trovato un solo palestinese disposto ad aiutare gli ostaggi tenuti in segregazione da Hamas? Non si è trovato un solo giusto, come a Sodoma?

Interrogativi spinosi per tutti, che nessun carro carico di variopinti travestiti durante il Pride, né ardimentosi navigatori di flottiglie, vorrà probabilmente mai porsi. Ma noi, caro Ambasciatore, ne sia certo, in Occidente non siamo soltanto questo. Per fortuna.

*Già parlamentare