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venerdì 6 febbraio 2026

Gli occhi del mondo su Milano

Gli occhi del mondo su Milano
editorialista
di   Gianluca Mercuri

Buongiorno.

 

Stasera alle 8 almeno due miliardi di persone in tutto il mondo punteranno i loro occhi su Milano, ma anche su Cortina (Belluno), Livigno (Sondrio) e Predazzo (Trento), per la prima cerimonia di inaugurazione diffusa, cioè sparsa in più luoghi, nella storia dei Giochi Olimpici.

 

Lo stadio di San Siro, il tempio del calcio prossimo alla demolizione per rinascere un po’ più in là, vivrà un meraviglioso canto del cigno che – al netto degli eventi annunciati – sarà pieno di sorprese.

 

Sappiamo che canteranno Mariah Carey, Laura Pausini, Andrea Bocelli e anche Ghali (polemico perché gli hanno tolto Fratelli d’Italia, inteso come l’inno di tutti), che suonerà Lang Lang, che reciteranno/declameranno Matilda De Angelis, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore, che duemila volontari di 27 Paesi e 500 musicisti ci permetteranno di vedere e ascoltare Armonia, lo spettacolo firmato dal gran cerimoniere Marco Balich, che ha promesso di lasciare «3-4 immagini fortissime».

 

E sappiamo che, a un certo punto, il nostro grande presidente della Repubblica dichiarerà ufficialmente aperti i XXV Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

 

Prima, alle cinque della sera, Sergio Mattarella avrà ricevuto a Palazzo Reale decine di capi di Stato e di governo per il cocktail inaugurale. E prima ancora, alle 13, è in programma un importante incontro in Prefettura.

 

Nelle sale di Palazzo Diotti che ospitarono gli ultimi disperati giorni di Mussolini prima della fuga fatale, Giorgia Meloni vedrà JD Vance (sbarcato con un corteo di 45 auto, per lui 4 piani all’Hotel Gallia) e dovrà in qualche modo contraddire l’amico Donald Trump, che ha detto che l’Italia vorrebbe «disperatamente» entrare nel suo farsesco «Board of Peace» per Gaza ma «serve prima il via libera del Parlamento»; la presidente del Consiglio dovrà invece spiegare al vicepresidente Usa che non se ne parla proprio, perché è la Costituzione a impedire al governo di entrare in una specie di megaclub privato, e mai alibi fu al tempo stesso più ferreo e gradito, perché così Meloni potrà ribadire comunque il legame storico tra le due Nazioni e (soprattutto) quello ideologico-valoriale tra i due governi.

 

Quanto al capo dello Stato, ieri è già stato protagonista di una vigilia che lo ha visto prima parlare agli atleti azzurri al Villaggio Olimpico di Porta Romana e poi dare il benvenuto ai leader stranieri nella cena alla Fabbrica del Vapore (per i non milanesi: è un bellissimo spazio comunale ricavato dall’ex sito industriale della Carminati Toselli, che produceva materiali per tram e treni).

 

Per il resto, la giornata ha visto il viaggio della Fiamma olimpica per le vie della città, fino all’emozionante accensione del braciere in Piazza del Duomo.

 

facPiazza del Duomo a Milano, ieri sera (LaPresse)

Marco Castelnuovo, nell’editoriale, descrive perfettamente il significato di questo evento per una città meravigliosa, che ha dato casa e lavoro a tanti di noi, che continua a essere un punto di riferimento per milioni di persone in Italia e nel mondo, ma che aveva bisogno di un boost di fiducia:

 

«Finalmente Milano può smettere di guardarsi allo specchio. Lo ha fatto molto in questo ultimo anno: spietata nelle autocritiche e nel considerare fallito un modello che, se fallace, lo è stato paradossalmente per il troppo successo.

 

Quello che i Giochi possono restituire a Milano non è l’entusiasmo, che si spegnerà insieme alla fiaccola, ma un’autostima collettiva che ci rende orgogliosi della nostra città, delle cose fatte bene anche se un po’ di corsa, della consapevolezza di funzionare bene anche come una comunità. In una città abituata alle eccellenze individuali, non è cosa da poco. E l’autostima ha un’altra ottima conseguenza: ti permette di capire e correggere gli errori senza cadere nel masochismo».

Ah, poi naturalmente ci sono le gare. Già cominciate. Bellissima la vittoria delle azzurre dell’hockey su ghiaccio, la prima della storia ai Giochi, quattro pappine alle francesi davanti ai quasi 10 mila spettatori impazziti dell’Arena Santa Giulia, che pareva un rebelot (gran casino in milanese) e invece è uno dei palaghiaccio più belli del mondo. Fortissime, le italiane, anche grazie alla naturalizzazione di 8 migranti (5 canadesi e 3 statunitensi) e – racconta Gianni Santucci – al talento di «una ragazza che in Italia quasi nessuno ha mai sentito nominare: e che invece all’inizio del terzo tempo s’allarga sulla destra, spinge sulle gambe, a ogni pattinata acquista velocità e leggerezza, intorno le si apre un vuoto, con la mano sinistra tiene lontana la francese che la pressa per ostacolarla, e poi fa partire un disco fulminante che s’infila in una fessura di centimetri tra la spalla del portiere e la traversa. È il gol del 3-1 e lo segna Matilde Fantin, anni 19, di Como, che quando i Giochi vennero assegnati a Milano Cortina aveva 12 anni e stava sul divano coi genitori, e pensò: “Mi piacerebbe esserci”».

 

Gli occhi del mondo su Milano

Le ragazze della Nazionale italiana di hockey (Ap) 

 

Viva Milano Cortina 2026 e benvenuti alla Prima Ora di venerdì 6 febbraio. Con altre cose che vale forse la pena leggere e sapere oggi.