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Il sospetto che la blanda reazione di Mosca sia il frutto di uno scambio
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5 gennaio 2026
Buongiorno, sono Claudio Tito, corrispondente di Repubblica da Bruxelles, e vi racconto cosa accadrà nei giorni a seguire tra i Palazzi delle Istituzioni comunitarie
Stavolta l’attenzione si sta rivolgendo integralmente sulle conseguenze della rimozione di Maduro in Venezuela. In primo luogo perché nella Commissione e tra i governi sta emergendo il sospetto che la blanda reazione di Mosca sia il frutto di uno scambio: l’Ucraina in cambio del controllo su Caracas. Se così fosse, il negoziato di pace potrebbe presto assumere una direzione certo non favorevole a Zelensky e per niente comprensiva delle esigenze di sicurezza del Vecchio Continente.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, durante la conferenza stampa seguita all’attacco statunitense in Venezuela (Jonathan Ernst / Reuters)
Ma sta sempre più prendendo corpo un altro interrogativo. Molto più allarmante per l’Ue. Se davvero il presidente Americano sta orientando tutte le sue scelte sulla base della dottrina Monroe, quindi sulla tendenza isolazionista degli Usa e sul controllo del continente americano, il passo successivo sarà la Groenlandia.
A quel punto, come dovrebbe reagire l’Ue? Dobbiamo ricordare che formalmente la Groenlandia è territorio danese anche se è affidata alla grande isola artica un’amministrazione autonoma. Due anni fa, la Commissione ha aperto proprio lì una sede di Rappresentanza. Una invasione da parte dell’esercito statunitense provocherebbe come minimo la reazione del governo di Copenaghen. Già nelle scorse settimane, del resto, l’esecutivo Frederiksen aveva denunciato le minacce del tycoon. La Danimarca avrebbe a buon diritto la possibilità di invocare l’articolo 42 del TUE. Il comma 7 di questo articolo, infatti, prevede una clausola di mutua assistenza. Anche militare. Ma l’Unione, può rispondere militarmente agli Usa? E al di là delle capacità belliche, l’Europa è in grado di affrontare uno scontro diplomatico di questo livello con Washington? Tutti quesiti che stanno scuotendo le tre istituzioni comunitarie. Perché è evidente che una situazione del genere potrebbe determinare la fine delle relazioni transatlantiche come le abbiamo conosciute dal 1945 ad oggi. Mettendo il Vecchio Continente in una condizione di debolezza, schiacciato ad Ovest dagli States e ad Est dalla Russia.
La premier danese Mette Frederiksen (a sinistra), il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa (al centro) e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (a destra) al termine del vertice del Consiglio dell’Ue dello scorso dicembre a Bruxelles (Olivier Hoslet / Epa)
In più, lo stesso effetto verrebbe replicato all’interno della Nato. L’articolo 5 scatterebbe in difesa degli Usa o della Danimarca? Insomma, le prossime scelte di Trump sono potenzialmente in grado di avere un impatto deflagrante sia all’interno dell’Unione europea sia all’interno dell’organizzazione atlantica. Una prospettiva che già da questa settimana sarà al centro delle analisi di Palazzo Berlaymont e dell’Europa building, l’edificio che ospita il Consiglio europeo.
Claudio Tito
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