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È l’anniversario dell’omicidio di Luca Varani/ Per capire questo delitto bisogna leggere “La città dei vivi” ( come ho fatto io ) di Nicola Lagioia
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La notte lunga della violenza. Dai fantasmi del delitto Varani ai nuovi casi negli Stati Uniti e in Europa: la cronaca nera continua a raccontare la fragilità dell’uomo/ Di Ferdinando Terlizzi
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Roma, notte di marzo. Il quartiere Collatino è uno di quei luoghi che sembrano identici a centinaia di altri angoli della periferia italiana: palazzi anni Settanta, balconi bassi, luci gialle dei lampioni. Ma dieci anni fa, dietro una porta di via Igino Giordani, la cronaca nera scrisse una delle sue pagine più crudeli.
È l’anniversario dell’omicidio di Luca Varani, il ragazzo di ventitré anni attirato in un appartamento dopo tre giorni di alcol e droga e poi massacrato con oltre cento ferite. Uno dei due responsabili, Manuel Foffo, fu condannato a trent’anni; l’altro, Marco Prato, si tolse la vita prima del processo.
Ogni anniversario restituisce alla città la memoria di quella notte senza motivo. Non gelosia, non vendetta. Solo il vuoto.
Ed è forse questo vuoto – la banalità della violenza – che rende la cronaca nera così simile da Roma allo Utah, da Cleveland a Londra.
L’ombra dell’ambulanza
In queste ore un’altra indagine scuote l’Italia. A Forlì un autista di ambulanza di 27 anni è sotto inchiesta con l’accusa gravissima di omicidio volontario plurimo: secondo gli investigatori potrebbe aver provocato la morte di almeno cinque anziani durante i trasporti sanitari, pazienti già fragili che improvvisamente andavano incontro a arresti cardiaci.
La procura cerca di capire se dietro quelle morti ci sia stato un gesto deliberato. L’ipotesi investigativa parla di sostanze somministrate durante il viaggio. È uno scenario inquietante: l’ambulanza, simbolo del soccorso, trasformata in un possibile teatro di morte.
La cronaca italiana conosce bene queste derive. Gli investigatori ricordano precedenti casi di segnalazioni di decessi alle pompe funebri, un sistema di piccoli affari costruiti attorno alla morte. Ma qui, se le accuse trovassero conferma, si passerebbe a un salto più oscuro: anticipare la morte per profitto.
L’America delle strade isolate
A migliaia di chilometri di distanza, nello Utah, un ragazzo di ventidue anni è accusato di aver ucciso tre donne che non conosceva. Secondo gli investigatori Ivan Miller avrebbe colpito prima un’anziana nella sua casa, poi due escursioniste incontrate per caso su un sentiero. Avrebbe detto alla polizia: «doveva essere fatto», perché gli servivano soldi e un’auto per fuggire.
La polizia lo ha rintracciato grazie ai lettori automatici delle targhe e al GPS dell’auto rubata. La fuga è durata poche ore.
Tre vite spezzate per una decisione improvvisa, quasi casuale. La stessa casualità che rende alcuni delitti incomprensibili.
Le valigie di Cleveland
In Ohio la cronaca è ancora più cupa. Due bambine – otto e dieci anni – sono state trovate morte dentro valigie abbandonate. La madre, ventotto anni, è stata arrestata con l’accusa di duplice omicidio aggravato.
I poliziotti raccontano che la scena aveva qualcosa di irreale: bagagli come quelli che si trascinano in stazione, ma dentro c’era l’infanzia spezzata di due sorelle.
In queste storie la cronaca non trova quasi mai parole adeguate.
Violenza domestica e morte lenta
Intanto a Londra un uomo è stato incriminato per omicidio colposo legato a violenze domestiche: la procura sostiene che anni di abusi abbiano contribuito al suicidio di una donna di 36 anni.
È una contestazione giuridica rara, ma significativa. Non sempre la morte arriva con un coltello o una pistola: a volte si consuma lentamente, tra minacce e controllo.
Il filo invisibile della cronaca
Guardate queste storie insieme. Roma, Forlì, Utah, Cleveland, Londra. Non hanno nulla in comune se non la materia stessa della cronaca nera: l’imprevedibilità dell’uomo. Il criminologo francese Edmond Locard diceva che ogni contatto lascia una traccia. Ma nella cronaca giudiziaria spesso resta anche qualcos’altro: un’eco morale. Il delitto Varani, dieci anni dopo, continua a ricordarlo. Non fu solo un omicidio. Fu la dimostrazione che la violenza può nascere senza un vero movente, quasi per esperimento. La cronaca giudiziaria non racconta soltanto ciò che accade. Racconta ciò che l’uomo può diventare. E ogni notte, da qualche parte nel mondo, quella storia ricomincia.