Europa, tra Alcesti e Medea

di Vincenzo D’Anna

Roma, 25 giugno 2026 – Coloro che hanno avuto l’interesse di leggere le tragedie rappresentate nel teatro dell’antica Grecia sanno che, per gli abitanti dell’Ellade, la rappresentazione teatrale era intesa non come un semplice svago, ma come un complemento educativo per il cittadino della polis. Una specie di educazione civica, di acculturazione di base, di ammonimento etico tratto dalla morale contenuta in ciascuna rappresentazione.

Insomma, una propaggine, un’estroflessione dell’istruzione vera e propria, della didattica scolastica. Le tragedie, più delle commedie, mettevano a nudo i contesti più spinosi, gli interrogativi morali più difficili, il dramma della vita in tutte le sue principali manifestazioni.

Di conseguenza i personaggi delle tragedie più note, quelle scritte da drammaturghi come Sofocle, Euripide ed Eschilo, erano divenuti famosi, così come famosi erano diventati i protagonisti di quelle opere e le vicissitudini esistenziali che avevano dovuto affrontare.

Particolarmente memorabili furono le protagoniste femminili come Elettra, Giocasta, Antigone, Clitemnestra, Medea e Alcesti che, nella trama, assumevano ruoli tragici ed erano protagoniste di tremende vicissitudini di vita, affrontavano avversità dolorose dalle quali scaturiva una lezione morale forte.

Personaggi che compivano gesti eroici oppure drammatici in nome della difesa di un ideale, del contrasto alle sopraffazioni del potente di turno; pagavano con la propria vita la ribellione sia all’avverso fato sia alle ingiustizie terrene, alle astuzie e agli intrighi del potere costituito.

Molte di esse potrebbero essere ritenute le antesignane della lotta di rivendicazione del genere femminile per l’emancipazione e la parificazione al genere maschile.

Se la scuola non fosse stata destrutturata e la didattica svalutata a vantaggio dell’accoglienza e della massificazione che hanno cancellato merito e saperi, molte protagoniste di quelle tragedie sarebbero note al grande pubblico e prese come termine di paragone nelle lotte e nelle rivendicazioni del genere femminile.

E tuttavia le loro vicende, storicamente vere oppure frutto della narrazione mitologica poi trasposta in opera teatrale, sono sopravvissute nei venticinque secoli di cultura che sono seguiti.

C’è da giurarci che la conoscenza delle loro storie, tutte al femminile, potrebbe aiutare altre donne nelle loro odierne vicissitudini, soprattutto quelle assurte ai vertici delle istituzioni politiche oppure dei governi nazionali e internazionali.

A partire da Giorgia Meloni ed Elly Schlein in Italia, da Ursula von der Leyen e Christine Lagarde in Europa, che trarrebbero dalla morale di quelle vicende motivo di riflessione e conoscenza per meglio adempiere ai loro gravidi doveri e responsabilità.

In tutta l’Unione Europea sono circa una ventina le nazioni che sono state governate anche da una donna, a riprova che le eroine tragiche avrebbero molto da insegnare.

In soldoni, avrebbero da imparare dall’Antigone di Sofocle che esistono diritti indisponibili al potere costituito, di cui le persone debbono godere a prescindere dai dettami delle leggi che lo Stato intende imporre.

Ma soprattutto due di quelle donne potrebbero offrire una saggia riflessione alle donne che contano oggi nella politica nazionale ed europea.

In entrambi i contesti, quello nazionale e quello continentale, i tempi impongono decisioni difficili, indicano strade il cui percorso è tortuoso se non ignoto.

Due donne tratte dalle tragedie dello stesso autore, Euripide:

Alcesti, che sceglie di morire al posto del marito, dimostra come l’amore sia donazione estrema e come chi ha amore per il prossimo svolga il ruolo politico in modo disinteressato, scegliendo soluzioni anche estreme per far prevalere il bene comune.

In questa ottica sparirebbero i calcoli elettorali, le compromissioni, la demagogia del promettere, dell’imboccare la strada più facile e utile. Insomma, del pensare alle future generazioni e non alle prossime elezioni.

Da Medea, che uccide i propri figli e poi fugge sul carro del Sole dopo essere stata tradita dal marito, imparerebbero che, mancando le leggi che proteggono una donna, la si spinge a gesti estremi e tragici e lo Stato che lo consente è indegno del consesso politico mondiale.

E quante sono le donne ancora soggette a violenze e abusi? Quante le satrapie politiche e religiose, come quelle musulmane, che considerano la donna poco più di un animale?

L’Europa non dovrebbe essere solo un partner commerciale, ma comportarsi secondo un’etica superiore, retaggio della sua civiltà millenaria, come lo fu in passato con l’habeas corpus e la carta dei diritti dell’Uomo.

Un’Europa che, in nome della libertà e della democrazia, dei diritti civili, denunci quello stato di cose incivili. Sarebbe il suo tratto distintivo rispetto a tutti gli altri competitori.

In fondo è questa la vera odierna tragedia: la politica che trascura l’idealità.

*già parlamentare