Violenza nelle scuole: giù dalle cattedre gli ignoranti!!

di Vincenzo D’Anna*

A Parma tre studenti adolescenti, solo per essere stati rimproverati, hanno reagito prendendo a cinghiate, calci e pugni un docente. Le note di stampa ci hanno informati che i tre erano italiani, ancorché facessero parte di nuclei familiari di origine egiziana, moldava e marocchina. Insomma, ci si è allineati al “politicamente corretto” per evitare forme di discriminazione o per non sembrare xenofobi nella scuola degli “accoglioni” e dell’accoglienza.


Quella stessa scuola ormai destrutturata dalla demagogia politica che ne ha cambiato l’essenza, trasformandola in un luogo ove didattica e istruzione sono divenute corollari rispetto al compito primario di una sorta di parificazione sociale di coloro che la frequentano. I professori non hanno più il compito esclusivo di insegnare, bensì quello di fare gli assistenti sociali, gli psicologi e gli psicoterapeuti; non più di colmare le lacune del sapere, ma di correggere eventuali disparità sociali e mitigare le devianze degli alunni, in molti casi anche subendo fisicamente le loro reazioni violente.

Ogni diversità riferita alle capacità, all’impegno nello studio e all’eccellenza del merito del singolo studente non viene considerata come qualcosa da premiare, incoraggiare e imitare, ma come implicita fonte di disagio e di disuguaglianza per tutti gli altri. Insomma, la mediocrità generale è diventata il punto di approdo della didattica, il traguardo da raggiungere nella scuola dell’accoglienza.

Citano a vanvera Don Lorenzo Milani, ma nella scuola di Barbiana si studiava otto ore al giorno e si insegnava che il sapere è fonte di riscatto dei ceti sociali meno abbienti. Una pedagogia perversa che ha abolito i meriti non ha alcuna logica e, soprattutto, alcuna finalità confacente alla missione dell’istituzione scolastica, che resta quella di istruire e premiare chi si distingue.

Le disuguaglianze vanno eliminate diversamente: con il sostegno scolastico integrativo per coloro che stentano a raggiungere la sufficienza, con la piena gratuità dell’istruzione per chi non dispone di mezzi economici, offrendo libri, trasporto, mensa e quanto altro necessario, ma senza fare sconti sul merito e sulla sua valutazione.

Dalla vecchia scuola sono uscite menti eccellenti e ben istruite, studenti provenienti da famiglie povere o indigenti che, grazie alla buona istruzione ricevuta e all’incoraggiamento derivante dal riconoscimento del merito, hanno vinto la guerra dell’esistenza, elevandosi nella scala sociale e raggiungendo i vertici nelle professioni e nelle altre attività umane.

Oggi, invece, non avrebbero modo di eccellere né di essere incoraggiati per i loro talenti e la loro volontà di crescere attraverso il sapere, perché i meriti non verrebbero adeguatamente valorizzati, se non addirittura scoraggiati dalla diffusa aurea di mediocrità alla quale l’istituzione scolastica sembra puntare come approdo e scopo finale.

Per dirla in breve: abbiamo abbassato le cattedre e non alzato il livello dei banchi; abbiamo detronizzato e delegittimato il ruolo dei docenti per alimentare la parificazione e le prerogative dei discenti. È nata una sorta di diritto all’ignoranza, all’impunità e all’intangibilità di tali prerogative, un diritto da esercitare senza responsabilità e senza doveri, dal quale nasce il convincimento che il docente sia anch’egli subalterno al rispetto di quelle pretese.

Ma il vero paradosso è che lo stesso docente aggredito è convinto di essere stato vittima di una vicenda nella quale gli studenti abbiano fatto valere un sottinteso diritto a comportarsi in quel modo, scegliendo di non sporgere denuncia e giustificando l’accaduto come una semplice manifestazione di intemperanza.

Nessuno sconto, invece, per il ministro Valditara, è venuto dal professore il quale, anzi, ha usato parole durissime nei confronti del titolare del Dicastero dell’Istruzione, reo, a suo dire, di aver stigmatizzato come un errore la mancata denuncia e poi di averlo bollato come “incompetente”.

Questo è il frutto avvelenato di aver infarcito la scuola di emeriti incapaci e di aver collocato in ruolo, per anzianità e quindi per punteggio, decine di migliaia di insegnanti che, ancorché bocciati al concorso a cattedra, sono stati recuperati mediante il cosiddetto “doppio binario”, ossia un espediente per assumerli comunque grazie al punteggio per anzianità di servizio già maturato.

È questa genia di asini saliti in cattedra a figurare tra i principali artefici del collasso della scuola, in quanto assurti alla docenza senza merito e senza selezione. Una scuola trasformata in ammortizzatore sociale, ove allignano decine di sigle sindacali che tutelano gli ignoranti e si oppongono a quel criterio meritocratico che, non essendo valso per loro stessi, non può certo assurgere a metodo da essi praticato.

In una nazione seria andrebbero cacciati. E invece? Se aggressione c’è stata, sarà stata certamente colpa della discriminazione e del disagio sociale.

Se il docente aggredito ha pensato questo, allora vuol dire che quella violenza se l’è proprio meritata, ma come nemesi della sua ignoranza accondiscendente.

*Già parlamentare