*Liberalismo, ideologia della vita contro le guerre* di Vincenzo D’Anna*

Quando chiesero a sir Bertrand Russell, autorevole esponente del movimento pacifista internazionale, cosa fosse e a cosa servisse la filosofia, il noto intellettuale britannico rispose sinteticamente: “È la terra di mezzo tra ciò che conosciamo (la scienza) e ciò che non conosciamo (la religione). Priva di utilità pratica, la filosofia non serve come soluzione ai problemi delle persone, ma a dotarle di una qualità senza la quale non si riuscirebbe a risolverli: ossia saper porre le domande”. Interrogare, dunque, oppure interrogarsi innanzi a un problema che appare irrisolvibile, diventa la condizione necessaria per poterne venire a capo. Una domanda ben posta richiede, necessariamente, una risposta adeguata e convincente. Quest’ultima costituisce, nella maggior parte dei casi, il primo passo verso la comprensione. Spostandoci sulle questioni che riguardano la collettività, le domande da porre diventano molteplici e complesse. Non esistendo, tuttavia, risposte semplici a domande complesse, evitando in tal modo il rischio del “qualunquismo”, la capacità di porre domande richiede un filo conduttore, un portato culturale, un’idea complessiva, una prospettiva generale sulla questione da risolvere. Un conto infatti è risolvere un problema domestico, un altro è affrontare un problema pubblico, figurasi se la questione riguarda una città, oppure una nazione, o — peggio ancora — un continente, come l’Europa, ad esempio. Riferita un’entità molto estesa come quella di una parte del globo terraqueo, ossia quella entità geo politica che si è data identiche regole civili, valori etici, istituzioni politiche, economiche e finanche religiose, comunemente chiamata “Occidente”. Esso è l’insieme delle società libere e degli Stati democratici, della libera economia di mercato, dei diritti sanciti come inalienabili e consustanziali a ogni singolo cittadino e pertanto indisponibili a qualsivoglia autorità costituita.
Nei secoli passati, il collante di questa parte dell’emisfero terrestre era rappresentato, sul piano politico, dalla storia comune dei popoli e sul piano culturale, il legame che si era originato dalle radici cristiane, su quest’ultime sulle si erano innestati anche solidi principii laici, prima ta tutti quello della libertà in tutte le sue declinazioni. Nell’altro emisfero, invece, quello Orientale , la situazione è di tutt’altro natura, poiché le comunità di quella “fetta” di mondo, nel corso dei secoli, non hanno assorbito né adottato i valori laici e religiosi dell’Ovest. In Oriente ancora oggi esistono realtà in mano a monarchie assolute, satrapie e dittatori , governi acquisiti con la forza di golpe militati. In quegli ambiti territoriali vi si professano religioni i cui precetti risultano arcaici ed anacronistici, discriminanti e violenti, persistono stridenti differenze sociali ed economiche, in taluni contesti dirittura sopravvivono vere e proprie caste privilegiate. Le popolazioni sono ancora lontane dal rappresentare una comunità che dispone di prerogative occidentali, ancora assoggettate al potere delle nomenclature e dei privilegi, dei dogmi di fede e che non hanno mai sperimentato i vantaggi e gli stili di vita delle “ big
society”dell’Occidente. Una differenza che crea da una parte un opinione pubblica avvedute e spesso finanche molto tolleranti ed informate dalla libera stampa, dall’altra masse vocianti ed eccitabili fino al fanatismo esasperato e violento, poste al servizio quasi sempre di chi detiene il potere laico – ideologico oppure religioso. Sostanzialmente, lo scontro in atto, da decenni, è tra queste due realtà politiche, culturali e religiose profondamente diverse tra loro. Non a caso, il premier cinese Xi Jinping abbia da poco annunciato al mondo – con furbesco strabismo, che gli Stati del Sud del mondo, ovvero dell’Est, stiano lavorando per sovvertire l’attuale “ordine mondiale” che si connota dei valori occidentali, la potenza economica commerciale e militare degli USA. Una nuova realtà geo politica che si candida a sovvertire lo status quo ante, intorno al Dragone Cinese. Quante volte abbiamo sentito parlare di “scontro di civiltà” a proposito delle lunghe e sanguinose guerre scatenate in un determinato angolo di mondo, oppure scaturito della jihad islamica dei regimi teocratici che dettano ancora legge in Afghanistan, Bangladesh, Iraq, Iran, Siria, Birmania, Cambogia, Vietnam e Corea oppure da quelli ad impianto politico marxista. ? Un divario più che evidente tra due visioni diverse, se non antitetiche. Contrapposte dalla politica, della religione, del modello socio-economico e dalla natura del potere costituito in quelle realtà emergenti. E cos’altro è, se non questa l m origine dei conflitti arabo-israeliani, oppure quello con i Talebani oppure quelli che hanno coinvolto gli Stati nei conflitti ? E allora, come si potrà mai approcciare e risolvere queste profonde divergenze, deflagrate ancor di più nel terzo millennio? Quali sono le domande da porsi per comprenderne l’essenza e le modalità di risoluzione che evitino l’acuirsi di conflitti ormai senza fine? Non certo con il pacifismo dei profeti disarmati, ne’ rinnegando la bontà dei valori e degli assetti sociali dell’Occidente.? E per buon pedo deve aggiungersi l’auto lesioniamo il lassismo e l’arrendevolezza dell’Occidente, l’accettazione indiscriminata — senza regole e limiti — del fenomeno migratorio di massa proveniente da quelle zone martoriate e disagiate, l’integrazione perniciosa di altre culture che si insinuano nelle nostre. Una risposta la offre il Liberalismo, sia come dottrina dello Stato e del governo, sia con le sue regole civili, il regime di democrazia, libertà e di tolleranza finalizzato alla pace. Si proprio quel liberalismo che i suoi detrattori in Occidente discreditano per idiosincrasia verso i suoi criteri essenziali, sopratutto gli orfani inconsolabili del marxismo. Perché la vita è scegliere. E il Liberalismo, fino a prova contraria, è l’ideologia della vita.
*già parlamentare












