
LA RASSEGNA STAMPA DI OGGI: BRIEFING… per capire il mondo che cambia in 5 minuti… il Punto e Prima Ora dal CORRIERE DELLA SERA/ ANTEPRIMA/ la spremuta di giornali di Giorgio dell’Arti e il meglio da: IL FATTO QUOTIDIANO/ DAGOSPIA / NOTIX E CRONACHEDI… a cura della redazione dell’Agenzia stampa “Cronache” direttore Ferdinando Terlizzi
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CREDO CHE LE FAMOSE TRE ESSE DEL GIORNALISMO VADANO BENE ANCHE PER I DISEGNI E LE AMBIZIONI DI TUTTI I LEADERS:”SANGUE, SOLDI SESSO”
SUCCEDE IN ISRAELE CON GAZA E IN UKRAINA CON LA RUSSIA

Clamoroso
I cinque libri selezionati per il premio Campiello, insieme, non hanno venduto più di 7.500 copie [Dago].In prima pagina
• Questa sera alle 21 il Paris Saint-Germain e l’Inter si contenderanno la Champions League 2024/2025, la prima con il nuovo format. A Monaco sono attesi 40 mila tifosi nerazzurri
• Gian Piero Gasperini è il nuovo allenatore della Roma. Se Inzaghi dovesse accettare il biennale da 25 milioni dell’Al-Hilal, al suo posto potrebbe arrivare Cesc Fabregas. Ma se ne parlerà domani
• Trump s’infuria contro la Cina, che non ha ancora sbloccato i minerali critici necessari per i semiconduttori. E poi alza i dazi su acciaio e alluminio per l’Unione europea al 50 per cento
• Le tariffe Usa costeranno un punto di pil mondiale. Lo dice il governatore di Bankitalia Fabio Panetta
• Trump ha salutato con tutti gli onori Elon Musk. Lo ha ringraziato ed elogiato. Il miliardario, che oltre al cappellino in testa aveva anche un occhio nero, ha bollato le accuse sull’uso di droghe come «bufale»
• La Corte suprema ha autorizzato Trump a revocare la protezione umanitaria a oltre mezzo milione di migranti provenienti da Cuba, Haiti, Nicaragua e Venezuela. Ora potranno essere espulsi
• Per Emmanuel Macron «riconoscere la Palestina è un dovere morale». Un’affermazione che ha scatenato la furia di Israele
• La premier Meloni smonta le tensioni con Macron. L’Italia non è isolata: «Sono diventata un infopoint h24…»
• Il viaggio in Asia di Giorgia Meloni vale 7 miliardi. Tre in Uzbekistan, altri quattro in Kazakhstan
• Chiesta la revoca della semilibertà per Alberto Stasi. Stando alla procura, l’intervista rilasciata alle Iene non era autorizzata
• Alessio Tucci ha confessato di aver ucciso Martina. Lei gli ha negato un abbraccio, lui allora l’ha colpita alle spalle
• Domani la Polonia va al voto. Gli ultimi sondaggi danno il liberale Rafał Trzaskowski al 47,97 per cento e il nazionalista Karol Nawrocki al 45,6 per cento. Sarà il 6,43 per cento di indecisi a fare la differenza
• Il pil dell’Italia cresce più di quello della Francia. Cala l’inflazione, ma il carrello della spesa è sempre più costoso
• Al Roland Garros, avanti Paolini e Musetti. Fuori Gigante. Oggi ci sono Sinner e Cobolli
• In Francia si potrà fumare solo in casa o in strada. Le bionde saranno vietate «nelle spiagge, nei parchi, nei dintorni delle scuole e delle pensiline degli autobus»
• La Cassazione dubita che i centri in Albania siano compatibile col diritto europeo e rinvia due casi alla Corte Ue. Proteste
• Addio alla scorta dell’Aisi per gli ex premier. Per Renzi si tratta di una vendetta personale
• Il Messaggero non rinnova il contratto al direttore Guido Boffo. Probabile un ritorno di Napoletano. A Vittorio Feltri il giro di poltrone tra le testate degli Angelucci piace molto. Infine Myrta Merlino lascia Pomeriggio 5
• Caso Mollicone, per la Cassazione il processo è da rifare. Annullate le assoluzioni ai Mottola
• È morto il ragazzo di 13 anni accoltellato, due settimane fa, da un pusher a Milano
• Giro, la tappa va a Prodhomme. Del Toro ancora in rosa. Domani l’ultima tappa, ma l’ultimo giorno per cambiare la classifica è oggi
• La cinquina finale del Campiello ha venduto pochissime copie
• Sono morti Étienne-Émile Baulieu, inventore della pillola abortiva Ru486, Mario Primicerio, matematico ed ex sindaco di Firenze, e Lia De Gasperi, terza della quattro figlie di Alcide De GasperiTitoli
Corriere della Sera: «I dazi frenano la crescita mondiale»
la Repubblica: Musk lascia / tra le accuse / «Si drogava»
La Stampa: «I dazi un rischio per la pace»
Il Sole 24 Ore: Panetta: l’Europa non resti ferma / Un patto su produttività e innovazione
Avvenire: Vite nonviolente
Il Messaggero: «Gli eurobond contro i dazi»
Il Giornale: L’Italia sorpassa la francia
Qn: Allarme di Panetta / I dazi minano la crescita
Il Fatto: Panetta: «Il riarmo colpirà / crescita e spesa sociale»
Libero: Chi può entrare a scuola: / imam sì, Bersaglieri no
La Verità: La Cassazione smentisce sé stessa / pur di riempire l’Italia di migranti
Il Mattino: Panetta: è l’ora degli eurobond
il Quotidiano del Sud: Panetta: «Con i dazi / guerra e povertà / Ora gli Eurobond»
il manifesto: I ripetenti
Domani: Migranti, assist dei giudici a Trump / Rischiano l’espulsione in 500 mila |
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IN TERZA PAGINA
Adderal, Ketamina, Ecstasy e funghi allucinogeni: Massino Basile elenca il menu delle droghe, che stando al Nyt, assume Musk. Federico Fubini fa un’analisi dell’intervento del governatore Fabio Panetta. Mattia Feltri si chiede perché un animale maltrattato vuol dire galera e uno macellato si traduce in eccellenza. E, per finire, Lorenzetto fa le pulci ai giornali
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IN QUARTA PAGINA
Squadre, formazioni, pronostici, soldi, aneddoti e commenti. Tutto su Psg-Inter, la finale di Champions che si gioca stasera
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Leone XIV incontra in Vaticano i movimenti e le associazioni che hanno dato vita all'”Arena di pace”. Tra loro anche l’israeliano Inon e il palestinese Sarah che un anno fa a Verona furono protagonisti, alla presenza di Francesco, di un coraggioso e significativo abbraccio di fronte a 12 mila …
Dopo l’udienza con i Movimenti popolari per la pace, il coordinatore nazionale della Rete descrive il cammino indicato dal Pontefice “fatto di azioni di …
Sono undici i diaconi che domani mattina, sabato 31 maggio, saranno ordinati sacerdoti dal Pontefice nella Basilica di San Pietro. Le loro voci alla veglia …
Il passaggio dei ciclisti domenica primo giugno nel territorio del Vaticano, lungo la “via mariana”, è l’occasione per ripercorrere alcune riflessioni dei Papi …
Nell’ambito delle celebrazioni dell’Anno Santo dedicate a famiglie, bambini, nonni e anziani, la Comunità dell’Emmanuele ha proposto un pomeriggio di giochi, …
Durante la veglia di preghiera in programma sabato, 31 maggio, a piazza San Giovanni in Laterano, i due coniugi racconteranno il percorso del loro matrimonio. …
Questa mattina, 30 maggio, si è svolto nell’aula Pio XI di Palazzo San Calisto un simposio, organizzato dal Pontificio Comitato per la GMB in preparazione alla …
Dall’incontro, tenutosi dal 27 al 29 maggio in Cambogia, arriva l’invito a lavorare insieme per la pace, attraverso resilienza e riconciliazione. I partecipanti …
Rinviata per la morte di Papa Francesco, la cerimonia, per tradizione prevista il 6 maggio, anniversario del sacrificio di 189 guardie durante il sacco di Roma …
Per la prima volta la Direzione delle Ville Pontificie dispone di un sito internet in quattro lingue. Sul web sarà possibile trovare notizie e aggiornamenti …
Il prefetto del Dicastero per la Comunicazione ha aperto stasera a Fermo l’evento organizzato dai Paolini, sul tema: “Accendiamo la Speranza. Una diversa …
In occasione, il 29 maggio, della ricorrenza dedicata a chi si impegna per il mantenimento della pace e della stabilità globali, una analisi del ruolo della …
Appesa a un filo l’intesa per un cessate-il-fuoco proposto dagli Stati Uniti e accettato da Israele, ma bocciato dal gruppo islamista che lo giudica …
Quello della Nato potrebbe aumentare le emissioni di gas serra di 200 milioni di tonnellate all’anno. Lo rivela uno studio della ong Conflict and Environment …
In una serie di incontri, organizzati al Conservatorio di Santa Cecilia in Roma, si è sottolineata l’importanza, per i musicisti, di conoscere le tecniche di …
In un volume della Libreria Editrice Vaticana, lo scrittore Paolo Malaguti raccoglie gli articoli della serie uscita per “L’Osservatore Romano”, un viaggio …
Un podcast di Andrea Tornielli. Realizzazione e cura, Benedetta Capelli, Fabio Colagrande e Amedeo Lomonaco.
I Giubilei tematici che animano quello della speranza sono lo spunto per raccontare la vita, gli inciampi e le risalite di molte persone appartenenti a diverse …
Le parole “chiave” del Giubileo attraverso le voci dei Papi che li hanno indetti tra il XX e il XXI secolo. Narratore del podcast – scritto e curato …
La rubrica de L’Osservatore Romano “Volti e voci de I Promessi Sposi”, pubblicata nel 2023, diventa un podcast. L’autore, Gabriele Nicolò, giornalista …
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Nuova frattura Il presidente Usa Donald Trump ha accusato la Cina di aver “totalmente violato” l’accordo sulla tregua commerciale riguardante la riduzione temporanea dei dazi reciproci, anticipando anche una futura chiamata con l’omologo Xi Jinping (Ap). Negli ultimi giorni i negoziati tra Washington e Pechino avrebbero subito un rallentamento (Axios). L’amministrazione Usa sta studiando anche nuove restrizioni riguardanti le società tecnologiche cinesi controllate da altre entità già oggetto di sanzioni, riporta Bloomberg. Pechino ha invece accusato Washington per le misure di controllo sulle esportazioni di semiconduttori (Cnbc).
- Le mosse di Trump sembrano puntare a un disaccoppiamento tra Stati Uniti e Cina, nota il Nyt.
- Intervenendo al forum internazionale sulla sicurezza Shangri-La Dialogue, a Singapore, il segretario statunitense alla Difesa Pete Hegseth ha detto che gli Usa sono “tornati nell’Indo-Pacifico per restarci”. Per il Pentagono, Pechino si sta preparando ad attaccare Taiwan, e gli Usa vogliono “essere pronti” nel caso accadrà (Bloomberg).
Lascia o raddoppia Trump ha stabilito il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio, che saranno al 50% su tutte le importazioni estere. L’annuncio è arrivato mentre il presidente Usa incontrava i lavoratori del settore siderurgico a Pittsburgh, dove ha approvato un accordo con la giapponese Nippon Steel per investimenti da 14 miliardi di dollari nella U.S. Steel, mantenendo il controllo americano dell’azienda (Ap).
- In un’intervista al Corriere, l’editorialista del Financial Times Robert Armstrong, che ha creato l’acronimo “Trump always chickens out” (Taco), ha detto di aver paura che Trump ora smetta di tirarsi indietro sugli annunci di politica economica.
Meno protezioni La Corte Suprema Usa ha avallato la decisione dell’amministrazione Trump di revocare il programma di protezione umanitaria dell’era Biden applicato nei confronti di persone provenienti da Paesi in situazioni di instabilità politica interna: ora oltre 500 mila migranti provenienti da Venezuela, Cuba, Haiti e Nicaragua rischiano l’espulsione (Cnn).
Saluto cordiale Nella conferenza stampa per sancire il passo indietro di Elon Musk dalla guida del Dipartimento per l’efficienza governativa (Doge), Trump ha difeso i tagli all’amministrazione realizzati dal Ceo di Tesla, sottolineando che rimarrà comunque un consigliere fidato (Reuters).
- Secondo un’analisi di Gianni Riotta, l’aura di onnipotenza che da febbraio avvolgeva i due leader è svanita (Repubblica+).
- L’inchiesta del Nyt sull’utilizzo di stupefacenti da parte di Musk durante la campagna elettorale a sostegno di Trump.
- In un’intervista a Sandra Riccio, il premio Nobel per l’Economia Paul Krugman, ha spiegato che l’amministrazione Trump ha legami troppo opachi con l’industria delle crypto e il Genius Act, che legittimerebbe le stablecoin, rischia di far dilagare le attività criminali (La Stampa+).
Battaglia continua L’amministrazione Usa ha chiesto alle ambasciate e ai consolati statunitensi di tutto il mondo un controllo obbligatorio dei social network di tutte quelle persone che dall’estero richiedono un visto per recarsi a studiare, fare ricerca o insegnare ad Harvard (Guardian).
Reuters ha diffuso la bozza statunitense di intesa sul cessate il fuoco a Gaza che prevederebbe la riconsegna nella prima settimana di 28 ostaggi israeliani, comprendendo sia alcuni in vita che altri morti, a fronte del rilascio di 1236 palestinesi detenuti e di altri 180 corpi. L’accordo, già approvato da Israele, prevede anche l’ingresso nella Striscia di aiuti umanitari gestiti da organizzazioni internazionali. Hamas sta ancora valutando il testo, mentre Trump ha parlato di un’intesa vicina (Ap).
- A Gaza il 100% della popolazione è a rischio fame, sottolinea l’Onu (Guardian).
Rapporti tesi Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato le nazioni occidentali a non abbandonare Gaza e a non dare l’impressione di concedere totale libertà di azione a Israele, rischiando di perdere credibilità agli occhi del mondo (Bbc). Macron ha anche parlato di “dovere morale e necessità politica” nel riconoscere uno Stato palestinese (Politico), scatenando l’ira di Israele (France 24).
- Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha detto che l’approvazione di nuove armi a Israele dipenderà dalla situazione umanitaria nella Striscia (Reuters).
Invito alla cooperazione Parlando al forum Shangri-La Dialogue a Singapore, Macron ha invitato Unione europea e nazioni dell’Indo-Pacifico a stringere una nuova coalizione in un mondo sempre più dominato dalla rivalità tra Cina e Stati Uniti (Cnbc).Moniti diretti Dallo stesso palco l’inquilino dell’Eliseo ha detto che la Cina dovrebbe fare pressioni per impedire alla Corea del Nord di supportare la Russia in Ucraina, se Pechino non vuole che la Nato espanda il suo ruolo nel Sud-Est asiatico (France 24).
Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha è tornato a chiedere la condivisione da parte di Mosca del memorandum contenente il perimetro delle richieste per arrivare a un cessate il fuoco, prima del possibile nuovo incontro tra le due parti a Istanbul lunedì (Politico).Ex amici? Il presidente serbo Aleksandar Vučić ha negato le accuse avanzate da Mosca su una presunta esportazione di armi da parte di Belgrado a Kiev attraverso alcune nazioni della Nato come Repubblica ceca, Polonia e Bulgaria (Euronews).
Nuove intese Da Astana, nella seconda tappa del suo viaggio in Asia Centrale, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato accordi economici tra Italia e Kazakistan per un valore di 4 miliardi di euro (RaiNews24).Nodo da sciogliere Come scritto dal Manifesto, la Corte di Cassazione ha espresso dubbi sulla compatibilità del Cpr di Gjader, in Albania, con il diritto europeo, rinviando due casi alla Corte di Giustizia dell’Ue. I rinvii riguardano i ricorsi del Ministero dell’Interno contro la mancata convalida del trattenimento di migranti decisa dalla Corte d’appello di Roma (Sky Tg24).
Sguardo all’Italia Nel primo trimestre del 2025, il Pil italiano è cresciuto dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,7% su base annua. Il risultato acquisito per l’anno in corso è del +0,5% (Ansa). A maggio, secondo le stime preliminari dell’Istat, l’inflazione è scesa all’1,7% dal 1,9% di aprile (Repubblica).Occhio ai prezzi Ad aprile l’inflazione Pce negli Usa, principale indicatore monitorato dalla Fed, è scesa al 2,1%, leggermente al di sotto delle attese. Su base mensile, l’aumento è stato dello 0,1%. (Cnbc). In Germania l’inflazione ha rallentato al 2,1% annuo a maggio, in diminuzione rispetto al 2,2% registrato ad aprile (Bloomberg).Parola di banchiere Nelle sue considerazioni finali alla relazione annuale della Banca d’Italia sul 2024, il governatore Fabio Panetta ha sottolineato come i dazi stiano costando quasi l’1% alla crescita mondiale in due anni (Sky TG24). Panetta ha poi chiesto l’introduzione di un “titolo pubblico europeo” per finanziare gli investimenti e far crescere il Pil europeo fino all’1,5% (Mf).
- Secondo l’economista e già direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi serve un debito comune europeo che finanzi gli investimenti e consenta di sviluppare il mercato unico dei capitali (La Stampa+).
Navigare a vista A maggio le fabbriche cinesi hanno registrato una contrazione più lenta della produzione rispetto ad aprile, un miglioramento probabilmente dovuto alla pausa nella guerra commerciale con gli Usa che ha facilitato gli scambi. L’indice che misura l’attività manifatturiera per la Cina è salito da 49 a 49,5 (i valori sotto 50 indicano calo della produzione). Tuttavia l’economia interna rimane debole e il futuro incerto (Bloomberg).
Sempre più rosa Il francese Nicolas Prodhomme ha vinto la diciannovesima tappa del Giro d’Italia da Biella a Champoluc, mentre Isaac del Toro ha mantenuto la maglia rosa sulle sue spalle (Gazzetta).Azzurri che avanzano Lorenzo Musetti ha conquistato l’accesso agli ottavi di finale del Roland Garros battendo per 3 set a 1 l’argentino Mariano Navone (Sky Sport). Nel torneo femminile avanza anche Jasmine Paolini, con un successo per 2 set a 0 sull’ucraina Yuliia Starodubtseva (Corriere dello Sport).Analisi obbligatoria La nuova Federazione internazionale di pugilato, World Boxing, ha deciso di introdurre test genetici obbligatori per determinare il sesso degli atleti. L’anno scorso c’erano state grandi polemiche sulla pugile algerina Imane Khelif, vincitrice delle Olimpiadi a Parigi (Gazzetta).
- Per Dior si chiude un importante capitolo con l’addio di Maria Grazia Chiuri alla direzione creativa della casa di moda (Io Donna).
- Con il suo ultimo libro Lo sbilico, Alcide Pierantozzi espone il lettore al cannibalismo della psiche umana (Rivista Studio).
- 72 anni fa Edmund Hillary e Tenzing Norgay furono i primi a raggiungere la vetta dell’Everest (Bbc).
- Il profondo cambiamento vissuto dalla tv per l’infanzia e della sua funzione educativa (Link idee per la tv).
Teheran (Iran), discorso della guida suprema iraniana in occasione delle commemorazioni per la morte di Khomeini (fino al 4 giugno);
Sofia (Bulgaria), manifestazione contro l’ingresso della Bulgaria nella zona euro;
Roma (Italia), manifestazione contro la nuova legge sulla sicurezza del governo rivolta ai manifestanti;
Finale di Champions League, Psg-Inter.
Corriere: “I dazi frenano la crescita mondiale”Repubblica: Musk lascia tra le accuse: “Si drogava”La Stampa: “I dazi un rischio per la pace”Il Sole 24 Ore: Panetta: l’Europa non resti ferma. Un patto su produttività e innovazioneIl Messaggero: “Gli eurobond contro i dazi”Il Fatto Quotidiano: Panetta: “Il riarmo colpirà crescita e spesa sociale”Domani: Migranti, assist dei giudici a Trump. Rischiano l’espulsione in 500milaAvvenire: Vite nonviolenteIl Foglio: Un manifesto anti lagna per l’ItaliaIl Giornale: L’Italia sorpassa la FranciaLibero: Chi può entrare a scuola: imam sì, Bersaglieri no
La Verità: La Cassazione smentisce sé stessa pur di riempire l’Italia di migranti
il manifesto: I ripetenti
Ft: Trump foreign tax provision spooks WallSt
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sabato 31 maggio 2025
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| Le Considerazioni di Panetta, Trump alza i dazi sull’acciaio e congeda Musk, scontro Macron-Israele |
 Elon Musk e Donald Trump durante il «congedo» nello Studio Ovale
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di Luca Angelini
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«L’Europa è indietro rispetto agli Stati Uniti nell’innovazione tecnologica e viene incalzata da Cina e Paesi emergenti. L’Italia ha migliorato i saldi di finanza pubblica, come riconosciuto anche dalle agenzie di rating, e ha mostrato segni di “ritrovata vitalità economica”, ma è in ritardo sugli investimenti in ricerca e innovazione e ha una forza lavoro che invecchia mentre parte dei giovani laureati emigrano, non compensati da immigrati di qualità». Enrico Marro riassume così il cuore delle Considerazioni finali lette ieri dal governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, a Palazzo Koch.
Un Panetta insieme preoccupato e fiducioso: preoccupato soprattutto per la guerra commerciale scatenata dall’amministrazione Trump (che, quando in Italia era notte, ha annunciato di voler raddoppiare quelli sull’acciaio e l’alluminio importati, portandoli al 50%): «Potrebbe sottrarre quasi un punto percentuale alla crescita mondiale» in un biennio». Ma il rischio più profondo è che il commercio «si trasformi in una fonte di divisione, alimentando l’instabilità politica e mettendo a repentaglio la pace». In questo scenario, l’Europa, secondo Panetta, deve investire nella difesa, ma non con «fondi nazionali e prestiti» come propone la commissione Ue, bensì con «un programma unitario sostenuto da debito europeo», e deve colmare il gap con gli Stati Uniti, in particolare sugli investimenti in ricerca e innovazione. In una prospettiva di globalizzazione dei servizi l’Europa, deve recuperare posizioni. Oggi «rischi insidiosi derivano dalla concentrazione di potere in poche grandi imprese globali», i giganti americani del web.
Se ha criticato la guerra dei dazi di Trump, Panetta non è stato tenero nemmeno con l’Unione europea. Anzi, Marro scrive che «la sferzata all’Europa, che “deve ripensare il modello di sviluppo”, è il cuore della relazione».
«Negli ultimi trent’anni, la produttività del lavoro nell’Unione europea è cresciuta del 40%, oltre 25 punti percentuali in meno degli Stati Uniti. Dal 2019 il divario si è ampliato» ha detto Panetta. E quel divario è dovuto alla «difficoltà di innovare. In rapporto al Pil le imprese europee investono in ricerca e sviluppo la metà di quelle statunitensi». Nell’intelligenza artificiale «i brevetti europei sono meno di un quinto» di quelli Usa. È «cruciale», dice il governatore, «introdurre un titolo pubblico europeo» (non l’ha chiamato eurobond, ma di quello si tratta). Si attiverebbero così «investimenti aggiuntivi per 150 miliardi di euro all’anno» e il Pil salirebbe dell’1,5%, addirittura di tre volte tanto in caso di investimenti ad alto contenuto tecnologico. Sul fronte della politica monetaria, invece, «lo spazio per ulteriori riduzioni dei tassi di interesse si è naturalmente assottigliato», dopo i tagli già effettuati.
E l’Italia? Il governatore non nega le luci: «I fondamentali della nostra economia sono nettamente migliorati»; negli ultimi cinque anni, «il Pil è aumentato di circa il 6%» e gli occupati di un milione; «l’industria italiana non è destinata al declino» (qui i dati Istat sul «sorpasso», in crescita del Pil, sulla Francia, raggiunta anche nel Pil pro capite). Ma non nasconde le ombre: è «urgente intervenire sul costo dell’energia» mentre «il problema centrale rimane la produttività» e, con essa, il «basso livello dei salari». Sulla crescita influisce l’attuazione del Pnrr: «L’Italia ha finora ricevuto 122 miliardi e ne ha utilizzati oltre la metà», ma ci sono «ritardi». In prospettiva, è soprattutto l’invecchiamento della popolazione a preoccupare: entro il 2040 il numero di persone in età lavorativa si ridurrà di 5 milioni, con la conseguenza che il Pil potrebbe contrarsi dell’11%. Sul versante dei conti pubblici, invece, dopo i miglioramenti degli ultimi anni, bisogna «mantenere una politica di bilancio prudente» per via dell’alto debito.
Infine, dopo aver sottolineato che il risiko bancario, con la caccia alle acquisizioni, è figlio anche di «tre anni di forti profitti che hanno messo a disposizione delle banche risorse significative, oggi impiegate per avviare iniziative che ridurrebbero la frammentazione del mercato creditizio» e il monito affinché le operazioni di concentrazione siano «concepite e volte unicamente alla creazione di valore», offrendo a imprese e famiglie «finanziamenti adeguati per quantità e costi», Panetta ha lanciato un allarme sulle criptovalute. O, più nello specifico, sui rischi del proliferare di criptoattività come i Bitcoin, privi di un sottostante e scambiati in «contesti non regolamentati, opachi» L’Europa, piuttosto, deve a suo avviso a proseguire sul progetto di euro digitale.
Scrive, al riguardo, Federico Fubini nel suo editoriale: «L’euro digitale suona quasi come una curiosità tecnologica: la possibilità (non l’obbligo) di pagare un caffè al bar o un televisore al centro commerciale tramite un’app collegata al conto di ciascun cittadino direttamente presso la Banca centrale europea; è l’equivalente digitale del contante che oggi si ritira, sempre meno spesso, al bancomat. L’euro digitale potrebbe poi estendersi ai pagamenti internazionali, l’invio delle rimesse di un migrante al Paese di origine o il saldo di una partita di caffè dal Brasile. Tutto questo diventa strategico — ha fatto capire ieri Panetta — perché intanto l’amministrazione americana sta facendo degli stablecoin la propria politica ufficiale. Trump ha firmato un ordine esecutivo in proposito e una legge, Genius Act, viaggia già al Congresso. Gli stablecoin a prima vista sembrano una versione privata della moneta digitale e l’amministrazione americana mira apertamente a diffonderne l’uso in tutto il mondo, perché essi sono sostenuti da titoli di Stato Usa in dollari: usarli per pagare un noleggio auto a Taormina o un affitto breve a Firenze significa trasferire depositi da euro a dollari, senza capirlo erodendo la nostra sovranità monetaria e finanziando il debito americano. Trump vuole gli stablecoin per questo e perché rappresentano per lui un metodo di arricchimento personale (il presidente oggi emette il proprio stablecoin, chiamato USD1). Ma Panetta avverte degli enormi rischi di instabilità insiti in queste criptovalute sostenute dalla Casa Bianca e dell’uso potenziale per traffici di droga o riciclaggio. Queste cripto teoricamente «stabili» non sono infatti vigilate e regolate in alcun modo. Eppure possono prendere piede anche in Europa e in Italia nei prossimi anni, se non si forma un’alternativa solida e affidabile in euro: «Serve una risposta all’altezza della trasformazione tecnologica in atto», dice il governatore». (Qui un’analisi di Daniele Manca e Gianmario Verona; di euro digitale avevamo parlato anche in una nostra recente Rassegna).
L’editoriale di Carlo Cottarelli a commento della relazione di Panetta inizia così: «In quelle che sono, a mio giudizio, tra le migliori Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia degli ultimi anni, Fabio Panetta ha tracciato un quadro dell’economia mondiale, europea e italiana caratterizzato da un appropriato equilibrio tra l’illustrazione dei rischi che affrontiamo, dei punti di forza esistenti, e delle nostre debolezze». (Qui le reazioni del mondo politico)
Trump attacca la Cina (e congeda Musk)
Le tensioni tra Washington e Pechino sono di nuovo aumentate dopo che Donald Trump ha accusato la Cina di avere infranto il suo accordo commerciale con gli Stati Uniti. «Ho fatto un ACCORDO VELOCE con la Cina per salvarli da una brutta situazione… Per via dell’accordo, tutto si era stabilizzato rapidamente», ha scritto il presidente ieri sul suo social Truth, lamentando, a caratteri cubitali, che la Cina «HA TOTALMENTE VIOLATO IL SUO ACCORDO CON GLI STATI UNITI». I mercati sono crollati ancora una volta, dopo questo messaggio.
Trump non ha specificato come la Cina avrebbe violato l’accordo fatto a Ginevra, ma un funzionario Usa ha detto all’agenzia Reuters che sembra che Pechino si stia muovendo troppo lentamente nel rimuovere (come previsto dall’accordo) le contromisure che limitano l’esportazione di metalli critici necessari per i semiconduttori e per l’industria della difesa Usa. Ma anche l’ambasciata cinese a Washington suggerisce che gli Stati Uniti non stanno rispettando l’accordo imponendo per esempio limiti all’export dei superconduttori. Come accennato sopra, Trump ha anche annunciato di voler raddoppiare i dazi sull’acciaio e l’alluminio portandoli al 50%. E mentre continua la battaglia giuridica sulla legittimità di molti di quelli decretati dalla Casa Bianca, Trump si dice sicuro di vincerla e ribadisce: «I dazi sono molto importanti: senza, il nostro Paese sarebbe in pericolo».
Ma ieri è stata anche la giornata in cui Donald Trump ha congedato Elon Musk, dopo il lavoro come capo del Doge, il “ministero” per l’efficienza governativa (leggi: tagli di posti pubblici). Il dono d’addio è stata una grossa chiave dorata della Casa Bianca. Il patron di Tesla, SpaceX, X e molto altro si è limitato a ringraziare (e ad aggirare una domanda sull’inchiesta del New York Times secondo cui, in campagna elettorale, avrebbe aumentato il proprio uso di droghe) ammettendo che gli obiettivi iniziali – risparmi per duemila miliardi di dollari – non sono stati raggiunti perché alterare i meccanismi della burocrazia si è rivelata impresa proibitiva. Per ora i risparmi, secondo Musk, sono fermi a quota 160 miliardi, ma lui è certo che cresceranno nei prossimi anni.
Anche se molti nemici giurati di Musk dentro l’amministrazione (dal segretario di Stato Marco Rubio a quello al Tesoro Scott Bessent) esultano per la fine della sua esperienza “governativa”, Massimo Gaggi parla più di arrivederci che di addio: «Oggi il «divorzio» di Musk, sicuramente non privo di traumi, non va considerato una rottura radicale non solo perché nel governo Trump restano molti personaggi espressi dai tre leader trumpiani della Silicon Valley (Musk, Peter Thiel e Mark Andreessen, ndr) , ma anche perché dal 2017 a oggi il peso delle tecnologie digitali (e delle loro aziende) è enormemente cresciuto mentre l’era dell’intelligenza artificiale (AI) ha funzionato da ulteriore acceleratore. Musk fornisce missili, astronavi, satelliti, comunicazioni e altre tecnologie per decine di miliardi al Pentagono e alla Nasa, ma anche Palantir e Anduril di Thiel sono essenziali per servizi segreti e Difesa Usa, che elargiscono commesse gigantesche. E il venture capitalist Andreessen investe in quasi tutte le imprese strategiche che il governo Usa è interessato a sostenere. Ma anche Trump, deciso a tenere testa alla Cina nella sfida dell’AI, non può fare a meno dei suoi amici della Silicon Valley come anche di altri operatori a partire da OpenAI di Sam Altman».
Macron-Israele, è scontro aperto
Si alza il livello dello scontro fra Gerusalemme e Parigi. Il presidente francese Emmanuel Macron torna ad attaccare Israele dopo le «azioni concrete» minacciate giorni fa, assieme a Canada e Regno Unito, se non fossero cessate l’offensiva e le restrizioni sugli aiuti umanitari a Gaza. Ieri, parlando ai giornalisti da un forum sul tema della difesa a Singapore, Macron ha detto che «il blocco umanitario a Gaza sta creando una situazione insostenibile sul campo» e che «se non ci sarà una risposta adeguata alla situazione umanitaria nelle prossime ore e nei prossimi giorni, ovviamente dovremo inasprire la nostra posizione collettiva».
È un invito agli altri Paesi europei ad adottare azioni più dure contro Israele. Macron ha ripetuto di voler riconoscere lo Stato di Palestina, definendolo un «dovere morale e una necessità politica». «Se abbandoniamo Gaza, se consideriamo che Israele abbia carta bianca, anche se condanniamo gli attacchi terroristici, azzereremo la nostra credibilità, ed è per questo che rifiutiamo i doppi standard» ha detto. E infine il riferimento al fatto che la Francia potrebbe prendere in considerazione l’applicazione di sanzioni contro i coloni israeliani.
La replica di Israele — durissima — è arrivata con le parole di Israel Katz, il ministro degli Esteri. «I fatti non interessano a Macron» che sta conducendo «una crociata contro lo Stato ebraico», ha commentato via social. «Non esiste alcun blocco umanitario, è una palese menzogna. Israele sta facilitando l’ingresso di aiuti a Gaza attraverso due iniziative parallele. Invece di fare pressione sui terroristi jihadisti, Macron vuole ricompensarli con uno Stato palestinese. Senza dubbio, la sua festa nazionale sarà il 7 ottobre».
Dal fronte internazionale si fa sentire anche la voce del ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul che alla Sueddeutsche Zeitung ha detto che Berlino potrebbe decidere di non inviare ulteriori armi al governo israeliano. «Israele riceve armi dalla Germania», ha premesso «perché è esposto a gravi minacce alla sua sicurezza ed esistenza: anche dagli Houthi, Hezbollah, Iran. E deve sere in grado di difendersi, anche con sistemi d’arma tedeschi». Ma «altra cosa è se quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza sia compatibile con il diritto internazionale. Stiamo esaminando la questione e sulla base di questa valutazione, autorizzeremo nel caso ulteriori consegne di armi».
Quanto all’imminenza di un cessate il fuoco a Gaza («Siamo molto vicini, si saprà oggi o domani», ha detto Donald Trump), Peter Beinart, scrittore e giornalista ebreo-americano, collaboratore del New York Times, che ha appena pubblicato in Italia Essere ebrei dopo la distruzione di Gaza (Baldini+Castoldi), dice a Viviana Mazza: «Non penso che Netanyahu voglia il cessate il fuoco, ma se lo accetta sarà perché è stato messo sotto vera pressione, specialmente dagli Stati Uniti ma anche dagli europei, una pressione legata anche al fatto che l’opinione pubblica su Gaza sta davvero cambiando». (Qui le voci dalla Striscia, con i bambini che chiedono cosa sia la pace, raccolte da Greta Privitera)
Il sondaggio di Pagnoncelli
L’esito delle recenti amministrative avrebbe avuto un effetto di traino per le opposizioni, secondo il periodico sondaggi di Nando Pagnoncelli sulle intenzioni di voto degli italiani. «Il Partito democratico cresce, rispetto allo scorso mese, di oltre un punto, passando dal 21,1% di aprile all’attuale 22,3%. Lo stesso avviene, in misura più contenuta, per il Movimento 5stelle, che passa dal 13,9% al 14,6%». Fratelli d’Italia scende di qualche decimale (oggi stimati al 27,3%, erano al 27,7% un mese fa); la Lega ha un calo analogo (dall’8,2% al 7,8%), gli stessi dati numerici di Forza Italia. «Se si guarda alle coalizioni ipotizzabili (con quella di centrosinistra, stando in particolare alle opinioni dei dirigenti pentastellati, ancora decisamente da costruire), il campo largo sarebbe decisamente in maggioranza. Ma, come sappiamo, le alleanze locali, dove è più semplice costruire accordi sui temi, si fanno più complesse a livello nazionale», scrive Pagnoncelli. (Ne scrive anche Massimo Franco nella sua Nota)
- Mosca usa i negoziati come copertura mentre prepara nuove operazioni offensive al fronte. Ne è ancora convinto Volodymyr Zelensky. «La Russia sta facendo tutto il possibile per far sì che il prossimo potenziale incontro non produca alcun risultato», ha commentato il presidente ucraino su X riferendosi al prossimo round di negoziati diretti tra Mosca e Kiev, che dovrebbe tenersi lunedì a Istanbul. Zelensky — che ieri ha incontrato a Kiev i senatori americani Lindsey Graham e Richard Blumenthal — lamenta che i russi non hanno ancora presentato il memorandum annunciato dopo lo scambio di mille prigionieri per mille finito domenica scorsa. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, interrogato in merito, si è nuovamente rifiutato di fornire il documento in anticipo e ha affermato che il testo sarà discusso «durante il secondo round di negoziati». Gli ucraini avrebbero già presentato la loro bozza di accordo — scrive il New York Times — proponendo un cessate il fuoco via terra, aria e mare, monitorato dai partner internazionali.
- Un’intervista di troppo mette a rischio le attuali uscite dal carcere di Alberto Stasi, che all’epoca del delitto di Garlasco era il fidanzato di Chiara Poggi e che proprio per l’omicidio della giovane sta finendo di scontare 16 anni di carcere. La Procura generale di Milano ha infatti presentato ricorso in Cassazione per chiedere la revoca del provvedimento con cui nelle scorse settimane il Tribunale di sorveglianza gli ha concesso la semilibertà. La richiesta di revoca, ha spiegato la procuratrice generale Francesca Nanni, «è legata solo all’intervista alle Iene» che non sarebbe stata autorizzata ed è andata in onda il 30 marzo scorso.
- La Cassazione dubita sulla compatibilità dei trasferimenti di migranti in Albania con il diritto europeo. A oggi si conosce solo la decisione con la quale la prima sezione della Cassazione (la stessa che, pochi giorni fa, aveva equiparato il centro di Gjader ai Cpr italiani nulla eccependo sui trasferimenti) ha sollecitato la Corte europea a esprimersi nel merito per fare definitivamente chiarezza. I togati chiedono «che la questione pregiudiziale sia decisa con procedimento d’urgenza e sospende il presente giudizio sino alla definizione della suddetta questione pregiudiziale».
- Il ministero dell’Economia risponde a UniCredit: il golden power sulla scalata a Banco Bpm è legittimo e le sue prescrizioni sono realizzabili, ma l’istituto potrà dimostrare che non è oggettivamente possibile rispettare uno o più obblighi. Questo, in sintesi, il contenuto della lettera inviata ieri dal Mef alla banca guidata da Andrea Orcel che aveva chiesto chiarimenti sugli obblighi imposti dal decreto del 18 aprile riguardo al livello di prestiti, alla consistenza del portafoglio Btp di Anima e alla cessazione entro nove mesi di tutte le attività in Russia.
La pagina sportiva
Ormai ci siamo. Stasera, alle 21, a Monaco di Baviera, l’Inter si gioca la Champions League contro il Paris Saint-Germain. Oltre alle anticipazioni sulla sfida, sul Corriere di oggi trovate il racconto di Beppe Severgnini, interista doc, e l’analisi tecnica di Paolo Condò.
Intanto, dopo i no di Antonio Conte (che resta al Napoli) e di Gian Piero Gasperini (che per il dopo Atalanta ha scelto la Roma), la Juventus si trova ancora a caccia di un allenatore.
Ormai ci siamo anche per il Giro d’Italia. La tappa di oggi – con l’ascesa, in parte sterrata, ai 2.178 metri del Colle delle Finestre, Cima Coppi di questa edizione – sarà, quasi di sicuro, quella decisiva. Come scrive Marco Bonarrigo: «Salvo sorprese, è qui che Isaac Del Toro e Richard Carapaz si giocheranno un Giro che dopo 74 ore di corsa li vede separati da soli 43”, un distacco che lungo un Mostro del genere si può colmare (o raddoppiare) in cinquecento metri».
Da leggere
La rubrica “Settegiorni” di Francesco Verderami, dedicata ai rapporti fra Giorgia Meloni e gli altri leader europei («’Sta storia che sarei isolata mi ha stufato. Ma se sono diventata un infopoint h24…», avrebbe confidato a un ministro).
L’intervista di Paola Di Caro a Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia, che difende l’introduzione di una legge per il reato di femminicidio (nonostante la raccolta firme di un nutrito gruppo di giuriste per bloccarla) e aggiunge: «Oggi i ragazzi crescono più velocemente di un tempo e forse potrebbe essere utile anche valutare la possibilità di abbassare l’età dell’imputabilità da 14 a 12 anni».
L’intervista di Federico Cella a Daniel Ek, fondatore di Spotify.
L’intervista di Andrea Di Caro all’ex capitano ed ex allenatore della Roma Daniele De Rossi.
Il corsivo di Sergio Harari sui troppi silenzi e le strane assenze nella lotta al fumo (oggi è la Giornata mondiale senza tabacco).
L’intervento di Massimo Nava sulla guerra delle parole sull’Ucraina.
Il Caffè di Gramellini
Non è l’età
Ma è normale che una bambina di 12 anni si fidanzi e nessuno dica niente? si chiede il governatore campano De Luca a proposito del femminicidio di Martina Carbonaro.
Ma è normale, mi chiedo io, che la politica si ricordi di un tema importante come la precocità delle nuove generazioni solo e proprio davanti alla vittima di un femminicidio, salvo tornare a dimenticarsene da domani? Ed è normale che si parli dell’età della «bambina», anziché di chi le ha spaccato la testa con una pietra perché lei gli aveva rifiutato un abbraccio? Forse le uniche ragazze uccise per aver rifiutato un abbraccio sono quelle che si fidanzano a 12 anni? C’è da scommettere che, se ne avesse avuti 22, qualcuno avrebbe detto: ma è normale che girasse in minigonna a quell’ora, o che sia stata così imprudente da accettare un appuntamento chiarificatore? Tutto fa brodo, pur di non guardare l’elefante nella stanza: in pieno ventunesimo secolo ci sono ancora maschi che uccidono nel nome bestemmiato dell’amore. Ma è normale che la politica, oltre a farsi le stesse domande che si fa la gente al mercato e sui social, non provi mai a dare uno straccio di risposta che non sia solo punitiva, come l’insegnamento obbligatorio dell’educazione sentimentale nelle scuole di ogni ordine e grado (con corsi di recupero per gli adulti) per spiegare fino alla nausea che l’amore è il contrario del possesso e che la donna non è assimilabile a un telefonino o a un altro oggetto di proprietà? A 12 come a 102 anni.
Grazie aver letto Prima Ora e buon fine settimana (qui il meteo e qui un consiglio per il weekend: è il sito del festival Trame Sonore, a Mantova. La musica da camera come non l’avete mai ascoltata, a meno che ci siate già stati)
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venerdì 30 maggio 2025
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| Incel d’Italia, il populismo penale, una storia del caffè, Banksy a Marsiglia, Aristotele vs Platone, il derby del mélo-noir, la playlist |
 Banksy, Valentine’s Day Mascara
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di Gianluca Mercuri
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Bentrovati. Ecco il menu di oggi:
Chi sono gli incel italiani Ovvero i «celibi involontari», la macho-patologia di cui siamo tornati a parlare tra fiction – la serie tv Adolescence – e tragica realtà, quella dei femminicidi senza fine. Uomini che odiano le donne è ormai una frase fatta ma inquadra perfettamente il fenomeno, brutalmente retrivo nella volontà di riportare l’umanità all’età delle caverne: dove le caverne sono le nostre case e le nostre scuole, e le donne sono oppresse e abusate in ogni modo da uomini frustrati e inclini al sadismo. Giacomo Fasola e Martina Pennisi hanno realizzato una straordinaria inchiesta per 7, il magazine che è la nostra finestra sul mondo. È un lavoro che vi metterà – necessariamente – di cattivo umore. Ma vi farà capire molte cose di noi. Tutti noi.
Populismo penale Un’intervista lunga e approfondita sui temi di attualità giuridica e giudiziaria, dal decreto sicurezza al populismo penale, passando per il femminicidio e l’omicidio stradale. Alessandro ne ha parlato con Gianluigi Gatta, ordinario alla Statale di Milano e presidente dell’Associazione italiana dei professori di diritto penale.
La «bevanda del diavolo» Il caffè, in origine demonizzato, ha conquistato da tempo gli italiani. Nella sua storia si riflettono migrazioni, colonizzazioni e ingiustizie come la schiavitù, ma anche le sfide più attuali dei cambiamenti climatici e delle crisi geopolitiche. Elena ne ha parlato con Michele Oliva, autore de Il futuro del caffè.
Il nuovo Banksy L’ha dipinto a Marsiglia, ed è un omaggio a una pioniera del femminismo. L’occasione per riepilogare quello che sappiamo di questo genio (misterioso) del nostro tempo (il murale nuovo lo trovate sotto; in apertura c’è invece il magnifico Mascara di San Valentino, che sta bene con il pezzo sugli incel: una casalinga degli anni ’50 ha l’occhio nero dopo una lite col marito, ma gli ha dato il fatto suo, fino a sistemarlo nel congelatore).
Come Aristotele superò Platone Ovvero, come l’allievo andò oltre il maestro, costruendo un rapporto non più polemico con la tradizione greca. E affermando il ruolo fondamentale della poesia. Tutto spiegato da Mauro Bonazzi in una delle Lezioni del Corriere.
Recensioni parallele Paolo Baldini mette a confronto Mani nude di Mauro Mancini e L’amore che non muore di Gilles Lellouche: «In sintesi, Italia contro Francia all’insegna del noir (e del mélo)».
La playlist della settimana Due ritorni dal passato, con gli Stereolab e gli Sparks. Band di culto che tornano a far musica ed entrano di diritto nella playlist della Rassegna, aggiornata ogni venerdì con le migliori uscite della settimana.
Buona lettura, e buon weekend!
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| Rassegna delle inchieste (da 7) |
| Chi sono gli incel che uccidono le donne anche in Italia: dai corsi di Andrew Tate alla pillola nera (e gli uomini che dicono no) |
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| Giacomo Fasola, Martina Pennisi |
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«È quella schifezza di Andrew Tate». Lo pronuncia a mezza bocca il personaggio della detective Misha Frank durante una delle scene più drammatiche della serie tv Adolescence. La battuta, in Italia, non buca lo schermo: un po’ perché segue uno scambio toccante fra un padre (il detective Luke Bascombe) e il figlio Adam, un po’ perché Tate non è così noto nel nostro Paese.
Eppure è un personaggio chiave per comprendere «la manosfera» — la comunità online dei maschi misogini di cui fanno parte gli incel, i celibi involontari che la serie ha fatto conoscere al grande pubblico — e il modo in cui abitano e muovono Internet.
Trentotto anni, ex campione di kickboxing, incriminato nel Regno Unito per stupro e lesioni e indagato in Romania, Andrew Tate mette la misoginia al servizio dell’economia digitale, con successo. È un trumpiano di ferro, che ha creato un linguaggio e un sistema così performanti sulle piattaforme da aver costretto le stesse piattaforme a estrometterlo. Su TikTok aveva accumulato 11,6 miliardi di visualizzazioni sostenendo, tra le altre cose, che le donne sono proprietà degli uomini e devono «stare a casa, fare figli e preparare il caffè», e che le vittime femminili di stupro dovrebbero assumersi la loro responsabilità.
Poi è stato bannato, ma ha fatto in tempo a crearsi un seguito di account video rilanciati in loop, contenuti tagliati ad arte per massimizzare le visualizzazioni. È diventato un idolo della Gen Z, uno degli influencer più seguiti dai giovani maschi negli Stati Uniti secondo Piper Sandler. Parliamo anche di ragazzini di 11 o 13 anni.
Tate e le radici della manosfera
Interessante come Tate si assicuri la fedeltà delle sue giovani reclute, e qui entra in campo l’economia digitale: non solo propone l’immagine del vero uomo — atletico, ricco, dominante — ma attraverso la piattaforma Hustler’s University vende corsi di marketing e criptovalute promettendo guadagni da 10 mila sterline al mese. Ha raggiunto fino a 800 mila iscritti paganti. Fa formazione, guadagna e insegna a diffondere contenuti, compresi i suoi. E dà un messaggio chiaro: odiare le donne ti rende un uomo desiderabile e di successo.
Per alcuni, proprio il successo sembra oscurare violenza e misoginia. Lo si capisce anche senza addentrarsi nella cosiddetta manosfera italiana, ma limitandosi a leggere i commenti a un post su Tate su Linkedin. Un professionista con un nome e un cognome difende l’ex kickboxer sostenendo che «spinge i ragazzi a prendersi responsabilità, lavorare sodo, mirare in alto»; che le sue frasi sono «provocazioni studiate per attirare l’attenzione, non manifesti d’odio»; che «bollare tutto come misoginia equivale a confondere l’iperbole con l’intento reale, che è la crescita personale. Definire tossico e misogino un messaggio che produce autodisciplina e risultati potrebbe essere fuorviante».
Ecco dove affondano — e trovano terreno fertile — le radici della galassia manosferica: se soffri, se ti senti inadeguato, fai come me, diventa come me, lavora su te stesso e odia. Avrai successo.
Il mondo secondo gli incel
Nella manosfera, l’odio per le donne colpevoli-di-tutti-i-mali è il collante che unisce gruppi e soggetti anche molto diversi fra loro, l’elemento capace di tenere insieme gli «artisti del rimorchio» (pick-up artists) e gli incel. Tate è certamente rappresentativo di una parte della comunità, e in modo indiretto ma conseguente dei celibi involontari (involuntary celibate che abbreviato diventa «incel») e degli Mgtow (men going their own way) che rifiutano le relazioni per autodifesa dal femminismo. Perché si parla dei celibi involontari, allora, e non degli altri? Perché sono il gruppo a più alto rischio di radicalizzazione, quelli più propensi a prendere in mano la pistola e sparare, preferibilmente alle donne.
Il paradosso è che la parola «incel» è nata con un’accezione positiva. L’origine va cercata nell’Alana Involuntary Celibacy Project, un blog creato negli anni Novanta da una studentessa canadese queer per offrire uno spazio di ascolto alle persone che desideravano avere relazioni o rapporti sessuali ma non riuscivano a ottenerli. A dare origine al movimento incel per come lo conosciamo oggi — giovani uomini arrabbiati con le donne che negano loro il sesso, e quindi la felicità — è stato poi love-shy.com, creato proprio da una costola del progetto di Alana.
Abbiamo scritto che il cemento che tiene insieme i vari gruppi che compongono la manosfera è la misoginia, ma c’è di più. Tutte le frange condividono una visione del mondo e dell’universo femminile, che si concretizzano in un codice e un lessico estremamente specifici. Una lingua a sé, incomprensibile per i non adepti, che costruisce una barriera fra chi appartiene a quella galassia e chi no.
L’idea alla base di tutto è che la donna sia portata geneticamente a «ipergamare», cioè a cercare un partner di livello più alto rispetto al suo. Tutte le donne cercano lo stesso tipo di uomo, il maschio alfa dominante, mentre disdegnano i beta, remissivi, e disprezzano gli omega.
Le pillole, gli artisti del rimorchio e i lookmaxxers
Lo stereotipo dell’uomo che piace alle donne è il Chad, alto, muscoloso e sicuro di sé.Ma a influenzare le scelte femminili sono anche altri fattori, riassunti nella sigla «LMS»: look, l’estetica appunto, ma anche money (soldi) e status (prestigio sociale). Nella manosfera alle donne viene attribuito un punteggio, da 1 a 10, in base al loro «valore di mercato». Il corrispettivo femminile del Chad è la Stacy, molto attraente e inaccessibile, ma in generale tutte le appartenenti al sesso femminile sono NP: non persone.
C’è poi tutto il tema della pillola, preso in prestito daMatrix, film che Tate cita spessissimo. «Blupillato» è sinonimo di ingenuo, cieco, manipolato: hai preso la pillola blu, accetti la narrazione mainstream e credi nell’uguaglianza fra uomini e donne.All’opposto, chi ha scelto la pillola rossa vede la realtà per quello che è, ma non ha ancora perso le speranze. I lookmaxxers, per esempio, sono gli uomini che pensano di poter innalzare il loro valore di mercato attraverso la palestra o la chirurgia estetica (anche fai da te: c’è chi si rompe la mascella per renderla più squadrata e chi pratica il mewing, che consiste nel modificare la forma del viso posizionando la lingua sul palato).
C’è poi un terzo livello, la pillola nera, che corrisponde alla rinuncia: sei brutto, non farai mai sesso con una donna e non c’è nulla che tu possa fare per cambiare il tuo destino. I blackpillati sono i più pericolosi, perché convinti di non avere niente da perdere.
Il gentiluomo supremo
Sui siti incel americani si usa l’espressione «going ER»: significa fare una strage per vendicarsi dei rifiuti subiti. ER sta per Elliot Rodger, conosciuto nella manosfera come «il gentiluomo supremo». Il 23 maggio 2014 a Isla Vista, in California, Rodger uccise sei persone e ne ferì altre 14 prima di togliersi la vita.
Prima della strage il 22enne aveva inviato via mail un manifesto di 141 pagine in cui spiegava le ragioni del gesto: odio verso le donne che lo ignoravano (non aveva mai baciato una ragazza), invidia per gli uomini belli e sicuri sé, desiderio di vendetta nei confronti della società.
Isla Vista, la prima strage dichiaratamente incel, ne ha ispirate poi altre: le più gravi sono quelle di Chris Harper-Mercer (Roseburg, 2015, nove morti), Alek Minassian (Toronto, 2018, undici morti) e Jake Davison (Plymouth, 2021, cinque morti). Tutti omicidi compiuti da giovani uomini arrabbiati con le donne, direttamente o indirettamente ispirati da Rodger.

Lecce, 21 settembre 2020: Daniele De Santis ed Eleonora Manta (foto) uccisi da Antonio De Marco
I delitti incel in Italia
Nel nostro Paese il mondo incel viaggia su siti come Il Forum dei Brutti, che dopo il femminicidio di Sara Campanella ha raccolto decine di deliri misogini («il ragazzo la amava ma lei ovviamente non ricambiava. Si è scoperto successivamente che era fidanzata con un Chad tamarro tatuato da 8: è letteralmente quello che spiega la redpill, ragazza pretenziosa che pala i non chad e invece si fa trapanare dal malessere tatuato con le ossa facciali giuste»).
In Italia non sono mai avvenuti delitti dichiaratamente incel, ma alcuni, a posteriori, sono stati legati a quel mondo. In particolare il duplice omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta, uccisi il 21 settembre 2020 a Lecce da Antonio De Marco. Il 21enne, coinquilino di De Santis, aveva sviluppato un profondo risentimento nei confronti della coppia e della loro felicità. Sul suo diario mesi prima aveva scritto: «Ho deciso che se entro la fine di quest’anno non avrò una ragazza ucciderò una persona (…). Se il caso non vuole che Daniele e altre persone muoiano, allora deve farmi incontrare una ragazza che voglia stare con me».
De Marco viene spesso citato come un modello sui forum incel italiani, ma di recente anche il duplice omicidio di Chiara Spatola e del fidanzato Simone Sorrentino, uccisi il 24 aprile scorso a Volvera (To), è stato accostato alla galassia incel. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori l’assassino, il vicino di casa Andrea Longo, si era invaghito della ragazza e non accettava i suoi rifiuti. In un’occasione le avrebbe anche detto: «Lascia quel ragazzino e mettiti con me, che sono un uomo vero».
Sul Forum dei Brutti, un utente scrive in un thread sull’omicidio di Chiara e Simone: «Le situazioni di rifiuto le viviamo tutti, è un sistema programmato a tavolino affinché gli uomini siano sempre più stressati e le donne sempre più impaurite, per creare una popolazione facilmente manipolabile».
Donne slave e uomini vegetariani
Secondo un report della Commissione europea del 2021, i temi cari agli incel italiani sono la presunta eccessiva presenza di rifugiati nel nostro Paese, che avrebbe «un impatto sulla disponibilità di incontri», e l’usanza «tutta italiana di trattare le donne come principesse» che rafforzerebbe l’ipergamia.
Nel gruppo Telegram BlackPill Italia (789 iscritti) ci sono una serie di topic dedicati all’analisi pseudo-scientifica dei fenomeni umani a cui è interessata la comunità incel: uno è dedicato proprio alle «preferenze razziali e interrazziali delle donne» nella scelta del partner sessuale, in un altro si ragiona sulle donne di origine slava «simili alle italiane, ma con meno pretese estetiche». Sempre affidandosi ai dati, si discute anche dell’attrattività degli uomini vegetariani, che sarebbe più bassa.
Volvera, Torino, 25 aprile 2025: Simone Sorrentino e Chiara Spatola (foto) uccisi da Andrea Longo
Un altro spazio di riferimento per gli incel italiani è il blog ilredpillatore. Qui, tra le altre cose, è stata stilata una lista di 7 consigli per chi non trova una ragazza, dal ripiegare su donne più brutte a migliorare il prodotto e le tecniche di vendita (riecco Tate). A margine si invita a non odiare le donne: «Si odia il gioco, non il giocatore. Sono bravi tutti a giocare con le carte buone. Prendete la vita con sportività e cercate di essere felici. Se non potete amare le donne amate perlomeno voi stessi».
Autocoscienza maschile
Proclami a parte, in Rete le risposte a quella che è stata definita la crisi del maschio sono soprattutto queste: radicalizzazione incel e adesione a modelli ipermachisti. Fuori, invece, sono sempre di più i gruppi di uomini che provano ad affrontare e ribaltare gli stereotipi sulla mascolinità. Andrea e Filippo, 45 e 28 anni, hanno creato il Gruppo di autocoscienza maschile di Cesano Maderno, provincia di Monza-Brianza, che da otto mesi si ritrova per parlare, confrontarsi, costruire un nuovo linguaggio e nuove modalità di relazione.
«Ci sono tante cose che diamo per scontate e che invece occorre mettere in discussione: l’uomo dev’essere forte, deve risolvere i problemi, non può provare emozioni…», spiega Filippo. «Un tema che emerge spesso nei nostri incontri è la scarsa cura della propria salute fisica e mentale. È raro che un uomo condivida le sue difficoltà o chieda aiuto, nel gruppo cerchiamo di creare un ambiente in cui ci si abitui a parlare di sé».
«La domanda di partenza è: “Io mi piaccio?”. Perché spesso il problema riguarda noi stessi e non gli altri» prosegue Andrea. «Se la risposta è no, allora bisogna interrogarsi sulle ragioni. La società ci fornisce risposte preconfezionate: non sei abbastanza muscoloso, non ti vesti abbastanza bene, non hai successo. Ma quel “non mi piaccio” è sintomo di un disagio che merita ascolto. Dire che il problema sono il femminicida e l’odiatore patologico, considerarli delle eccezioni, è riduttivo. Il problema riguarda tutti gli uomini e serve creare uno spazio in cui non ci siano più “noi” e “loro”, ma solo noi, insieme».
IL GLOSSARIO
Manosfera
La comunità online dei maschi misogini di cui fanno parte gli incel, i celibi involontari che la serie Adolescence ha fatto conoscere al grande pubblico.
Mgtow
I Men Going Their Own Way, uomini che vanno per la propria strada: sono componenti di una comunità, perlopiù online, che avverte gli altri uomini
sui rischi delle relazioni romantiche
Chad/Stacy
Chad è lo stereotipo dell’uomo che piace alle donne: alto, muscoloso, sicuro di sé. Stacy è la versione femminile: attraente e inaccessibile.
Lms
Sigla che riassume i fattori che rendono un uomo attraente: look, money (soldi) e status (prestigio sociale).
Lookmaxxers
Uomini che sui social cercano risposte per migliorare la propria bellezza e innalzare il valore di mercato.
Blackpillati
Il termine è preso in prestito dal film Matrix e si riferisce al colore della pillola che ciascun uomo sceglie di prendere. Il Blupillato ha scelto la pillola blu: è ingenuo, cieco, manipolato, crede nell’eguaglianza fra uomini e donne; il Redpillato, pillola rossa, vede la realtà per quello che è, cioè l’enorme sproporzione di opportunità in ambito relazionale fra donne e uomini; i Blackpillati sono i più pericolosi perché pensano di non avere nulla da perdere: sono brutti e nulla potrà cambiare il loro destino.
PER SAPERNE DI PIU’
Un podcast di inchiesta, un thriller ricco di colpi di scena, un saggio che attraversa cinquant’anni di cinema, da Taxi Driver ad Adolescence, e per finire un romanzo sperimentale che non risparmia nulla sulla violenza del dark web e della manosfera Usa.
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| Rassegna giudiziaria |
| Il docente di diritto penale Gatta: «Uso simbolico della legge, ecco perché diciamo no al decreto sicurezza» |
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La cronaca nera incalza, porta sempre nuovi delitti e nuova indignazione. Ogni violenza attiva un cortocircuito. Spaventa l’opinione pubblica, con il contributo fattivo dei media. La politica, sempre più debole, trova nella paura una legittimazione. Promette più sicurezza. Fa la faccia dura, annuncia e approva nuove leggi. Nuovi reati nel codice, più pene, più carcere. Ma davvero è questa la strada giusta? Ne parliamo – in termini di politica del diritto ma soprattutto giuridici e filosofici – con Gian Luigi Gatta, ordinario di Diritto penale alla Statale di Milano nonché presidente dell’Associazione italiana dei professori di diritto penale.
Professore, ci pare che il fenomeno più rilevante negli ultimi anni sia l’uso simbolico del diritto penale. È vero? E in cosa consiste?
«È un fenomeno che si può ricondurre al populismo e che è in crescita non solo in Italia, ma anche in Paesi come l’Argentina di Milei, gli Usa di Trump, l’Ungheria di Orbán. Si punta tutto sull’effetto annuncio. Si toccano le corde della sensibilità dell’opinione pubblica, mandando messaggi all’elettorato su temi come le aggressioni al patrimonio, la criminalità da strada, la paura per lo straniero».
Funziona aumentare le pene? L’effetto deterrenza dovrebbe dissuadere dal commettere reati.
«Ci sono studi scientifici internazionali che testimoniano di un effetto molto relativo degli aggravamenti di pene. Basti pensare agli Stati Uniti: la pena di morte non ha fatto diminuire gli omicidi. Sono appena stato in Perù, a un convegno promosso dalla Banca mondiale su carcere e criminalità organizzata in America latina. È emerso che le carceri sovraffollate fanno perdere il controllo allo Stato e favoriscono la formazione al loro interno di bande criminali che operano poi all’esterno. Attenzione allora a continuare a riempire le carceri, se si ha davvero a cuore la sicurezza. Può sembrare paradossale ma è così».
La pena deve avere una funzione pedagogica? Cioè, ha senso introdurre norme per educare i cittadini?
«Se si configura un fatto come reato, lo si stigmatizza e si esprime un giudizio di disvalore per quel fatto; dunque è indubitabile una funzione di orientamento culturale delle norme incriminatrici. L’effetto può funzionare nel lungo periodo. Ma se si vuole continuare a vivere in uno stato liberale non si può pensare che il modo normale per promuovere l’educazione civile e l’etica pubblica sia sfornare reati e pene in continuazione, all’imporsi di ogni “emergenza” o fatto di cronaca».
Altrimenti, come scriveva la giurista Tamar Pitch, si finisce nel diritto penale etico.
«Sì, non nego la funzione pedagogica del diritto penale, il rischio sta nell’abuso. E qui richiamo l’attenzione del legislatore: il diritto penale va usato con il contagocce».
Pena e populismo vanno insieme?
«In un’udienza privata concessa a una delegazione di docenti di diritto penale in Vaticano, nel 2014, papa Francesco parlò proprio del populismo penale e dell’illusione di pensare che la pena sia una sorta di medicina che vada bene per tutti i mali. Quello che serve sono soprattutto politiche sociali, educazione, investimenti. Lo diceva anche Cesare Beccaria».
«Beccaria ha dedicato un paragrafo del suo Dei delitti e delle pene alla tranquillità pubblica. Spiegando oltre due secoli fa che è una chimera pensare che aumentando il numero delle leggi e dei reati si possa ottenere più sicurezza. Il modo migliore è prevenire i crimini, diceva, anche attraverso l’educazione. Oppure attraverso le strade pubbliche illuminate e le guardie agli incroci. Sa cosa le dico? Che il padre dell’illuminismo penale italiano ed europeo aveva ragione: un genitore che aspetta la sera che la figlia o il figlio tornino a casa è più sereno se sa che le strade sono controllate e non è rassicurato per niente dalla presenza di un nuovo articolo nel codice penale».
E invece si interviene quasi solo con lo strumento penale.
«Sembra la soluzione più rapida ed efficace. Ma la reazione penale deve essere l’extrema ratio. Bisogna puntare a contrastare i fenomeni che sono alla base della criminalità. La povertà e il disagio sociale, che sono correlati a mancanza di assistenza sociale, di posti di lavoro, alla gestione dell’immigrazione».
Assistiamo al dilagare di un diritto penale delle vittime: si distinguono i reati non per il fatto commesso, ma in base a chi lo subisce. E a un diritto penale delle intenzioni: si valuta la gravità di un reato non per il fatto commesso, ma in base alle motivazioni interiori.
«Sono categorie che appartengono alla storia. Abbiamo avuto il diritto penale della volontà, quello per tipi d’autore. Pensiamo al diritto penale del nemico, come il terrorista, con le leggi speciali degli anni ’70 o quelle dopo l’11 settembre. Ci si allontana così da un modello di diritto penale che guarda alla gravità del fatto come offensivo di interessi meritevoli di essere tutelati. Anche di fronte alle emergenze, effettive o meno che siano, vanno rispettati i principi costituzionali, tra i quali quello di proporzionalità della pena, oltre alla libertà di manifestazione del dissenso. L’esperienza italiana della lotta al terrorismo e alla mafia ce lo insegna».
Come valuta il diritto penale delle vittime?
«C’è un aspetto positivo nella crescente attenzione riservata alle vittime, troppo a lungo messe ai margini. È positiva, per esempio, la valorizzazione attraverso la giustizia riparativa, introdotta dalla riforma Cartabia. Ma attenzione a non sacrificare le garanzie dell’imputato. Un disegno di legge mira a inserire la vittima in Costituzione. Qui siamo all’uso simbolico delle riforme costituzionali. Il diritto penale serve già oggi a tutelare interessi individuali e collettivi che fanno capo alle vittime. Proclamarlo è inutile e rischioso».
Si aumentano le pene, ma poi si rende più difficile l’accertamento dei reati.
«È un’altra incoerenza, una schizofrenia del sistema. Si indeboliscono gli strumenti di indagine, come quando si limita a 45 giorni la durata massima delle intercettazioni. O si facilita l’impunità, quando si propone di reintrodurre la prescrizione del reato in appello e in Cassazione. Diciamo che ora sembrano convivere un’anima populista e giustizialista selettiva e un’anima garantista, che però è mossa dall’intento di tutelare solo alcune forme di criminalità. Se è vero, come avete scritto sul Corriere, che il 60 per cento degli italiani non pagano le tasse, seguendo la logica panpenalista ci sarebbe un’emergenza da affrontare subito con un decreto legge che aumenti le pene per chi evade. Invece il settore del penale tributario è stato anche di recente oggetto di condoni».
Il reato di femminicidio era proprio necessario? Non rientra nella casistica di cui stavamo parlando?
«È forse il caso più emblematico di uso simbolico del diritto penale. Non fosse altro perché è stato annunciato il 7 marzo. Peraltro, il femminicida più celebre, Filippo Turetta, è stato condannato all’ergastolo, senza bisogno del nuovo reato. La norma, poi, è configurata in un modo che la renderà molto difficile da applicare. Bisognerà dimostrare il dolo, che l’omicida abbia voluto uccidere una donna in quanto donna. Nei Paesi dell’America latina nei quali esiste questo reato, come l’Argentina, i colleghi mi dicono che viene raramente applicato proprio per questa difficoltà tecnica di accertamento. Basta la norma sull’omicidio».
Non sarebbe stato meglio introdurre un’aggravante? Anche se pure molte aggravanti rientrano nel diritto penale delle intenzioni. Cosa sono i futili motivi? Non sono futili tutti i motivi che portano a uccidere qualcuno? Ed è più grave uccidere qualcuno per divertimento rispetto al farlo per rivalità, inimicizia o rabbia?
«Se la volontà politica era quella di dare attenzione al fenomeno dell’uccisione delle donne, forse si poteva studiare una soluzione in questi termini, anche se a dire il vero non si avvertiva la necessità di una nuova aggravante. Tra quelle che portano all’ergastolo c’è già quella per chi uccide una persona legata da relazione affettiva, o per motivi abietti o futili, appunto».
A proposito di diritto penale delle vittime, ci sono anche gli omicidi stradali e quello sul lavoro, per ora solo proposto (dal Pd).
«Non solo, c’è anche l’omicidio nautico e, ci creda o meno, un reato specifico per chi uccide l’orso marsicano, introdotto in questa legislatura».
«Certo che sì. Se la reazione ai singoli fatti di cronaca è l’introduzione di un reato, rischiamo un sistema che esplode e che è illusorio. Il diritto penale, ribadisco, va usato con il contagocce».
Decreto sicurezza, voi dell’Associazione lo avete criticato duramente.
«Non tutto quello che c’è è da buttare a mare. Per esempio, è stato introdotto un meccanismo per ottenere in via più rapida la liberazione di un immobile occupato. Oppure l’utilizzo delle body cam, utili anche per acquisire elementi di prova e controllare l’operato delle forze di polizia».
Poca cosa rispetto al resto delle norme.
«Sì, in effetti nel complesso è un provvedimento per tanti aspetti criticabile e di dubbia legittimità costituzionale. Non eravamo mai arrivati a introdurre in un solo colpo 14 reati e 9 aggravanti e a considerare la resistenza passiva una rivolta. È grave che sia stato abolito il rinvio obbligatorio dell’esecuzione della pena per le donne incinte o madri di bimbi fino a un anno».
Finiranno negli Icam, gli istituti a custodia attenuata.
«Che sono solo quattro in Italia. E poi c’è il Daspo urbano. Qui segnalo un paradosso: il garantismo a corrente alternata. Perché sia vietato di circolare vicino a stazioni e aeroporti e in certe aree della città è sufficiente una denuncia, presa nei cinque anni precedenti. Gli stessi politici che hanno voluto questa norma protestano per l’incandidabilità che scatta dopo la condanna in primo grado. Sembra quasi che in un caso ci sia una presunzione di colpevolezza, nell’altro di innocenza. Invece, le segnalo, un po’ provocatoriamente, un’emergenza trascurata».
«I liberi sospesi. Sono 90 mila persone condannate a pene fino a 4 anni, che hanno avuto sospeso in automatico l’ordine di esecuzione, per una legge bipartisan del ’98, la Simeone Saraceni».
«Dalla fine degli anni 90 per fronteggiare il sovraffollamento, salvo per i casi più gravi, si sospende l’esecuzione della pena inflitta fino a 4 anni e si danno 30 giorni per chiedere una misura alternativa. Ma visto che ci sono solo 230 magistrati di sorveglianza, con una carenza di organico del 40 per cento dei cancellieri, si arriva anche a 6-7 anni di attesa. Nel frattempo questi 90 mila condannati definitivi (dati del ministero della Giustizia) sono liberi. È irragionevole, sul fronte della rieducazione: magari si sono rifatti una vita e dopo 5 anni devono tornare in carcere. E può essere pericoloso sul fronte della sicurezza, perché si tratta di condannati a piede libero. Sa però cosa servirebbe per risolvere questo problema annoso, che certo non è addebitabile solo all’attuale governo? Investimenti, denaro, non interventi a costo zero e non nuovi reati, che aumenteranno invece i liberi sospesi aggravando il problema».
Come valuta l’operato del ministro Nordio? Si era presentato come un garantista, alfiere del diritto penale minimo e delle depenalizzazioni.
«Mi pare che le depenalizzazioni siano state solo due, e a vantaggio dei colletti bianchi: l’abuso d’ufficio e il traffico d’influenze. Per il resto ci sono almeno 50 nuovi reati, 14 dei quali introdotti dal decreto sicurezza. C’è una vena populista molto forte nel governo. Servirebbe una legislazione non compulsiva, più meditata. Invece ormai si approvano leggi penali di continuo, peraltro con una qualità discutibile perché manca spesso la possibilità di emendamenti sia dalla maggioranza sia dall’opposizione. Sono stato un consigliere della ministra Cartabia e vice presidente della commissione Lattanzi e so che nessuna legge nasce perfetta, la discussione è fondamentale. E i correttivi pure».
C’è fretta di approvare nuove leggi.
«Il furore punitivo provoca qualche paradosso. Per esempio, è stata introdotta un’aggravante per lesione degli agenti di polizia. Senza accorgersi che un’aggravante c’era già ed è anche più severa. Quindi, per necessità e urgenza di tutelare le forze dell’ordine, per errore le si tutela di meno».
Sul decreto sicurezza si nota una convergenza nelle critiche sia dai magistrati, sia dagli avvocati, sia dai docenti di diritto penale. Venite mai consultati dal governo?
«Sì, direi che in linea generale è così. Ci piacerebbe, come Associazione, essere ascoltati di più dal ministero e dai decisori politici, ma finora non è accaduto».
Per finire, non è strano che docenti di diritto penale invitino a diffidare del diritto penale?
«Proprio chi conosce bene il diritto penale, impara a diffidare dall’abuso. È come il bravo medico che ti dice di non imbottirti di farmaci al primo dolorino».
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Rassegna economica
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Il caffè, la «bevanda del diavolo» che ha conquistato gli italiani (e presto potrebbe arrivare a costare 2 euro al bar)
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Quando arrivò in Italia, nella seconda metà del Cinquecento, venne considerato la «bevanda del diavolo» perché era amaro e causava dipendenza. Solo nel 1603, grazie a papa Clemente VIII, il caffè fu promosso a «bevanda cattolica». Originariamente venduto nelle farmacie, ha conquistato nel giro di pochi secoli le case degli italiani: oggi il 90% della popolazione adulta del nostro Paese beve caffè, un record mondiale. Il caffè è anche una lente potente per guardare il mondo: nella tazzina che beviamo ogni mattina, così familiare e conosciuta, c’è un microcosmo che unisce i continenti e mescola le vicissitudini del passato, con le tensioni del presente e le incertezze del futuro. Oggi, in particolare, è la spia di come le nostre abitudini di vita rischiano di essere travolte dai cambiamenti climatici (tuttora pressanti anche se ne parliamo sempre meno, come nota Daniele Manca nella sua videorubrica di oggi). Di tutto questo abbiamo parlato con Michele Oliva, biologo molecolare che ne Il futuro del caffè (Infinito edizioni) spiega le origini di questa bevanda, le differenze tra le specie di piante da cui è prodotta e le sfide che la attendono. A cominciare dal prezzo: nel 2026 nei bar potrebbe arrivare a costare due euro a tazza.
Quando abbiamo iniziato a bere caffè?
«Il primo scritto che lo menziona in Europa occidentale è un resoconto del 1573 del senatore veneziano Costantino Garzoni sugli usi e costumi turchi: lo descrive come una sostanza scura, basata sull’oppio e in grado di creare dipendenza. Nell’odierna Etiopia veniva usato già intorno al mille avanti Cristo: la popolazione Oromo ne sminuzzava i chicchi in palline che venivano consumate per i loro effetti stimolanti. Da lì, l’uso del caffè si estese nel sud della penisola arabica (da cui il nome della specie Arabica) e nello Yemen, dove nacque l’idea di tostare i semi, macerarli e poi mischiarli ad acqua calda per preparare una bevanda. Il primo carico ingente di caffè in Europa, infine, arrivò a Venezia nel 1624 e pochi anni dopo, nel 1632, a Livorno fu aperta la prima bottega europea di caffè, grazie a un commerciante di origine ebraica».
Dall’Europa il caffè si diffuso nel resto del mondo?
«Sì. All’inizio veniva prodotto solo in Yemen. Ma a partire dalla fine del Seicento diverse nazioni europee cominciarono a coltivare la pianta nelle loro colonie: la Gran Bretagna nei Caraibi, l’Olanda a Giava, la Francia in Giamaica, Cuba e Messico, il Portogallo in Brasile. Il caffè c’entra anche con la storia della schiavitù: gruppi di africani furono deportati nell’America centromeridionale anche per coltivare il caffè. Oggi i principali produttori di caffè sono il Brasile (a cui si deve il 39% della produzione mondiale), il Vietnam (17%) e la Colombia (7%), seguiti da Etiopia, Indonesia, Uganda, India e Honduras (tra il 5 e il 3%)».
Dove si beve più caffè?
«Nell’ordine, Stati Uniti, Germania, Francia, Italia. Ma se ne beve di più un po’ ovunque: dal 1964 a oggi il mercato globale del caffè è cresciuto del 190 per cento. Ha conquistato anche la Gran Bretagna: dove prima si consumava soprattutto tè, in dieci anni le tazzine di caffè bevute ogni giorno sono aumentate di 25 milioni».
Perché il caffè è diventato così caro?
«Per vari motivi concomitanti. I cambiamenti climatici hanno fatto diminuire la resa delle piante, cioè la quantità di frutti e quindi il numero di semi (i «chicchi») prodotti da ogni arbusto. Poi ci sono le questioni geopolitiche: i mercantili che portano il caffè in Europa dal Sudest asiatico e dall’Africa centrale una volta passavano dal Mar Rosso. Ora a causa degli attacchi degli Houthi devono circumnavigare l’Africa e il costo del trasporto aumenta. A questo si aggiunge il costo crescente dell’energia necessaria alla sua lavorazione, portato soprattutto dalla guerra in Ucraina. E il fatto che il prezzo del caffè viene stabilito da due mercati esteri: quello di New York per l’Arabica e quello di Londra per la Robusta, quindi il cambio con il dollaro e la sterlina gioca un ruolo importante. Infine ci sono le speculazioni, sia finanziarie che nella catena commerciale, favorite dal fatto che prima di arrivare dal produttore al consumatore, il caffè passa dalle mani di 11 figure diverse».
Perché il caffè è così suscettibile ai cambiamenti climatici?
«Le piante di caffè crescono nella zona compresa tra il tropico del Cancro e il tropico del Capricorno e l’Arabica in particolare si sviluppa in maniera ottimale a temperature che vanno dai 18 ai 22 gradi. Adesso a causa del riscaldamento globale le piante si trovano quasi sempre a temperature più alte e sono costantemente sotto stress, quindi crescono meno e fanno meno frutti. Inoltre l’aumento globale delle temperature favorisce la diffusione di alcuni patogeni, come funghi e insetti, che diventano più aggressivi e concentrati nel tempo. A questo si aggiunge che sono diminuiti gli uccelli che si cibano di insetti dannosi per la pianta del caffè. Infine ci sono i cosiddetti fenomeni avversi – come alluvioni e siccità – che stanno diventando più frequenti, più estesi nel tempo e più forti. Nella stagione 2023-2024 la siccità ha distrutto il 20% del raccolto in Vietnam. In Brasile gelo e siccità hanno decimato la produzione del 2022. Si stima che le temperature più elevate potrebbero dimezzare le aree idonee a coltivare il caffè entro il 2050».
Quindi significa che il prezzo salirà ancora?
«Se continuiamo così, aumenterà il prezzo e peggiorerà la qualità. Si stima che nel 2026 dovremo pagare 2 euro per un caffè al bar».
Noi come consumatori cosa possiamo fare?
«Intanto leggere l’etichetta, che contiene informazioni su come è stata cresciuta la pianta. Se il caffè è biologico, per esempio, significa che le piante sono state coltivate senza fertilizzanti chimici che producono protossido di azoto (un gas serra molto dannoso). Le certificazioni eco-friendly garantiscono che in almeno un passaggio della filiera di produzione sono stati usati metodi sostenibili, per esempio nella gestione dell’acqua o nel riciclo degli scarti di lavorazione. La polpa del frutto può essere usata per fare biogas, la buccia per fare infusi. In generale Messico e Perù sono all’avanguardia nella gestione sostenibile dell’acqua nelle coltivazioni di caffè. Infine c’è la certificazione fair trade, per garantire giuste condizioni di lavoro ai contadini. Dovremmo essere aperti a pagare qualche centesimo in più per di incoraggiare i produttori che coltivano e lavorano il caffè in modo sostenibile».
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| Rassegna dell’arte |
| Banksy riappare a Marsiglia (con l’omaggio a una pioniera del femminismo) |
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Il bollino ce l’ha messo lui stesso ieri, sul suo account Instagram: l’ultima opera di Banksy trasforma l’ombra di un dissuasore stradale nella forma di un faro, su cui sono incise le parole I want to be what you saw in me, «Voglio essere ciò che hai visto in me». Dove sia apparsa l’opera, il graffitaro senza volto che ha segnato gli ultimi decenni non lo dice. Ma un sito di suoi fan, Banksy Unofficial, ha subito svelato che si trova nel 7° arrondissement di Marsiglia, ovvero il quartiere di Le Panier, vicino al porto vecchio, dove (come in altre parti della città), i dissuasori a forma di faro (quellli che impediscono alle auto di invadere i marciapiedi) sono frequenti. Poco dopo, la conferma della Bbc, con l’esatta collocazione: Rue Félix Fregier.
Il Banksy apparso il 21 maggio a Marsiglia
Il sito indica anche il motivo che con ogni probabilità ispira l’opera: la barca di salvataggio MV Louise Michel, finanziata da Banksy e intitolata alla femminista e anarchica francese che nel 1871 fu tra i protagonisti della Comune di Parigi, e oggi è considerata dagli attivisti una pioniera della lotta al patriarcato e al colonialismo: Michel nacque proprio il 29 maggio del 1830. La barca, un’ex motovedetta della marina francese, gira da anni nel Mediterraneo per soccorrere migranti (due anni fa fu sottoposta a un fermo amministrativo con l’accusa di aver violato il decreto migranti del governo Meloni, che imponeva alle ong di effettuare un solo salvataggio alla volta).
Quanto alla scritta sul faro, sembra tratta dalla canzone Softly, del gruppo country americano Lonestar, una cui strofa recita I want to be what you see in me / I want to love you the way that you love me («Voglio essere quello che tu vedi in me / Voglio amarti come tu ami me»).
Volendo sbizzarrirsi nelle interpretazioni, il faro è Louise Michel – nessuna metafora è letteralmente più indicativa della via da seguire – ma potrebbe essere anche un’auto-esortazione, un impegno che Banksy prende con sé stesso, nel difficile ruolo di artista di riferimento dell’universo progressista mondiale, e dunque anti-establishment, eppure amatissimo dall’establishment, che in questi anni ha coinciso spesso con la sinistra ufficiale (e meno radicale). Il cui primato, però, è alquanto eroso dall’ondata populista-destrorsa.
Dal disarmo al pacifismo, dall’ecologismo all’animalismo, dalla Palestina ai migranti, senza trascurare l’Ucraina in cui andò nel 2022, anno dell’invasione russa: in effetti non c’è causa progressista-umanitaria che Banksy non abbia abbracciato con le sue opere e sponsorizzato con i suoi soldi, spesso tra mille difficoltà – l’albergo che ha aperto a Betlemme a ridosso del muro che separa i territori palestinesi da Israele, il Walled Off Hotel, è chiuso da quasi due anni per le tensioni che attraversano anche la Cisgiordania – ma tenere il punto sempre e su tutto non è semplice. Eppure Banksy non molla: l’ultima sortita prima del faro marsigliese risaliva a dicembre, su Instagram, con una struggente ed enigmatica Madonna con bambino: la Vergine allatta Gesù, che la guarda però tra timore e sconcerto, perché al posto del capezzolo sembra esserci un foro di drenaggio con una macchia rosso-ruggine, che evoca una ferita da proiettile o un altro tipo di lesione. Anche lì sono fioccate le interpretazioni: la maggioranza dei commenti ha optato per un riferimento alla carneficina in corso a Gaza, altri hanno suggerito una denuncia delle sostanze chimiche che contaminano il cibo (anche quello per l’infanzia, of course).
La Madonna con bambino del dicembre ’24
Come sempre quando Banksy si fa risentire (rivedere), vale la pena ripilogare in sintesi cosa si sa di lui:
- È salito alla ribalta all’inizio degli anni ’90, quando iniziò a a fare apparire i suoi disegni sui muri di Bristol.
- Ha fatto della tecnica dello stencil il suo marchio di fabbrica. Consiste in questo: si ritaglia su un supporto rigido una maschera in negativo della figura che si vuole realizzare. Poi si va in strada, si appoggia la sagoma su un muro e si spruzza la vernice negli spazi vuoti con lo spray.
- Si ritiene che Banksy sia nato a Yate, nel South Gloucestershire, all’inizio degli anni ’70, ma che si sia formato sulla scena musicale e artistica della vicina Bristol, patria di band come i Massive Attack e i Portishead, che hanno certamente ispirato il suo lavoro. All’inizio degli anni 2000 si è trasferito a Londra, dove ha affinato l’impronta satirica della sua street art.
- Il suo primo grande stencil murale – The Mild Mild West – apparve nel 1999 nel quartiere Stokes Croft di Bristol e raffigura un orsacchiotto che lancia una molotov contro tre poliziotti in assetto antisommossa.
The Mild Mild West, 1999
- A partire dalla metà degli anni 2000, Banksy ha assunto lo status unico di celebrità, ma anonima. Le sue opere hanno cominciato a spuntare in tutto il mondo e ogni apparizione si è trasformata in un evento mediatico. L’anonimato ha alimentato il suo mito, così come l’evidente riconoscibilità del suo stile, sempre all’insegna della denuncia sociale e politica e della presa in giro dell’autorità. Le sue mostre sono sempre sold out, le sue opere oggetto di devozione di fan vip come Brad Pitt, Paul Smith e Christina Aguilera.
- Nel 2018, una versione di una delle sue opere più celebri – Girl with Balloon – si autodistrusse pochi istanti dopo essere stata venduta all’asta da Sotheby’s per un milione di sterline.
- In questi anni, come è capitato anche a un’altra celebrità misteriosa come Elena Ferrante, diversi nomi sono stati collegati a Banksy: il frontman dei Massive Attack (e writer anche lui) Robert Del Naja, il 52enne di Bristol Robin Gunningham e il conduttore televisivo Neil Buchanan.
- Il nome su cui si è speculato di più è quello di Gunningham: nel 2008 il Daily Mail si disse certo che Banksy è lui, e nel 2023 la tesi è stata confermata dagli storici dell’arte Gianluca Marziani e Stefano Antonelli, tra i massimi esperti dello street artist. Sempre due anni fa, la Bbc ha riproposto un’intervista del 2003 in cui l’artista dice di chiamarsi «Robbie». Alle domande dirette, Robin Gunningham ha sempre opposto un no comment.
- Quanto a Del Naja, ha sempre negato di essere Banksy, ma ha detto di sapere bene chi è, essendo un suo amico. Anche Buchanan ha sempre smentito. Resiste poi la tesi secondo cui Banksy non è un individuo ma un colllettivo di artisti.
Insomma, il mistero è coltivato ad arte, tra probabili depistaggi e un sapiente marketing. Il gallerista inglese John Brandler si dice certo che il brand manterrebbe la sua forza anche se si scoprisse l’identità di Bansky, che comunque, dal suo punto di vista, «è un brillante uomo d’affari, molto intelligente», perché «non ha inondato il mercato».
Di certo, continua a inondare il mondo di opere geniali, in cui l’impegno civile non dà mai l’impressione di una spruzzata e via. Nessun mito, d’altronde, sopravviverebbe tanto alla finzione.
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| Le Lezioni del Corriere |
| Aristotele, lo studente geniale che andò contro il suo maestro |
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(Quello che segue è il testo di una delle oltre 70 videolezioni che fanno parte del grande progetto del Corriere pensato per ragazze e ragazzi tra poco alle prese con la maturità, ma anche per i genitori che non vogliano smettere di – o vogliano ricominciare a – imparare: tutte tra i 7 e i 10 minuti, le Lezioni del Corriere sono divise per materie e per argomenti: Storia, Filosofia, Fisica, Biologia, Letteratura greca, Letteratura latina, Letteratura italiana, Letterature straniere, Matematica)
La filosofia con Platone nasce polemica, in opposizione ad Atene, alla Grecia, ai suoi poeti e ai suoi valori. Con Aristotele, il grande allievo di Platone, la filosofia acquista un altro passo, procedendo in modo meno irruento, più paziente: è meno vivace, ma diventa più ordinata. E soprattutto costruisce un altro rapporto con la tradizione greca, meno polemico. Dove Platone attacca, Aristotele ricuce, mostrando che sapere tradizionale e sapere filosofico sono meno distanti di quanto non sembri.
La filosofia perde così parte della sua carica esplosiva, ma trova anche un suo posto all’interno della città, senza bisogno di crearne un’altra. Come hanno detto bene Giuseppe Cambiano e Mario Vegetti, la filosofia di Aristotele non è altro che un tentativo di disinnescare la miccia del platonismo. Il caso forse più illuminante riguarda il trattamento dei poeti, e più in generale dell’arte e della letteratura, in uno dei testi più importanti e influenti di Aristotele, la Poetica.
La polemica e la distanza sulla poesia
La discussione sulla poesia non è un tema secondario nel dibattito intellettuale del tempo. Sui poeti, e su Omero in particolare, s’impara a scrivere; dai poeti si apprendono le regole e i valori da seguire nella vita. In una parola, i poeti sono i maestri della Grecia; sono i depositari della sapienza e le guide per una giusta condotta: vale per Omero, il più autorevole di tutti («Omero ha educato la Grecia», si legge nella Repubblica, 606e), e vale per la tragedia, che per Atene è lo specchio in cui riflettersi: il teatro «rappresenta la città di fronte a se stessa, nel suo sapere condiviso, nelle sue esigenze morali, nelle sue crisi e nelle sue contraddizioni. In questo modo il teatro ha due funzioni: esso interpreta la città e insieme educa e forma il cittadino» (M. Vegetti). Non è molto lontano dalla verità l’Ateniese delle Leggi platoniche (701a), quando afferma che Atene non è una democrazia, quanto piuttosto una «teatrocrazia».
La poesia, insomma, non è un’esperienza individuale, come è per noi oggi: è un’esperienza collettiva della massima importanza. Inevitabile, dunque, che Platone la prendesse di mira, anche in modo molto polemico. Nel decimo libro della RepubblicaSocrate arriva addirittura a sostenere che chiunque abbia letto Omero e abbia più di dieci anni è ormai definitivamente corrotto e deve essere di conseguenza espulso dalla città. Indubbiamente, una tesi radicale, che Aristotele cercherà di moderare.
Le ragioni della critica di Platone sono sostanzialmente due. La prima è di carattere per così dire gnoseologico: riguarda il valore conoscitivo della poesia. La seconda critica è di carattere etico, e riguarda il valore morale del suo insegnamento. Quanto al primo punto, Platone è categorico: la poesia ci allontana da una conoscenza adeguata della realtà, perché ci devia verso realtà secondarie e inferiori, di nessun valore. È questo, in sintesi, il significato della celebre critica della poesia come «imitazione (mimesis) di un’imitazione» (la troviamo nel decimo libro della Repubblica).
Per Platone la realtà è in effetti duplice: c’è la vera realtà, quella del mondo delle idee perfette e eterne, a cui dobbiamo rivolgere la nostra attenzione; e la realtà secondaria, quella sensibile, imperfetta, caotica, delle nostre esperienze quotidiane, che di quella realtà perfetta è pallida imitazione. La poesia invece di guidarci verso la vera realtà ideale, si perde nella descrizione della realtà sensibile: è «un’imitazione di un’imitazione», insomma; e in quanto tale non ci offre nessuna conoscenza degna di questo nome: non serve a nulla. I poeti del resto – la tesi compare ovunque nei dialoghi –, dominati come sono da un’ispirazione irrazionale, non sanno ciò di cui parlano (ed è in fondo questo un ulteriore motivo di critica al loro indirizzo).
Ancora più grave è la seconda accusa, di cui non a caso si discute a lungo nel secondo e nel terzo libro della Repubblica. La poesia di Omero, e più in generale tutta la poesia greca, racconta di personaggi moralmente problematici, celebra gli dèi nei loro aspetti più discutibili: esalta eroi e dèi come esseri violenti, prepotenti, astuti e mai onesti, che sanno solo pensare a soddisfare i loro interessi più meschini (si pensi alle numerose violenze sessuali di cui si parla nei miti greci, o a quanti figli uccidono i propri padri, e viceversa). Incapace di condurre il suo pubblico verso un sapere utile, i poeti si preoccupano solo di intrattenerli piacevolmente, proponendo modelli negativi, diseducativi. Modelli, in altre parole, che esaltano gli aspetti deteriori dell’essere umano, le sue passioni più violente, presentandoli sotto una luce favorevole. Davvero è questo l’insegnamento che vogliamo impartire ai nostri figli?, è la domanda che riecheggia tra le pagine dei dialoghi platonici. Sono critiche incendiarie, indubbiamente. Aristotele cercherà pazientemente di spegnere l’incendio.
La replica di Aristotele a Platone
Consideriamo il primo punto, la poesia come imitazione (1447a14-27). Aristotele è d’accordo, e lo scrive chiaramente: la poesia è imitazione (mimesis). Ma non c’è niente di male, in questo, anzi, perché imitare è un primo modo per familiarizzarsi con le cose o con gli altri – è un primo modo per conoscere, insomma. Ed è per questo che c’è qualcosa di buono nella poesia: perché anche la poesia contribuisce a soddisfare quel desiderio di conoscenza che è parte della natura umana («si prova piacere nel vedere, perché accade che nel vedere s’impari»; «imparare è piacevolissimo, non solo per i filosofi ma anche per gli altri», 1448b13-18). La poesia, anzi, Aristotele può insistere, ha un valore conoscitivo molto positivo; non certo allo stesso livello della filosofia, ma più importante ad esempio della storia, che ci racconta solo i fatti particolari, «cosa Alcibiade fece o subì» in una data circostanza (1451b11).
La poesia invece ci aiuta a capire verità più generali, che ci riguardano – «l’opera del poeta non è dire le cose avvenute, ma quali potrebbero avvenire e cioè quelle possibili secondo la verisimiglianza o la necessità» (1451a37-39). «Perciò la poesia è cosa più filosofica e più seriamente impegnativa della storia: la poesia dice infatti le cose universali, la storia quelle particolari» (1451b5-8).
Pensiamo a uno dei bellissimi autoritratti di Rembrandt: non lo apprezziamo certo per le informazioni che ci dà sui vestiti (un autoritratto non è un selfie), ma per quello che ci rivela sulla nostra caducità e fragilità; sul passare del tempo e sulla nostra mortalità. In questo senso, come osserveranno Schopenhauer e Wittgenstein, la poesia e l’arte ci mostrano l’universale nel particolare, soprattutto in riferimento all’essere umano: la poesia e l’arte ci aiutano a svelare la natura degli esseri umani, i loro caratteri, passioni, comportamenti etc. Non è come la filosofia, certo, che cerca di raggiungere quelle verità universali di cui siamo in cerca nella purezza del concetto assoluto. Ma ha non poco da insegnare.
(Qui il testo completo e la videolezione di Mauro Bonazzi; tutte le Lezioni d’autore del Corriere sono accessibili, senza costi aggiuntivi, agli abbonati Naviga+ o Tutto+. Gli abbonati Digita+ possono chiamare l’assistenza clienti al numero 02 63 79 75 10 per aggiungere l’accesso illimitato a Corriere.it; qui trovate tutti i video, e qui l’offerta per regalare le Lezioni del Corriere e un anno di Corriere.it senza limiti a 12 euro).
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| Rassegna cinematografica |
| «Mani nude» e «L’amore che non muore»: Italia contro Francia all’insegna del noir |
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Cineconsigli per chi ha un cuore noir che batte nel petto:
- Mani nude di Mauro Mancini, racconto morale ambientato nelle arene dei combattimenti clandestini, passato alla Festa di Roma nell’autunno scorso.
- L’amore che non muore di Gilles Lellouche, romanzone sull’amore imperterrito e il diavolo che si diverte a metterci la coda, in gara a Cannes 2024.In sintesi: Italia, contro Francia nel segno del mélo.
MANI NUDE di Mauro Mancini (Italia, 2024, durata 124’, Medusa Film) con Alessandro Gassmann, Francesco Gheghi, Fotinì Peluso, Renato Carpentieri, Giordana Marengo Giudizio: 3++ su 5 Nelle sale dal 5 giugno
Ha l’incedere di un fumetto dark, si propone come una parabola moraleggiante, scorre via come una storia di violenza che dice no alla violenza, maneggiando più generi narrativi, coraggioso esempio di come, variando la giocata, il cinema italiano può fare gol. Trama. Il giovane Davide (Francesco Gheghi), fighetto nato bene, ma con uno straordinario senso di colpa – sapremo poi – per aver causato la morte di una ragazza conosciuta sulla spiaggia, finisce nella rete dei combattimenti illegali, a mani nude e senza regole, alimentati dalle scommesse clandestine.
Quando si entra nell’arena, non esiste alternativa: vinci o muori. Vale la legge del più forte, i lottatori diventano belve, mors tua vita mea. Il giro è retto da un boss con un occhio di vetro, tale Amato (Renato Carpentieri), mentre l’addestramento della truppa, nella pancia di un’oscura nave-scuola, è governato da Pietro (Alessandro Gassmann), ex fighter che tutti chiamano Minuto, in quanto ai tempi suoi nessuno resisteva ai suoi pugni più di un minuto.
Pietro è un duro, impassibile di fronte al dolore e alla morte. Ma è chiaro che dietro quella maschera covano antiche fragilità. Per Davide, che diventa un campione con il nome di battaglia di Batiza, si apre un brutale percorso di formazione, homo homini lupus, in cui entra persino una love story con la barista Eva (Fotinì Peluso). Mani nude è l’opera seconda di Mancini che guarda agli anime giapponesi e delinea un mondo parallelo in cui schiavi – gladiatori vengono mandati a morte per denaro.
È fedele al romanzo di Paola Barbaro e rimescola suggestioni darkeggianti del cinema di Matteo Garrone e Luc Basson e di film come Fight Club di David Fincher (1999) o Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti (2015). «Tu mi hai trasformato in un mostro», urla Davide a Minuto. «No, la violenza era dentro di te», risponde il guerriero. Il film, ideale per una serie tv, dura oltre due ore ed è come spezzato tra una prima parte con la descrizione dei combattimenti e una seconda in cui emergono i drammi psicologici dei personaggi.
L’AMORE CHE NON MUORE di Gilles Lellouche (Francia-Belgio, 2024, durata 166’, Lucky Red) con Adèle Exarchopoulos, FrançoisCivil, Benoit Poelvoorde, Elodie Buchez, Vincent Lacoste Giudizio: 3++ Nelle sale dal 5 giugno
Con L’amour ouf (L’amore che non muore) precipitiamo nelle tempeste del melodramma di lunghissima durata: quasi tre ore che sono un concentrato di commedia-tragedia umana. Come Jacques Audiard in Emilia Perez, Lellouche saltella in un pacchetto di suggestioni, trascinate all’estremo, diretto verso un tragico coming-of-age.
Siamo in una cittadina portuale nel Nord-Est della Francia negli Anni Ottanta. Divampa, dopo un inizio difficile, la love story tra gli adolescenti Clotaire e Jackie, interpretati da ragazzi da Malik Frikah e Mallory Wanecque, in età adulta da FrançoisCivil e Adèle Exarchopoulos. I due si incontrano, si amano di un amore disperato e vengono divisi dal destino.
Clotaire è un piccolo farabutto in forte carenza d’affetto, figlio di un operaio al lavoro in un gigantesco stabilimento sul porto, dove tutti devono fare i conti con paghe basse e il rischio di essere licenziati. Nessuno bada a Clotaire, nemmeno la mamma Elodie Buchez. Lui cresce come può, con un’inclinazione a rubacchiare, fare a botte, bulleggiare. La scuola la lascia presto e altrettanto presto s’incapriccia di Jackie, ragazza di buona famiglia, fan dei Cure, che vive con il padre antennista – elettricista (Alain Chabet) cercando di superare il trauma della madre deceduta. Il dramma è dietro l’angolo: durante una protesta operaia, viene organizzata una rapina, ci scappa il morto e Clotaire è ritenuto il responsabile. Siamo soltanto a metà film e molte altre tempeste stanno per arrivare.
Tratto dal romanzo Jackie Loves Johnser OK? di Neville Thompson, il film alza progressivamente il livello, correndo il rischio di esagerare nei dosaggi. Polar e rom-com si alternano, compresa la parentesi adolescenziale che ricorda Il tempo delle mele. L’affresco sociale è solo sfiorato, tengono banco le passioni e le deviazioni dei personaggi. Prevale il concetto che una società pestifera abbia rubato il futuro dei giovani. Alla fine, il racconto di un amour fou, una fiaba moraleggiante e spettacolarizzante, ma con il sospetto che lo chef abbia esagerato con sale, pepe e fantasia.
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| Rassegna musicale / 52 |
| La playlist della settimana, due ritorni tutti da sentire |
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Gli Stereolab non facevano un album da 15 anni, gli Sparks sono in giro dal 1971, quando da noi si ascoltava «Tanta voglia di lei» dei Pooh. Oggi ci dedichiamo al passato che ritorna per la nostra playlist con le migliori uscite della settimana, aggiornata ogni venerdì.
Stereolab – «Instant Holograms On Metal Film» – «Immortal hands»

Scrive Leonardo Clausi sul manifesto che gli Stereolab sono una band «necessaria» (come si dice per nobilitare i film pallosi). Ma di più: «Il loro agit-pop, caustico ma lieve, ostinato, psichedelico e citazionista e i loro gargarismi analogici retro-futuristi ci promettevano che non saremmo morti blairiani». Addirittura? Dice ancora che hanno portato avanti «una tradizione post-punk anti-thatcheriana» e denunciavano quel «retaggio colonialista» che con cui «oggi l’Eurovision Song Contest fa da colonna sonora allo sterminio di un popolo». Va bene, una volta assolta l’incombenza della decolonizzazione dei saperi, come dicono, possiamo anche ascoltarli. E non sono affatto male. Il loro tradizionale impasto di elettronica e krautrock melodico funziona ancora, eccome. Antonio Pancamo Puglia su Sentireascoltare dice che son molto cambiati ma neanche troppo: «Le uniche costanti sono l’impianto sonoro avant-psych-pop del chitarrista inglese e dei testi filosofici e il canto alla Nico della chanteuse francese». Modernariato sonoro, fantascienza onirica di un futuro che è già passato ma ancora affascina.
Sparks – «Mad» – «Drowned in a sea of tears»
Il claim del doc su di loro del 2021 recitava: «Il gruppo preferito del tuo gruppo preferito». Dentro c’era chiunque, da Beck ai Duran Duran, a dare il segno di quanto gli Sparks suscitassero un’ammirazione sconfinata nei colleghi. Non a caso son diventati band di culto. Questo è il 28° album della loro carriera, dal lontano 1971. Per capirsi, allora sulla tolda di comando negli Stati Uniti c’era Nixon, in Italia Giovanni Leone. E se gli Stereolab sono diversi ma uguali, gli Sparks sono diversi anche se poi un po’ uguali. Come ha detto il quasi ormai ottantenne Ron Mael a Rolling Stones: «Tutti i nostri album vengano fatti immaginando un ascoltatore che non sa niente di noi e ci sente per la prima volta. La domanda che ci facciamo è: cosa penserà questo ascoltatore?». Già, cosa pensarne? Ascoltiamoli un po’, prima di decidere. Ma non troppo, che l’8 luglio sono a Milano.
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venerdì 30 maggio 2025
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| Acciaio e sangue: il patto Putin-Kim |
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di michele farina
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Oggi «titoliamo» la newsletter sul nuovo, dettagliato rapporto che svela il patto tra il dittatore russo e quello coreano. Nel menù naturalmente anche gli sviluppi (caotici) della saga sui dazi, le notizie sulle guerre in Ucraina e a Gaza, i cinque musicisti della band «Fugitivo» uccisi in Messico, la mamma coraggiosa che in Egitto da mesi fa lo sciopero della fame, l’ultimo «ballo» di Elon Musk alla Casa Bianca, le 25 persone perdonate finora da Donald Trump, la nuova opera fantasma di Bansky, la stretta sulla moda della doccia di banconote ai matrimoni in Nigeria (fa alzare l’inflazione). In fondo, spazio alla prima «vacanzina» di papa Leone e una curiosità sul boom dei bidet negli Stati Uniti. Purtroppo, non nella versione originale italiana.
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| 1. «Negoziati in stallo, ci sarà incontro Trump-Xi» |
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| Diana Cavalcoli e Alessia Conzonato |
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Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che i negoziati commerciali con la Cina sono «un po’ in stallo» e ha suggerito che il Presidente Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping potrebbero essere coinvolti. «Direi che sono un po’ in stallo», ha detto Bessent all’emittente Fox News quando gli è stato chiesto dei colloqui commerciali con Pechino. «Credo che nelle prossime settimane avremo altri colloqui con loro e credo che a un certo punto potremmo avere una telefonata tra il Presidente e il Presidente del Partito Xi», ha aggiunto.

Le due maggiori economie mondiali hanno concordato questo mese di sospendere le tariffe reciproche per 90 giorni, con un’escalation a sorpresa nella loro aspra guerra commerciale dopo i colloqui tra i massimi funzionari a Ginevra. Con la tregua del 12 maggio, Washington ha accettato di ridurre temporaneamente le tariffe sulle importazioni cinesi al 30% dal 145%, mentre la Cina ha detto che avrebbe abbassato i suoi dazi sulle importazioni di beni americani al 10% dal 125%… (qui tutti gli aggiornamenti sulla saga dei dazi, le reazioni dei mercati, le prospettive).
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| 2. Dazi: cosa resta e cosa decade? |
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| giuliana ferraino e viviana mazza |
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Che cos’è esattamente la Court of International Trade (Cit) degli Stati Uniti, che ha giudicato illegali i dazi reciproci dell’amministrazione Trump?
È una corte federale, creata nel 1980 con sede a New York, con giurisdizione nazionale su dazi doganali; importazioni ed esportazioni; questioni di commercio internazionale, come le leggi antidumping o le misure di salvaguardia; azioni contro agenzie federali, ad esempio il Department of Commerce o la US International Trade Commission. La Cit non si occupa di controversie tra privati, ma di dispute tra operatori commerciali e lo Stato federale o casi in cui si contesta la legalità di politiche commerciali.

Cosa dice la sentenza della Cit?
La Corte ha ordinato l’annullamento immediato dei dazi imposti ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) e ha richiesto all’amministrazione di emettere entro 10 giorni gli ordini amministrativi necessari ad attuare l’ingiunzione permanente. Ma la Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Circuito Federale, con sede a Washington, ha accolto il ricorso del governo sospendendo «temporaneamente» la sentenza. Tutto quindi, per ora… (qui l’articolo completo).
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| 3. La Casa Bianca «cavalca» lo scontro con i giudici |
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viviana mazza
corrispondente da New York |
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All’opposizione dei tribunali, l’amministrazione Trump risponde con il vecchio repertorio adoperato durante la sua campagna elettorale di successo: «Giudici corrotti». E non importa che la decisione sui dazi sia stata raggiunta all’unanimità da tre giudici nominati da presidenti di entrambi i partiti — incluso uno nominato dallo stesso Trump.

Finora i giudici federali hanno bloccato parti importanti del suo programma per le espulsioni di immigrati illegali, hanno limitato lo sforzo di smantellare le agenzie federali e rallentato il licenziamento di massa dei dipendenti federali. Secondo un’analisi dell’università di Stanford, il 96% dei verdetti emessi a maggio dai tribunali distrettuali ha dato torto al governo americano. Ma la portavoce Leavitt citava queste «battute d’arresto» con orgoglio ieri , notando che «le ingiunzioni di tribunali nazionali contro la prima amministrazione Trump sono più della metà del totale delle ingiunzioni emesse in questo Paese dal 1963» e che «ce ne sono state di più in un mese solo contro Trump che in tre anni contro Biden». Lo fa per affermare che si tratta di un abuso di potere di giudici «radicali» non eletti… (qui l’articolo completo).
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| 4. Europa al bivio: trattare o mostrare i muscoli? |
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Per oltre 500 miliardi di euro di export europeo negli Stati Uniti e una sessantina di miliardi di export italiano si prospettano, fra quaranta giorni, dazi al 50%. O forse no. Magari i dazi saranno al 2,2%, come fino a poche settimane fa. O ancora al10%, come oggi, dopo essere stati al 20% nella prima settimana di aprile (…).
Giorgia Meloni e Ursula von der Leyen con Marco Rubio e Paul Vance
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| 5. L’uomo dei vini ha battuto Trump |
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(Viviana Mazza) Victor Owen Schwartz, il fondatore di V.O.S. Selections, importa vini artigianali, distillati e saké da 14 Paesi. La sua piccola azienda (ha una ventina di impiegati) è nata dalla passione per il vino trasmessagli da sua madre e da un viaggio in Francia trent’anni fa che lo convinse a lasciare il lavoro di banchiere per «seguire la mia gioia». È anche il principale querelante nella causa contro i dazi di Trump: il «Davide» che ha sfidato Golia. Parlando via zoom dal suo appartamento a Manhattan, con bottiglie di vino e quadri floreali sullo sfondo, non nasconde l’eccitazione «personale, per il settore, per le aziende americane in tutto il Paese e per il libero mercato. Penso che sia per questo che stiamo lottando».

Come ha saputo della vittoria?
«Non avevo idea che il verdetto sarebbe arrivato l’altro ieri anche se sapevo che stava arrivando. Stavo preparando la cena, ero andato al computer a cercare una ricetta per la pasta alle vongole e all’improvviso… (qui l’intervista completa).
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| 6. Studenti stranieri, accolta la richiesta di Harvard |
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Un altro giudice boccia Donald Trump. Questa volta, per il suo tentativo di intralciare le carriere degli studenti stranieri che intendono iscriversi ad Harvard e di quelli che già ne frequentano i corsi.
L’università di Harvard
Al termine di un’udienza durata poco più di mezz’ora, ieri la giudice federale di Boston Allison D. Burroughs ha prorogato per altri trenta giorni lo «stop», già deciso la scorsa settimana, al divieto imposto dall’amministrazione Trump all’ateneo circa l’iscrizione di matricole non statunitensi. Accolta, dunque, la richiesta di Harvard, che venerdì ha fatto causa al dipartimento per la Sicurezza interna. Giovedì il dipartimento aveva revocato, con effetto immediato, la licenza che consente all’università di accettare le iscrizioni di studenti internazionali. Il dipartimento, guidato da Kristi Noem aveva giustificato la decisione sostenendo che Harvard non aveva soddisfatto le richieste — avanzate in aprile — di fornire informazioni relative agli iscritti stranieri, compresi i loro registri disciplinari.
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| 6. Cosa c’è dietro l’addio di Musk al governo Usa |
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La nota mattutina da Washington del sito Politico.com si apre citando il fragore dei tappi di champagne saltati, nella capitale, all’annuncio dell’addio di Elon Musk al governo di Donald Trump. L’imprenditore aveva comunicato da tempo il suo progressivo ritiro: rimanendo nell’amministrazione per più di 130 giorni sarebbe diventato un dipendente a tempo pieno con tutti gli obblighi di trasparenza e di regolamentazione dei conflitti d’interessi ai quali non intendeva sottoporsi (…).
Trump non rompe con Musk che ha fatto più di chiunque altro per la sua rielezione ed Elon non attacca personalmente un presidente che ha in mano leve di governo capaci di incidere pesantemente sulle sue imprese, sostenendole od ostacolandole (oggi alle 13 ora americana ci sarà una conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca per sancire l’addio consensuale). Ma è evidente la delusione di Musk e anche una malcelata rabbia per non essere riuscito a bloccare l’affare più indigesto… (qui l’articolo completo).
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| 7. Il presidente ha perdonato 25 persone. Chi sono? |
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Dimmi chi vuoi perdonare e ti dirò chi sei. In un solo giorno Donald Trump ha concesso il perdono presidenziale a 25 persone e commutato le pene ad altre 9. E se c’è un’indicazione da dedurne, è che il capo della Casa Bianca ama evasori, bancarottieri fraudolenti, ladri di beni pubblici, politici corrotti. Soprattutto quelli che lo sostengono e finanziano le sue campagne. Tant’è. Fra i graziati spiccano i nomi dell’ex rappresentante repubblicano di New York Michael Grimm e dell’ex governatore del Connecticut, John G. Rowland, entrambi condannati per frode fiscale.

Ancora, quelli di Jeremy Hutchinson, condannato a 4 anni per aver accettato mazzette quando era senatore in Arkansas, e dei coniugi Julie e Todd Chrisley, due star televisive (foto sopra) che avevano truffato fisco e banche per 30 milioni di dollari per sostenere il loro tenore di vita. Quanto a Earl Lamont Smith, altro graziato, è sergente della riserva e fervente trumpiano, che nel 2010 rubò migliaia di computer di proprietà del governo, per rivenderli e intascare il guadagno. Dulcis in fundo, grazia anche per Imaad Zuberi, grande donatore di Trump, condannato a 12 anni per violazione della legge sul finanziamento elettorale e ostruzione della giustizia.
Un caso a parte e molto controverso è la commutazione di sei ergastoli decisa da Trump per Larry Hoover, già fondatore e capo della Gangster Disciples, banda criminale di Chicago che negli Anni Settanta arrivò ad avere 30 mila membri. In carcere dal 1997, condannato per omicidio, estorsione, riciclaggio e spaccio, Hoover, che ora ha 74 anni, non uscirà di galera perché deve ancora scontare 200 anni di condanna statale in Illinois. Uno dei più ferventi sostenitori del suo perdono, è il rapper Kanye West, che quando alla Casa Bianca ha perorato la sua causa, si è sentito rispondere da Trump: «Chi è? Cosa ha fatto?».
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| 8. Piano Usa per la tregua, Israele accetta, Hamas no (ma tratta) |
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giusi fasano
inviata a Tel Aviv |
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Israele accetta, Hamas per ora no. Il nuovo piano sul rilascio degli ostaggi e la tregua nellaStriscia di Gaza non ha ancora l’ok di tutte le parti.
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| 9. «Ho visto i miei nove figli carbonizzati» |
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Gaza, sono circa le due del pomeriggio del 23 maggio. La dottoressa Alaa al-Najjar sta lavorando al Nasser Hospital di Khan Younis, nel reparto di pediatria. Arriva la notizia di un bombardamento dell’esercito israeliano a meno di un chilometro da lì. Le informazioni sono confuse. Dicono che è stata colpita una palazzina davanti al Fares, il benzinaio. Alaa capisce che è vicino a casa. Anzi, forse è casa sua. Lascia tutto e inizia a correre. «Fermati, è pericoloso stanno sparando», le dicono i suoi colleghi. Ma lei corre come una disperata perché in quella palazzina ci sono il marito Hamdi e i suoi dieci figli (qui gli aggiornamenti sulla guerra).
Hamdi, marito di Alaa, e Rakan, 10 anni (a destra), uno dei bimbi morti nell’attacco
«Quando sono arrivata ho visto la mia casa a terra e i miei figli martirizzati, carbonizzati, irriconoscibili. Ho identificato solo il mio piccolo Rival, di 4 anni», racconta Alaa che risponde alle nostre domande grazie all’aiuto della nipote Samah al-Najjar, anche lei dottoressa… (qui l’articolo completo).
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| 10. Taccuino Medio Oriente |
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Arabia Saudita, Emirati e Qatar hanno comunicato agli Usa di opporsi a qualsiasi azione militare per fermare il programma atomico iraniano. Lo scrive il sito Axios confermando quanto già trapelato nelle scorse settimane.
Il Golfo Persico visto dallo spazio
Quattro punti.1) Per ora anche Donald Trump è su questa posizione e lo ha ribadito a Israele. 2) In passato sauditi ed emiratini erano in favore di manovre decise contro Teheran ma ora hanno scelto una via diversa: dialogo, dissuasione, contatti diretti con i mullah. Ed hanno accolto positivamente il negoziato diplomatico avviato da Washington con gli iraniani. Trattativa facilitata dalla mediazione dell’Oman, altro grande protagonista. 3) La posizione di Tel Aviv è sempre più isolata. Per anni Netanyahu ha portato avanti una strategia per coinvolgere i regimi del Golfo in uno schieramento anti-Iran e adesso si trova spiazzato. 4) Sono uscite indiscrezioni secondo cui il premier avrebbe deciso di condurre uno strike nonostante l’opposizione americana. Secondo gli osservatori le notizie sul possibile blitz sono parte della guerra psicologica ma anche il segnale che Israele considera questa opzione.
Siria. Lo Stato Islamico ha rivendicato ufficialmente due attacchi contro le nuove forze governative. I jihadisti hanno impiegato ordigni esplosivi nella parte sud del paese. Agli occhi dei militanti gli ex guerriglieri sono degli apostati.
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marta serafini
inviata a Odessa |
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Il Cremlino continua a giocare a carte coperte. Mosca rilancia la proposta di un nuovo incontro a Istanbul per il 2 giugno ma si rifiuta di comunicare in anticipo il contenuto del memorandum con il suo piano di pace rimproverando Kiev di richieste «non costruttive» e di stare prendendo tempo. «Per quanto ne so, non è ancora arrivata alcuna risposta dalla parte ucraina», accusa il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov mentre la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, spiega che Mosca invierà in Turchia la stessa squadra dei negoziati di metà maggio.
La famiglia Martyniuk ieri al cimitero: in lacrime il papà di Tamara, 8 anni, Stanislav, 12, e Roman, 17, uccisi in un raid russo domenica a Korostyshiv (Evgeniy Maloletka)
Niente faccia a faccia tra Putin e Zelensky, dunque. E forse nemmeno incontro tra le due delegazioni. Gli ucraini rilanciano al mittente le accuse. «Con Mosca le parole non funzionano. Persino il cosiddetto memorandum promesso e che dicono di aver pronto da oltre una settimana non è ancora stato visto da nessuno», scrive Zelensky su Telegram che parla di «un altro inganno russo» mentre il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Georgy Tykhy, spiega come la riluttanza di Mosca suggerisca che probabilmente abbia inserito nel testo «ultimatum irrealistici».
Uno dei nodi più difficili da sciogliere resta il no russo all’adesione di Kiev alla Nato e la «neutralità» dell’Ucraina. Il tutto mentre Donald Trump, dopo avere escluso nuove sanzioni a Mosca, resta a vedere proprio come a metà maggio. In questo quadro, durante un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, il segretario di Stato Usa Marco Rubio fa appello a «un dialogo costruttivo e in buona fede con l’Ucraina, come unica via per mettere fine alla guerra». Mediatore, ancora una volta, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che invita entrambe le parti a «non chiudere la porta finché rimane aperta». Ankara continua a tessere pazientemente la tela diplomatica: il ministro degli Esteri, Hakan Fidan, è partito ieri in treno dalla Polonia alla volta di Kiev, per un incontro con il presidente Zelensky, dopo i colloqui avuti nei giorni scorsi a Mosca con Putin e Lavrov. «Entrambe le parti» desiderano il cessate il fuoco, assicura il ministro turco, ma «hanno richieste diverse» per arrivare a questo risultato, che «devono essere conciliate, e a questo servono i negoziati e la mediazione» (qui gli aggiornamenti sulla guerra).
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| 12. Egitto: la mamma di Alaa, una lezione di resistenza |
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«Quando mio marito era in carcere ricordo di aver spiegato a mio figlio: esiste la polizia buona e la polizia cattiva. La polizia buona serve a spegnere gli incendi e prendere i ladri e farti girare sicuro per strada. La polizia cattiva a impedire che le persone normali provino a cambiare il governo. Oggi in Egitto non abbiamo che polizia cattiva».

Alaa Abd El-Fattah, il prigioniero politico più celebre in Egitto, è in prigione dal 2019 per un post su Facebook di sei parole. «Ha diffuso calunnie», recita la sentenza. Da allora la madre Laila Soueif, professoressa della facoltà di Matematica dell’Università del Cairo, non smette di battersi per il suo rilascio, e per tenere i riflettori della comunità internazionale puntati sulla sorte di suo figlio. Militante fin dagli anni Settanta delle proteste contro Sadat, vedova dal 2014 dell’ avvocato per i diritti umani Ahmed Seif El-Islam Hamad, padre di Alaa Abd El-Fattah, ha iniziato a settembre 2024 uno sciopero della fame contro l’ingiusto prolungamento della condanna di suo figlio, che a sua volta in carcere ha intrapreso uno sciopero della fame probabilmente interrotto dalle autorità con l’alimentazione forzata.
Da settembre 2024 Laila Soueif non mangia, e la sua sussistenza si basa su acqua, bustine di sali minerali, tè e caffè. Il figlio, dice, non ha nemmeno provato a dissuaderla. «Ci conosciamo troppo bene, e per molte cose siamo identici», ha detto lei al New Yorker. Il suo lungo ritratto-intervista, pubblicato nei giorni scorsi dal settimanale americano, è una lezione di resistenza.
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| 13. Svelato il baratto tra Putin e Kim Jong-un |
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Il Team di monitoraggio sulla Nord Corea costituito da 11 Paesi all’Onu ha presentato il primo rapporto sulla «cooperazione illegale tra Mosca e Pyongyang» in violazione delle sanzioni internazionali. Contiene i risultati del patto di mutua assistenza militare siglato da Putin e Kim nel 2024.
I nordcoreani hanno fornito all’Armata russa 20 mila container di attrezzature belliche, compresi 9 milioni di proiettili e razzi per l’artiglieria, 100 missili balistici, 14 mila soldati.

La parte più interessante del dossier riguarda la contropartita ricevuta dal regime di Kim: sistemi di difesa contraerea e per la guerra elettronica, dati per migliorare la precisione dei missili, petrolio e denaro.
Un baratto di acciaio e sangue, pagato con la vita da almeno 600 soldati del contingente nordcoreano nella controffensiva del Kursk (altri 4 mila sono rimasti feriti) e costato distruzioni e morti alla popolazione ucraina, perché i missili balistici mandati da Kim sono stati usati per colpire installazioni civili a Kiev e Zaporizhzhia.
Il rapporto degli investigatori internazionali rileva che i due premi più importanti e pericolosi ricevuti da Kim sono il sistema missilistico antiaereo Pantsir e dati utili per lo sviluppo missilistico.
Il Pantsir è stato disegnato dai russi per «abbattere aerei ed elicotteri, missili cruise, munizioni intelligenti e droni» e ha diverse versioni, una montata su camion e una per le navi.
I tecnici di Mosca hanno anche fornito ai colleghi di Pyongyang dati sulla precisione dei missili nordcoreani rilevati dai satelliti durante i test.
Oltre ai soldati che si sono battuti nella regione di Kursk lo scorso inverno, Pyongyang usa come merce di scambio i suoi lavoratori. Il Multilateral Sanctions Monitoring Team segnala che nel 2024 Mosca ha concesso 8 mila visti a civili nordcoreani «per motivo di studio». Sarebbe una copertura della loro vera attività di lavoratori per l’edilizia e il taglio dei boschi, settori dove serve manodopera per sostituire i russi chiamati alle armi. Il grosso dei salari ricevuti da soldati e operai viene incassato dal governo nordcoreano che lo reinveste nel settore militare.
Il Team di monitoraggio internazionale è stato costituito nel 2024 dagli Stati Uniti e altri 10 Paesi compresa l’Italia dopo che Mosca aveva posto il veto alla continuazione del lavoro della Commissione di sorveglianza sulle sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza Onu alla Nord Corea quindici anni fa, nel vano tentativo di fermare la corsa nucleare e missilistica di Kim Jong-un.
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| 14. Cinque musicisti uccisi in Messico |
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(Guido Olimpio) I cinque membri della band musicale «Fugitivo» sono stati assassinati nello stato messicano di Tamaulipas. Il gruppo era stato ingaggiato per esibirsi ad una festa organizzata dai Los Metros, braccio armato del cartello del Golfo. Secondo una versione delle autorità un criminale, identificato come Ulises Raga, alias El Fayuca, avrebbe eliminato i cantanti per questioni personali: si parla di gelosia per un contatto tra la sua ragazza e uno degli artisti.
Il presunto killer sarebbe stato allora consegnato dall’organizzazione alla polizia. I boss non volevano avere altri problemi e avrebbero risolto in questo modo il caso. Una delle tante storie che insanguinano il Paese dove la Legge è un dettaglio.
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| 15. La Nigeria vieta la doccia di banconote alle nozze (l’inflazione sale) |
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(Irene Soave) A chi pensa ancora che sia un po’ cafone indicare l’Iban degli sposi negli inviti ai matrimoni (forse lo è; lo fanno comunque quasi tutti; Matilde Serao nel suo Saper vivere spiegava giustamente che essere educati non è andare in giro a spiegare alla gente come usare le forchette, ma usarle bene noi e stare zitti) piacerà moltissimo l’elegante rituale matrimoniale nigeriano, il cosiddetto spraying. Lo «spruzzo». Parenti scelti degli sposi si presentano al banchetto nuziale con decine e decine di mazzette di naira, la valuta locale, in banconote di taglio piccolo (ma non troppo piccolo, per non essere miseri). Nelle danze sfrenate che seguono il banchetto si avvicinano agli sposi, li circondano, e iniziano a sbigliettare una banconota dopo l’altra addosso agli sposi in una pioggia di soldi a cui tutti gli ospiti partecipano. Le banconote si attaccano alle pelli sudate, si infilano nei vestiti, fanno da ventaglio a chi balla. Sono in teoria tutte degli sposi – è il dono di nozze, frutto di una colletta tra gli invitati – ma è considerato buona creanza lasciare agli ospiti qualche briciola. La doccia di denaro si ferma quando la sposa sorride in segno di soddisfazione; a volte è lo sposo a iniziarla, e lei mantiene un volto annoiato o scettico finché lo sbigliettamento non raggiunge una somma sufficiente (e pattuita in anticipo).

Da anni ci sono leggi che cercano di regolare questa pratica, così diffusa – soprattutto nella cultura Yoruba – da creare una sua specifica specie di inflazione e a volte vista come una forma di riciclaggio, e nessuno la ferma: Instagram pullula di video di matrimoni festeggiati con un diluvio di banconote, e lo spraying è un modo di festeggiare anche battesimi, compleanni, anniversari.
Ma negli ultimi due anni il naira, che vale 0,00056 euro, si è svalutato del 70%, e danneggiare le banconote (per esempio ballandoci sopra) è diventato un reato perseguito duramente. In più una legge anticorruzione appena varata, con il pretesto di una stretta sul contante e sul nero, punirà lo spraying persino col carcere. Nessun economista crede che vietare lo spraying risollevi le sorti del naira, e i commenti sui social fanno pensare che nessuno, ancora una volta, intende rinunciare a un rituale dei più amati. Davanti a club, ristoranti, alberghi che ospitano matrimoni a Lagos proliferano chioschetti che vendono, per un piccolo sovrapprezzo, mazzette di naira fresche di conio, in piccoli tagli, già pronte per essere usate come coriandoli. In questi giorni nessuno ha ancora chiuso. il naira, che vale 0,00056 euro, si è svalutato del 70%, e danneggiare le banconote (per esempio ballandoci sopra) è diventato un reato perseguito duramente. In più una legge anticorruzione appena varata, con il pretesto di una stretta sul contante e sul nero, punirà lo spraying persino col carcere. Nessun economista crede che vietare lo spraying risollevi le sorti del naira, e i commenti sui social fanno pensare che nessuno, ancora una volta, intende rinunciare a un rituale dei più amati. Davanti a club, ristoranti, alberghi che ospitano matrimoni a Lagos proliferano chioschetti che vendono, per un piccolo sovrapprezzo, mazzette di naira fresche di conio, in piccoli tagli, già pronte per essere usate come coriandoli. In questi giorni nessuno ha ancora chiuso.
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| 16. Il bidet che spopola in America non è italiano ma giapponese |
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Dal New York Times
Non nella versione italiana, però: occupa troppo posto, ha l’aria esotica, fa perdere tempo. Tanto che nelle case italiane vista lago che gli americani comprano con agio sempre maggiore viene addirittura tolto, perché «datato» (come in questo esempio che può far sanguinare il cuore a qualche nostalgico). No, il «bidet» che spopola negli Stati Uniti è chiamato così pur non essendo affatto un bidet: è la soluzione giapponese. Un doccino interno di acqua calda all’interno della commode (restiamo in un vocabolario borbonico).
È virale sui social anche lo spot americano, datato 1982, di un marchio giapponese di «bidet»: una giovane si stende una striscia di tempera blu sulla mano, e provando a pulirla con la sola carta igienica non fa che spanderla su tutto il palmo, che resta sporco e appiccicaticcio. Con innocenza chiede: non è lo stesso per il tuo sedere? È anche così che cambiano i costumi.
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| 17. La nuova opera di Bansky (nessuno sa dov’è) |
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(Irene Soave) Una domanda di cui nessuno sa la risposta è una domanda di cui nessuno sa la risposta: lo è anche per chi la risposta la cercherebbe, ma trova vana la ricerca – se nessuno l’ha trovata prima, vorrai forse riuscirci tu? Così la fama di impervietà di un enigma, negli anni, irrobustisce se stessa. Dieci anni fa una caporedattrice di questo giornale mi disse: perché non scopri chi è Banksy? Risposi con sarcasmo: certo, e tu perché non intervisti l’Araba Fenice? Feci qualche telefonata, posi svogliatamente qualche domanda, mi sentii suggerire indizi già molto sdati. Non avevo alcuna fiducia che avrei trovato alcuna risposta, e lasciai presto perdere.

Di Banksy, artista street e attivista, si sa che è un cinquantenne nato a Bristol, nel Regno Unito; alcuni procedimenti giudiziari contro «l’artista noto come Bansky» hanno chiamato, in sua vece, un tale Robin Gunningham la cui coincidenza con l’identità dell’artista non è stata però mai dimostrata; altre speculazioni, maturate negli anni, vogliono che Bansky sia in realtà un membro dei Massive Attack, un consigliere comunale di Pembroke Dock, in Regno Unito, il presentatore di un programma inglese per ragazzi. Negli anni queste voci si rincorrono e passano come onde, e Banksy riesce nell’impresa notevole di avere un account Instagram e rimanere anonimo. L’enigma che rafforza se stesso. E forse, anche, la fine della curiosità.
Non sorprende dunque che proprio su Instagram, 21 ore fa al momento in cui spediamo questa newsletter, Banksy abbia pubblicato due foto di una sua nuova opera e che nessuno, nell’epoca della geolocalizzazione millimetrica di ogni cosa e di Google Immagini e degli Ai detector, abbia ancora capito dove l’opera sia stata dipinta. L’immagine è quella di un muro beige, con un paracarro davanti: una finta ombra proiettata dal paracarro si estende sul muro e disegna la sagoma di un faro marittimo che emette luce, con il motto, in bianco, «I want to be what you saw in me». Voglio essere ciò che tu hai visto in me. Un gioco di luci e ombre. Sui social si rincorre qualche speculazione, non più vivace delle poche telefonate di prammatica che avevo fatto io, un decennio fa. Per qualcuno è a Marsiglia – si dedurrebbe dalla forma del paracarro – altri azzardano che sia disegnata con la Ai. C’è chi pensa che almeno uno dei due passanti che, nella seconda foto del post di Banksy, portano a spasso i loro cani lungo la parete dove è dipinta l’opera, possa essere Banksy in persona. A queste speculazioni c’è chi risponde tagliente, sempre nei commenti, «e perché non uno dei cani?». Sbadigli. Anche i siti delle testate giornalistiche di tutto il mondo, dalla Bbc in giù, titolano rassegnati che c’è un nuovo Banksy, nel mondo, «ma è un mistero dove sia». Forse qualche caporedattrice ha chiamato un collaboratore e gli ha chiesto: indaga. E quello ha risposto come me.
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| 18. Un Papa a Castel Gandolfo (dopo 12 anni) |
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Leone XIV visita a sorpresa Castel Gandolfo. E la cittadina sul lago, nota in tutto il mondo proprio perché ospita la residenza estiva dei Papi, con le ville pontificie e gli splendidi giardini, torna a sperare. Giovedì mattina il Papa, partito da Roma sul grande van blu notte che sceglie sempre per le uscite dal Vaticano, è arrivato per una visita al borgo «ecologico» Laudato sì, voluto dal suo predecessore (…).
Del Palazzo, costruito tra il 1623 e il 1629 per volere di papa Urbano VIII, che scelse l’area per la posizione panoramica e il clima mite, Francesco nel 2016 ne aveva fatto un museo.Senza andarci mai, nonostante le accorate richieste dei sindaci della cittadina: fino alla fine del pontificato, Francesco restò fedele al suo motto «Un Papa non va in vacanza»… (qui l’articolo completo).
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Grazie. A lunedì. Cuntrastamu.
Michele Farina
«America-Cina» esce dal lunedì al venerdì alle ore 13
Per segnalazioni e commenti scrivete a americacina@corriere.it
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