
Bavaglio, Pd e M5S: “Sostegno ai cronisti obiettori e a chi farà sciopero”
CONTRO L’EMENDAMENTO – Libertà di stampa. Ruotolo (Pd): “Neanche B. si era spinto a tanto”. Il 5Stelle Carotenuto: “Rischio di fake news”
DI GIANLUCA ROSELLI
Mettere in campo tutte le azioni di lotta possibili contro la legge bavaglio. A cominciare dal disertare la conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni, passando poi a una strenua battaglia in Parlamento e nelle piazze contro l’emendamento di Enrico Costa, fino allo sciopero dei giornalisti e la disobbedienza da parte di quei cronisti che sceglieranno di infrangere la legge. Questo è il quadro all’interno del quale si muoveranno le opposizioni – Pd, 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra – per fare in modo che venga ritirato il bavaglio alla stampa presentato dal deputato di Italia Viva – Azione, approvato alla Camera, che delega il governo a vietare la pubblicazione, anche per estratto, delle ordinanze di custodia cautelare fino alla fine delle indagini preliminari.
Atto politico contro cui alcuni giornali, in primis il Fatto, si stanno ribellando, nel silenzio assordante della stampa di destra e filogovernativa. “Nemmeno Silvio Berlusconi con l’editto bulgaro si era spinto a tanto. La libertà di stampa in Italia è sotto attacco da trent’anni e con l’emendamento Costa ha raggiunto il suo culmine”, afferma il responsabile dell’informazione del Pd, Sandro Ruotolo. Che aggiunge: “La questione è etica, perché l’articolo 21 della Costituzione difende non solo il dovere dei giornalisti a informare, ma anche il diritto dei cittadini a essere informati. La scelta della Fnsi di disertare la conferenza di Meloni è giusta, come anche lo sarà la scelta di non obbedire alla norma, che è anticostituzionale”. E a tal proposito al Nazareno si ricorda il messaggio alle Camere dell’ex presidente Carlo Azeglio Ciampi del 23 luglio 2022 in materia di pluralismo e libertà dell’informazione, proprio nel periodo dell’editto bulgaro di Berlusconi contro Travaglio, Biagi e Luttazzi.
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L’obiezione di coscienza è stata annunciata dal Fatto, ma anche dal capo della Procura di Potenza, Francesco Curcio, il quale ha detto che continuerà a rilasciare le ordinanze ai cronisti, anche perché non sono secretate. L’obiezione di coscienza, naturalmente, tocca l’incostituzionalità del provvedimento. “In Parlamento daremo battaglia e inviteremo il presidente Mattarella a non firmare la legge. Se l’emendamento Costa vìola la Costituzione, ogni atto di disobbedienza civile è legittimo e noi lo sosterremo”, osserva il deputato 5 Stelle, Dario Carotenuto. Il quale fa notare pure che “restringere la credibilità e l’autorevolezza dei giornalisti favorisce il propagarsi della disinformazione e delle fake news, come abbiamo visto durante la pandemia”. E comunque “tra Tele-Meloni in Rai, nuove norme sulla diffamazione e limiti alla libertà di stampa, dalla maggioranza è in atto un combinato disposto molto pericoloso: vogliono il pensiero unico”, aggiunge il pentastellato. Domani andrà in scena la conferenza stampa di fine anno della premier, senza la Federazione nazionale della stampa. “Io e la segretaria Alessandra Costante non ci saremo. Poi il 3 gennaio insieme ai comitati di redazione valuteremo le successive forme di lotta, compreso lo sciopero, se l’esecutivo non farà un passo indietro”, sostiene il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani. “In queste ore vedo molti cosiddetti garantisti schierati in favore dell’emendamento Costa. Ma è proprio la massima trasparenza a garantire la difesa dei diritti di indagati e imputati. Mentre c’è chi si nasconde dietro la bandiera del garantismo per difendere un’operazione oscurantista a tutto vantaggio del potente di turno”, sottolinea Di Trapani.
Tra l’altro, come ha ricordato la segretaria Costante, la pubblicazione degli altri atti non segreti delle inchieste penali è già vietata dal 2022 per effetto della legge Cartabia. Alla protesta e alle forme di lotta aderiscono tutti i presidenti degli Ordini regionali. Vedremo domani se, defezioni a parte, qualcuno solleverà la questione davanti alla premier Giorgia Meloni.
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