di Vincenzo D’Anna*
Successe già nel lontano 1968, allorquando la cosiddetta rivoluzione studentesca del “Maggio francese” infiammò le università e poi la società in tutta Europa e quindi il nostro paese. Ma anche quella transalpina andò a traino della rivolta nata nei campus americani, come Berkeley, a dimostrazione che ci sono luoghi nei quali la protesta ha una radice socioculturale e politica nonché posti ove si innesca per un semplice moto di emulazione, ossia è priva del primigenio contesto . Insomma, ci sono proteste che nascono da questioni oggettive e fondate, da movimenti culturali, da presupposti intellettuali, e quelle che, essendone prive, diventano un riflesso vuoto delle prime. Quando manca un’elaborazione culturale, politica e sociale, la protesta diventa un surrogato della violenza fine a sé stessa, una pulsione senza raziocinio, un saccheggio sistematico per procurarsi beni, un grumo di rabbia senza motivazioni. Ne consegue che i cosiddetti casseurs, ossia i demolitori, altro non sono che vandali e teppisti, ancorché sulle proteste di questi ultimi, che distruggono negozi, arredi urbani e monumenti nelle principali città del Belpaese, mettano il cappello i partiti di opposizione della Sinistra. Per questi ultimi lo sciacallaggio politico è diventato una cifra distintiva, la menzogna opportunistica lo strumento abituale per riempire un vuoto politico sempre più evidente. Il tentativo è quello di colmare ogni lacuna politica alzando i toni polemici e solidarizzare con qualunque moto di protesta, trasformandole in espressione di una contestazione al politica del governo di Giorgia Meloni. Proteste e violenze contro il caro bollette, il caro benzina, la presunta incipiente povertà, l’incapacità dell’esecutivo di tutelare le fasce deboli e, più in generale, di rendere la nazione un surrogato del paradiso terrestre, sono il mantra di questi oppositori. Insomma la nostalgia di quel inesistente mondo felice che i governi fallimentari della Sinistra e gli ultimi di Giuseppe Conte avrebbero lasciato in eredità al successore, con in dote oltre duecento miliardi di euro di debito da ripianare. Sulla stessa lunghezza d’onda si muovono le mosche cocchiere rappresentate dai giornali collegati ad una certa area politica e dai alcune reti televisive, con squadre di giornalisti d’assalto che tentano di cucire insieme la protesta dei camionisti, degli studenti, degli agricoltori e quella degli stessi vandali che saccheggiano le nostre città. Un fantomatico affresco che dovrebbe rendere visibile al popolo l’irreparabile disagio sociale che guida chi si ribella a Giorgia Meloni. Non c’è verso: chi non riesce a parlare di progetti concreti e fattibili, alternativi a quelli dell’esecutivo in carica, non può che condire il proprio agire con vuote, generiche ed inattuabili asserzioni propositive, utilizzare ogni occasione per. deprezzare e destabilizzare l’esistente. Insomma, in quel sacco vuoto che è il pensiero debole della Sinistra si raccoglie di tutto e il suo contrario: vario materiale di risulta, se non vera e propria immondizia politica. Anche quella prodotta all’estero, anche le “razzie” compiute da bande di vandali provenienti da altre nazioni, anche i minorenni che trafugano capi di vestiario nei negozi alla moda o saccheggiano i supermercati. Per dirla lapidariamente con una nota espressione partenopea: “Facite ammuina”. Calunniate e mentite ripetutamente: qualcosa resterà. Se questa è la strada imboccata dal Campo largo, non c’è da stare tranquilli, la campagna elettorale della prossima primavera si svolgerà non all’insegna della civiltà politica ed in un clima decentemente accettabile, ma tutt’altro. Tra quei minorenni che hanno devastato e imbrattato tutto a Milano, Torino e Roma, infatti, non ci sarebbero stati soltanto casseurs stranieri e “maranza” italiani ma anche bande di immigrati irregolari, il cui unico disperato scopo sarebbe quello di sobillare e mettere a ferro e fuoco le nostre periferie, facendole diventare come le banlieue di Parigi, ossia le aree periferiche che circondano la capitale francese. In parole povere e’ un aspetto della questione dei migranti clandestini che continuano a risiedere illegalmente in Italia, protetti dal buonismo e dal lassismo dei governi che li hanno considerati sempre e comunque una risorsa e non anche un possibile pericolo sociale. È eloquente che oggi questi diano oggettivamente man forte a coloro che li hanno tollerati e foraggiati in passato e si aggreghino, al momento opportuno, per costituire un blocco sociale funzionale agli interessi politici dei loro benefattori, passati e futuri – ossia la Sinistra – qualora questi riuscissero a riprendere in mano il governo del Paese e che, quindi, verosimilmente continuerebbero ad ospitarli, malgrado tutto. Ma negli scopi di quelle violenze non ci sono soltanto l’emulazione di quanto accade all’estero, la voglia di protagonismo degli “scappati di casa”, né una tacita reciprocità d’intenti con chi si oppone, a vario scopo, ad un governo di Destra che ha tra i suoi propositi quello di mettere ordine. In quella massa di incappucciati e violenti ci sono anche i nostri adolescenti, allevati da genitori che non li educano, ma li assecondano in tutto, anche nella pretesa di restare ignoranti e maleducati, eredi di un mondo senza sacrifici, sudore, regole e doveri . Non ragazzi che lottano per un ideale, per ambiare in meglio la società ma “bamboccioni” e cocchi di mamma che giocano a fare la rivoluzione.
*già parlamentare











