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[e-ste-tiz-zàn-te] |
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SIGN Eccessivamente attento agli aspetti formali, esteriori, estetici |
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propriamente, participio presente di [estetizzare], nel senso di ‘assumere modi da esteta’, cioè da seguace dell’[estetismo]; questo è derivato da [estetico], una voce dotta⬀ recuperata dal greco⬀ [aisthetikós] ‘percettivo, sensitivo’, da [aisthetós] ‘sensibile’. |
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es. «Quando i suoi discorsi prendono queste pieghe estetizzanti si perde un po’ il filo.» |
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(Parola difficile che mi è capitato di usare senza spiegarla; vediamo di fare ammenda perché è formidabile.) Partiamo dall’estetica: è una parola che ha le sue alpestri altezze filosofiche ma che ci ha fatto il favore di percolare nel discorso comune col significato di ‘bellezza’. Non considereremo qui le implicazioni del fatto che il greco aisthetikós abbia i significati di ‘sensitivo, percettivo’, e che non parli già di bellezza — e glisseremo sull’estensione dell’estetica quale disciplina perché in effetti ci interessa proprio la bellezza. Qui il discorso impone di dire in frasi ciò che è dibattuto in biblioteche. L’estetismo è stato un movimento artistico che prende abbrivo nella seconda metà dell’Ottocento: il culto della bellezza più sofisticata, dell’arte per l’arte, sono le sue cifre essenziali. È in questo bacino che troviamo come antesignano Lord Brummel, dandy di leggendaria eleganza, e quindi famosamente Oscar Wilde, con la bandiera del suo Il ritratto di Dorian Gray, fino a Gabriele D’Annunzio, con Il piacere e tanto altro. Sono l’Impero alla fine della decadenza, Si dice estetizzante ciò che si conforma ai canoni di questo estetismo; e però, accanto a questo significato storico, possiamo astrarre l’attributo di chi o ciò che ostenta una raffinatezza esteriore vuota, esagerata, pretenziosa; di un’eleganza vana, imperniata su preziosismi formali, di un’esaltazione irrazionale di comportamenti e modi còlti solo nella loro estetica. In parole più sintetiche, l’estetizzante è eccessivamente attento agli aspetti formali, esteriori. Difficile? Be’, pelare le patate è (talvolta) più facile, ma la via non è impervia. Posso parlare delle composizioni estetizzanti di certe foto profilo — che non rappresentano nemmeno lontanamente, sappiamo, la persona che ritraggono; posso parlare di come il romanzo si spenga in fantasie estetizzanti difficili da seguire e impossibili da sostenere; posso parlare del favore estetizzante verso una reazione violenta — che ha in testa un’epica cinematografica esausta fine a sé stessa. La precisione del significato, maturato attraverso decenni e secoli di esperienze culturali complesse, lo allontana da qualsiasi sinonimo, ma qualche paragone lo possiamo fare. L’estetizzante è un ennesimo vestito buono, insomma: non si può mettere in qualunque discorso — pena, il risultare estetizzanti. Ma di occasioni per usarlo, così netto e ricco com’è, in un mondo mondano ce ne sono eccome. |
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