di Vincenzo D’Anna*
Roma, 2 settembre 2026 – Sarà dipeso dal fatto che Sigfrido Ranucci sia ormai più una star televisiva che un giornalista, dotato di spiccate doti istrioniche e di notevoli capacità di affabulatore, assurto a icona di un giornalismo d’inchiesta a senso unico, gradito e funzionale agli interessi della sinistra che si oppone a Giorgia Meloni con la bava alla bocca. Fatto sta che ha calamitato tutti i riflettori, mentre Valter Lavitola sembra essere diventato un semplice comprimario, ancorché reo confesso del ruolo di mandante dell’attentato al direttore di Report. Un ruolo che, a suo dire, avrebbe assunto a fin di bene e per amicizia, con l’intento di far rafforzare la scorta all’amico. Un movente che non sta in piedi e che non convince gli inquirenti, i quali lo hanno arrestato e perquisito per verificare se quel gentile pensiero dinamitardo avesse, invece, ben altre motivazioni. Tuttavia, i rapporti tra vittima e carnefice si sarebbero mantenuti ottimali e, caso ancor più strano, finora non è uscita una parola di riprovazione dalla bocca della vittima, né alcun intendimento di denunciarne la condotta all’autorità giudiziaria. Eppure, nel momento della deflagrazione, sarebbe potuto restare ucciso o gravemente ferito un passante, un congiunto del giornalista o un amico che si fosse trovato nei paraggi dell’abitazione. Per Sigfrido è come se gli fosse stato recapitato un…omaggio floreale oppure una cassetta di vino pregiato! Un gesto di amicizia un tantino rumoroso. Lavitola, del resto, ha sostenuto di aver agito “per il bene” di Ranucci, ma la sua versione è ancora al vaglio degli inquirenti. Parimenti, finora, si è discusso poco dell’altra amicizia stretta di Sigfrido: quella con una persona oggi indagata per una vicenda riguardante l’acquisizione e la conservazione di dossier, documenti e dati sensibili. Si tratta di Gian Gaetano Bellavia, collaboratore e coautore di diverse inchieste di Report, commercialista molto noto e consulente di numerose Procure, ma al tempo stesso consulente tecnico della trasmissione. Bellavia aveva denunciato il 13 marzo 2025 la sua ex collaboratrice, Valentina Varisco, accusandola di avere copiato e sottratto dallo studio circa 1,35 milioni di file. Nell’inchiesta è poi comparso un documento di 36 pagine contenente un elenco di 104 persone, tra politici, imprenditori e altri personaggi noti, i cui dati sarebbero stati presenti nell’archivio. La Procura di Milano ha successivamente iscritto Bellavia nel registro degli indagati per un’ipotesi di violazione della privacy. L’accusa di dossieraggio è nata anche dall’esposto presentato da Maurizio Gasparri, parlamentare di Fi, che ha chiesto di fare chiarezza sull’utilizzo e sulla conservazione di quel materiale. Bellavia ha respinto l’accusa di dossieraggio e ha sostenuto che l’archivio rientrasse nella documentazione professionale che, in quanto consulente delle Procure, aveva titolo e obbligo di conservare. Ha inoltre negato di aver passato a Report materiale riservato acquisito nell’ambito degli incarichi giudiziari, sostenendo il contrario. Il Garante per la protezione dei dati personali ha aperto un’istruttoria e bisognerà attendere gli accertamenti per capire se la conservazione di quell’archivio configuri un trattamento illecito di dati riservati. Ma non e’ questo il punto, E tuttavia la cosa in sé poco interessa ancorché regga poco, sotto il profilo deontologico e logico, ma soprattutto politico ed etico Ranucci. Egli operava e con modalità oblique bazzicava ambienti ed amicizie particolari, d ben conosceva la doppia veste di Bellavia. Insomma, viene da chiedersi se una parte delle inchieste a carattere finanziario e fiscale di Report fosse davvero frutto soltanto di autonome indagini giornalistiche o anche dell’utilizzo di materiale acquisito attraverso canali professionali e giudiziari. È una domanda, non una sentenza: ma è una domanda che merita una risposta. Il tutto si compendia con un’altra statistica: quella tra la gestione di Report affidata a Milena Gabanelli, che distribuiva le proprie inchieste in maniera quasi equanime tra gli schieramenti, e quella di Ranucci, accusato di avere concentrato l’attenzione soprattutto sul centrodestra e, in particolare, su Giorgia Meloni. In definitiva, il nostro eroe rischia di apparire come uno dei tanti tirapiedi travestiti da giustiziere. Sì, è vero: Sigfrido sarebbe proprio un ottimo leader di questa sinistra e delle sue eroiche icone di cartapesta.
*già parlamentare











