Elezioni amministrative: Venezia, o cara…

di Vincenzo D’Anna*

 


A beneficio di coloro che non seguono l’opera lirica e a chiarimento del titolo di questo articolo di commento sulla tornata elettorale amministrativa appena conclusa, occorre richiamare il celebre duetto d’amore cantato da Violetta e Alfredo nell’atto finale de La Traviata di Giuseppe Verdi. I due protagonisti dell’opera sognano di fuggire insieme dalla città per potersi recare nella “Ville Lumière” francese, ove vivere il loro amore liberi da ogni condizionamento sociale, sospirando: “Parigi, o cara…”.

Allo stesso modo Elly Schlein, recatasi a Venezia, unico capoluogo di Regione interessato al rinnovo del Consiglio comunale oltre che della Città metropolitana, aveva annunciato il proposito che la vittoria del cosiddetto campo largo nel capoluogo veneto avrebbe aperto la strada alle future e progressive sorti del Centrosinistra in Italia, nella prossima tornata dedicata alle elezioni politiche.

Una rosea previsione corroborata dal fatto che l’amministrazione comunale veneziana dell’ex sindaco Luigi Brugnaro era stata investita dallo scandalo dell’inchiesta giudiziaria “Palude” della Procura lagunare, con accuse di concorso in corruzione e il conseguente rinvio a giudizio di una trentina di imputati.

Tuttavia il Centrodestra ha vinto la sfida nella città della laguna: è stato eletto Simone Venturini con il 56% dei consensi, ai quali ha contribuito in maniera decisiva il risultato ottenuto dalla sua lista civica, capace di raccogliere il 32% dei voti, ossia oltre la metà dei suffragi attribuiti complessivamente ai partiti della coalizione.

Un dato da rimarcare, quest’ultimo, perché conferisce alla vittoria del Centrodestra un significato particolare: i partiti hanno puntato più su una proposta di immagine civica che su una proposta di marca strettamente politica.

Se ciò sarà tenuto in conto anche in futuro, occorrerà che il Centrodestra attinga alla cosiddetta società civile, individuando elementi capaci di attrarre il voto oltre le contrapposizioni ideologiche e le dinamiche parlamentari.

Insomma, a Venezia il Centrodestra vince con il “campo larghissimo”, quello che si apre al contributo degli esterni e mette da parte gli eterni professionisti della politica. Un uomo di sinistra come Massimo Cacciari ha riconosciuto la bontà di questa scelta, proponendola come modello anche per il campo progressista.

Egli rimprovera al Partito Democratico di aver perso la spinta riformista e di essersi avvitato in una difesa dell’esistente, fino a sfociare in una politica che spesso si avvicina al populismo, ossia alla semplificazione di problemi complessi.

Più in generale, per le altre città al voto non si può parlare di una vera e propria sconfitta del Centrodestra, confermando quanto siano diversi i risultati locali rispetto ai referendum e ai test nazionali.

Alla gente interessa soprattutto ciò che incide sulla vita quotidiana e il voto tende sempre più a essere “di pancia”, meno ideologico e più legato a percezioni immediate.

Così Vincenzo De Luca vince ancora a Salerno, personalizzando la competizione elettorale e vestendo i panni dell’“uomo forte”, mentre cresce l’astensionismo e il personalismo politico.

Una citazione merita la debacle del Centrodestra in provincia di Napoli, dove la sinistra si afferma nei principali comuni dell’hinterland, riaprendo interrogativi sul rapporto tra il Centrodestra nazionale e la Campania.

Una classe dirigente locale spesso percepita come debole e subordinata alle dinamiche romane, più attenta alla sopravvivenza politica che alla costruzione di un reale radicamento territoriale.

Già parlamentare