|
| La Cinebussola |
| «Gli occhi degli altri», Andrea De Sica esplora un femminicidio celebre degli anni ’60 |
|
|
|
|
Filippo Timi e Jasmine Trinca in «Gli occhi degli altri», di Andrea De Sica
Ha molto fascino l’idea di Andrea De Sica di ricostruire con Gli occhi degli altri la (fasulla) spensieratezza degli Anni Sessanta attraverso una storia liberamente ispirata alla triste vicenda dei marchesi Camillo e Anna Casati Stampa, altolocata coppia dell’Italia bigotta del Boom economico, della borghesia al galoppo, della Democrazia cristiana e del comune senso del pudore. Lui nel 1970 uccise lei e il suo giovane amante con una fucilata e si suicidò. «Questo è un film che guarda al passato per parlare del presente». De Sica cambia nomi e ambientazione. Aggiunge, toglie, modifica, anche parecchio, per ritrovare un riflesso di attualità in quello che molti considerano uno sciagurato modello di femminicidio.
Entrano in gioco la prevaricazione maschile e la sottomissione della donna. Temi delicati che il quarantaquattrenne De Sica – figlio del musicista Manuel e nipote di Vittorio De Sica, quattro premi Oscar – affronta con quattro obiettivi: 1) raccontare – sono parole del regista – «una tragedia che si consuma sotto il sole di un’isola, le stagioni di una relazione che si trasforma in un incubo, l’occasione per esplorare il confine tra amore e violenza»; 2) descrivere un’epoca fervente e codina, con molte ombre; 3)costruire atmosfere rarefatte, dove metafore e significati si specchiano in una rappresentazione naturalistica che coniuga ossessione, perversione e una patologica sensualità;4) scandagliare le psicologie di uomini e donne portati all’autodistruzione, vittime e aguzzini, profondamente immersi nella mentalità patriarcale.
Lo schema è quello del thriller a sfondo erotico-voyeuristico che allude anche alle lusinghe del cinema. Le citazioni si sprecano: canzoni, libri, film e fatti di cronaca nera. Ambientato sull’isola di Zannone nell’arcipelago delle Pontine, oggi abbandonata, Gli occhi degli altri segue la passione bruciante tra il marchese Lelio (Filippo Timi) che per vincere la noia organizza feste trasgressive, pettegole, cattive, ben oltre le regole del perbenismo corrente, e la spregiudicata Elena (Jasmine Trinca), segnata da un’oscura malinconia. Lei, bellissima, precipita nella vita di lui come un fulmine. Dopo il primo amplesso nel piccolo faro dell’isola trasformato in alcova, l’amore tra i due si fa travolgente e il sesso diventa la chiave del rapporto. Presto però quell’unione fatta di possesso e perversione diventa un inferno, uno scandalo. Elena si offre agli sguardi altrui, senza pudori. Tutti sanno, tutti fingono di non sapere. Il limite viene superato quando Lelio arriva a pagare gli amanti della moglie e poi filma i plurimi amplessi. Il vizio diventa una prigione, una follia, una condanna. Elena, inizialmente consenziente e persino compiaciuta, capisce di essere in un vicolo cieco. E cerca di spezzare le catene che la legano a Lelio.
La salvezza sembra essere l’incontro con il ventenne Cesare (Matteo Olivetti). Il film si chiude nel giorno di Capodanno del 1970. Una festa in maschera, certi filmini spudorati, la richiesta di divorzio di Elena, i colpi di fucile. L’isola è una gabbia dove il desiderio diventa tossico. De Sica, che ha scritto la sceneggiatura assieme a Silvana Tamma e a Gianni Romoli, rende omaggio al nonno con Parlami d’amore Mariù e parla di un alterato bisogno d’amore che porta al dramma, delle dinamiche di potere all’interno della coppia, della passione degenerata che diventa dannazione. Pur con qualche esitazione nello sviluppo della trama, il film – sostenuto dalla fondazione Una Nessuna Centomila contro la violenza sulle donne – risulta concentrato, profondo, intonato, una specie di requiem dell’amore romantico. Un calibratissimo, umbratile Timi centra un’interpretazione di straordinaria efficacia mimetica e psicologica. Ed eccellente è anche Jasmine Trinca, disposta a spendersi come mai aveva fatto finora per incarnare la sua sventurata eroina, prima complice e poi vittima.
GLI OCCHI DEGLI ALTRI di Andrea De Sica
(Italia-Belgio, 2025, durata 90’, Vision Distribution)
con Filippo Timi, Jasmine Trinca, Matteo Olivetti, Alberto Paradossi, Anna Ferzetti, Roberto De Francesco
Giudizio: 3 ½ su 5
Nelle sale
|
|
|
|
|
|
|
|