Campania, faida in FdI tra Cirielli e Fitto: la destra non trova il nome

Il viceministro vuole il figlio in Consiglio regionale
Campania, faida in FdI tra Cirielli e Fitto: la destra non trova il nome

In origine l’evento era stato organizzato per lanciare il candidato alle Regionali in Campania. Invece “Spazio Sud”, la due giorni a Paestum organizzata da Fratelli d’Italia, che inizia oggi e vedrà alternarsi quattro ministri tra cui il padrone di casa Matteo Piantedosi, si aprirà senza il nome scelto per le prossime elezioni. A complicare le cose c’è che lo stallo è dovuto a uno scontro tutto interno al partito di Giorgia Meloni, che in teoria doveva esprimere il candidato per il dopo De Luca.

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Il candidato naturale sarebbe il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli ma, per quanto abbia più volte annunciato la sua disponibilità a correre, sarebbe stata la stessa premier a stopparlo facendogli capire di non poter esporre un esponente così importante del governo a una sconfitta probabile, se non certa. Lo stesso ragionamento che riguarda il viceministro della Salute Marcello Gemmato in Puglia.

Eppure Cirielli non vuole farsi da parte del tutto, ma decidere quale sarà il candidato, a questo punto un civico. Nelle ultime settimane i partiti di maggioranza avevano trovato l’accordo su Giosy Romano, coordinatore della struttura della Zona Economica Speciale stimato da tutte le forze politiche. Ma Cirielli su di lui avrebbe messo un veto. Romano infatti sarebbe molto vicino all’ex ministro pugliese Raffaele Fitto, oggi vicepresidente della Commissione europea, che lo aveva voluto in quel ruolo quando aveva le deleghe al Sud e alla Coesione.

Insomma, il viceministro degli Esteri non vuole che Fitto dalla sua Puglia decida il candidato campano del centrodestra. L’altra accusa nei confronti di Romano è quella di avere anche buoni rapporti con il governatore uscente del centrosinistra De Luca, visto come uno spauracchio per i meloniani. Da qui lo stallo sul candidato.

Il nome su cui si potrebbe trovare un accordo, quindi, è il prefetto di Napoli Michele Di Bari (che però è originario di Foggia, ma è in pole position) o il rettore della Federico II di Napoli, Matteo Lorito, che ieri non ha “confermato né smentito” l’ipotesi della candidatura.

Cirielli potrebbe anche superare i suoi veti se riuscirà in un obiettivo: candidare in consiglio regionale (a Salerno, dove comanda da anni) il figlio Italo, che oggi è assistente al Parlamento europeo di Alberico Gambino, europarlamentare di Fratelli d’Italia che nel 2024 ha ottenuto oltre 92 mila preferenze nella circoscrizione Sud proprio per l’appoggio di Cirielli.

Uno stallo che sta facendo crescere l’insofferenza dentro i partiti alleati nei confronti di Fratelli d’Italia. Un leghista spiega che questa situazione è “imbarazzante” perché ci sarebbe anche spazio per fare la campagna elettorale sulle “contraddizioni tra Fico e De Luca, ma i cittadini campani in questo modo pensano che non abbiamo una vera alternativa”.

Proprio Romano oggi parteciperà a un panel a Paestum sul “Sud che riparte, l’Italia cresce” con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luigi Sbarra. Piantedosi invece parlerà domani: per mesi la Lega ha provato a spingere per una sua candidatura con l’obiettivo di sostituirlo con Salvini all’Interno, ma sia Meloni che il titolare del Viminale hanno risposto picche.

Quanti scrittori in cattedra. Da Sciascia a King e Lodoli

Non solo nei nostri confini se guardiamo alla parabola del francese Daniel Pennac o al passato con il gessetto in mano di best-selleristi del calibro di J. K. Rowling o di Stephen King
Quanti scrittori in cattedra. Da Sciascia a King e Lodoli

Studenti e professori di nuovo tra i banchi per un anno scolastico che debutta sotto la stretta del ministro Giuseppe Valditara su cellulari in classe e voto in condotta. La campanella suona anche per un nutrito drappello di scrittori. Sì, perché la scuola è da sempre un vero e proprio vivaio – e stipendio garantito – della nostra letteratura. Non solo nei nostri confini se guardiamo alla parabola del francese Daniel Pennac o al passato con il gessetto in mano di best-selleristi del calibro di J. K. Rowling o di Stephen King. Dietro la cattedra – nel doppio ruolo di insegnanti e romanzieri – si avvicendano svariati nomi, segno che scrivere sulla lavagna è propizio per l’ispirazione letteraria. Una tradizione che attraversa tutto il 900 italiano: da Giosuè Carducci (Giovanni Pascoli tra i suoi allievi all’Università di Bologna) a Pier Paolo Pasolini (mentore di Vincenzo Cerami in una scuola media di Ciampino). Senza dimenticare, tra gli altri, Leonardo Sciascia, Giorgio Caproni, Franco Fortini. Tutti compresi nel loro ruolo di educatori prima ancora che di hommes de lettres.

Proprio sulla figura di chi impartisce lezioni si interroga Massimo Recalcati – professore allo Iulm di Milano e psicoanalista – che nel suo La luce e l’onda. Cosa significa insegnare?, fresco di stampa per Einaudi, scrive che “la forza di un maestro consiste nel dire ciò che sa già, nel dirlo nuovamente, con parole nuove, con variazioni differenti, per farlo esistere come un sapere inedito innanzitutto a se stesso… Solo nel dare e non nel conservare il proprio sapere il godimento del maestro trova la sua realizzazione”. Non a caso lo stesso Recalcati scomoda il don Lorenzo Milani di Lettera a una professoressa che definiva maestro “chi non ha nessun interesse culturale quando è solo”. Due pionieri della pedagogia e della letteratura per l’infanzia come Mario Lodi e Gianni Rodari lo hanno testimoniato. Vasta la bibliografia sulla scuola che ha scandito la nostra scena editoriale: il caustico pessimismo di Il maestro di Vigevano di Lucio Mastronardi (1962), il candore sottoproletario di Io speriamo che me la cavo di Marcello D’Orta (1990), la denuncia sociale sui ragazzi difficili delle periferie di Registro di classe di Sandro Onofri (2000). Domenico Starnone, premio Strega per Via Gemito, già negli anni 80, sulla scorta della sua esperienza negli istituti tecnici di Roma, con Ex cattedra traccia un ritratto grottesco della scuola tra alunni annoiati e docenti disillusi. Illumina il clima plumbeo degli anni 70 in un liceo borghese di Roma un altro premio Strega come Edoardo Albinati, insegnante nel carcere di Rebibbia, con il suo La scuola cattolica. Un autore ineludibile è Marco Lodoli (tra i suoi romanzi Il preside) che in Il rosso e il blu si domanda come una lezione su Leopardi possa folgorare i suoi alunni fatui e distratti delle scuole professionali. Christian Raimo insiste sull’uguaglianza che deve essere tutelata nell’istruzione pubblica (Tutti i banchi sono uguali) mentre Paola Mastrocola, premio Campiello 2004, ne La scuola spiegata al mio cane sfida la taccia di passatista e invoca il rigore di una didattica meno creativa. Gaja Lombardi Cenciarelli in Domani interrogo descrive l’intenso rapporto tra una professoressa di inglese e i suoi studenti in un istituto tecnico della periferia romana.

Se Alessandro D’Avenia, insegnante di lettere a Milano, scala le classifiche sin dal suo esordio Bianca come il latte, rossa come il sangue, Enrico Galiano, professore alle medie e una decina di best-seller all’attivo, con Scuola di felicità per eterni ripetenti esorta gli adolescenti a essere più veri che perfetti. Sulla stessa linea Eraldo Affinati, che insegna italiano agli studenti migranti, autore di Elogio del ripetente. Da menzionare ancora Gian Mario Villalta, Marco Balzano, Viola Ardone, Mariapia Veladiano, Marta Morazzoni (vincitrice del Campiello nel 1997). E docenti universitari come Walter Siti, Michele Mari, Alessandro Barbero. Le nuove leve, nati tra gli anni 80 e 90, poeti e romanzieri, denunciano con piglio militante i troppi vizi e le poche virtù dell’ecosistema scolastico che frequentano ogni giorno: Graziano Gala (Controdizionario della lingua italiana), Giuseppe Nibali (Una cosa che non parla. Intellettuali e studenti contro la scuola), Alfredo Palomba (Il cuore dell’uragano. Lettera a un ministro dell’istruzione sulla scuola che meritiamo). “Educare significa tirar fuori dai ragazzi quello che hanno dentro, non soltanto mettergli dentro qualcosa” afferma Roberto Vecchioni – cantautore e per trent’anni docente di latino e greco nei licei classici – in merito al suo Lezioni di volo e di atterraggio. Del resto è sempre lui a cantare, forse a nome dell’intera categoria degli scrittori-insegnanti: “Sogna, ragazzo, sogna”.

dina minna pippo baudo

CHI È DINA MINNA, L’ASSISTENTE DI PIPPO BAUDO RIMASTA AL FIANCO DEL PRESENTATORE PER 36 ANNI – PER IL MONDO ESTERNO ERA “LA SEGRETARIA”, MA TRA DI LORO C’ERA UN RAPPORTO SPECIALE (COME DIMOSTRA IL TESTAMENTO DEL CONDUTTORE IN CUI MINNA È STATA TRATTATA COME I DUE FIGLI) – DI LEI SI SA POCO: HA 56 ANNI, VIENE DA CEPRANO, IN CIOCIARIA, NON SI È MAI SPOSATA E A PIPPO HA DEDICATO LA VITA, ACCUDENDOLO FINO ALLA FINE: C’ERANO LEI E LA FIGLIA TIZIANA QUANDO BAUDO SI È SPENTO – PIPPO DI LEI DICEVA: “PER ME È INDISPENSABILE: MI CURA, MI CONSIGLIA, MI RASSICURA. MI SENTO PROTETTO DA LEI E…”