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venerdì 1 agosto 2025
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di michele farina
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Segnatelo in agenda: a ottobre arriva a Rovigo una mostra del grande fotografo americano Rodney Smith. Gli prendiamo in prestito questa foto spettacolare scattata a New York per salutarvi con l’ultima newsletter America-Cina prima della pausa agostana. Come al solito notizie di giornata, approfondimenti, il diluvio di dazi trumpiani (apriamo gli ombrelli!) e qualche cartolina con un tocco più personale tra giochi, ricordi e dilemmi vacanzieri.
Ci vediamo qui il 25 agosto, e ogni giorno comunque sul Corriere digitale e di carta.
Fra tre settimane la vista del mondo sarà migliore?
Buona lettura.
La newsletter America-Cina è uno dei tre appuntamenti de «Il Punto» del Corriere della Sera. Potete registrarvi qui e scriverci all’indirizzo: americacina@corriere.it
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| 1. Palestina, si muove anche Berlino |
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Aumenta il pressing diplomatico su Israele. Intanto a Gaza i palestinesi continuano ad essere uccisi mentre sono in fila per gli aiuti alimentari. Nelle ultime 24 ore sono oltre cento i gazawi che hanno perso la vita nel tentativo di ottenere cibo, riporta il ministero della Sanità di Gaza, gestito da Hamas: secondo i palestinesi, è l’esercito israeliano a sparare per primo (in passato, il quotidiano Haaretz aveva riportato testimonianze anonime di soldati che raccontavano di episodi analoghi), mentre lo Stato ebraico punta il dito contro le milizie palestinesi, sostiene che gli spari sono partiti da qualcuno all’interno della folla e che l’esercito ha risposto con colpi di avvertimento (…).
Aiuti dal cielo
Sul fronte diplomatico, altri Paesi hanno annunciato l’intenzione, o la disponibilità, a riconoscere uno Stato palestinese, aggiungendosi all’iniziativa lanciata dal presidente francese Emmanuel Macron e raccolta, sebbene con qualche distinguo, dal premier britannico Keir Starmer. Il primo ministro canadese Mark Carney ha annunciato che il suo Paese intende riconoscere la Palestina a settembre, in occasione dell’Assemblea generale Onu.
Anche Malta ha manifestato la stessa intenzione, mentre il Portogallo sta «prendendo in considerazione» la cosa. La Germania resta più cauta, ma il ministro degli Esteri Johann Wadephul avverte che «Israele è sempre più in una posizione di minoranza» ed esprime preoccupazione sulle voci di un piano di annessione parziale della Striscia: davanti ad «azioni unilaterali», ha detto, Berlino «dovrà rispondere». Che le prese di posizione siano soprattutto una forma di pressione su Israele, lo aveva fatto capire Starmer.
Molti Paesi già riconoscono la necessità di fare nascere uno Stato palestinese, ma all’interno di un processo di pace in cui sia coinvolto Israele: un riconoscimento unilaterale sarebbe uno schiaffo diplomatico. Non per nulla il premier di Londra aveva messo in chiaro che, se Netanyahu accettasse un cessate il fuoco, farebbe subito marcia indietro sul riconoscimento unilaterale… (qui l’articolo completo).
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| 2. Gaza oggi, la denuncia dell’Onu |
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L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati ha riferito in un comunicato che «dal 27 maggio, almeno 1.373 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano di procurarsi cibo, di cui 859 vicino ai siti della Gaza Humanitarian Foundation e 514 lungo le rotte dei convogli di aiuti alimentari».
«La stragrande maggioranza di questi crimini è stata perpetrata dalle forze armate israeliane», denuncia l’Onu, affermando che «sparatorie e bombardamenti contro i palestinesi continuano anche intorno ai siti della Gaza Humanitarian Foundation, nonostante l’annuncio dell’esercito israeliano del 27 luglio di una sospensione temporanea delle operazioni militari nelle aree occidentali di Gaza City e Al-Mawasi in orari specifici per migliorare la risposta umanitaria»… (qui gli aggiornamenti sulla guerra a Gaza).
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| 3. Dal 7 agosto dazi per tutti |
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viviana mazza
inviata a Washington |
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Trump ha firmato ieri notte un ordine esecutivo per «modificare» i «dazi reciproci», imponendo tariffe che vanno dal 10% al 41% su una novantina di Paesi e confermando il 15% per l’Unione Europea. Le nuove misure scatteranno il 7 agosto. Una delle cifre più alte tra quelle annunciate ieri notte è l’aumento dal 25% al 35% per il Canada (e 40% per i beni che dal Paese cercano di evaderlo): una risposta – dice la Casa Bianca «alle continue mancanze di azione e rappresaglie»… (qui l’articolo completo).
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| 4. Perché Trump risparmia (per ora) il Messico e fa il duro con il Canada |
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Il Messico scansa, per altri 90 giorni, la mannaia dei dazi di Trump, il Canada no. Entrambi sono già colpiti dalle tariffe del 24% sul comparto automobilistico e del 50% su rame, alluminio e acciaio. Ed è pur vero che i dazi al 35% imposti al governo di Ottawa non si applicano alle esportazioni incluse nell’accordo di libero scambio tra Stati Uniti, Messico e Canada, ovvero è esente il 94% degli articoli esportati dal vicino del Nord.
È lecito chiedersi però perché il Canada è punito, formalmente perché non fa abbastanza per contrastare il traffico di fentanyl, quando la stragrande maggioranza di questo oppioide sintetico passa dalla frontiera sud degli Stati Uniti e non da quella nord. Le ragioni sono molteplici. Trump è sempre stato più bellicoso con il Canada rispetto al Messico – auspicando perfino la sua annessione come 52° Stato – e non ha digerito lo sgambetto del premier Mark Carney sul riconoscimento della Palestina.
Soprattutto, l’economia Usa è molto più dipendente da quella messicana, e dalla sua forza lavoro, rispetto a quella canadese. Come ha ammesso lo stesso Trump: «Le complessità di un accordo con il Messico sono in qualche modo diverse da quelle di altre nazioni a causa sia dei problemi che delle risorse del confine», ha affermato giovedì.
Infine, c’è l’aspetto «umano». Trump non nasconde la sua ammirazione per la Presidenta del Messico, Claudia Sheinbaum – una «tosta», con cui ha «conversazioni proficue» – da cui è ricambiato con parole come «rispetto» e «dialogo positivo». Molto più fredda la relazione con l’ex banchiere Carney, che alle lodi preferisce i severi numeri dell’economia.
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| 5. Ma la Ue tratta ancora (anche per il vino italiano) |
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A partire dal 7 agosto le dogane Usa applicheranno un prelievo che passa dal 10% al 15%, anziché il 30% che era stato previsto da Trump in caso di mancato accordo, sulla gran parte delle merci europee, compresi i vini, gli alcolici e i farmaci. Su tutti questi capitoli, però, gli europei continueranno a premere nelle prossime settimane, forse mesi, per ottenere una tariffa più bassa. L’ordine esecutivo comprende anche una categoria di bene per i quali è previsto un prelievo inferiore al 15%, ma non ci sono ulteriori indicazioni (…).
Europei e americani si stanno confrontando su un documento di poche pagine che, va sempre ricordato, non avrà alcun valore giuridico, ma costituirà la base su cui sviluppare le trattative settore per settore. Il problema è che le posizioni sono ancora distanti su diversi aspetti cruciali… (qui l’articolo completo).
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| francesco bertolino e mario sensini |
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All’indomani della vittoria di Donald Trump alle presidenziali di novembre, tre ricerche si sono imposte su Google negli Stati Uniti: Cosa sono i dazi? A che servono? Chi li pagherà? Quattro mesi più tardi, dopo il «Liberation Day» del 2 aprile, è toccato agli abitanti di tutto il resto del mondo compulsare internet alla ricerca delle stesse risposte. Ora, all’indomani della firma di Trump all’ordine esecutivo per «modificare» i «dazi reciproci», imponendo tariffe che vanno dal 10% al 41% su una settantina di Paesi e confermando il 15% per l’Unione Europea, a quelle domande possiamo rispondere e cominciare a fare i conti… (qui la guida completa).
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| 7. Il Pakistan felice con il 19% (meno dell’India) |
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Il Pakistan ha accolto con favore il nuovo accordo tariffario con gli Stati Uniti che fissa un dazio del 19% sulle sue esportazioni, definendolo un passo positivo che potrebbe stimolare il commercio e la crescita economica. Il nuovo tasso è inferiore al dazio del 29% inizialmente annunciato da Trump e inferiore anche al 25% attualmente imposto alla vicina India… (qui tutti gli aggiornamenti sulla saga dei dazi).
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| 8. L’ambasciatore Usa presenta la nuova collezione d’arte di Villa Taverna |
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Roy Lichtenstein, Frederic Remington, John Singer Sargent, Hans Hofmann. Sono alcuni dei più iconici artisti statunitensi, le cui opere sono state selezionate dall’ambasciatore di Washington a Roma Tilman J. Fertitta per l’allestimento della nuova collezione di Villa Taverna, sua residenza nella capitale.
L’ambasciatore Tilman J. Fertitta tra le nuove opere a Villa Taverna
Fertitta, ex componente del Consiglio del Museum of Fine Arts di Houston, promuove da tempo il ruolo dell’arte nella vita pubblica e nella diplomazia. E la collezione di Villa Taverna, realizzata in collaborazione con il direttore del Museum, Gary Tinterow, e nell’ambito del programma Art in Embassies del dipartimento di Stato, riflette la convinzione dell’ambasciatore che l’arte sia «un ponte tra le culture»… (qui l’articolo completo).
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| 9. Perché l’export italiano sale negli Usa e cala Cina |
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A giugno per l’Italia — complici le tensioni innescate dai dazi di Donald Trump — si conferma un trend in atto da un po’: +10,3% dell’export verso gli Stati Uniti. C’è però un altro movimento, che riguarda in particolare la Cina, uno dei principali partner commerciali del nostro Paese, che va in tutt’altra direzione: -4% di export. Che qualcosa non funzioni, lo ha detto anche il ministro Giancarlo Giorgetti al question time alla Camera: «Attenzione ai dati Istat. Quello che va male sono le esportazioni verso l’Asia e soprattutto verso la Cina, con un peggioramento dell’11% rispetto all’analogo semestre dell’anno prima».

I motivi sono più di uno e non tutti esterni all’ex Celeste Impero. «Intanto l’allineamento con la Russia di Vladimir Putin non aiuta la Cina in termini di relazioni con gli altri Paesi», osserva Raul Caruso, professore di Elementi di Economia internazionale all’Università Cattolica di Milano. «Questo vuol dire che, sebbene le importazioni rimangano forti, l’apertura verso nuovi mercati come il loro si fa più difficile perché aleggia un tema di sospetto». Se si allarga lo sguardo al resto dell’Asia, questo tema è ancora più evidente: «Basta dare un’occhiata a Giappone e India dove le nostre esportazioni stanno aumentando. L’attenzione al continente c’è, ma a mercati più sicuri». Secondo Caruso poi c’è un altro fattore da considerare, ed è legato alle politiche di Trump, ovvero la svalutazione del dollaro. «È vero che si è deprezzato negli ultimi quattro mesi, ma il biglietto verde resta il cambio corrente per i grandi scambi commerciali internazionali. Per noi è più conveniente importare dalla Cina, ma per i cinesi importare è più costoso perché devono pagare in dollari». Ecco perché Pechino e la Banca Centrale Cinese puntano a una svalutazione dello yuan per agevolare l’export.
Aggiunge poi Caruso che anche l’aumento dei costi di trasporto, come i noli marittimi, si sta facendo sentire sulle catene del valore: «La Cina non è esattamente dietro l’angolo».
Infine non vanno dimenticate le voci di una possibile crisi economica, «che rallenta la domanda interna: la classe media supporta in nostro export, ma ora è in difficoltà e acquista meno, a maggior ragione se deve pagare di più per quello che viene importato».
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| 10. Germania: bere o non bere? |
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irene soave
inviata a Berlino |
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Tra le tante cose che mi piacciono della vita in Germania – cenare presto, muovermi in bici, la puntualità – una è relativamente nuova, e mi pare piaccia a molti. Dietro l’appartamento dove abito, nel borghese quartiere di Charlottenburg, a Berlino, c’è un negozio che si chiama Drynkspilot: il lettering dell’insegna sembra quello di una startup, le comunicazioni sul sito sembrano un po’ delle pubblicità progresso, ma il viavai negli orari di apertura – dal giovedì al sabato, nel pomeriggio – è sostenuto. Drynkspilot vende un centinaio di versioni senza alcol di birre, vini, liquori.
Anche nel Paese dove la prima legge messa per iscritto – il Reinheitgebot bavarese, datato 1516 – riguardò proprio la purezza della birra, la versione Alkoholfrei della bevanda nazionale si trova un po’ dovunque ed è abbastanza buona. Un sito si intitola www.nuechtern.berlin, «sobri a Berlino», e offre guide al bere senza bere per tutti i quartieri della città.
Vende molto il libro di una giornalista millennial, Mia Gatow. Si intitola Rausch und Klarheit ossia «Sbronza e chiarezza» e la sua storia di bevitrice somiglia a quella di tantissimi di noi: nessuno l’ha mai trovata problematica, lei per prima, e ha sempre bevuto solo uscendo la sera, a tavola con gli amici, sul lavoro (quando era barista). Quando a un certo punto le è parso di bere troppo, come a molti di noi, ha provato a ridurre. Di come è andata racconterò bene domenica nella newsletter Big Bubble, che curo io e che racconta una storia a settimana di cui tanti (ma non tutti) parlano. Ci si iscrive a questo link.
Ma intanto valga qui un piccolo spoiler: Mia Gatow, stufa di darsi regole e regolette – no superalcolici, non più di tre bicchieri, non più di quattro, non mischio birra e vino, non prendo il rosso, con gli amici più punk non esco… – si è vista regolarmente incapace di ottemperarvi e ha pensato di avere un problema. Da allora sostiene che la regola più efficace sia stata per lei la più drastica: non bere affatto, più. Alzi la mano chi è tentato di imitarla.
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| 11. A Berlino la Cancelleria si allarga: sono troppi 777 milioni di euro? |
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(Irene Soave) Costosa e anacronistica, con un asilo nido (e passi) e persino una pista di atterraggio per elicotteri. Ma soprattutto tanti, troppi uffici per lavorare in presenza in un’epoca in cui la digitalizzazione della burocrazia, fanno presente i revisori dei conti, renderebbe possibilissimo e anzi auspicabile dividersi una scrivania in tre o in quattro a turni nella settimana, stringersi un po’, e per il resto lavorare da casa. Le critiche riguardano la Cancelleria, ossia l’edificio dove ha sede il governo tedesco, a Berlino: impiegati, funzionari, attaché continuano a moltiplicarsi di legislatura in legislatura – nei vent’anni di Merkel erano passati da 460 a 750, con Scholz sono cresciuti a 852 – e hanno bisogno di più spazio, chiede la loro amministrazione. Perciò è in corso un allargamento del palazzo.

Che costa però al momento 777 milioni di euro, 140 più del previsto, e inoltre fa storcere il naso a molti. In una lettera alla Commissione Bilancio del Parlamento, i revisori della Corte dei Conti federale richiamano al rispetto delle «raccomandazioni per un uso moderno degli uffici» che erano state scritte, dalla stessa Corte dei Conti, nel 2023. Proprio lo stesso anno in cui l’ampliamento della Cancelleria è iniziato.
In particolare, le linee guida della Corte dei Conti indicavano come preferibile, dove fosse possibile adottarlo, il modello del desk sharing: una scrivania ogni tre o quattro persone, che lavorano più spesso da casa e ogni sera, quando vanno in ufficio, la lasciano libera. L’amministrazione della Cancelleria ha replicato alla Corte dei Conti che «le nostre prassi di lavoro richiedono una frequente presenza dei dipendenti». I revisori hanno insistito: il modello del desk sharing andrebbe benissimo, basterebbe adattarsi a usare gli archivi elettronici. E poi gli uffici costruiti in più sono moltissimi: a fine lavori si dovrebbero aggiungere 590 postazioni di lavoro alle 460 già esistenti, e sarebbero molte più di quelle che a oggi servono. Sistemateci altre organizzazioni, insistono i revisori.
Neanche per sogno, si difende la Cancelleria. La sicurezza del governo è troppo importante. Eccetera. Un battibecco tra due concezioni dell’organizzazione del lavoro – e sulla digitalizzazione a rilento, e sulla «vecchia scuola» di come si sta in ufficio – che va in scena, in questi anni, un po’ dappertutto. E che nello stupendo edificio sulla Sprea dove lavorano il Cancelliere e le sue centinaia di collaboratori ha un palcoscenico molto in vista.
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| 12. Giochi da Guerra Fredda: un sommergibile nucleare di cartone |
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(Guido Olimpio) Cose del passato. Mi sono imbattuto per caso in un giocattolo che veniva venduto negli anni ’60-’70 negli Usa: un sommergibile «nucleare» di cartone, componibile. Era dotato di una sorta di periscopio e anche di un elastico per lanciare un «missile». Era l’epoca della Guerra Fredda.
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Milioni di individui sono tornati sani e salvi nelle loro case sulle coste dell’Oceano Pacifico dopo l’allerta tsunami. Le onde causate dal terremoto di magnitudine 8.8 registrato questa settimana nella quasi disabitata penisola russa di Kamchatka non hanno provocato sfracelli.
Ma tutti hanno fatto bene a premunirsi. Il Perù, per dire, ha chiuso 65 dei suoi 121 porti sull’oceano. Voli cancellati a Maui nelle Hawaii. In Giappone 2 milioni di persone avevano ricevuto l’ordine di evacuazione, poi parzialmente rientrato. Meglio così.
Lo tsunami di missili russi verso l’Ucraina non accenna invece a scemare. Il bilancio delle vittime dell’attacco condotto l’altro giorno contro un condominio di Kiev è salito questa mattina a 26 morti. Due corpi senza vita sono stati trovati tra le macerie. Il presidente Zelensky questa mattina ha dichiarato che «a luglio i russi hanno lanciato 3.800 droni e 260 missili» sull’Ucraina (qui gli aggiornamenti sull’aggressione russa).
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| 14. Pioggia a New York, ricordo di un amico |
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(Michele Farina) Scusate, è qualcosa di molto personale. Questa mattina scorrendo le notizie relative al mal tempo sulla East Coast degli Stati Uniti mi è venuta in mente la pioggia torrenziale vissuta a New York nell’estate del 2012. Pochi giorni dopo partimmo per la Convention repubblicana di Tampa, in Florida, che avrebbe incoronato Mitt Romney come sfidante di Barack Obama alle presidenziali di novembre. Anche là si annunciavano sfracelli del meteo. Con il mio amico Angelo Aquaro, grande giornalista cresciuto tra Corriere e Repubblica, pensammo di cercare qualcosa per non bagnarci i piedi.
In un negozietto di Manhattan comprammo calzature sbagliate, che però ci piacevano. Due paia di desert boots. Affrontare l’uragano con le Clarks non era la cosa migliore da fare. Ridemmo della nostra stupidità. Il meteo poi fu clemente. Io fui dirottato dal giornale verso New Orleans, in auto in corsa contro il tempo, cercando di arrivare in città prima dell’uragano di cui non ricordo il nome. Angelo rimase a Tampa, a fare il suo solito bel lavoro, felice di ogni minuto vissuto.
Questo mese, il giorno delle stelle cadenti, avrebbe compiuto 60 anni. Stamattina scorrendo il telefono ho trovato questa foto scattata nell’agosto 2012 a Central Park, in un giorno di bel tempo. Angelo che fotografa il profilo di una città che amava molto. Ma che cosa non amava, Angelo Aquaro?
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Non piove soltanto a New York e nel Nord Italia: ieri a Goodwood, nella campagna del Sussex in Inghilterra, le nuvole hanno giocato brutti scherzi alle dame arrivate per il Ladies’ Day, la tradizionale corsa di galoppo per sole donne.
Sedici fantine hanno corso la Markel Magnolia Cup. La vittoria è andata a Sophie Forsyth, in sella a Woodcote Girl. Le spettatrici fradice, dopo essersi asciugate per quanto possibile, hanno ripreso i festeggiamenti con la consueta eleganza (e il secchiello dello champagne).
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| 16. Via le cassette gialle della posta, proteste in Francia |
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stefano montefiori
corrispondente da Parigi |
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Le tradizionali cassette postali gialle de La Poste, il servizio postale pubblico francese, stanno scomparendo e soprattutto nelle zone rurali questo viene interpretato come l’ennesimo segnale dell’abbandono della provincia da parte dell’élite centralista parigina.
Ampie zone della Francia sono già colpite dai «deserti medici», ovvero parti del territorio dove non ci sono ospedali e neanche medici di base nelle vicinanze. La progressiva scomparsa delle cassette gialle viene vissuta quindi come un nuovo affronto.

I sindaci protestano, l’amministrazione centrale a Parigi si difende: «La rete di cassette postali in fondo è cambiata poco dal 2008, mentre La Poste è passata da una distribuzione di 18 miliardi di lettere nel 2008 a 6 miliardi nel 2023, e si prevede che nel 2030 si arrivi a soli 3 miliardi di lettere».
«Per gli abitanti dei nostri villaggi, in particolare per quelli che vivono in borgate situate a qualche chilometro dal centro del paese, si tratta della soppressione di un servizio pubblico importante. E colpisce proprio persone che, spesso, non usano o usano poco internet, hanno a volte difficoltà a spostarsi e hanno comunque bisogno di spedire la loro posta», rispondono i sindaci della zona di Beauvais, a nord di Parigi.
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| 17. Il pane è più buono in Europa |
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Oggi sul New York Times c’è un ampio pezzo sul fatto che «in Europa il pane è più buono che negli Stati Uniti». Persino Joe Rogan, mister podcast amico di Trump, consiglia: «Go eat bread in Italy». Sono soddisfazioni.
Tra le motivazioni addotte dagli esperti consultati dal Times, il principale sembra essere quello dei tempi di fermentazione. Negli Stati Uniti sono ridotti a un’ora o due. Troppo poco. In Rete c’è gente che si chiede perché sta male dopo aver mangiato una pagnotta negli States mentre in Europa il pane è più digeribile. Oltre che più buono.
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| 18. Addio Bob Wilson, artista totale |
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È stato uno dei grandi innovatori del teatro del secondo Novecento. Bob Wilson, scomparso ieri a 83 anni, ha segnato un vero spartiacque nella concezione della messa in scena. Memorabili restano titoli quali Einstein on the Beach (1976), opera di Philip Glass, Hamletmachine di Heiner Muller (1986), La Galigo (2004), dal poema epico indonesiano. Spettacoli di grande impatto visivo, segnati da eleganza formale e gestualità esasperatamente lenta, quasi ipnotica.

Uomo di teatro ma non solo, Wilson è stato un artista totale, regista, coreografo, performer, videoartista, scultore, mago della luce. E anche architetto, tratto basilare della sua concezione del palcoscenico, astratta e visionaria allo stesso tempo.
Nato il 4 ottobre 1941 a Wako, profondo Texas, negli anni ’20 una delle basi del Ku Klux Klan, cittadina ultraconservatrice proprio come la sua famiglia, padre avvocato, cacciatore, del tutto estraneo al mondo dell’arte, incapace di accettare quel figlio sensibile, gay e che pure balbettava. Un clima oppressivo in casa e anche a scuola, dove, raccontava lui stesso, andare a teatro era peccato… (qui l’articolo completo).
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| 19. Immigrati, la polizia è l’esercito di Trump |
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Non solo la spettacolarizzazione della durezza contro gli immigrati clandestini con l’apertura, in Florida, dell’ormai celebre Alligator Alcatraz: lavoratori illegali detenuti in un centro circondato da paludi piene di coccodrilli. Mentre l’attenzione dell’opinione pubblica è focalizzata, oltre che sulle guerre, su dazi e scandali, come il caso Epstein, nella lotta contro i clandestini sta accadendo di tutto.
Un centro di detenzione per migranti in Texas
Sotto la regia del braccio destro di Trump, lo spietato Stephen Miller, l’Ice, la polizia di frontiera, è stata spinta a non limitarsi ad espellere chi ha commesso reati penali: è passata ad operazioni su larga scala anche contro chi, pur senza documenti, lavora e paga le tasse… (qui l’articolo completo).
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| 20. Pamela e Liam: l’amore è nell’aria |
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«Love is in the air». La bagnina di Baywatch e l’eroe di Schindler’s List. Lei 58 anni, lui 73. È l’amore estivo e tardivo di cui si vocifera da qualche tempo, quello tra Pamela Anderson e Liam Neeson, che lei ha confermato sui social con una frase che non lascia dubbi, «l’amore è nell’aria». Due vite che si incontrano oggi, ma che hanno percorso traiettorie opposte… (qui l’articolo completo).
Pamela Anderson
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| 21. Segreti del Sud-Ovest/122: Infinity Jane fuori da tutto |
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Kelsey Pittman è scomparsa a novembre, le ultime notizie riguardavano una tappa a Las Vegas. E i suoi pensavano che fosse svanita nel deserto di Sonora o nella Valle della Morte. La ragazza, nota anche come Infinity Jane o Jane Jones, è un tipo particolare, non cerca «stabilità». E l’incertezza è aumentata quando hanno ritrovato in febbraio la sua auto, in pessime condizioni, vicino a Slab City, altro luogo fuori dal comune. E soprattutto fuori da tutto.
Slab City
Non è una città, bensì una comunità di persone nell’estremo sud della California che vogliono vivere senza rete. Non c’è luce elettrica, niente acqua o servizi, chi arriva qui dorme sui camper o si arrangia.
L’hanno creata negli anni ’60 su ciò che resta – solo una casupola in cemento – di una vecchia base dei Marines usata durante il secondo conflitto mondiale. Piano piano sono arrivati hippies, pensionati in cerca del sole, artisti di strada, qualcuno con problemi giudiziari, individui spinti dal desiderio di starsene in disparte. Una popolazione fluttuante a seconda delle stagioni: da poche centinaia di persone e molte di più durante l’inverno. Il cibo lo comprano in una località distante pochi chilometri, per il resto si adattano. L’attrazione principale – per così dire – è la coloratissima Salvation Mountain, una struttura sormontata da una croce dove spicca la frase «God is love». Un’opera frutto del lungo lavoro di uno dei primi residenti, Leonard Knight.
È qui che i genitori speravano di trovare notizie su Kelsey. Le ricerche, però, hanno dato esito negativo e si è temuto che potesse essere deceduta in un’area ancora più remota. E, invece, c’è stato il lieto fine, almeno per ora: la ragazza è stata individuata in Colorado ma non si conoscono altri dettagli.
La serie continua.
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