di Vincenzo D’Anna*
Roma, 1 settembre 2026 – Il titolo di questo articolo è tratto da una celebre opera di Vincenzo Monti, poeta del neoclassicismo ottocentesco, che tradusse mirabilmente dal greco l’Iliade di Omero. Nel primo canto del poema la “Basvilliana” (“In morte di Ugo Bassville”) lo scrittore romagnolo spiega che “oltra il rogo non vive ira nemica” nei confronti del defunto. In poche parole, si tratta della pietas, un concetto molto caro agli intellettuali di quel periodo, che rappresenta la responsabilità dell’individuo nei confronti dei propri cari, la patria e gli dèi. Un tema chiave che emerge dai classici latini e greci, oltre che dalla religione cristiana: un sentimento superiore che deve pervadere l’anima e che comporta anche la cancellazione di ogni rancore o apprezzamento personale verso colui che è defunto. Insomma, un livello elevato di civiltà e di umanità che connota e distingue il comportamento delle persone acculturate e dotate di senso civico e morale . Ora, invocare la “pietas” in questi tempi, ove trionfano l’ignoranza e la violenza, anche quella verbale, agevolate dall’uso distorto dei social che consentono a chiunque di intervenire nel dibattito pubblico e, al tempo stesso, di vomitare il peggio che alberga nel proprio animo, dando sfogo alla grettezza, alla maleducazione, al dileggio e al vaniloquio, può apparire quasi un esercizio anacronistico. Comunque la buona educazione resta un dovere di civiltà al quale non ci si può sottrarre. Di cosa parliamo? Semplice: del fatto che le tifoserie politiche, senza alcun vincolo di partito, scomparsi questi ultimi dalla scena, trasformati in ditte personalizzate, sono ormai la cifra distintiva del confronto tra opinioni diverse: toni accesi e velenosi rappresentano oramai il pane quotidiano del confronto in Parlamento che, nella cosiddetta Seconda Repubblica, si è diviso in un luogo in cui la politica si fa tra “bande” più che tra schieramenti. Insomma, dall’avvento di Silvio Berlusconi in poi la politica si è trasformata in radicalismo senza freni né limiti, alimentando odio e idiosincrasie, soprattutto ogni volta che gli elettori hanno mandato al governo forze politiche diverse da quelle del centrosinistra. È così che siamo stati trascinati, tra veleni e colpi bassi, attraverso i governi di centrodestra, fino alla recrudescenza di questo modo di fare politica, culminata con l’insediamento a Palazzo Chigi del governo di Giorgia Meloni. In soldoni: o sei di quella congrega, dalla sedicente superiore eticità dei fini e dalla diversa moralità, oppure insorge la legittima suspicione che tu sia un fascista, un potenziale mascalzone, oppure come asserisce Il vice Presidente del PD, un ignorante. Mosche cocchiere di questo modo sbrigativo e alquanto mendace di “fare” sono determinati giornalisti e “fogli” di area, agevolati nel loro scopo da un’opinione pubblica che si disinteressa della politica ma che non rinuncia a dire la propria con la sicumera di poterlo fare, senza cognizione di causa, per il solo fatto che ciò sia possibile. Una degenerazione che ha toccato il suo culmine con l’era grillina: la rivoluzione farlocca fatta di assemblearismo qualunquista, del decalogo morale e dell’onestà “taratatà”, molto sbandierata ma poco praticata e, soprattutto, delle clientele legate al poter percepire un reddito senza lavorare. Sia come sia, la lotta è diventata una vera ordalia, una sfida all’ultimo sangue, per poter occupare Palazzo Chigi e lo scranno posto sul Colle del Quirinale. Una disfida senza esclusione di colpi, senza possibilità di una composizione delle divergenze su argomenti condivisi, che ha travolto ogni fair play e ogni prassi parlamentare del passato. Diciamolo chiaramente: viviamo una barbarie ed in un clima da basso impero. Ed allora muore annegato nel lago di Vico, nel Viterbese, Luigi Cavallari, marito della ministra Eugenia Roccella? Ecco che si scatena una ridda di proteste per la sollecitudine dei soccorsi e dei mezzi impegnati, ancorché il corpo del poveretto sarà recuperato dopo 37 giorni!! Qualunque sia la natura della cosa da criticare, non manca gente che sputa veleno, che strumentalizza ogni circostanza per ricavarne motivo di polemica e di discredito contro chi governa. In pratica, siamo prossimi alla nota massima del pressappochismo: “piove, governo ladro”, e tutto è motivo di scandalo e indignazione. La massaia di Voghera, per dirla con Montanelli, ormai la fa da padrona; lo scemo del paese trova accoliti e sodali sui social e le boutade diventano virali, assurgendo ad “Acta Diurna” che fanno assolutamente fede. Tuttavia, fortunatamente, non è andata allo stesso modo per la vicenda del grave malore che ha colpito l’ex parlamentare pentastellato Alessandro Di Battista, in quel di Cuba. In questo caso, infatti, di fronte all’emergenza, è scattata la macchina dei soccorsi e come una vera e propria Nemesi beffarda del motto grillino “uno vale uno”, dall’Italia sono volati fin nei Caraibi due medici, per dare manforte e portare medicine alla tanto decantata sanità de L’Avana. Ottimo il nostro ministro degli Esteri, ed il Governo che si sono subito prodigati, perché, innanzi a una tragedia, non c’è odio o antinomia politica che tenga. Anche se, a quanto pare, per Di Battista, non sempre…”uno vale uno”.
già parlamentare*











