Elezioni regionali Marche, il centrosinistra corre con Ricci, eurodeputato dem
Sostenuto da una coalizione di 7 liste, da M5s a Iv
Ha fatto la sua campagna elettorale su una bici elettrica, con una barca mangia rifiuti tra le spiagge, camminando per i sentieri delle montagne appenniniche, in treno con comizi di chiusura nelle stazioni.
E il centrosinistra punta tutte le sue fiches per le Marche su di lui, Matteo Ricci, 51 anni, eurodeputato del Pd dal 2024. Il candidato governatore della coalizione, ha dedicato la sua vita alla politica e alla militanza nel Partito democratico. La prima elezione, come rappresentante di Istituto, è quella all’Istituto tecnico commerciale di Pesaro, dove ha studiato. Poi viene eletto in Consiglio comunale a Pesaro a 24 anni. In seguito diventa presidente della Provincia di Pesaro dal 2009 al 2014.
dal 2013 al 2017 è anche vicepresidente del Pd. Dopo l’esperienza in Provincia si candida come sindaco di Pesaro, dove è eletto per due mandati fino al 2014: terminata l’esperienza Ricci viene eletto a Strasburgo con 104mila preferenze.
Tra i cavalli di battaglia della sua campagna elettorale il tema della sanità; poi la proposta di “rivitalizzare il turismo” della Regione, “garantire un futuro alle aree interne” attraverso incentivi, “creare un fondo da 10 milioni per l’internazionalizzazione delle imprese” e chiudere l’Agenzia per l’internazionalizzazione e il turismo delle Marche (Atim), creata durante la giunta Acquaroli. Il candidato durante la campagna elettorale ha ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Pesaro: è indagato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta sugli affidamenti nel periodo in cui era sindaco di Pesaro. Le indagini non si sono ancora concluse e Ricci, già interrogato sul caso, afferma di essere estraneo alle accuse.
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NELLE MARCHE PER ORA VINCE L’ASTENSIONE – IERI SERA ALLE 23 AVEVA VOTATO SOLO IL 37,71%, CINQUE PUNTI IN MENO RISPETTO ALLE PRECEDENTI ELEZIONI REGIONALI DI CINQUE ANNI FA (42,72%). IL DATO PIÙ ELEVATO È STATO REGISTRATO IN PROVINCIA DI PESARO URBINO (40,07%), ROCCAFORTE DEL CANDIDATO PIDDINO MATTEO RICCI – IN VALLE D’AOSTA, DOVE SI VOTAVA SOLO IERI, SI È PRESENTATO ALLE URNE IL 62,98% DEGLI ELETTORI
“Killer fascisti a Roma contro il ‘Moro cileno’ su ordine dei generali”
“Pinochet temeva che il compromesso storico italiano potesse contagiare anche la sua opposizione interna”

Sono passati quasi 50 anni dall’attentato contro Bernardo Leighton e sua moglie. Una storia dimenticata dai più ma ancora attuale come una ferita aperta che unisce due paesi: Italia e Cile. Leighton, 65 anni, ex presidente della Democrazia Cristiana cilena, il 6 ottobre di 50 anni fa sta aprendo la porta di casa in via Aurelia 145. Al suo fianco c’è sua moglie Ana Fresno, 55 anni di ritorno da una visita medica. Dal 1974 sono costretti all’esilio dal dittatore Augusto Pinochet perché lui è un esponente di punta della Dc cilena, temuto dal dittatore perché onesto, capace e autorevole e si oppone ai golpisti sostenuti dagli Usa. A 700 metri da Piazza San Pietro, alle 20 e 10 si sente un colpo. Leighton cade a terra. Sanguina, perde conoscenza. La moglie si china su di lui e inizia a gridare. Il killer mira alla testa contro entrambi. I proiettili non li uccidono ma neutralizzano per sempre politicamente il rivale di Pinochet e condannano Ana Fresno a una vita di sofferenza.
Chi è il sicario? Chi lo attende in auto? Chi sono i mandanti e il movente? Per le sentenze italiane Michael Townley, cittadino americano ma agente dell’intelligence cilena, ha organizzato tutto. Viene condannato con i suoi capi, Manuel Contreras Sepulveda e Eduardo Iturriaga Neuman, direttore e responsabile estero della Dina, Direcion de Inteligéncia Nacional cilena, la struttura creata da Pinochet per reprimere il dissenso. I responsabili materiali dell’omicidio, per la Procura di Roma, sarebbero stati però due fascisti italiani alleati dei golpisti cileni: il leader di Ordine Nuovo Luigi Concutelli e il leader di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie. Nelle sentenze sono riportati gli elementi a loro carico ma i due si professano innocenti fino alla morte e sono giuridicamente tali perché non erano imputati essendo stati assolti già nel 1989. Questa storia continua a interessare dopo mezzo secolo perché racconta bene gli anni ’70 e l’internazionale fascista.
Martedì 23 settembre a Roma è stato presentato il libro della giornalista cilena Patricia Loreto Mayorga, uscito in nuova edizione: Condor nero, l’Internazionale Fascista a Roma, con l’autrice c’era l’autore della postfazione: Giovanni Salvi, pm dei processi sul caso Leighton e poi procuratore generale della Cassazione. Lo abbiamo intervistato.
Procuratore Salvi perché cileni e italiani volevano uccidere Leighton?
Già presidente della Dc cilena, dopo il colpo di stato, mentre era in esilio in Italia, si era dedicato a un progetto di unificazione delle forze dell’opposizione cilena. Bisogna ricordare il quadro storico: nel 1973 un mese dopo il golpe cileno, il segretario del Pci Berlinguer teme una svolta autoritaria anche in Italia e su Rinascita lancia l’idea del compromesso storico tra Dc e Pci. Si intravede quindi un legame diretto tra il movente dell’attentato Leighton e le vicende italiane.
Nel processo questo legame è emerso?
La giunta di Pinochet aveva un programma di eliminazione degli oppositori politici all’estero che non includeva inizialmente Leighton. Era stato ucciso il generale Carlos Prats, in Argentina. Sarà ucciso nel 1976 anche l’ex ministro Orlando Letelier, a Washington. Leighton però fu inserito solo dopo, quando divenne concreta la prospettiva della solidarietà nazionale in Italia. I militari temevano una prospettiva simile in Cile. Alle elezioni regionali del 1975 il Pci andò molto bene e divenne sempre più credibile l’ipotesi dell’accordo Dc-Pci. Leighton, amico di Giovanni Galloni, esponente della sinistra Dc, cominciò a lavorare per trasporre nella politica cilena una coalizione tra Dc e comunisti. Questo fu visto con grande allarme dalla giunta Pinochet. In quel momento fu deciso di mettere Leighton nella lista degli obiettivi.
Nel processo di Roma il movente è emerso chiaramente?
Michael Townley confessa e ci racconta che, quando in Italia la Dc si sta avvicinando al Pci e al compromesso storico, in Cile si decide di uccidere Leighton. Questo lo racconta come un fatto storico non come una mera interpretazione sua. Manuel Contreras Sepulveda organizzatore dell’operazione Condor inserisce Bernardo Leighton nella lista degli obiettivi in quel momento. Inoltre ci sono molti riferimenti nelle carte emerse con il Foia – Freedom of Information Act – che riguardano le preoccupazioni degli Stati Uniti verso l’Italia. Townley lo ha detto chiaramente quando fu interrogato nel processo romano: il capo della Dina Manuel Contreras gli disse che le priorità erano cambiate e bisognava subito eliminare Leighton. Già all’origine del colpo di Stato in Cile nel 1973 c’era stata la paura degli americani che i governi socialisti arrivassero in modo democratico al governo. Dai documenti desegretati emerge questa preoccupazione: agli Usa facevano più paura Allende in Cile di Castro a Cuba perché Allende conquista il potere democraticamente e lo mantiene democraticamente all’interno della Costituzione. Qui c’è il parallelo con l’Italia. Il Pci ha rinunciato completamente all’antagonismo alla democrazia e conquista un grande consenso. Il compromesso storico a quel punto rendeva plausibile l’ingresso del Pci al governo.
Come si riverbera tutto questo nel processo per il tentato duplice omicidio Leighton-Fresno?
C’era stato già un primo tentativo dei cileni. I carabineros inviati a Roma da Santiago non riescono però a portare a termine la missione. Townley ci racconta di esserci riuscito appoggiandosi ai fascisti italiani.
Che c’entrano Delle Chiaie e Concutelli?
Prima furono indicati dai collaboratori di giustizia italiani come mandante ed esecutore dell’attentato però il processo terminò con l’assoluzione per insufficienza di prove. Poi nacque il procedimento su Micheal Townley. Finalmente ci fu consentito dagli Stati Uniti di interrogarlo a Washington e sin dalle prime dichiarazioni lui disse che andò ad incontrare gli italiani in un appartamento che loro avevano dalle parti di Tomba di Nerone. Furono gli italiani gli operativi che realizzarono l’attentato. Il materiale raccolto prima fu usato nel processo contro di lui.
Concutelli è morto nel 2023. Nel 2002 gli fu concessa la semilibertà. Stefano Delle Chiaie – dopo questi fatti – ha fondato un partito negli anni ‘90. Prima di morire nel 2019, partecipava a convegni. Una dozzina di anni fa presentava i suoi libri con esponenti politici che hanno cariche istituzionali oggi…
Sì ma trovo più grave Concutelli. Su Delle Chiaie si può sempre dire che fu assolto. A mio parere era provata la sua responsabilità e nelle sentenze se ne parla ma purtroppo è andata così. Non si è difeso nei processi e non c’è una vera sentenza di condanna. Concutelli no. Fu assolto per Leighton ma le sentenze definitive ci dicono che ha assassinato il giudice Vittorio Occorsio, ha eliminato in cella Ermanno Buzzi e Carmine Palladino, due possibili testimoni di fatti importantissimi. Eppure alle manifestazioni i militanti di estrema destra ancora tributano “Onore al camerata Concutelli”. Possibile che sia ricordato con la chiamata ‘presente’ nel silenzio generale senza che nessuno si senta in dovere di ricordare cosa ha fatto. Davvero questo è l’onore di un camerata?













