sabato, 8 Maggio 2021
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VOLANO LE TOGHE COME I PANNI SPORCHI

Ermini: “Mi avvisò Davigo” (poi ringraziato dal Colle)

Ermini: “Mi avvisò Davigo” (poi ringraziato dal Colle)

Il verbale di Amara fu consegnato dal pm Storari all’ex di Mani Pulite. Che fece avvertire Mattarella. Scoppia un terremoto

di  | 1 MAGGIO 2021

 

Fu il vicepresidente del Csm David Ermini il canale di Piercamillo Davigo per informare il Quirinale dell’esistenza dei verbali dell’ex legale dell’Eni, Piero Amara, sulla presunta “loggia Ungheria”. Verbali sui quali il pm di Milano, Paolo Storari, sostiene di essere entrato in contrasto con i vertici della sua procura già nella primavera del 2020, perché per sei mesi avrebbe chiesto inutilmente di effettuare le iscrizioni di indagati e poi per “autotutela” si rivolse a Davigo. Quest’ultimo sostiene di aver ricevuto i verbali da Storari, che lamentava un’eccessiva attesa nell’avvio delle indagini. A quel punto Davigo ne parla con il vicepresidente del Csm, David Ermini, al quale mostra la copia dei verbali. Ermini si presenta personalmente al Quirinale. Il giorno successivo riferisce a Davigo che il Quirinale lo ringraziava e che non c’era bisogno per il momento di attuare ulteriori iniziative. Ermini conferma al Il Fattosoltanto di aver parlato con Davigo. Il Quirinale invece non ha commentato in alcun modo la vicenda, per rispetto delle indagini in corso. Fonti qualificate del Csm, tuttavia, negano un incontro personale tra Davigo e Mattarella, che non avrebbe mai visto né letto i verbali in questione al pari del suo consigliere giuridico Stefano Erbani.

Qualcuno però parlò con il Presidente Mattarella e qualcosa si mosse con la cautela imposta dal Qurinale di non interferire con le indagini in corso per non violare qualsiasi prerogativa istituzionale. A sua volta, ieri il procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, ha negato di aver mai saputo che Davigo fosse entrato in possesso dei verbali in questione. Non solo. Il Fatto è in grado di ricostruire che il procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi sarebbe stato soltanto informato da Davigo della vicenda – ma senza fargli il nome del pm Storari – e a sua volta lo stesso Salvi ne parlò con il procuratore di Milano, Francesco Greco, anche perché nei verbali Amara citava un componente del Csm, Marco Mancinetti. La procura di Milano inviò a Salvi i verbali su Mancinetti per i necessari approfondimenti disciplinari. Greco e Salvi però non discussero il merito dell’indagine (si parlò soltanto in linea generale dell’esistenza di una sorta di nuova P2). Inchiesta sulla quale, peraltro, necessitava una valutazione in relazione alla competenza, poiché gran parte delle condotte ipotizzate si erano svolte a Roma. In quel frangente sono iniziate le frizioni tra Storari, Greco e il procuratore aggiunto Laura Pedio, per le iscrizioni e le ipotesi di reato. Quella che viene presa in considerazione è la violazione della cosiddetta legge Anselmi, la 17 del 25 gennaio 1982: si discute su quante persone (su circa 74 nomi) andrebbero iscritte nel registro degli indagati. La posizione della procura di Milano è di procedere con cautela, iscrivendo Amara e altri due presunti affiliati, che si erano autodenunciati, per poi verificare le singole posizioni. Amara promette di depositare una fotocopia: non lo farà mai.

Ma torniamo ai verbali giunti a Roma. Verbali molto delicati anche sotto il profilo politico, perché Amara sostiene di aver favorito Giuseppe Conte, in quel momento presidente del Consiglio, quando nel 2012 invitò il suo amico Fabrizio Centofanti ad affidargli un incarico per conto della Acquamarcia spa. La vicenda, già vagliata dalla procura di Milano, non ha mostrato alcun profilo di illiceità, ma inserire il nome dell’allora presidente del Consiglio in un contesto “massonico” in stile P2 non poteva che produrre un effetto destabilizzante. È importante sapere se anche questo dettaglio, politicamente sensibile proprio per il suo effetto, sia stato portato a conoscenza del Quirinale o del Csm. E mentre la procura di Brescia valuta l’apertura di un fascicolo, il procuratore generale Salvi annuncia iniziative disciplinari per “violazione del segreto”. “Non c’è stato nulla di irrituale”, replica Davigo, poiché Storari – che si dice pronto a riferire al Consiglio – si rivolse a lui proprio per il suo ruolo istituzionale e “il segreto non è opponibile ai consiglieri del Csm”. Salvi ha aggiunto che Davigo parlò di “contrasti” alla Procura di Milano su un “fascicolo molto delicato, che, a dire di un sostituto, rimaneva fermo” ma “mai” gli disse del fatto che avesse la disponibilità delle copie di verbali di interrogatorio resi Amara alla Procura di Milano.

Ieri è intervenuto anche Ermini, parlando a nome del Consiglio superiore della magistratura: “Il Csm è del tutto estraneo a manovre opache e destabilizzanti, ma è semmai obiettivo di un’opera di delegittimazione e condizionamento tesa ad alimentare la sfiducia dei cittadini verso la magistratura. Auspico la più ferma e risoluta attività d’indagine da parte dell’autorità giudiziaria al fine di accertare chi tenga le fila di tutta questa operazione”. Il vicepresidente del Csm conclude: “Una funzionaria del Consiglio, in seguito alla perquisizione nella sede consiliare in ordine alla diffusione di materiale istruttorio coperto da segreto, è stata immediatamente sospesa dal servizio. Eventuali sue responsabilità o di altri per condotte individuali non riferibili al Consiglio sono oggetto di indagine da parte dell’autorità giudiziaria competente”.

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La “Loggia”. Perugia indaga per associazione segreta

La “Loggia”. Perugia indaga per associazione segreta

La Procura di Perugia indaga per “associazione segreta”, ovvero per violazione della “legge Anselmi” (approvata dopo la scoperta della P2). Ipotesi di reato ereditata dalla Procura di Milano e mantenuta per valutare se possa riguardare magistrati della Procura di Roma.

La norma riguarda la creazione di “associazioni segrete, come tali vietate dall’articolo 18 della Costituzione” che, “anche all’interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali”, tengano “attività diretta a interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali”.

L’inchiesta è in capo al procuratore Raffaele Cantone e prende le mosse dalle dichiarazioni rese ai pm di Milano dall’ex avvocato esterno dell’Eni, Piero Amara, che parla di una presunta “loggia Ungheria”, di cui farebbero parte – a suo dire – magistrati, politici e alti rappresentanti delle istituzioni. La Procura guidata da Raffaele Cantone già da tempo ha inziato a valutare le parole di Amara cercando di distinguere il vero dal falso ma, soprattutto, se la presunta loggia esista davvero oppure no.

Per contestare questo tipo di reato è necessario provare quanto meno una affiliazione, un rituale e soprattutto il perseguimento di alcuni obiettivi tesi a danneggiare o a influire su organi dello Stato.

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Scandalo Csm, scattano le inchieste: verifiche su Storari e sul ruolo di Davigo. «Vogliono delegittimarci»

Il pg della Cassazione : gravi violazioni dei doveri di un magistrato

Scandalo Csm, scattano le inchieste: verifiche su Storari e sul ruolo di Davigo. «Vogliono delegittimarci»

I contrasti e i veleni partiti dalla Procura di Milano e arrivati fin dentro il Consiglio superiore della magistratura costringono il vicepresidente David Ermini e il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi a intervenire con due note ufficiali. Quanto basta per comprendere quale nuova ondata di discredito stia travolgendo l’amministrazione della giustizia. «Il Csm è del tutto estraneo a manovre opache e destabilizzanti», assicura Ermini che denuncia «un’opera di delegittimazione e condizionamento tesa ad alimentare la sfiducia dei cittadini verso la magistratura». Salvi parla invece di «gravi violazioni» sui quali il suo ufficio aprirà un’inchiesta disciplinare.

Indagine sui mandanti

In questo clima la Procura di Roma indaga per scoprire come e perché i verbali segreti di Piero Amara — l’avvocato già condannato e e pluri-inquisito che ha parlato di politici, imprenditori, vertici di forze dell’ordine e giudici appartenenti alla presunta loggia massonica coperta chiamata «Ungheria», in grado di condizionare nomine e affari — siano stati diffusi gettando ombre sulla guida della Procura milanese. L’impiegata del Csm (ora sospesa) Marcella Contrafatto, sospettata di essere il «corvo» per aver inviato copia di quelle carte a due quotidiani e al componente dello stesso Csm Nino Di Matteo, è indagata per calunnia: nella lettera anonima di accompagnamento si accusano gli inquirenti milanesi di non aver voluto indagare sulla loggia denunciata di Amara e le sue trame.
Ma l’inchiesta deve anche accertare se il pm milanese Paolo Storari, che ha fatto uscire dal suo ufficio i verbali consegnandoli all’allora componente del Csm Piercamillo Davigo, abbia commesso un reato violando il segreto; che uso ne abbia fatto lo stesso Davigo, al quale Storari aveva denunciato l’immobilismo della Procura; e soprattutto chi sono i mandanti della successiva e certamente illegittima diffusione di quelle carte.

Gli incontri a Roma

Per farlo si deve tornare all’origine della vicenda quando, nell’aprile 2020, Davigo riceve i verbali da Storari. Poco dopo si rivolge a Salvi che nella sua nota di ieri scrive: «Nella tarda primavera mi disse che vi erano contrasti nella Procura di Milano circa un fascicolo molto delicato, che riguardava anche altre Procure e che, a dire di un sostituto, rimaneva fermo». Il sostituto era per l’appunto Storari. Negli stessi giorni Davigo parla anche con Ermini, ma genericamente, di un’inchiesta che coinvolge nomi importanti. Soltanto in seguito gli specifica l’esistenza di contrasti all’interno della Procura milanese. Né lui né Storari presentano però una denuncia formale, come ne arrivano tante. Il Csm non può dunque intervenire. A differenza del pg Salvi che adesso ricostruisce: «Informai immediatamente il procuratore di Milano Francesco Greco». I due concordano un incontro: «Il 16 giugno il dottor Greco mi informò per grandi linee la situazione e le iniziative assunte». Fu decisa una riunione con le Procure di Roma e Perugia, alle quali gli interrogatori di Amara erano stati trasmessi per competenza, e «il coordinamento risultò proficuo».

«Doveri violati»

Salvi chiarisce però di non avere mai saputo che Davigo aveva ricevuto da Storari i verbali oggetto di tanta fibrillazione. Lo scopre due settimane fa, quando il procuratore di Roma Michele Prestipino e l’aggiunto Paolo Ielo vanno al Csm per perquisire l’ufficio dell’impiegata Contraffatto, ex segretaria di Davigo. «Si tratta di per sé — sottolinea il pg della Cassazione — di una grave violazione dei doveri del magistrato, ancor più grave se la diffusione anonima dei verbali fosse da ascriversi alla medesima provenienza».
Il comportamento di Davigo (che non siede più al Csm da ottobre per via del pensionamento, dopo aver tentato di rimanere al suo posto e proponendo ricorso contro l’esclusione) è una delle incognite di questa storia. Forse quella decisiva: perché non disse a Storari di presentare un regolare esposto al Consiglio, come aveva fatto un anno prima il pm di Roma Stefano Fava, entrato in contrasto con il procuratore Giuseppe Pignatone e l’aggiunto Paolo Ielo proprio su questioni inerenti le indagini su Amara? Per la successiva diffusione di quella denuncia Fava è finito sotto inchiesta disciplinare e penale, ma Davigo — che nega violazioni di segreti e rivendica la correttezza delle proprie azioni — si giustifica con un altro argomento: «Dovevo mandare quel materiale alla Prima commissione del Csm, dove credo sedesse un membro che era citato nelle carte?».

Accuse di dossieraggio

L’allusione è a Sebastiano Ardita, un consigliere che fu compagno di corrente di Davigo con il quale però da oltre un anno si sono interrotti i rapporti. E ieri Nino Di Matteo, che dopo aver ricevuto i verbali di Amara con il nome di Ardita ne ha parlato con lui e poi con la Procura di Perugia, s’è schierato a sua difesa: «Le dichiarazioni sul consigliere Ardita sono palesemente calunniose. La loro falsità è facilmente riscontrabile. L’illecita diffusione di quei verbali anche all’interno del Csm rappresenta un vero e proprio dossieraggio volto a screditare il consigliere Ardita e a condizionare l’attività del Consiglio». Di condizionamento parla anche Ermini quando chiede «la più ferma e risoluta attività d’indagine da parte dell’autorità giudiziaria, al fine di accertare chi tenga le fila di tutta questa operazione».

L’inchiesta di Perugia

Una traccia potrebbe arrivare dall’antica frequentazione («fino alla primavera, estate 2017», dice lei) tra la segretaria Contrafatto e Fabrizio Centofanti, l’imprenditore amico dell’avvocato Amara e imputato di corruzione a Perugia insieme con l’ex magistrato Luca Palamara. Il 4 febbraio scorso è stato proprio il capo della Procura umbra Raffaele Cantone — competente per i reati che coinvolgono le toghe romane, anche come parte lese — a interrogare nuovamente Amara, il quale ha confermato l’esistenza della presunta loggia di cui lui stesso avrebbe fatto parte. Per verificare le sue dichiarazioni è stato aperto un fascicolo dove si ipotizza la violazione della legge che vieta le associazioni segrete, e alcuni nomi sono già stati iscritti sul registro degli indagati.

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