domenica, 1 Agosto 2021
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IL MEGLIO E IL PEGGIO DAI GIORNALI DI OGGI

GIOVEDì 18 FEBBRAIO 2021

“Ventotto anni di carcere per Riva, 5 anni per Vendola”, le richieste del pm per il disastro ambientale dell’Ilva

L’ex governatore Vendola è accusato di concussione aggravata in concorso. Più gravi le accuse alla famiglia dell’acciaio: “Abbraccio mortale per la città”

17 FEBBRAIO 2021 2 MINUTI DI LETTURA

Prima di ultimare la requisitoria, durata nove udienze, il pm Mariano Buccoliero ha sottolineato che tra la città di Taranto e l’Ilva si è consumato un “abbraccio mortale”. Nel processo ‘Ambiente svenduto’ in corso dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto per il presunto disastro ambientale causato dal Siderurgico negli anni di gestione della famiglia Riva, la pubblica accusa ha invocato 35 condanne per quasi quattro secoli di carcere, e il non doversi procedere per intervenuta prescrizione del reato nei confronti di altri nove imputati.

Per i fratelli Fabio Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva, sono stati chiesti 28 e 25 anni; per l’ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, cinque anni.

Cutolo: nuovo camorrista tra celle, appalti e politica

Cutolo: nuovo camorrista tra celle, appalti e politica

‘O professore – È morto a 79 anni nel reparto di medicina protetta del carcere di Parma dove era detenuto al 41-bis. Era malato, ma ritenuto “pericoloso”

di Vincenzo Iurillo e Antonella Mascali | 18 FEBBRAIO 2021

È morto ieri sera, poco dopo le 20, Raffaele Cutolo, il capo storico della Nuova Camorra Organizzata, il custode dei segreti della trattativa Dc-Brigate Rosse-Nco per la liberazione dell’assessore Ciro Cirillo e, forse, anche di qualche mistero del sequestro Moro: “Lo potevo salvare, fui fermato dai politici”, disse in un verbale del 2016, quando la Dda di Napoli andò a trovarlo dopo la cattura di uno dei suoi luogotenenti, Pasquale Scotti, stanato dopo 31 anni di latitanza.

Cutolo si trovava nel reparto di medicina protetta dell’ospedale di Parma, il reparto dell’ospedale per detenuti. Cutolo, 79 anni, era da tempo malato, aveva seri problemi al cuore e ai polmoni. Per due volte, l’anno scorso è stata respinta la richiesta di scarcerazione per motivi di salute, prima, a maggio, dal magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia e poi subito dopo dal tribunale di Sorveglianza di Bologna che aveva confermato la compatibilità del regime carcerario con le condizioni di salute del boss appena morto. I giudici avevano anche scritto, per motivare la decisione di farlo curare nell’ambito del circuito carcerario, che Cutolo nonostante fosse al 41-bis, il carcere duro, da decenni, era ancora pericoloso. “Si può ritenere, aveva scritto il tribunale di Sorveglianza, che la presenza di Raffaele Cutolo potrebbe rafforzare i gruppi criminali che si rifanno tuttora alla Nco, gruppi rispetto ai quali Cutolo ha mantenuto pienamente il carisma”. E ancora: “Nonostante l’età e la perdurante detenzione rappresenta un ‘simbolo’ per tutti quei gruppi criminali che continuano a richiamarsi al suo nome”. Cutolo, in tanti anni di detenzione, aveva scritto sempre il Tribunale di Sorveglianza, “non ha mai mostrato alcun segno di distacco dalle sue scelte criminali” e, a questo proposito, aveva ricordato un colloquio del boss, il 22 luglio 2019, nel carcere di Parma dove si trovava, con Il Mattino, durante il quale ha detto che aveva “fatto anche del bene” e che alcune sue scelte erano state “giuste”. Considerazioni che per i giudici avevano fatto “trasparire il proprio ruolo carismatico che aveva favorito l’unione di più gruppi”.

Sul carisma di Cutolo si potrebbe scrivere un trattato di psicologia criminale. A cominciare dal soprannome attribuitogli in qualità di capo della Nco: “Il Vangelo”. Un clan piramidale, basato sul culto della personalità. La sua.

La data che segna una svolta nella sua vita è il 24 settembre 1963. Quel giorno Cutolo smette di essere un guappo napoletano e diventa un assassino. Ammazza a colpi di pistola durante una rissa un giovane che voleva vendicare uno schiaffo dato a una ragazza. Si costituisce al pretore di Ottaviano dopo tre giorni. Ed entra nel carcere di Poggioreale. Il carcere dove smette di essere un semplice assassino e diventa un boss. Non uscirà più dalla galera – salvo qualche breve periodo di libertà per decorrenza termini e la spettacolare fuga dall’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa del 5 febbraio 1978, verrà catturato ad Albanella un anno e mezzo dopo – e in galera fonderà la Nco. È lì dentro che arruola i soldati del suo esercito. È tra quelle mura penitenziarie che tesse trame, disegna strategie, decide alleanze e faide. “A Poggioreale sono cresciuto, e quel luogo lo sento un po’ come casa mia”. Era detenuto al Padiglione 13. “Divenni un boss – disse nell’ultima intervista non autorizzata – perché non sopportavo l’arroganza dei mammasantissima dell’epoca che volevano imporre la loro legge all’interno di quelle mura. La mia fu una ribellione”.

Manie di grandezza, eccessi, sguardo luciferino durante i maxiprocessi e durante le interviste rilasciate in una stagione in cui cronisti potevano avvicinarsi fino ai boss e raccoglierne le parole da dietro le sbarre. Così nasce il mito. Rafforzato con l’acquisto del Castello Mediceo di Ottaviano, la lussuosa dimora della vedova del principe Lancellotti di Lauro, dove i suoi genitori avevano lavorato come guardiani. Con il terremoto del 23 novembre 1980, Cutolo e la Nco si fiondano nel business degli appalti della ricostruzione. L’11 dicembre successivo ordina l’omicidio del sindaco di Pagani, Marcello Torre, che aveva osato fermare un appalto a una ditta collegata alla camorra. Servirà come esempio.

Il Sì bulgaro e scontato al Senato Ma 15 contrari e 7 assenti tra i 5S

Il Sì bulgaro e scontato al Senato Ma 15 contrari e 7 assenti tra i 5S

La fiducia a quota 262. Il voto. Draghi ringrazia Conte però non convince la fronda M5S La Lega, costretta a incassare le frecciate, ottiene un contentino

di  | 18 FEBBRAIO 2021

Stare con Mario Draghi nella prova della votazione di fiducia è un comandamento, si vota sì perché si deve, e così sia. E poco prima della mezzanotte il Senato lo conferma, dando la fiducia al suo governo con 262 sì e 40 no. Un plebiscito, anche se non come quello che ricevette un altro tecnico, Mario Monti, nel 2011 con 281 voti a favore. Però nel giorno in cui (quasi) tutti i partiti fanno i bravi bambini, il partito con la maggioranza relativa, il M5S, esplode. In 15 su 92 eletti grillini dicono no a Draghi, e il loro voto contrario dovrebbe essere anche l’addio al M5S, se Vito Crimi come minacciato avvierà le pratiche per la loro espulsione. In una notte drammatica per il Movimento dicono no veterani come Barbara Lezzi, Vilma Moronese e Matteo Mantero. E perfino il presidente della commissione Antimafia, Nicola Morra. “Sono tanti” riconoscono dal gruppo, atterriti. I vertici parlamentari e big vari avevano provato per tutto il giorno a convincere i dissidenti ad assentarsi dall’Aula, per limitare i danni. E alla fine gli assenti sono otto (però uno è in ospedale), dal romano Emanuele Dessì alla veneta Orietta Vanin. Ma a fare rumore è la slavina dei 15, che apre la porta alla scissione parlamentare, visto che per fare un gruppo bastano 10 senatori. Dentro potrebbe esserci la lunga fila di eletti, da Mattia Crucioli a Bianca Laura Granato fino a Virginia La Mura (vicina al presidente della Camera Roberto Fico), che a tarda sera motivano il loro no dal microfono. “Avete chiuso i bancomat in Grecia” scandisce Elio Lannutti, attaccando Draghi come ex presidente della Bce. L’epilogo di una giornata in cui molti altri 5Stelle hanno detto sì, per disciplina o semplice quieto vivere. “Ma questa non è una fiducia in bianco e il mio sì è sofferto e lacerante” dice in lacrime la grillina Cinzia Leone. Tradotto, per molti 5Stelle Draghi è una pillola. E l’ex ministro Danilo Toninelli ricorda quanto sia amara: “Ci aspettiamo che Draghi dia risposte al popolo italiano e non solo alle élite che quando stava in Banca d’Italia avrebbe dovuto sorvegliare di più”.Frasi che saranno parse eretiche a Matteo Renzi, molto frizzante a palazzo Madama. “Draghi ha dato una visione” spiega ai cronisti. Ergo, “valeva la pena aprire la crisi, certo”. Anche se Draghi rende l’onore delle armi a Conte: “Ringrazio il mio predecessore che ha affrontato una situazione di emergenza sanitaria ed economica come mai era accaduto dall’Unità d’Italia”. Ma lo hanno ugualmente rovesciato, l’avvocato. E il prodotto è un governo dove si sono stipati più o meno tutti, perfino la Lega che era anti-Ue e invece no, ora giurano che scherzavano. Fratelli d’Italia, l’unico partito rimasto all’opposizione, vuole infierire. Così verso sera Ignazio La Russa punge: “Io non voglio difendere la Lega, presidente, ma lei è stato ingeneroso verso i temi a loro cari: nel suo discorso non c’era nulla sulla sicurezza o sulla lotta all’immigrazione clandestina…”. La frecciata funziona, e nelle repliche Draghi deve rispondere: “Sui migranti serve una piena assunzione di responsabilità da parte dell’Unione europea, e l’Italia propone la redistribuzione pro quota. E senza legalità e sicurezza non si può crescere”. Ma la maggioranza è quello che è, un papocchio. E lo ribadisce la mozione di sostegno dei partiti a Draghi, fatta di due righe: “Il Senato, udite le comunicazioni del presidente del Consiglio, esprime la fiducia al governo”.Di più evidentemente non si poteva scrivere. Ma per Italia Viva non è un problema, come non lo è dover rinnegare in un amen mesi di propaganda. E infatti il renzianissimo Davide Faraone la mette così: “Ci chiedono perché non chiediamo più il Mes. Non lo facciamo perché il nostro Mes è lei, presidente Draghi”. E mancano solo i cuoricini. Infine, Salvini, che cita Benedetto Croce e Alcide De Gasperi e si esercita sulla “religione della libertà”, fino a citare la “dieta mediterranea”. Benvenuto, Draghi.

Dire e non dire

di  | 18 FEBBRAIO 2021

Ieri Draghi ha parlato 53 minuti, 13 in più di Conte per la fiducia giallorosa e 18 in meno di Conte per la fiducia gialloverde. Ma questi sono dettagli trascurabili, almeno per noi che badiamo al sodo, diversamente dai turiferari che annunciavano da giorni un discorso di mezz’ora al massimo per inaugurare la “rivoluzione del linguaggio” e la “svolta della brevità”. Anzi, gli avremmo concesso volentieri qualche minuto in più per uscire dalla vaghezza o dall’afasia su alcuni temi che meriterebbero una parola chiara. Il discorso è stato ottimo sull’ambiente (poi vedremo se si tradurrà in pratica) e sull’euro (vero, Salvini?). Doveroso nel grazie a Conte e al suo governo (9 ministri ora stanno con Draghi). Buono su pandemia e Recovery Plan (sostanziale continuità col governo uscente: altro che fallimento e disastro). Interessante sulla governance accentrata dal Tesoro per controllare e non sprecare i 209 miliardi (ma Conte, che ne proponeva una presso Tesoro, Mise e Affari Ue, non era un dittatore-accentratore?). Generico sulle eventuali modifiche al piano Ue e sulla riforma della Pa. Opportuno, ma un po’ “coda di paglia”, nello smentire il fallimento della politica. Vago sul Reddito e il blocco dei licenziamenti. Ragionevole sul fatto che, a lungo andare, i sussidi dovranno aiutare chi regge il mercato e abbandonare chi non sa riconvertirsi (ma quando la grillina Castelli disse cose analoghe fu lapidata). Saggio sulla progressività del fisco (altro che Flat tax). Propagandistico sulla scuola in presenza e non in Dad (con le varianti Covid, vedremo se Bianchi farà meglio dell’Azzolina, appena promossa dall’Unesco). Perdonabile per le gaffe “da emozione” sui numeri delle terapie intensive e della cassa integrazione (ma, se fosse stato il predecessore, l’avrebbero massacrato).

Ma più di quelle che ha detto contano le cose che Draghi non ha detto. Niente Mes (benissimo: avevano ragione Conte, M5S, Gualtieri, i sovranisti e torto il Pd, FI, Iv, Calenda, Bonino e tutti i giornaloni). Niente Costituzione e mafia solo in replica (malissimo). Zero conflitto d’interessi (male per noi, bene per certi ministri “tecnici”, FI e Iv). Un cenno di circostanza alla corruzione (male). Non una sillaba sulla blocca-prescrizione di Bonafede (chiesta dalla Ue), che finora tutti tranne i 5S volevano cancellare, provocando le dimissioni del Conte-2. Scelta comprensibile per chi vuol governare un mese e vincere facile. Ma chi vuol governare due anni (o uno?) deve sciogliere anche i nodi divisivi: prima o poi la politica, anche se è commissariata, presenta il conto.

Ps. Eccellente il richiamo a Russia e Cina sul rispetto dei diritti umani. Noi, parlando con pardòn, ci avremmo aggiunto pure l’Arabia Saudita.

Clamoroso

«L’aspettativa di vita, a causa della pandemia, è diminuita: fino a 4-5 anni nelle zone di maggior contagio; un anno e mezzo-due in meno per tutta la popolazione italiana. Un calo simile non si registrava in Italia dai tempi delle due guerre mondiali» [Mario Draghi, discorso della fiducia].In prima pagina

• Poco prima di mezzanotte il Senato ha votato la fiducia al nuovo governo con 262 sì, 40 no e 2 astenuti. Tra i contrari, ci sono 15 grillini (a cui bisogna però aggiungerne 6 assenti), che ora potrebbero costituire un gruppo parlamentare autonomo

[il discorso di Draghi è riprodotto integralmente in Quarta pagina]

• Niente più capo politico nel M5s: su Rousseau approvata la creazione del direttorio a cinque

• Virginia Raggi chiede che la base grillina voti su Rousseau sulla sua ricandidatura a Roma. Teme un accordo M5s-Pd su Gualtieri

• Pier Ferdinando Casini, 65 anni, è ricoverato per Covid

• I morti ieri sono stati 369. Scendono i ricoverati in terapia intensiva (-31). Il tasso di positività è risalto al 4,1%. Persone vaccinate (due dosi) in Italia: 1.303.073 (2,16% della popolazione)

• L’Ue rilancia sui vaccini: 300 milioni di dosi in più da Moderna

• Dieci agenti penitenziati sono stati condannati per le torture nel carcere di San Gimignano

• È stata messa sotto protezione l’unica testimone del delitto di Faenza, un’amica della figlia della vittima Ilenia Fabbri

• Processo Ilva: i pm chiedono 28 e 25 anni di reclusione per Fabio e Nicola Riva e cinque anni per Nichi Vendola

• La Corte europea dei diritti umani chiede alla Russia la scarcerazione immediata di Navalny

• Il principe Filippo, 99 anni, è ricoverato in ospedale in seguito a un malore. Non ha il Covid, fa sapere Buckingham Palace

• Il presidente nigeriano ordina un blitz per liberare centinaia di studenti rapiti ieri in una scuola

• La moglie di Kim Jong-un è riapparsa in pubblico dopo un anno

• Jeff Bezos ha superato Elon Musk ed è tornato a essere il più ricco del mondo

• Negli ottavi di Champions la Juve ha perso 2-1 con il Porto

• Agli Australian Open Tsitsipas ha rimontato due set a Nadal e ora in semifinale affronterà Medvedev

• A Cortina l’Italia si è fermata ai quarti nella gara di parallelo a squadre miste. Oro alla Norvegia. Lara Della Mea s’è rotta il ginocchio

• È morto il camorrista Raffaele Cutolo, aveva 79 anni

Titoli

Corriere della Sera: Draghi: uniti per la ricostruzione

la Repubblica: Un’Italia per i nostri figli

La Stampa: «L’unità è un dovere»

Il Sole 24 Ore: «Unita per la nuova ricostruzione / Noi in trincea, virus nemico di tutti».

Avvenire: La nuova Ricostruzione

Il Messaggero: «Insieme per la Ricostruzione»

Leggo: Draghi: «L’unità è un dovere»

Qn: «Ricostruire come nel Dopoguerra»

Il Fatto: Ciaone ai 2 Matteo

Libero: La fiera delle banalità

La Verità: L’uovo di Draghi va di traverso al Pd

Il Mattino: Il piano per un’Italia migliore

il Quotidiano del Sud: La nuova ricostruzione

il manifesto: La grande impresa

Domani: Il premier più anziano / è il solo che parla / come i ragazzi del clima

 

Ristoro democratico

Ristoro democratico

Notare le differenze. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, messo faccia al muro dalle donne del partito escluse da ruoli di governo, s’è appellato dolente ai colleghi maschi, poiché il disastro è accaduto ma non deve accadere mai più, e ha proposto alla parte lesa la prestigiosa carica di vicesegretario.

Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, dopo aver destinato a tre donne tre ministeri coi fiocchi (interno, giustizia e università), ha definito farisaico il rispetto delle quote, oltretutto se non vengono rispettate, e ha parlato di guasto culturale e di impegno, anche economico, per colmare l’inspiegabile disuguaglianza retributiva e per garantire parità di condizioni competitive, in due parole per risparmiare alle donne l’insensata scelta fra carriera e famiglia.

Scrivevo qui, ieri, di una rara politica che somministra cure, i cui effetti benefici si riscontrano a lungo termine, e di una diffusa politica che distribuisce analgesici, i cui effetti sono immediati ma palliativi. Draghi si direbbe uno con la diagnosi e la terapia, Zingaretti uno spacciatore di aspirine, e pure quelle sbagliate.

Perché è bizzarro dire è capitato, come capita di scordarsi di passare in tintoria, specie se ci si propone da cavalieri delle magnifiche sorti progressive, e pure con toni sermoneggianti. E soprattutto l’idea di compensare con la generosa offerta del vicesegretariato non è altro che è la perenne soluzione raccogliticcia e facilona del precedente governo, del resto rimpianto dal partito in questione, e cioè di sistemare tutto con la logica paternalistica (e palliativa) del ristoro.