*Il record di durata del governo Meloni? Anche merito dei suoi oppositori!!*
di Vincenzo D’Anna*
Si è celebrata a Bari la festa per il record di durata del governo presieduto da Giorgia Meloni, nella terra pugliese che fu anche feudo politico di Giuseppe Tatarella, una delle personalità che compongono il Pantheon della Destra italiana. “Pinuccio”, per gli amici, fu uomo dedito a proporre la cosiddetta “politica della concordia”, a tessere e ricucire trame perché gli eredi del Msi-Dn non si scomponessero in una miriade di voci e posizioni politiche, come è avvenuto per altre storiche formazioni nel travaso tra Prima e Seconda Repubblica. A fare gli onori di casa, Raffaele Fitto, ex enfant prodige dell’era Berlusconi, verso il quale Giorgia ha praticato una sorta di promoveatur ut amoveatur (“sia promosso affinché sia rimosso”), destinandolo a un incarico europeo, allontanandolo dai suoi paraggi. Quello di Bari è stato un lungo e articolato discorso, nel corso del quale la premier ha toccato quasi tutti i temi del suo operato di governo e le questioni di attualità politica. Piaccia o meno, in una Repubblica che ha visto succedersi, dalla sua fondazione, ben trentuno presidenti del Consiglio e sessantotto governi, non è cosa da poco e merita di essere un titolo da accampare con soddisfazione. Inutile dire che neanche innanzi a tutto questo è mancata la critica velenosa, con commenti irriverenti da parte del centrosinistra e lo “sfondone” velenoso e irrispettoso di chi si è espresso dicendo: “Giorgia, regina della lunga durata, come i rotoloni di carta Regina”. Non che la cosa possa meravigliare in sé, perché è ormai arcinoto che nel Belpaese i social sono spesso una cloaca massima, ove la parte peggiore del popolo vomita ogni tipo di cattiveria possibile, e nell’agone politico e parlamentare sono stati rimossi tutti i freni inibitori e valicati tutti i limiti di decenza. La notazione sulla tipologia dei commenti, dunque, non serve a ribadire cose ben note sulla loro natura e consistenza dell’agire politico, quanto a poterne dedurre uno dei motivi che, paradossalmente, hanno consentito a Giorgia Meloni e al suo governo di poter reggere e operare per così tanto tempo, rispetto alla media consolidata in materia di durata degli esecutivi. In parole semplici, è la scadente qualità della politica proposta dalle opposizioni e la sguaiata modalità di critica che esercitano a conferire forza al governo in carica. La proposta alternativa al programma di governo del centrodestra si è rivelata una brutta e anacronistica riproposizione di soluzioni e propositi non attuati dalla stessa Sinistra nei quasi dieci anni di governi che hanno preceduto quello in carica, oltre che della forma, che spesso è sostanza, con la quale è stata criticata l’azione del governo Meloni. A volersi mettere nei panni di un cittadino che da anni non vota perché non interessato né attratto dalla politica italiana, ci si accorgerebbe di quanto sia inutile votare per le forze di opposizione. Ormai gli argomenti esposti, nei modi e nei toni dai contestatori della Meloni, sono irricevibili e ancor meno attrattivi, se non per le tifoserie ideologizzate e prevenute della Sinistra e, più in generale, per i rosiconi, i rancorosi sociali, i “benaltristi”, ossia coloro per i quali, qualunque cosa sia stata fatta, occorreva fare ben altro. E infatti, più che proposte alternative e soluzioni praticabili, dalle opposizioni vengono allarmi democratici (minacce alle libertà), lotta alla ricchezza prodotta (con l’invocazione di maggiori tasse su patrimoni ed extraprofitti, già ben tassati), interventi dello Stato di stampo monopolistico e pervasivo, con aumento del debito pubblico, contrarietà preconcetta verso qualsivoglia riforma dell’esistente, ancorché i tempi che corrono siano poi dipinti dai medesimi come inefficienti. C’è la generale vocazione a elargire redditi senza lavoro, a delegittimare parole come efficienza, produttività e merito, in quanto ritenute causa di disparità sociale. Insomma, la vecchia solfa statalista, assistenzialista, conservatrice e reazionaria della “giustizia sociale” invocata sempre e comunque con lo scopo di redistribuire la ricchezza. Questo sul piano della politica socioeconomica e riformista, mentre su quello della politica estera a sinistra si è nella piena contraddizione? lo scontro tra coloro che sostengono Mosca e quelli che aiutano Kiev. Ma, da retrogradi e conservatori sul piano politico e costituzionale, gli oppositori diventano rivoluzionari su quello etico-morale, con la truffa del politicamente corretto, le teorie gender e woke, la cancellazione dei generi, la lotta alla famiglia tradizionale e all’eterosessualità come condizione fisiologica, il multiculturalismo culturale e religioso, che eradica i nostri valori e cancella le tradizioni, e così a seguire con l’eugenetica, l’eutanasia ed i matrimoni omosessuali. È l’avversione di tanti cittadini verso tutto questo marasma etico, sociale, politico ed economico a far crescere, nei sondaggi, Roberto Vannacci ed a tenere coeso e stabile il governo. Chissà se nel campo largo c’è qualcuno in grado di capirlo per tempo.
*già parlamentare










