*Caos etico-morale. La prova dell’Angelo Musicante*

di Vincenzo D’Anna*

Non saprei dire quanti siano, tra i lettori, coloro che conoscono la storia dell’arte, materia ormai desueta che un tempo veniva studiata nei licei. Un’acculturazione indispensabile per poter apprezzare appieno le meraviglie artistiche e monumentali di cui è ricco il Belpaese, che custodisce una parte rilevantissima del patrimonio culturale mondiale. Scavi archeologici, musei, chiese, pinacoteche, monumenti e vestigia antiche di ogni epoca vengono visitati e ammirati ogni anno da milioni di turisti stranieri. L’Italia è stata la culla di grandi civiltà: etrusca, greca, romana e, più tardi, del Rinascimento. Una terra attraversata da uomini straordinari e da ingegni prodigiosi, che hanno lasciato nei secoli un’eredità indelebile. Non basterebbe un’intera pagina di giornale per elencare tutti coloro che hanno contribuito a rendere grande la nostra storia. Diciamocelo schiettamente: l’italiano medio, oppure quello che viaggia per il mondo, ha ben poco di cui meravigliarsi, avendo già negli occhi ciò che la propria patria offre quotidianamente. Si potrebbe richiamare l’espressione platonica del “bello in sé”, intendendo metaforicamente che l’Italia rappresenti, con i suoi capolavori, un ideale di bellezza rispetto al quale misurare ogni altra forma del bello. Eppure, percorrendo lo Stivale, questa estetica immortale non si percepisce fino in fondo, né si respira ovunque l’aria della cultura e dell’arte. Al contrario, tra scempi paesaggistici, esiguità delle risorse destinate ai beni culturali, migliaia di opere custodite e dimenticate nei depositi, monumenti degradati dal tempo e dall’incuria, prevale spesso la sensazione opposta. Se degli inglesi si dice che siano riservati, dei giapponesi educati, degli svedesi emancipati, dei tedeschi precisi e dei francesi bon vivant, degli italiani non esiste paradossalmente uno stereotipo che ne evidenzi l’amore per il sapere, per l’arte e per quella bellezza che pure hanno abitualmente sotto gli occhi. Ci lamentiamo della scarsa preparazione culturale dei politici, della povertà della dialettica parlamentare, dell’approssimazione di chi amministra e governa. Restiamo però sostanzialmente convinti che il male risieda sempre negli altri e che siano sempre gli altri a dover cambiare mentalità e stile di vita. È un paradosso descritto con efficacia in un libro poco conosciuto del microbiologo napoletano Maurilio De Felice, “L’Angelo Musicante”, la cui lettura aiuterebbe il cittadino comune ad acquisire una percezione più esatta di sé e della società nella quale vive. In estrema sintesi, il volume racconta le vicende di personaggi immersi in una società divagante e ambigua, espressione di una borghesia incapace perfino di comprendere quale sia il proprio approdo, costantemente protesa soltanto verso il denaro e il successo. A questa realtà si contrappone una minoranza che continua a coltivare valori civici e morali, senza lasciarsi travolgere dal conformismo dominante. L’Angelo Musicante è una figura tipica della pittura sacra: gli angeli raffigurati mentre suonano strumenti musicali nelle chiese e nelle pale d’altare. L’autore ne fa una metafora della “prova morale”, della persistenza di quei valori che una parte, ormai minoritaria, della società continua a seguire e che spesso viene derisa da sedicenti progressisti. Quei valori non si piegano alle mode del momento, al politicamente corretto elevato a dogma, alle teorie del gender, alla cultura woke, alla cancellazione delle differenze, all’indebolimento del nucleo familiare o alla rappresentazione dell’eterosessualità come retaggio di un passato ormai da superare. L’Angelo diventa così il simbolo di quanti, in un mondo dominato dalla corruzione, dall’avidità e da “ladruncoli e delinquenti di ogni genere”, continuano a rappresentare la bellezza, la speranza e la fiducia nella sopravvivenza dei principi etici. È il simbolo di chi fonda la propria esistenza sui valori e non si piega al denaro, al successo, alla bramosia del potere e del dominio a ogni costo. È il ritratto di una società attraversata da contrasti profondi, nella quale resistono ancora uomini e donne che rifiutano la filosofia dei nuovi epicurei: quella che non riconosce altro orizzonte se non il benessere materiale, la buona vita e un’opulenta esistenza. Chi ha avuto l’onore di sedere nei banchi del Parlamento, il luogo nel quale si scrivono le leggi e si dovrebbe custodire l’etica pubblica, conosce la grande figura bronzea dell’Italia che domina l’Aula di Montecitorio, simbolo della redenzione politica dello Stato e dell’unità nazionale. Non stonerebbe affatto, in quell’austero consesso, affrescare anche la figura di un Angelo Musicante, per ispirare le coscienze di chi ha in sorte l’Italia ed il bene comune.

*già parlamentare