*Europa, al crocevia della storia* di Vincenzo D’Anna*

Il Vecchio Continente sembra essere giunto a un fatidico appuntamento, al termine di quella strada piana e comoda che ebbe a imboccare nel 1945, allorquando trovò riparo sotto l’ombrello politico, economico e militare degli Stati Uniti d’America. Quella grande e potente democrazia, pur ubicata di là dell’Oceano Atlantico, l’aveva liberata dai regimi dittatoriali che si erano instaurati nel corso del cosiddetto secolo breve, di matrice nazista come in Germania, oppure fascista come in Italia, Spagna e Portogallo. L’aveva, inoltre, protetta dalla minaccia, non meno tragica, del comunismo, che si era impadronito, manu militari, di tutti i Paesi dell’Est che avevano avuto la sventura di essere “liberati” dall’Armata Rossa, che vi aveva poi imposto la forzata sudditanza alla Russia dei Soviet e ai crimini dello stalinismo. Il Piano Marshall aveva riversato sui Paesi usciti distrutti dalla guerra, anche quelli che avevano convissuto coi regimi nazifascisti, una quantità di beni materiali e di aiuti per potersi rimettere in piedi dalle macerie morali e materiali. Insomma, se il Vecchio Continente poté risorgere rapidamente, rinfrancarsi dalla miseria e dalla bancarotta economica, il merito va ascritto agli Stati Uniti d’America e alla politica estera di quella nazione, tesa ad arginare le mire espansionistiche geopolitiche della Russia e dei suoi regimi comunisti satelliti. Sotto l’ombrello offerto dall’alleanza atlantica, e poi dalla NATO, il Belpaese ha goduto di un lungo periodo di pace e prosperità, entro un contesto socioeconomico che ha garantito l’esercizio delle libertà e dei diritti civili. Quella strada, fatta di garanzie e di sicurezza, sembra giunta al termine e tutti i Paesi europei paiono essere arrivati al crocevia della loro storia, ove sembrano svanire sia le consuete speranze sia le comode attese. Si potrà pensarla come meglio si crede sul piano delle scelte politiche nazionali, vestirsi dei panni dei pacifisti ad oltranza, dei profeti disarmati oppure dei contestatori più intransigenti, ossia di quelli che coltivano da sempre il sentimento antiamericano e anticapitalista; ma la narrazione storica e politica, se non mistificata per scopi e utilità ideologiche, non sarà suscettibile di diversità. Il discorso vale per tutti gli europei e soprattutto per quegli Stati che, nell’ultimo mezzo secolo, hanno preferito costruire più lo Stato pauperistico-assistenziale, indebitarsi per gratificare i blocchi elettorali dai quali ricevono voti; per quelli che hanno idolatrato lo Stato padre e padrone, ancorché dilapidatore di denaro e quindi sempre con le pezze al culo, nonostante l’alto regime di tassazione. Vale per gli orfani del marxismo e per quelli che combattono il capitalismo, che considerano la ricchezza prodotta come un peccato da espiare, che la vogliono redistribuire per parificare disuguaglianze che si generano non dal successo degli altri, ma dal proprio parassitismo sociale. Vale per quelli che, pur di mettersi sotto i piedi la bandiera a stelle e strisce, sventolerebbero anche quella della vergogna; che si arrenderebbero al primo straniero venuto; che l’amor di patria lo ritengono un orpello dei reazionari; che di tutto si indignano ma nulla fanno. Insomma, piaccia o meno, ci garbi o meno quell’uomo eccentrico, rude, sbrigativo e litigioso come Donald Trump, siamo oggi ancora sotto la sua protezione. Senza quell’irascibile politico, Vladimir Putin si sarebbe annesso tutta l’Ucraina e la Cina si sarebbe espansa a dismisura con la sua dittatura comunista, che oggi sfrutta risorse naturali in Afganistan senza intervenire sul regime di barbarie civile esercitato dai Talebani, e che collabora e compra petrolio dai Teocrati sanguinaridi Theeran. Insomma per Xi li Ping vale la massima di Vespasiano “ Pecunia non olet”. Vale per quanti sono disposti finanche a dar ragione ad Hamas e agli ayatollah che impiccano giovani e oppositori, mentre i nostri pargoli sfilano in corteo coi golfini di cachemire e le moto parcheggiate, sputando su poliziotti che svolgono quel lavoro per mestiere e spesso per bisogno economico, per un’occupazione. E vale, infine, per Bonelli, Conte, Fratoianni, Schlein e per le mosche cocchiere che reggono il gioco nelle redazioni di taluni giornali e tv oltre che in alcune Procure della Repubblica. Insomma, vale finanche per quei prezzolati intellettuali divenuti famosi per le tesi filorusse, come il prof. Alessandro Orsini oppure il prof. Angelo d’Orsi, che sembra uscito dal vecchio politburo del Cremlino. Insomma, vale per tutti quelli che rimproverano a Giorgia Meloni di essere a mezzo servizio della Casa Bianca, con compiti da domestica, che storcono il muso se si sborsano denari per un esercito che possa almeno difendersi. E così forse rimarremo orfani del legame con gli USA. In un mondo che sta regolando i conti per stabilire chi debba essere il garante dell’ordine mondiale, nel tempo in cui si rompono vecchie intese e si modificano antichi equilibri, politici ed economici. A noi dovrebbe toccare in sorte la parte di chiedere la carità a quel crocevia, a un nuovo padrone che parli russo o cinese.
*già parlamentare










