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Vi è ristretto anche l’ex boss mondragonese Augusto La Torre. Chiesto l’intervento del Ministero e del Giudice di Sorveglianza per il trattamento degradante e umiliante nei confronti dei detenuti nel Reparto AS3 Protetti-
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Vi è ristretto anche l’ex boss mondragonese Augusto La Torre. Chiesto l’intervento del Ministero e del Giudice di Sorveglianza per il trattamento degradante e umiliante nei confronti dei detenuti nel Reparto AS3 Protetti-
Spoleto – L’ex boss Augusto La Torre (ora dissociato e/o collaboratore di giustizia) e altri detenuti, firmatari di un documento pervenuto in redazione della sezione AS3 protetti denunciano le violazioni ai diritti sanciti dall’Ordinamento Penitenziario e la mancata applicazione delle circolari DAP. Il documento è sottoscritto da molti detenuti.
Tra l’altro anche l’ex boss 64enne della camorra di Mondragone, detenuto ininterrottamente dal 6 giugno 1996 (36 anni), pur non essendo stato condannato all’ergastolo, dal 22 novembre 2024 si trova ristretto presso la casa di reclusione di Spoleto nel reparto AS3 protetti.
Nel documento i detenuti firmatari espongono una serie di criticità riguardanti il regime chiuso applicato alla sezione AS3 Protetti, lamentando di trascorrere circa 20 ore al giorno chiusi nelle celle, con preclusione alla partecipazione ad attività lavorative, formative, culturali e sportive consentite invece agli altri detenuti.
Vengono richiamati i principi costituzionali (artt. 2, 3, 27 Cost.), la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e l’Ordinamento Penitenziario, in particolare il principio della progressività trattamentale e della finalità rieducativa della pena.
Secondo i firmatari, l’applicazione indiscriminata del “regime chiuso” alla sezione AS3 Protetti costituirebbe una regressione trattamentale, lesiva del principio di uguaglianza e non giustificata da valutazioni individuali.
Il trattamento penitenziario deve essere conforme a umanità e assicurare il rispetto della dignità della persona. Deve essere improntato ad imparzialità, senza discriminazioni di genere, orientamento sessuale, razza, nazionalità, condizioni economiche e sociali, opinioni politiche o credenze religiose.
Ad ogni persona privata della libertà sono garantiti diritti fondamentali; è vietata ogni violenza fisica e morale in suo danno. I firmatari denunciano: 1) Diritto allo studio – violazione dell’art. 19 O.P.; impossibilità di frequentare corsi scolastici e universitari; 2) Diritto al lavoro – esclusione dalle lavorazioni retribuite; 3) Diritto a partecipare ai corsi formative; 4) Diritto a partecipare al laboratorio teatrale; 5) Violazione dell’art. 67 DPR 230/2000 – rappresentanza dei detenuti; 6) Accesso alla biblioteca centrale negato; 7) Mancanza del regolamento interno; 8) Limitazioni all’accesso a Internet per studio Universitario; 9) Azzeramento del percorso trattamentale al momento del trasferimento; 10) Divieto di ricevere libri tramite posta ordinaria o raccomandata; 11) Mancata applicazione delle linee guida sui percorsi di studio Universitario e 12) Impossibilità di accesso alla giustizia riparativa.
Viene inoltre evidenziata una disparità di trattamento rispetto agli altri reparti della medesima casa di reclusione (assenza di televisione nelle sale ricreative, minori dotazioni, problematiche nella distribuzione dei pasti). I detenuti chiedono il rispetto delle normative vigenti e la garanzia degli stessi diritti riconosciuti agli altri detenuti, ribadendo che non vi è alcuna disposizione che imponga modalità trattamentali differenti per i detenuti “protetti”.