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Dopo che la polizia lo ha registrato mentre faceva sesso con la sua alunna di 15 anni, un professore 56enne di Bergamo si è difeso dicendo che era stata la ragazza a volerlo (qui la vicenda, raccontata da Giovanna Ubbiali). È una di quelle giustificazioni che, se non sono peggiori del danno, sicuramente non giustificano niente. Ma è sconsolante che un insegnante possa pensare di usarla. Non solo perché rilancia uno dei luoghi comuni più triti usati dagli adulti che abusano dei minori, ma perché dimostra un’assoluta ignoranza della legge e anche dei doveri di un insegnante.
L’Italia ha una delle norme più permissive sul sesso tra gli adulti e i minori: per i maggiorenni, di qualsiasi età, è legale fare sesso con gli adolescenti che hanno più di 14 anni. Negli Stati Uniti, per esempio, l’età del consenso (cioè l’età in cui viene riconosciuta la capacità di acconsentire in modo autonomo ad atti sessuali) è di 16 anni. E in alcuni Stati sale addirittura a 18.
Ma anche in Italia ci sono delle eccezioni al limite di 14 anni: intanto la Cassazione ha stabilito, come ha spiegato la giudice Paola Di Nicola Travaglini, che è necessario sempre accertare che i minori non abbiano subito manipolazioni psicologiche o ricatti. E soprattutto la legge prevede che se l’adulto è «l’ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza», l’età in cui è legale fare sesso sale a 16 anni. Gli atti sessuali di un insegnante con una 15enne sono dunque puniti con le stesse pene previste per la violenza sessuale. Anche se il minore o la minore sono consenzienti. Un insegnante non può non saperlo.
C’è poi un’altra questione, che va oltre il rilievo penale. Un insegnante che fa sesso con un’alunna, anche nei casi in cui è legale, viene meno ai suoi doveri di docente. Tradisce il ruolo che deve ricoprire. Il suo compito è educare, far sì che i ragazzi e le ragazze imparino e sviluppino il loro potenziale intellettuale ed emotivo, non farci sesso. Il sesso lo distoglie da quel compito, crea un’interferenza pericolosa, instaura dinamiche di potere che niente hanno a che vedere con l’educazione.
In Italia non c’è un codice deontologico del docente stabilito a livello ministeriale. E sono i singoli istituti a dotarsi di un codice etico, in cui di solito non si fa espresso riferimento alle relazioni tra docenti e alunni/e. Ma dovrebbe essere chiaro a tutti che sono inaccettabili. E che gli insegnanti che le portano avanti non sono all’altezza del loro ruolo.

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