OMICIDIO SHARON VERZENI – IL CASO SANGARE DOPO LA RITRATTAZIONE
1. Il fatto di sangue (Terno d’Isola, notte 29-30 luglio 2024)
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Sharon Verzeni, 33 anni, barista, viene aggredita mentre fa jogging lungo via Castegnate, a Terno d’Isola (Bergamo) e colpita con più coltellate. Muore sul posto.
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Non emergono legami tra vittima e aggressore: delitto descritto da inquirenti e criminologi come “senza movente”, vittima scelta casualmente. Comunicazione Italiana+1
2. L’indagine e la confessione iniziale
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I carabinieri individuano un uomo in bicicletta che si allontana contromano dalla zona del delitto; l’analisi dei frame di videosorveglianza porta a Moussa Sangare, 31enne, italiano di origine maliana, residente a Suisio. Virgilio.it
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Fermato e sentito in caserma, Sangare prima prova a sviare i sospetti, poi rende una confessione: dichiara di aver visto Sharon, di essersi “eccitato” e di averla uccisa senza un vero motivo, dicendole prima “scusa per quello che sto per fare”. Il Riformista
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Racconta di essere fuggito in bici e di averne modificato alcuni particolari, oltre a essersi tagliato i capelli per non essere riconosciuto.
3. Gli elementi di prova chiave contro Sangare
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Video: la bici ripresa dalle telecamere subito dopo l’aggressione è ritenuta compatibile con quella di Sangare. Virgilio.it
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Dna e tracce biologiche: sulle parti della bicicletta sequestrata vengono trovate tracce di sangue riconducibili a Sharon Verzeni (questo è il punto che oggi contrasta frontalmente con la versione dell’imputato). Il Fatto Quotidiano
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Confessione dettagliata: la Procura ha sempre sottolineato che nell’interrogatorio compaiono particolari “che solo l’assassino poteva conoscere”, valorizzati anche dal pm in aula. Corriere Bergamo+1
4. La linea della difesa: perizie psichiatriche e cambio di versione
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La difesa ottiene una perizia psichiatrica per verificare capacità di intendere e volere al momento del fatto e capacità di stare in giudizio; un diverso procedimento per maltrattamenti in famiglia lo valuta comunque capace di affrontare il processo.
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Nel corso del 2025 Sangare inizia a ritrattare: dice che la confessione era frutto di stress, di uno stato di grande pressione psicologica; in un’udienza di marzo aveva già negato di aver ucciso Sharon. RaiNews+1
5. La ritrattazione odierna in aula
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Nella nuova udienza davanti alla Corte d’assise di Bergamo, Sangare “ritratta tutto”:
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sostiene di essere passato in bici per caso;
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dice di aver visto Sharon litigare con un altro uomo;
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afferma di aver capito che “poteva finire male” e di essersi allontanato per non essere coinvolto;
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spiega di aver buttato via vestiti e coltello “per paura di essere sospettato”. ANSA.it+1
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Sul punto decisivo del Dna sulla bici, in aula dice sostanzialmente: non si spiega come il sangue di Sharon sia finito lì – elemento che lo pone in contrasto netto con gli accertamenti tecnici. Corriere Bergamo+1
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Accusa i carabinieri di aver “suggerito” o indirizzato la confessione (“mi hanno detto loro che avevo confessato”), posizione su cui la Procura respinge ogni addebito. Virgilio.it+1
6. Reazioni in aula
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La famiglia di Sharon parla di “dolore rinnovato”: la madre ricorda la figlia come una ragazza che “non vedeva mai il male”, il fidanzato racconta dei progetti di matrimonio e figli. Corriere Bergamo
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Il padre sottolinea l’assenza di pentimento e rimorso da parte dell’imputato (“poteva almeno scusarsi”). Virgilio.it+1
7. Prospettive processuali
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La perizia psichiatrica sull’omicidio lo descrive come soggetto narcisista, privo di reale empatia, ma capace di intendere e di volere: dunque pienamente imputabile secondo il perito del Tribunale. Virgilio.it
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Il processo è in dirittura d’arrivo: udienza per requisitoria fissata (indicata al 16 dicembre) e repliche/sentenza previste per gennaio 2026, salvo imprevisti. LaPresse
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