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L’erosione della memoria

9 Novembre 2025
77
Rep: London Eye di Antonello Guerrera

 

6 novembre 2025

 L’erosione della memoria

Il direttore del memoriale di Buchenwald, Jens-Christian Wagner, è un uomo coraggioso: minacciato di morte dagli estremisti di destra, instancabile difensore della democrazia e grande accusatore dell’Afd. Nella regione in cui sorge il memoriale del campo di concentramento, la Turingia, il partito dell’ultradestra è capitanato dal leader più pericoloso e più influente, Björn Höcke: l’anno scorso ha incassato alle elezioni regionali il 33% dei voti. Ho ascoltato Wagner alla presentazione di un illuminante libro su Höcke organizzata la scorsa settimana alla “Topographie des Terrors”, uno straordinario museo e centro di documentazione sul nazismo nell’ex quartier generale della Gestapo, nel centro di Berlino.

Nel frattempo ho letteralmente divorato il libro del collega della Welt, Frederik Schindler, interessante soprattutto sugli anni di ‘apprendistato’ dell’architetto principale della svolta a destra dell’Afd. Schindler ha fatto enormi ricerche sulla famiglia e sugli anni da insegnante di Höcke, già funestati di episodi in cui viene fuori la sua ideologia revisionista, ultra nazionalista, razzista ed eversiva. A margine della presentazione ho chiesto a Jens-Christian Wagner un’intervista. E sono rimasta raggelata dalle cose che mi ha raccontato qualche giorno dopo in una chiacchierata su zoom. Ne è venuto fuori il quadro angosciante di un mostruoso imbarbarimento dei visitatori, anche giovanissimi, che vanno a Buchenwald. Forse agli adolescenti riluttanti si potrebbe ricominciare a regalare un capolavoro come questo per capire cosa fu la persecuzione degli ebrei durante il nazismo (in Italia è edito da Einaudi):

 Salario minimo a 14,60 euro

Mentre gli italiani continuano a fuggire all’estero anche per conquistare un lavoro con uno stipendio dignitoso (l’anno scorso hanno lasciato il Paese 161mila persone, il 20% in più rispetto al 2023) e i salari d’ingresso continuano in Italia a essere letteralmente vergognosi, la Germania ha deciso il più generoso aumento del salario minimo da quando fu introdotto. Nel 2026 salirà a 13,90, nel 2027 raggiungerà 14,60 euro.

Va appena ricordato che quando fu adottato, dieci anni fa, l’allora ministra del lavoro Andrea Nahles (Spd) si era battuta come una leonessa per ottenere per la prima volta in Germania un salario minimo di 8,50 euro. Gli imprenditori preconizzarono ondate di disoccupazione e altre catastrofi. I sindacati rimasero un po’ imbronciati perché il salario minimo toglieva loro potere negoziale. Altri, anche economisti rinomatissimi, misero in guardia da un minimo già “troppo generoso” che avrebbe avuto un effetto dirompente sull’industria. Niente di tutto ciò si è avverato, e la Germania, non a caso, resta una delle mete predilette degli italiani che decidono di abbandonare – purtroppo – la loro patria per una busta paga più in linea con i sacrifici e gli studi che hanno fatto.

 Back to Syria

Da giorni impazza una polemica in Germania sul rimpatrio volontario e forzoso dei profughi siriani. Nel contratto di coalizione, il nascituro governo Merz aveva già concordato in primavera il respingimento dei rifugiati nel loro Paese di provenienza, ritenuto meno pericoloso dopo la fine della guerra civile e l’esilio di Bashar Assad. La scorsa settimana, però, dopo che il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt aveva promesso l’avvio dei rimpatri, il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha provocato un’enorme dibattito mettendo in discussione la fattibilità delle promesse del governo.

 

Di ritorno dalla Siria, Wadephul ha sottolineato che è difficile avere una vita dignitosa in un Paese devastato da dieci anni di guerra civile. Mercoledì l’ha paragonato alla Germania del 1945. Siria anno zero. Un sussulto di dignità in un partito ormai accecato dalla furia populista di chi la spara più grossa sui migranti e i profughi. Non a caso, Wadephul è stato difeso dal presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier per le sue parole solidali, per la sua empatia. Per il suo realismo, si potrebbe aggiungere.

 

Ma nel resto della maggioranza, il ministro  ha trovato un muro. Alle accuse e agli alti lai di esponenti di primo piano del suo partito si è aggiunta la Spd che ha ricordato l’impegno preso dalla coalizione nel contratto per il nuovo governo. Cristianodemocratici e socialdemocratici hanno promesso che respingeranno i siriani pregiudicati. Ma come scrivo qui qualsiasi analisi scevra da populismi darebbe ragione a Wadephul. Anzitutto perché il rimpatrio di profughi con la fedina penale sporca andrà concordato di volta in volta con il governo di Damasco. Auguri! E in effetti in tutto sono duemila i siriani che hanno lasciato la Germania dall’inizio dell’anno, tra rimpatri e ritorni volontari. Su un milione di siriani che vivono attualmente in Germania.

Siriani festeggiano a Berlino la fine del regime di Bashar Assad

 La mappa dei ‘broligarchi’ trumpiani in Europa 

Abbiamo pubblicato, in esclusiva per l’Italia, la prima mappa degli oligarchi trumpiani della Silicon Valley. Come si evince dalla cronaca quotidiana che arriva dagli Stati Uniti, la loro penetrazione nel cuore dello Stato è ormai avanzatissima, esattamente come il fatto che stiano riuscendo ad accaparrarsi le commesse più delicate in ambiti cruciali come l’energia, la difesa, la sicurezza interna, la moneta o la sanità.

 

Lo studio sul “Complesso tecnologico autoritario” commissionato dalla Fondazione Ebert all’economista italiana Francesca Bria mostra non soltanto la mostruosa entità finanziaria della “privatizzazione del pubblico” e le enormi implicazioni che può avere per il futuro viste le intenzioni eversive e autoritarie dei teorici della “post-democrazia”. Ma rivela anche il fatto che Peter Thiel, Elon Musk, Marc Andreesen, Palmer Luckey, David Sachs, JD Vance e gli altri ‘broligarchi’ stanno allungano i loro tentacoli in Europa. Uno scenario inquietante che ho raccontato qui.

 

Per questa settimana è tutto, ricordatevi che potete scrivermi direttamente a t.mastrobuoni@repubblica.it o seguirmi sui social. Mi trovate su Instagram, Facebook, Bluesky e su X (dove sono @mastrobradipo).

Bis dann!

 

Tonia Mastrobuoni
Corrispondente di Repubblica

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