martedì, 9 Dicembre 2025
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Voto di scambio a Santa Maria a Vico, fissati per mercoledì gli interrogatori per Pirozzi e Biondo / Riforma Nordio, 22 borseggiatrici in fuga a Venezia: serve l’avviso prima di arrestare/

Riforma Nordio, 22 borseggiatrici in fuga a Venezia: serve l’avviso prima di arrestare

I guasti provocati dal Guardasigilli Nordio
Riforma Nordio, 22 borseggiatrici in fuga a Venezia: serve l’avviso prima di arrestare

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Dopo anni di indifferenza, la buona notizia per veneziani e turisti è che gli odiosi reati commessi dai borseggiatori escono dal cono d’ombra dell’impunità. Infatti, la Procura della Repubblica ha chiesto l’arresto per 22 persone, accusate a diverso titolo di una quarantina di episodi. La cattiva notizia è che la legge voluta dal Guardasigilli Carlo Nordio li fa ripiombare nel gorgo beato di chi può macchiarsi di violazioni del codice penale, senza per questo rischiare nulla, soprattutto una misura detentiva. Prima che il giudice per le indagini preliminari decida sulla limitazione della loro libertà personale, gli interessati hanno facoltà di giustificarsi, negare, spiegarsi, portare prove a discarico, così da evitare che si spalanchino le porte del carcere. Il che equivale a sapere in anticipo che è meglio andare a esercitare il mestiere di ladro con destrezza o con violenza altrove.

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È accaduto nella Cittadella della giustizia, in piazzale Roma, dove il ministro Nordio ha esercitato per decenni, chiudendo la propria carriera di pubblico ministero da procuratore aggiunto. Per 22 volte il giudice Lea Acampora ha scandito il nome degli indagati, accompagnato da quello dei rispettivi difensori. Per altrettante volte l’appello è stato accolto dal silenzio. Il grazioso assist è andato in scena inutilmente, visto che gli interessati se ne sono stati alla larga dal Tribunale e il magistrato non ha potuto acquisire elementi nuovi per prendere una decisione sulla loro libertà personale. È la prima volta che l’abbecedario dei borseggiatori si traduce in un capo d’accusa così ampio, frutto di collegamento tra episodi che potrebbero apparire staccati tra di loro e che compongono una sessantina di capi d’imputazione. Nelle pieghe dell’inchiesta preliminare c’era una traccia perfino del reato associativo, che però non è stato contestato dal sostituto Giorgio Gava nel momento di formalizzare le accuse. È così rimasto un rosario di furti e tentati furti, con corollario di mancata osservanza dei fogli di via, utilizzo indebito di carte di credito, riciclaggio e ricettazione. Reati non di poco conto, nel loro assieme. Le modalità sono le più diverse. Si va dal gesto singolo di chi approfitta della distrazione di un turista alla combinazione di due persone, con tanto di palo che raccoglie il bottino. Ci sono le trappole predisposte con manovra a tenaglia nei confronti dei malcapitati nelle calli, ci sono i passaggi di mano dei portafogli, ma anche qualche tentativo di fuga. Le fonti di prova sono quelle classiche, le querele dei derubati (necessarie per la legge Cartabia, altrimenti il procedimento finisce in archivio), le testimonianze dei passanti e i verbali dei vigili urbani.
L’inchiesta è ormai depotenziata, visto che 22 indagati non solo sanno di esserlo, ma conoscono gli elementi in base dell’accusa. Solo alcuni sono stati assistiti da difensori d’ufficio, la maggior parte ha nominato avvocati di fiducia, provenienti anche da Roma e da Milano. La principale discolpa è che i fatti si riferiscono al periodo 2023-2024, lontano nel tempo e motivo di esclusione del requisito dell’attualità. A Venezia la polizia locale in nove mesi ha fermato 130 giovani donne. Solo in 6 casi è scattato l’arresto, ma attualmente nessuna è detenuta. Il più delle volte vengono emessi fogli di via, regolarmente non rispettati, e quindi inefficaci.

Italia, nella Chiesa 4.600 violenze dal 2000 al 2025

Italia, nella Chiesa 4.600 violenze dal 2000 al 2025

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Sono 1250 i presunti casi di abusi sessuali registrati in Italia nel periodo 2000-2025 e legati alla Chiesa. È quanto si legge nel “Report sui casi di violenza sessuale commessi in Italia dal clero e il suo indotto” a cura dell’Osservatorio permanente della Rete L’Abuso. Di questi casi 1.106 coinvolgerebbero sacerdoti.

La rete rileva che le “vittime note risultano 4.625, di cui 4.395 per mano di sacerdoti, 9 per mano di suore, 91 per mano di catechisti, 76 dell’indotto laico, 54 di scout.

Delle 4.625 vittime sopravvissute, 2.414 sono in contatto con l’associazione, delle restanti 2.211 non è stato possibile acquisire nessun dato, tranne quello che le cataloga come sopravvissuti. Secondo Rete L’Abuso, “su 31 mila sacerdoti attualmente attivi in Italia quelli coinvolti sarebbero il 3,57%”.

La Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di casi censiti, ben 174 di cui più della metà, 101, mai denunciati all’autorità giudiziaria italiana”. Rispetto al dato lombardo, secondo l’Osservatorio, 23 casi riguardano la “provincia di Bergamo, 16 quella di Brescia, 12 quella di Como, 9 quella di Cremona, 10 quella di Lecco, 5 per Lodi, 8 per Mantova, 48 per Milano, 9 per Monza, 9 per Pavia, 8 per Sondrio e 17 per quella di Varese”. Il Piemonte registra un totale di 103 casi. Lo stesso della Sicilia. La Rete ha contato 88 casi in Veneto, 81 in Toscana. In Trentino Alto Adige il report registra “un totale di 80 casi” come nel Lazio.

Il vertice dell’informazione europea organizzato da Rai ed EBUIl vertice dell’informazione europea organizzato da Rai ed EBU

EBU: fondamentale il ruolo informativo di Radio Vaticana durante il cambio Pontificato

A Napoli il vertice dell’informazione europea organizzato da Rai ed EBU. Molti panel dedicati ai cambiamenti portati dall’intelligenza artificiale nel mondo dei media. Sottolineato il contributo di Radio Vaticana nell’offrire un’informazione autorevole e tempestiva durante il periodo dalla morte di Francesco all’elezione di Leone XIV

Vatican News

La libertà di stampa, i media e la guerra a Gaza, la sfida dell’Intelligenza artificiale. Sono alcuni dei temi affrontati alla News Assembly della European Broadcasting Union (EBU), tenutasi a Napoli in questi giorni, su invito della Rai. In apertura dell’evento si è collegato il giornalista italiano Sigfrido Ranucci, oggetto di un vile attentato intimidatorio, a cui i colleghi europei hanno espresso solidarietà e gratitudine per il lavoro svolto con coraggio in questi anni.

Un'immagine dell'elezione di Papa Leone XIV
Un’immagine dell’elezione di Papa Leone XIV

Copertura tempestiva e coordinata

Durante il Vertice, che ha visto la partecipazione di reporter da tutta Europa, è stato presentato il Rapporto sulle attività di EBU in questo anno intenso per il mondo dell’informazione. In particolare nella parte dedicata al Gruppo delle Radio (RANG), si sottolinea che “la forza collaborativa si è manifestata in modo significativo durante la copertura del funerale del Papa e del successivo Conclave, quando Alessandro Gisotti di Radio Vaticana ha fornito aggiornamenti, spiegazioni e dettagli sull’andamento degli eventi”. Questa condivisione, prosegue il report, “ha garantito una copertura tempestiva e coordinata per i membri di EBU, sottolineando il ruolo fondamentale del gruppo nel supportare i media di servizio pubblico con informazioni affidabili e aggiornate in tempo reale”.

 

 

Il premio all’emittente pubblica ucraina

Durante la conferenza di Napoli è stato rinnovato il Comitato per le News di EBU con l’elezione di Pierre Volet della Radiotelevisione svizzera come presidente. Sono stati inoltre assegnati i riconoscimenti annuali per l’eccellenza dell’informazione. L’emittente pubblica ucraina Suspilne ha vinto il Premio Gunnar Høidahl 2025 per “la resilienza e la professionalità dimostrate in circostanze estremamente difficili nei tre anni e mezzo successivi all’invasione russa del loro Paese”.

Riconosciuto un reportage sulla guerra a Gaza

La tv algerina EPTV, invece, ha vinto il Premio per l’Informazione Estera per il suo reportage sulla guerra a Gaza. La copertura di EPTV, spiega la motivazione, “é stata fondamentale per aiutare i membri a raccontare la drammatica situazione sul campo, soprattutto quando le autorità israeliane hanno bloccato l’accesso nel territorio ai media internazionali”.