Francia, la grandeur perduta* di Vincenzo D’Anna*


“_Quando vedi il fuoco in casa d’altri, corri con l’acqua a casa tua_”. Un detto popolare che ci ricorda quanto sia importante trarre insegnamento dalle disgrazie altrui, per evitare di diventarne vittime. È una lezione che dovrebbe farci riflettere su quanto sta accadendo, in queste ore, nella vicina Francia. A Parigi e in molte altre città transalpine, si vivono infatti giorni caotici tra scioperi e proteste violente. Tempi difficili, segnati dal vuoto politico, dall’assenza di un governo stabile e duraturo. La crisi politica, innescata dalle ultime elezioni legislative, si è intrecciata con una profonda crisi sociale, che si aggiunge a un momento economico tutt’altro che positivo. Dalle urne è uscito irrimediabilmente sconfitto il raggruppamento dei partiti che aveva sostenuto Emmanuel Macron nella corsa per l’Eliseo ( sede della presidenza della Repubblica), con il Parlamento che si è ritrovato paralizzato da uno stallo tra le due principali forze d’opposizione: la destra del Rassemblement National (già Front National) di Marine Le Pen, che in coalizione con altre formazioni di estrema destra ha guadagnato 53 seggi; e la sinistra del Nouveau Front Populaire, guidato da Jean-Luc Mélenchon, che ne ha ottenuti 43 in più.

A perdere quasi tutti i seggi — ben 93 — è stato proprio il blocco macroniano. Il sistema elettorale francese prevede l’elezione diretta del Capo dello Stato in una competizione separata da quella legislativa, con la possibilità che il premier resti in carica fino alla fine del suo mandato anche senza una sua maggioranza in parlamento. Tra i poteri del Presidente c’è anche quello di nominare il Primo Ministro, che deve poi sottoporsi al voto del Parlamento per ottenere la fiducia. Qualora questa fiducia non venga raggiunta, dopo sei mesi il Primo Ministro è tenuto a rimettere il proprio mandato. Macron, nonostante la debacle elettorale del 2024, non si è dimesso. Finora ha nominato due Primi Ministri. Dopo François Bayrou, a Palazzo Matignon (sede del Governo) è arrivato il giovane Sébastien Lecornu. Tuttavia, anche il nuovo premier non dispone di una maggioranza parlamentare, a meno che non riesca a trovarla convincendo la destra o la sinistra a sostenerlo.

Sembrano lontani i tempi in cui il generale Charles De Gaulle esortava alla unita’ della Francia ed i francesi ad essere fieri della propria storia, dei progressi compiuti e del lavoro di un intero popolo, in un clima di collaborazione nazionale. Oggi, al contrario, dominano la diffidenza e l’ostilità reciproca tra le forze politiche. Mélenchon, leader dell’opposizione di sinistra, si colloca su posizioni antagoniste se non anti sistema. Fondatore del partito La France Insoumise (La Francia Indomita), ha unito a questa formazione il suo precedente movimento della sinistra radicale, L’Union Populaire.

È considerato un “eretico della sinistra trotskista”: dirigente socialista di lungo corso, marxista convinto ma anche abbastanza pragmatico e scaltro da saper ammorbidire toni e proposte. Tuttavia, le sue idee restano nel complesso alternative al modello socio-economico dominante in Francia. Mélenchon rappresenta un’eredità della vecchia sinistra barricadera, quella dei grandi sindacati, anti-americana, terzomondista, ecologista, filo-islamica, eternamente indignata e schierata con gli ultimi. Non mancano le critiche a questa sinistra, spesso definita “del caviale e champagne”, che, dai loft di Saint-Germain-des-Prés, teorizza radicali cambiamenti di sistema. Cresciuti a “briosche e Marx”, si atteggiano a continuatori del pensiero di Sartre e Simone de Beauvoir, e della Gauche del secolo scorso, quando Parigi era la patria di intellettuali, filosofi e politici marxisti in esilio dai regimi autoritari europei.

Di Marine Le Pen si sa già molto: è la continuatrice della linea politica del padre Jean-Marie Le Pen, storico oppositore sia della sinistra che dei “gollisti”, eredi con George Pompidou, Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy della politica nazionalista e della “grandeur” del generale De Gaulle. Questo è il quadro complessivo di una nazione in cui il centro moderato ed i partiti che lo rappresentavano, sono crollati, portando con sé un’intera idea politica. Anche i socialisti francesi, che con François Mitterrand e François Hollande hanno guidato il paese per decenni, oggi sono ridimensionati e subalterni all’area radicale ed ex comunista raccolta nel Rassemblement de la Gauche di La France Insoumise. Insomma, l’indeterminatezza politica, il prevalere degli estremismi, i loro programmi inconciliabili, e gli effetti di una politica di accoglienza prolungata e generalizzata — che ha riempito le banlieu (periferie) di immigrati e naturalizzati, contribuisce all’esasperazione del conflitto sociale e della protesta radicale, prodotti dissidi profondi e apparentemente insanabili. Una lezione che non dovrebbe passare inosservata da questa parte delle Alpi. Né ai nostri governanti, né ai loro oppositori. Chissà!

*già parlamentare