La verità non si uccide”: all’Anfiteatro Campano il ricordo vivo di Giancarlo Siani tra memoria, giustizia e giornalismo d’inchiesta

Un libro, una serata, un messaggio che attraversa quarant’anni di silenzi, domande, ferite e risposte. All’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere, nella serata conclusiva dell’Arena Spartacus Festival, la memoria di Giancarlo Siani si è trasformata in un’azione collettiva di coscienza civile. Protagonista l’ultima opera del giornalista Pietro Perone: “Giancarlo Siani. Terra nemica” (Edizioni San Paolo, 2025), presentata in occasione del 40° anniversario dell’uccisione del giovane cronista del Mattino, assassinato il 23 settembre 1985 dalla camorra.

Un libro necessario. Una memoria che non si piega.

«Non è un libro sull’assenza, ma sulla presenza», ha dichiarato Pietro Perone, caporedattore del Mattino, che nel 1993 fu assunto proprio nella redazione di Castellammare di Stabia, quella dove Giancarlo sognava di iniziare ufficialmente la sua carriera. «Ogni mattina, nella mia redazione, avevo davanti la sua foto. Era impossibile non pensare a lui. Scrivere questo libro è stato un dovere, perché troppe volte in questi anni la storia di Giancarlo è stata raccontata a pezzi, edulcorata, manipolata».

Il libro ricostruisce non solo gli anni in cui Siani ha lavorato tra Torre Annunziata e Castellammare, ma anche il silenzio durato otto anni dopo il delitto e l’inchiesta parallela avviata nel 1993 dal Mattino, con un pool di giornalisti guidati da Sergio Zavoli e Paolo Graldi. Prefazione del regista Marco Risi (autore del film Fortapàsc), postfazione del nipote Gianmario Siani.

Un’opera che si muove tra cronaca e coscienza, scavando anche dentro le mura del “palazzo di via Chiatamone”, sede del quotidiano partenopeo, dove — denuncia Perone — «nessuno ha mai voluto raccontare cosa accadde davvero dopo la morte di Giancarlo».

Il dolore che si rinnova e si trasforma in impegno.

Accanto all’autore, la serata ha visto la partecipazione di esponenti del mondo giudiziario, accademico e giornalistico. Tra questi Federico Cafiero de Raho, vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia, che ha ribadito il valore del giornalismo investigativo:

«Parlare oggi di Giancarlo Siani significa parlare di un modello di giornalismo che non si limita a riportare notizie, ma che cerca, verifica, indaga. Il giornalismo d’inchiesta è essenziale: spesso permette alla magistratura di aprire indagini. È una voce che squarcia l’oscurità e illumina la verità».

L’informazione, ha aggiunto l’ex procuratore nazionale antimafia, deve tornare a essere uno strumento attivo, «capace di raccontare la corruzione politica, i legami tra criminalità organizzata e potere, e di stare dalla parte dei più deboli».

«Non possiamo permettere che diventi una cassa di risonanza per la propaganda. L’informazione deve essere indipendente, critica, etica».

Il fratello Paolo Siani: “Giancarlo era solo un ragazzo. Ma aveva capito tutto.” Toccante l’intervento di Paolo Siani, pediatra, parlamentare e fondatore della Fondazione intitolata al fratello:

«Sembra un miracolo che dopo 40 anni si parli ancora così tanto di Giancarlo. Ma è un miracolo che ha radici nel dolore, nella speranza e nella giustizia. Era solo un ragazzo, non un eroe, non un magistrato. Voleva solo raccontare la verità, voleva fare il suo lavoro. E lo ha fatto fino alla fine».

Il suo ricordo, ha sottolineato Siani, è oggi più vivo che mai, soprattutto nei tanti giovani che continuano a scoprire la sua storia.

«È questo che ci fa andare avanti. Giancarlo è diventato un simbolo. Ma non uno da commemorare. Un simbolo da seguire».

Il tributo del mondo accademico: la voce degli studenti e il segno nella memoria collettiva
A riportare l’impegno concreto delle istituzioni universitarie è stata la professoressa Mena Minafra, docente di Diritto processuale penale presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”. Minafra ha ricordato come nel corso degli anni siano stati proprio gli studenti dell’Ateneo a mantenere viva la memoria del giovane giornalista:

«Tante volte i nostri studenti hanno parlato di Giancarlo Siani nei seminari, nei corsi, nelle iniziative pubbliche. A lui è stata dedicata anche un’aula della nostra Università, un gesto che non è simbolico, ma sostanziale: ci ricorda ogni giorno che l’impegno per la verità può e deve partire dai banchi dell’università».

Nicola Graziano: “Il suo messaggio è ancora una guida”

A sottolineare il valore profondo lasciato da Siani è stato anche Nicola Graziano, magistrato e presidente di Unicef Italia:

«Il messaggio di Giancarlo è attuale, limpido e ancora necessario. Non è solo un’eredità per i giornalisti, ma per tutta la società civile. La sua storia ci obbliga a non cedere mai all’indifferenza, a restare umani, ad avere coraggio anche quando il silenzio appare più comodo. La verità, lo dico sempre, ha bisogno di persone che la custodiscano, la proteggano e la raccontino. E Giancarlo lo ha fatto, pagando con la vita».

Una serata che diventa appello.

Organizzata con il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università “Vanvitelli”, la Fondazione “Siani” e l’Ordine dei giornalisti della Campania, la serata si è trasformata in un dialogo profondo su legalità, coraggio e verità. La presidente della Commissione Legalità dell’Ordine dei giornalisti, Marilù Musto, ha evidenziato l’importanza di una formazione etica per le nuove generazioni di cronisti:

«Dobbiamo proteggere il giornalismo, ma soprattutto insegnarlo nel suo senso più alto. Quello che Giancarlo rappresentava».

Conclusione: Siani è ancora tra noi.

Quello che si è levato ieri sera dall’Anfiteatro Campano non è stato un semplice ricordo, ma una chiamata. Un richiamo alla responsabilità, alla coerenza, all’impegno.

Perché — come ha detto lo stesso Pietro Perone«la storia di Giancarlo è una storia che ancora pulsa. La sua voce non è stata mai zittita. La verità non si uccide».

FONTE : di Bigio Salvati inviato de Il Mattino