Nel cuore pulsante di Caserta, a pochi passi dalla Reggia borbonica, c’è un locale che ha cambiato le coordinate del gusto cittadino. Si chiama Public House, ma non aspettatevi il solito pub: questo è un luogo dove il panino diventa narrazione, ricerca, identità. A guidarlo, con grinta e visione, c’è Ornella Buzzone autodidatta, donna del Sud, anima inquieta con un’idea precisa di cosa significhi oggi fare cucina.

Dalla cucina di casa a una rivoluzione personale

La storia di Ornella non comincia in accademia, ma tra i fornelli di casa, in risposta a una necessità: cucinare perché qualcuno doveva farlo. Col tempo, quella che era una routine diventa passione, e poi vocazione. Nel 2014 apre il blog “Fatto in casa è più buono”, diventando in breve una voce autorevole nel panorama del food digitale. L’anno dopo, la proposta che cambia tutto: prendere in mano un pub. Senza esperienza nella ristorazione, accetta. Perché noia e coraggio, nel suo caso, viaggiano sempre insieme.
Nasce così, nel 2015, Public House. Prima in collaborazione, poi dal 2017 completamente sotto la sua guida. Inizia un percorso di riscrittura dei codici del panino: ingredienti locali selezionati uno a uno, salse tutte homemade, un bun progettato su misura dopo infinite prove. Ogni creazione è frutto di uno studio maniacale e di un’urgenza creativa che non conosce tregua.

Il panino secondo Ornella: prodotto, memoria, visione

“Un panino gourmet non è solo la somma di buoni ingredienti,” racconta Ornella, “ma un’idea che prende forma.” I suoi panini sono racconti da mordere, piccoli manifesti identitari.
C’è “La Nerano a modo mio”, versione panino della celebre pasta estiva campana: al primo morso arriva la succosità piena e rotonda della Chianina, carnosa e saporita, che fa da base solida. Subito dopo, si inserisce la dolcezza agrumata della marmellata di limone, che rinfresca e sorprende, alleggerendo il morso. Le chips di zucchine aggiungono una croccantezza gentile e un sapore vegetale tostato, mentre la fonduta di Parmigiano è il cuore avvolgente del panino: sapida, cremosa, calda. La maionese al basilico porta una nota erbacea, fresca e aromatica che ricorda l'estate. Le mandorle a lamelle, infine, aggiungono un tocco secco e croccante, quasi un’eco dei profumi mediterranei.

Un equilibrio che gioca sul filo tra comfort e raffinatezza, dolce e sapido, caldo e croccante.
Oppure “Fico”, che è un panino emotivo, costruito sulla memoria delle merende con il nonno, ma reso adulto. I fichi freschi offrono una dolcezza succosa e setosa, che esplode in bocca. Il gorgonzola entra con la sua vena pungente, cremosa e persistente: un contrasto netto e voluto. Il miele lo ammorbidisce, rendendolo più rotondo, mentre il crudo introduce una sapidità sapiente, nobile, che riporta il tutto su un piano più carnale. Le nocciole danno una croccantezza inattesa e tostata, con note calde di terra. L’insalata Lollo è lì per aggiungere freschezza e contrasto verde. Il risultato è un panino ricco, avvolgente, elegante e nostalgico, dove ogni ingrediente parla, ma in armonia.

E ancora, l’ultimo arrivato “Papastrami”: qui entriamo in un mondo più deciso e speziato. Il Pastrami porta in bocca un’esplosione aromatica, affumicata, succosa, quasi carnale: è il protagonista assoluto. La papaccella in agrodolce è l’elemento che spezza e rinfresca: dolcezza, acidità e croccantezza convivono in un morso vivace. La rucola aggiunge una nota amara e piccante, mentre il dressing alla senape amplifica le spezie del Pastrami con una punta pungente e cremosa. Il cacioricotta del Cilento, grattugiato a fiocchi o a scaglie, dà il tocco finale: sapido, secco, con una nota lattica e antica.
Un panino urban e tradizionale allo stesso tempo, che miscela New York e Campania in una stretta di mano saporita e coraggiosa.

Il gusto come atto politico

Quella di Ornella non è solo una sfida gastronomica, ma anche sociale. In una città dove, fino a pochi anni fa, vedere una donna alla guida di un pub era quasi un tabù, lei ha rotto schemi e silenzi. Ha preso in mano uno spazio, lo ha fatto suo, lo ha trasformato in riferimento. Oggi, è punto fermo per chi cerca autenticità, qualità, una cucina che osa senza tradire le proprie radici. Il suo è un racconto al femminile ma senza retorica, fatto di scelte, errori, testardaggine. E soprattutto, risultati.

Caserta, ma con lo sguardo aperto

Public House è diventato negli anni una tappa obbligata per gourmet curiosi, appassionati di street food evoluto, turisti in cerca di esperienze gastronomiche fuori dai soliti circuiti. È la dimostrazione concreta che anche al Sud, anche partendo da zero, si può costruire eccellenza.
E oggi, tra panini con i fichi, marmellate fatte in casa e carne selezionata con cura artigianale, Ornella Buzzone non ha solo creato un locale. Ha dato forma a un’idea di cucina che è al tempo stesso pop e colta, istintiva e ragionata. In una parola: viva.

di Vincenzo Carbone