LA RASSEGNA STAMPA DI OGGI il meglio da: Il Fatto, D’Agospia, Notix e Cronachedi… con le prime pagine dei giornali di oggi a cura della redazione dell’Agenzia stampa “News Agency Chronicle“ direttore Ferdinando Terlizzi
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Nelle sapide cronache della quasi discesa-discesetta-discesina in campo di Pier Silvio B. nessuno – ma proprio nessuno – fa notare l’aspetto più surreale della vicenda: il monumentale conflitto d’interessi ereditario di un signorino che è amministratore delegato e vicepresidente esecutivo di Mediaset, azionista di Fininvest, presidente di Rti (le reti tv di famiglia), membro dei Cda di Media For Europe, di Mediaset España e di Mondadori (a suo tempo sottratta dal padre al proprietario De Benedetti grazie a una sentenza comprata da Previti) e della concessionaria pubblicitaria Publitalia (fondata dal pregiudicato per mafia Dell’Utri). E dà ordini e pagelle ai massimi dirigenti di Forza Italia – che governa lo Stato di cui Mediaset è concessionaria e che i B. tengono in vita con donazioni, più le fidejussioni che garantiscono i debiti di quasi 100 milioni – affinché facciano quello che dice lui, in attesa che ne assuma il comando quando gli girerà di farlo. E naturalmente potrà farlo grazie alla finta legge sul conflitto d’interessi varata dal genitore tramite l’apposito Frattini e alla complicità del centrosinistra che si guardò bene dal farne una decente e di applicare la legge Scelba del 1957 sull’ineleggibilità dei titolari di concessioni pubbliche. Il tutto – tocco di classe finale – mentre sta presentando i palinsesti delle sue tv. Ma nessuno nota la mostruosa abnormità della scena e tutti la commentano come se fosse normale. Gli stessi che da mesi spiegano agli americani i conflitti d’interessi di Trump e Musk (che peraltro non posseggono tv e ora litigano pure) fingono di non vedere il nostro, come se dopo 31 anni si fosse prescritto. C’è pure qualche sincero democratico che sorvola perché sogna l’ammucchiata Forza Pd contro i “populisti”, come se uno che dà la la scaletta al vicepremier e ministro degli Esteri Tajani e fulmina lo Ius scholae tra un commento su Ilary Blasi e uno su Diletta Leotta non fosse il recordman mondiale del populismo.
Spiace per Renzi e Gasparri che, dopo tanto prodigarsi per la ditta, vengono così ripagati dal padrone ingrato. Renzi, credendo di fare un dispetto, annuncia che non darà più i suoi libri (si fa per dire) a Mondadori, che risparmierà sui lauti anticipi. Sempreché il noto campione di coerenza mantenga la promessa: se è come quando lasciò la politica nel 2016, Marina dovrà riservargli una collana ad hoc. Gasparri invece finge di non sentire: “Pier Silvio dice che sono bravissimo e quindi sono contento”. Pover’uomo: passare la vita a giocarsi l’eventuale faccia fra due leggi Gasparri, un decreto Salva-Rete4, altre marchette sfuse e finire liquidato in quel modo. Però magari adesso la legge sul conflitto d’interessi la presenta lui.
Giustizia lenta, Marcello Basilico (Csm): “È solo colpa del ministro se falliamo i target Pnrr”
“Da noi giudici sforzi enormi, ma il governo non ha fatto nulla per velocizzare i processi”

“La colpa di questa situazione è di chi ha contrattato con l’Europa obiettivi fuori portata, e del governo Meloni che non ha fatto nulla per metterci in condizione di raggiungerli”. Marcello Basilico, giudice del lavoro a Genova, è membro del Consiglio superiore della magistratura per Area, la maggiore corrente progressista delle toghe. Al Fatto denuncia le responsabilità del ministro della Giustizia Carlo Nordio per il ritardo nell’abbattimento della durata dei processi civili, che dovrebbe calare del 40% entro il 30 giugno 2026 per centrare il target del Pnrr. Di fronte al rischio di perdere miliardi di fondi europei, il ministero sta lavorando su una serie di misure d’emergenza suggerite dal Csm, tra cui il rientro in servizio di centinaia di giudici in pensione o i “prestiti” di magistrati da remoto dagli uffici virtuosi a quelli più in difficoltà.
Lei è critico su questo tipo di soluzioni, ma il governo le sta studiando in accordo con il Csm di cui fa parte.
Non è un accordo: è il ministero che ha chiesto aiuto al Consiglio, noi abbiamo indicato i possibili interventi. Alcuni di questi obiettivamente stravolgono le regole dei processi: ad esempio, i giudici applicati da remoto interverrebbero solo nella fase di decisione di cause fino a quel momento affidate a un altro magistrato. Sono misure giustificate dall’eccezionalità della situazione, ma che devono essere temporanee.
Cosa avrebbe dovuto fare il governo per non ridursi a questo punto?
Intanto confermare a suo tempo l’impegno di assumere 16.500 addetti all’Ufficio per il processo, gli ausiliari dei giudici che contribuiscono allo studio dei fascicoli. Il target è stato dimezzato e oggi siamo a soli 8.592 funzionari in servizio, inquadrati con contratti a termine, che si dimettono appena trovano un altro impiego a tempo indeterminato. Dare loro garanzie di stabilità sarebbe servito a trattenerli e motivarli.
Poi?
Decine di migliaia di cause civili in cui è parte lo Stato potrebbero essere eliminate facilmente. Ad esempio, si potrebbe prevedere che l’adesione al concordato col Fisco faccia decadere in automatico i processi tributari. In tema di doppia cittadinanza, se i consolati evadessero le istanze dei discendenti di emigrati, si eviterebbero almeno 25 mila cause che intasano i Tribunali. Se le commissioni del ministero dell’Interno riconoscessero la protezione internazionale ai migranti dopo che un giudice la concede in via provvisoria, non avremmo più di 70 mila processi pendenti.
Qualcuno potrebbe dire invece che il Pnrr è a rischio perché i magistrati non lavorano abbastanza.
Al contrario, abbiamo fatto uno sforzo enorme. E infatti sono stati già raggiunti tre obiettivi su quattro: l’abbattimento del 95% dell’arretrato civile in primo e in secondo grado e la riduzione del 25% della durata dei processi penali. Manca il quarto: per centrarlo sarebbe bastato adottare in tempo le misure di cui ho parlato. Ma in sei mesi è complicato fare ciò che non si è fatto in tre anni.
LEGGI – Giustizia e Pnrr, Nordio richiama i pensionati per evitare la bocciatura Ue

MOLTI PERSONAGGI PUBBLICI SONO COME CERTI AVVOCATI PENALISTI IN TRIBUNALE PIU’ GRIDANO E PIU’ PENSANO DI AVERE RAGIONE: I PRIMI SONO DEGLI STRONZI I SECONDO SOLO AZZECCAGARBUGLI
















