Racconto di viaggio al Ritz Le Comptoir

Appena sceso dalla metro di Opéra, cammino verso Place Vendôme con un’aria ancora un po’ assonnata e una sola certezza: oggi farò colazione nel posto più celebrato del momento, la pasticceria Ritz Le Comptoir, guidata dal celebre chef pâtissier François Perret. L’ho vista ovunque premiata come migliore pasticceria al mondo nel 2024, protagonista di articoli, foto, storie Instagram. Eppure, mentre cammino, ho in mente una sola cosa: avranno davvero senso quei croissant cilindrici di cui tutti parlano?

L’arrivo
La facciata è elegante ma discreta. La boutique si apre come uno scrigno: luci calde, profumo di burro e vaniglia, voci ovattate. Non c’è fretta. Una grande vetrina accoglie lo sguardo come fosse una galleria d’arte: dolci perfetti, ognuno con una storia da raccontare. C’è qualcosa di teatrale ma anche di profondamente umano. E già lo capisco: qui non si viene solo per mangiare — si viene per sentire.



Il pain au chocolat che sfida le regole
Ordino il celebre pain au chocolat cilindrico. Lo guardo, scettico, sembra compatto, forse troppo. Penso avranno sacrificato l’alveolatura per l’estetica? Poi lo spezzo, la sfoglia si apre in un fiore di strati croccanti e leggeri, profumo di burro fresco, una fragranza che ti entra nel cuore prima ancora che in bocca.
Al centro, cioccolato fondente croccante e fuso, equilibrato, mai invadente. Lo intingo in un cappuccino, si bagna senza disfarsi, assorbe come una spugna elegante e al primo morso mi scopro bambino, seduto alla tavola della domenica. Non me lo aspettavo ma già so che ne prenderò un altro da portare via.
Un dolce che è una memoria
Accanto a me, una signora anziana sorride mentre sceglie una madeleine al miele. Ce ne sono decine, aromatizzate con agrumi, tè, zenzero, nocciola. E poi vedo lei, la torta che sembra una fetta di plumcake, ma che nasconde un cuore molto più complesso. L’aspetto è rassicurante, familiare, ma al primo assaggio…mi perdo. Un biscotto soffice che accoglie come un abbraccio, un cuore di crema gianduja, profonda e vellutata. Una pralina alla nocciola, che scricchiola sotto i denti come una risata felice e una copertura croccante di cioccolato al latte con nocciole tostate.




Il dessert dell’infanzia reinventata
Il dolce che però mi fa vibrare il cuore è un altro: una rivisitazione dell’Oro Ciok, sì, ma fatta con budino di riso alla vaniglia, shortbread (biscotto tipico scozzese) friabili, caramello fuso e praline alla vaniglia. Tutto racchiuso in un guscio sottile di cioccolato bianco. Lo prendo in mano con rispetto, quasi temendo di rovinarlo. Poi l’assaggio, e lì succede qualcosa.
È come aprire un libro chiuso da anni. Quel tipo di emozione che ti stringe lo stomaco e ti fa sorridere con gli occhi. Ti ricorda una colazione fatta in fretta prima di scuola, una risata condivisa, un momento felice senza nemmeno sapere che era felice. E adesso è lì, in un boccone.


Il ritorno
Esco con una piccola busta dorata in mano, dentro un altro pain au chocolat, “per dopo”, mi dico. Fuori, la luce di Parigi riflette le sue architetture dorate e la città sembra ancora più bella. François Perret non fa dolci, François Perret costruisce emozioni. Ogni sua creazione è un ricordo acceso, un invito a rallentare, assaporare, tornare bambini anche solo per un attimo. E sì, avevano ragione: si tratta davvero di una delle migliori esperienze di pasticceria che abbia mai vissuto. Non tanto per i riconoscimenti ricevuti, quanto per la capacità di suscitare un’emozione autentica. E di questi tempi, non è cosa da poco.
di Vincenzo Carbone inviato a Parigi












