Un libro, “L’uomo della concretezza”, la vita di Dante Cappello che il figlio Vincenzo ha condensato in un mosaico di contributi di politici e amministratori non soltanto di Terra di Lavoro, la storia di uno spaccato di vita politico-amministrativa-social e inevitabilmente comparata a quella di oggi che non ne esce tanto bene. «Nel libro – ha detto il figlio Vincenzo nella presentazione di ieri alla Camso che andarne orgoglioso, un amico ha sintetizzato questo sentimento nel dirmi quanto sia stato difficile succedere a mio padre».
La riunione ricca di interventi, aperta da don Antonello Giannotti e Tommaso De Simone, presidente camerale, un pontificale laico senza enfasi, “un agorà della politica” come commentava Lucio Romano, già senatore della Repubblica, in cui Dante Cappello «agiva a livello locale e pensava a livello globale». «I tempi – diceva Gennaro Oliviero, presidente del consiglio regionale – in cui nello studio di via Battisti o nella Masseria di Alife, si dibatteva, si operava prima per la popolazione, poi per il territorio, poi per il resto. Oggi? Tutto puntato sul resto». Dante Cappello, consigliere comunale ad Alife nel 1946, consigliere provinciale dal 1956, deputato dal 1963 al 1968, presidente della Provincia dal 1969 al 1975, consigliere regionale dal 1975 al 1985.

GLI INTERVENTI
Tanti interventi coordinati dal giornalista Nando Santonastaso, bravo nel raccordo e nei collegamenti, fili di una tela fatta di amarcord ma non di sterile nostalgia ma di comparazione e di stimolo a quanti la politica dovrebbero interpretarla con la passione e la serietà trascorse.
Vincenzo Scotti, già ministro: «Il libro è importante perché con i ricordi invita a farsi un esame di coscienza politica in tempi caratterizzati da mancanza di idee». E Antonio Bassolino, già ministro e presidente della Regione: «Indispensabile riflettere sul passato per agire sul futuro. Oggi, tutti troppo arroccati, Dante Cappello, l’uomo che avvertiva la dimensione europea in cui muoversi, il militante che si spendeva per i piccoli Comuni» E Nando Morra, già consigliere regionale del Pci, sottolineava: «Un libro di intense testimonianze, un mosaico della modestia dei grandi». Le voci unanimi di apprezzamento venute da protagonisti della vita politica avversari ma non nemici, antagonisti finalizzati al bene comune. Nel ricordo di Giuseppe Venditto del Pci, già presidente del Consiglio regionale, editore del libro per “Frammenti”: «Dai nostri scontri e confronti emergeva sempre il riconoscimento che di fronte alla qualità delle iniziative di Cappello dovevamo alzare il livello delle nostre proposte». Così Adolfo Villani, del Pci, oggi sindaco di Capua: «Di Cappello bisogna ricordare anche la qualità del dirigente politico.
Del militante della Dc fortemente legato al territorio». Giuseppe Gargani, democristiano, già sottosegretario di Stato, ricordava: «Da presidente della Provincia di Avellino chiedevo consigli a Cappello. La risposta: capire i problemi e trovare il metodo adatto a risolverli». La riconoscenza dei politici della giovane generazione è venuta da Gianpiero Zinzi e Domenico Santonastaso, la chiusura da Fulvio Buonavitacola, vice presidente della Regione: «A Napoli ho introdotto i lavori degli Stati Generali della Cultura, a Caserta concludo quelli della Politica, nel ricordo di Dante Cappello che vi dedicava passione e competenza e a cui va la nostra gratitudine»
FONTE: DI FRANCO TONTOLI DA IL MATTINO


Il mio ricordo personale
Io ho conosciuto Dante Cappello e giustamente è stato definito un uomo “del fare”. Infatti, negli anni Ottanta io ero amministratore delegato dell’Unicoop, il più grosso consorzio delle cooperative bianche, e l’onorevole Cappello ci è stato sempre molto vicino, sia quando era consigliere regionale e sia quando era deputato. Ogni campagna di pomodoro Dante mi chiamava e mi portava una lista di 50/60 persone: tutte donne di Alvignano, Alife e Piedimonte che avevano bisogno di lavoro. Era instancabile. Curava anche con passione una azienda bufalina e curava anche molti pazienti che affollavano il suo studio dentistico a Caserta. Un uomo del fare. Come Giovanni Maggiò. A proposito di quest’ultimo – in pochi sanno – che in quegli anni io ero membro della giunta esecutiva della Camera di Commercio, ( presidente era il prof. Franco Ianniello) io subentrai al prof. Guido Civitillo ( ancora oggi consigliere) e proposi di intitolare la sala dove si è tenuto il convegno di Cappello all’ex presidente della Camera di Commercio Giovanni Maggiò. Ci fu una apposita delibera di giunta.













