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LA RASSEGNA STAMPA DI OGGI – DA “Il Fatto”, “Dagospia”, “Notix” e “Cronachedi” a cura di Ferdinando Terlizzi

Marco TravaglioDirettore del
Fatto Quotidiano
Cambia datacalendar

La drôle de guerre

4 Febbraio 2025

Fra le varie minchiate che si sentono in questi giorni, svetta il disco rotto sulla “guerra dei 30 anni fra magistratura e politica”. Che non è mai esistita: esiste la parte criminale della politica che abusa del suo potere per violare le leggi e aggredisce la parte legalitaria della magistratura che esercita il potere di farle rispettare. Il paradosso è che ora l’assalto parte da una premier che, non essendo una criminale, non ha processi: solo una denuncia per un atto di governo. Eppure la ridicola frottola della “guerra”, un tempo confinata sulla carta straccia berlusconiana, ora troneggia sul Corriere a firma del suo direttore: “Giudici e politici: ma quando finirà la ‘guerra dei 30 anni’?”. Si parla d’indagini e processi come fenomeni atmosferici (tipo la pioggia che arriva quando meno te l’aspetti). O, peggio, come “vendette” architettate da una Spectre che pilota i 9 mila magistrati centellinando e cronometrando iscrizioni, avvisi, arresti, rinvii a giudizio e sentenze contro i “riformatori”. Ma basta interpellare un cronista giudiziario qualsiasi (il Corriere qualcuno dovrebbe ancora averlo) per sapere che – a parte le denunce sporte da cittadini, che non dipendono dalle Procure – le indagini nascono da comportamenti gravi o comunque sospetti: le “notizie di reato”, che vengono scoperte quasi sempre per puro caso.Mani Pulite partì dalle mazzette a Chiesa scoperte da Di Pietro grazie agli articoli di un cronista del Giorno querelato dal manager. Tangentopoli cadde pezzo a pezzo perché imprenditori e politici a caccia di attenuanti facevano a gara a denunciarsi a vicenda per le mazzette che gli uni pagavano e gli altri chiedevano, su su fino alla maxitangente Enimont da 150 miliardi che decapitò il pentapartito. I 21 miliardi di B. sui conti svizzeri di Craxi dopo la legge Mammì li svelò Tradati, prestanome di Bettino. Le mazzette Fininvest alla GdF, oggetto del primo invito a comparire a B., le confessarono alcuni finanzieri corrotti anche da altre aziende. La corruzione berlusconiana dei giudici romani la raccontò la Ariosto ai finanzieri che la sentivano su un libretto al portatore di B. usato dal fidanzato Dotti per pagare un pezzo di antiquariato. La mazzetta di B. a Mills la svelò quest’ultimo in una lettera al commercialista. Il caso Ruby emerse quando il premier B. chiamò la Questura per far rilasciare la minorenne marocchina contro il parere della giudice minorile. E il caso Santanchè affiorò quando alcuni dipendenti raccontarono di aver lavorato mentre risultavano in cassa Covid. Che dovevano fare i pm con questa montagna di notizie di reato: mangiarsele? La “guerra dei 30 anni” finirà quando i politici rispetteranno il Codice penale e la Costituzione. O, in alternativa, li aboliranno.

IL FIOR “FIORE” DEGLI SPIONI – L’HACKER NUNZIO CALAMUCCI, ARRESTATO NELL’INCHIESTA SU “EQUALIZE”, DAVANTI AI PM SOSTIENE CHE IL GENERALE DEI CARABINIERI CARLO DE DONNO VICEDIRETTORE DELL’AISI, SIA IL CAPO DELLA “SQUADRA FIORE”, L’AGENZIA ROMANA DI DOSSIERAGGIO PARALLELA A QUELLA MILANESE FONDATA DA ENRICO PAZZALI. L’INTELLIGENCE SMENTISCE, DE DONNO È PRONTO A QUERELARE. PERCHÉ CALAMUCCI DIFFONDE QUESTE MILLANTERIE E CALUNNIE? DI SICURO, SIA “EQUALIZE” CHE IL GRUPPO “FIORE” AVEVANO RAPPORTI CON I SERVIZI “DEVIATI”: NELLE CHAT DELLA SOCIETÀ MILANESE SI FA RIFERIMENTO A UNA VISITA DI AGENTI DELL’AISE (“VENGONO DOMANI, ABBIAMO DA DARGLI QUALCOSA?”)

DAILY MAGAZINE

 

Arrestato tesoriere Pd, il commissario Misiani lo sospende

SALERNO – Arrestato nell’ ambito dell’inchiesta della Procura di Salerno, Nicola Salvati, tesoriere regionale del Pd, è stato sospeso dal suo partito.

Il commissario regionale del Pd Antonio Misiani (nella foto) ha fatto sapere che, pur nel rispetto della presunzione di innocenza, la sospensione risponde ai dettami del codice etico del partito. L’ operazione ha portato questa mattina a più di trenta arresti a vario titolo per associazione a delinquere, favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina, corruzione, falso in atto pubblico e autoriciclaggio. Secondo l’accusa i certificati falsi per far avere la cittadinanza ad immigrati sarebbero stati pagati anche 6000 euro.

S. Maria C.V., spaccio di stupefacenti: condannati i fratelli Cipullo

Vincenzo e Giuseppe Cipullo

S. MARIA CAPUA VETERE – La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da Vincenzo e Giuseppe Cipullo, accusati di spaccio di sostanze stupefacenti, confermando la condanna che i due fratelli avevano incassato in secondo grado. La Suprema corte ha rigettato le richieste dei difensori, che avevano sollevato vizi di motivazione relativi alla commisurazione delle pene.
I fratelli Cipullo, arrestati per il reato di spaccio nel novembre del 2022, erano stati condannati dalla Corte di appello di Napoli, che aveva rideterminato le pene rispetto a quelle inflitte in primo grado. Enzo Cipullo, ex compagno di Sonia Del Gaudio (sorella del collaboratore di giustizia Ferdinando), aveva ricevuto una condanna di cinque anni di reclusione e 16.000 euro di multa, mentre Giuseppe era stato condannato a tre anni di reclusione e 8.000 euro di multa. Entrambi erano stati accusati di cedere sostanze stupefacenti a un altro individuo.
Il ricorso in Cassazione si è concentrato sulla commisurazione della pena, ma la Corte ha escluso la possibilità di modificare la decisione, confermando il principio secondo cui, nel caso di un patteggiamento in appello, la pena concordata tra le parti non può essere modificata, salvo in presenza di illegalità, che non è stata rilevata in questo caso. La Cassazione ha inoltre ribadito che non sono ammissibili ricorsi che riguardano motivi rinunciati o la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento.
Pertanto, la Corte ha confermato l’inammissibilità dei ricorsi e ha condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione conclude il lungo iter giudiziario dei fratelli Cipullo, consolidando la loro condanna per il reato di spaccio. Ad assisterli gli avvocati Angelo Raucci e Rosario Avenia.
La sentenza della Cassazione è stata emessa a dicembre, le motivazioni sono state rese note a fine gennaio.