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sabato 30 novembre 2024
Lo scontro sullo sciopero, l’accordo sulla Corte costituzionale
Bologna, Italia - Cronaca - 29 Novembre 2024 - sciopero generale sindacato CGIL e Uil Maurizio Landini - (Photo Michele Nucci / LaPresse) News - Bologna, Italy - November 29, 2024 - General strike of the CGIL and Uil unions Maurizio Landini- (Photo Michele Nucci / LaPresse)
editorialista di Elena Tebano
 

Buongiorno,
lo sciopero generale, con le polemiche sui tafferugli di Torino; il decreto sulla giustizia senza le norme disciplinari sui magistrati che avevano suscitato molte critiche; l’accordo tra maggioranza e opposizioni sul metodo per eleggere i nuovi giudici costituzionali; il calo di premier e governo nel sondaggio mensile di Nando Pagnoncelli; l’intervista a Romano Prodi; il via libera dell’Unione europea all’acquisizione di Ita da parte di Lufthansa; il malfunzionamento dei pagamenti elettronici nel giorno del picco degli acquisti online. Sono queste le notizie principali sul Corriere di oggi. Vediamo.

Lo sciopero generale contro la manovra
Mezzo milione di persone nelle piazze, un’adesione complessiva del 70%, con punte molto alte nel settore metalmeccanico (l’85% alla Ducati di Bologna; 75% per la Brembo di Bergamo e Acciaierie Italia di Genova; il 79% alla Ariston di Ancona; l’85% alla Marcegaglia di Mantova; il 74% alla Bosch di Bari; il 90% alla Electrolux di Pordenone e il 95% alla Ast di Terni), in quello agroalimentare (100% all’Heineken di Taranto, alla Sammontana di Firenze e alla Citterio di Parma; l’85% alla Orogel surgelati di Forlì Cesena e alla Ferrarelle in Valle Camonica), nella chimica e nel tessile (95% Isab di Siracusa; 90% Pirelli di Settimo Torinese; 90% Loro Piana di Vercelli), nel settore edile (90% Italcementi di Brescia; 100% alla D’Agostino Costruzioni) e infine dei corrieri (80% Amazon indiretti e 90% in Dhl nel Lazio e in Ups in Lombardia). Ma anche nei teatri: a Milano sono stati annullati un concerto alla Scala e uno spettacolo al Piccolo. Più basse le adesioni nei trasporti, precettati dal ministero per 4 ore (in media al 70%) e del tutto irrilevanti nella scuola (al 6% secondo il governo, una percentuale calcolata però solo sul 57% delle scuole che hanno trasmesso i dati, presumibilmente perché erano quelle rimaste aperte).

È il bilancio dello sciopero generale di 8 ore convocato da Cgil e Uil, con l’adesione dei sindacati di base (ma senza la Cisl), contro la manovra economica del governo, che i rappresentanti dei lavoratori ritengono «inadeguata a risolvere i problemi del Paese». Cgil e Uil chiedono di aumentare il potere d’acquisto di salari e pensioni erosi dall’inflazione e più fondi per sanità, istruzione, servizi pubblici e politiche industriali. Cosa significa l’ha spiegato uno dei manifestanti a Paolo Guidone: «Pur avendo un posto fisso e stabile e uno stipendio che potrei definire nella media, mi sono reso conto che non mi basta più e non solo non riesco più a comprare un’automobile come poteva essere dieci anni fa, ma nemmeno a fare un cambio gomme se non pagandolo a rate. Se per fare la spesa una volta mi bastavano 30 euro ora ne servono almeno 50» ha detto Antonio Urgias, 49 anni, impiegato in un ufficio tecnico alla Fincantieri di Porto Marghera, che era in piazza a Mestre.

Bologna, Italia - Cronaca - 29 Novembre 2024 - sciopero generale sindacato CGIL e Uil Maurizio Landini - (Photo Michele Nucci / LaPresse) News - Bologna, Italy - November 29, 2024 - General strike of the CGIL and Uil unions Maurizio Landini- (Photo Michele Nucci / LaPresse)

Il leader della Cgil Maurizio Landini

 

 

Ma dello sciopero si è parlato più per le polemiche politiche sui toni usati dai sindacati che sul merito della protesta. Da Bologna, dove ha sfilato, il leader della Cgil Maurizio Landini ha continuato a invocare la «rivolta sociale» e ha dichiarato di voler «rivoltare come un guanto questo Paese» contro le ingiustizie sociali (alzare i toni, secondo Tommaso Labate, è il suo modo per posizionarsi a sinistra). «C’è stato un tentativo esplicito di mettere in discussione il diritto di sciopero e il decreto sicurezza vuole farlo diventare un reato, insieme a blocchi stradali e occupazioni delle fabbriche» ha detto Landini. Mentre il leader della Uil Pierpaolo Bombardieri ha invitato il governo «a riflettere: se 40 piazze si riempiono, migliaia di persone chiedono dei cambiamenti» e attacca il «tentativo di delegittimare le organizzazioni sindacali».

«È irresponsabile soffiare sul fuoco. Landini alza le parole e poi c’è qualcuno che lo prende sul serio ed è pronto a fare gesti irresponsabili» come «fare scontri violenti con la polizia. Bruciare le foto del presidente del Consiglio, ma anche dar fuoco ai manichini delle persone» dice al Corriere Giovanni Donzelli, responsabile nazionale dell’organizzazione di Fdi, che difende la manovra del governo. Parole simili sono arrivate dal vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini: «Poi stranamente oggi dei dementi attaccavano, insultavano la polizia e bruciavano delle fotografie in piazza, io direi che il signor Landini dovrebbe essere più cauto quando parla di rivolta, perché poi purtroppo qualche cretino lo prende sul serio» ha ammonito.

 

 

Si riferivano entrambi agli scontri che ci sono stati a Torino, dove gli antagonisti e i gruppi Pro Palestina hanno bruciato sagome e foto della premier e dei ministri e hanno lanciato uova e fumogeni contro la polizia. Poi hanno cercato di forzare il cordone degli agenti (che li hanno presi a manganellate) per entrare nella stazione di Porta Nuova, tentando di forzare il cordone delle forze di polizia. Non ci sono riusciti e allora poco dopo hanno occupato i binari della stazione di Porta Susa. Il risultato è che sei agenti sono rimasti contusi con prognosi fra i 5 e i 10 giorni.

 

A Torino, al termine di un corteo di studenti, centri sociali e pro Palestina, alcune centinaia di manifestanto hanno bruciato una sagoma di stracci raffigurante il volto del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e tre maxi foto coi i volti della premier Giorgia Meloni, del ministro della Difesa Guido Crosetto e del ceo di Leonardo, Roberto Cingolani. 29 novembre 2024 ANSA/TINO ROMANO

La protesta a Torino (Ansa)

 

 

Secondo la Digos dietro i disordini a Torino ci sarebbe la regia del centro sociale Askatasuna. Non si sono invece registrate tensioni durante la manifestazione torinese dei sindacati Cgil e Uil, dove i partecipanti, secondo gli organizzatori, sono stati ventimila. In serata Landini e Bombardieri, hanno condannato gli episodi di violenza di Torino. «Quei fatti – ha puntualizzato Bombardieri al Tg2 – si sono svolti all’interno di una manifestazione che nulla ha a che vedere con quella sindacale, che era già finita».

La leader del Pd Elly Schlein ha partecipato alla manifestazione di Roma indetta da Cgil e Uil e ha criticato «l’attacco di questo governo al diritto di sciopero: vogliono rendere i lavoratori più deboli, noi siamo qui per dire che non lo accettiamo».

 

Il decreto giustizia senza «bavaglio» per i giudici
Mentre non si placano le tensioni tra Lega e Forza Italia che avevano portato la premier Giorgia Meloni a evocare elezioni anticipate (lo ha raccontato Monica Guerzoni: «“Se Matteo e Antonio continuano, faccio saltare il governo e porto tutti al voto“, si era sfogata Meloni prima di salire al Quirinale»), ieri c’è stato uno sviluppo inatteso sul decreto Giustizia. Il Consiglio dei ministri convocato per approvarlo è iniziato con notevole ritardo ed è durato solo 15 minuti. Non vi ha preso parte il vicepremier Salvini, tornato a Milano per motivi di «natura personale». Salvini e Antonio Tajani dunque non si sono potuti trovare attorno allo stesso tavolo per cercare, dal canone Rai alla sanità, un punto di incontro per andare avanti senza gli inciampi che hanno fatto arrabbiare Giorgia Meloni.

Intanto, dal decreto è stata tolta la norma sul cosiddetto «bavaglio» che prevedeva l’inasprimento delle sanzioni disciplinari per i magistrati che parlano in pubblico di questioni su cui non dovrebbero pronunciarsi per «gravi ragioni di convenienza» (era stata attaccata perché considerata un modo per il governo di impedire ai magistrati ogni critica alle sue leggi e il ministro della Giustizia Carlo Nordio era contrario a inserirla).

 

 

Il testo approvato non contiene neppure le norme sulla cybersicurezza presenti in una bozza resa pubblica nei giorni scorsi, che prevedevano funzioni di impulso in capo al procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo per il reato di estorsione informatica e l’arresto obbligatorio in flagranza per il reato di «accesso abusivo a un sistema informatico o telematico in sistemi informatici o telematici di interesse militare o relativi all’ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico» (come successo di recente in illeciti che hanno coinvolto anche esponenti politici e di governo). È stata invece approvata la proroga del termine per le elezioni dei Consigli giudiziari e del Consiglio direttivo della Corte di cassazione: pertanto le elezioni previste per l’anno 2024 sono differite al mese di aprile 2025. E sono stati inseriti dei correttivi all’applicazione del braccialetto elettronico (risultata carente) nei casi di violenza sulle donne.

«Abbiamo voluto proteggere la Direzione nazionale antimafia, nella sua purezza, voluta da Giovanni Falcone. Allargarne le competenze significherebbe sottrarre le energie necessarie a combattere la criminalità organizzata» ha detto Nordio.

 

Il calo di premier e governo nei sondaggi
L’ultimo sondaggio Ipsos per il Corriere rivela che nell’ultimo mese c’è stato un nettocalo nei consensi per il governo e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Spiega Nando Pagnocelli:

Il governo, rispetto a un mese fa, perde 3 punti nel consueto indice di apprezzamento (…)e si colloca al 42, il punto più basso dall’insediamento. E lo stesso avviene per Giorgia Meloni, che evidenzia un indice di 43, anch’esso in calo di 3 punti e anch’esso il più basso dalla fine del 2022. 

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l’incontro con l'Emiro del Qatar Sheik Tamim bin Hamad al-Thani a Villa Pamphilj, Roma, Lunedì, 21 Ottobre 2024 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Prime Minister Giorgia Meloni during the meeting whit the Emir of Qatar Sheik Tamim bin Hamad al-Thani at Villa Pamphilj, Rome, Monday, October 21, 2024 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

La premier Giorgia Meloni

 

Su questi risultati sembrano pesare almeno tre elementi: la manovra di Bilancio che chiede sacrifici e tende a non essere soddisfacente per molti segmenti sociali; le divisioni sempre più evidenti nella compagine di governo che tendono anche a insidiare il posizionamento di guida solida di cui godeva Giorgia Meloni e infine il risultato delle Regionali recenti, che hanno penalizzato il centrodestra soprattutto in Umbria.
Fdi però sale al 27,7% (+0,9%) mentre il Partito democratico guadagna ben un punto e mezzo, arrivando al 22,6% (+1,5)
.

L’accordo sulla Corte costituzionale
C’è finalmente un’intesa per eleggere i nuovi giudici costituzionali, rivela Francesco Verderami. Il parlamento deve eleggerne uno dal oltre un anno, cioè da quando l’ex Presidente della Corte Silvana Sciarra ha concluso il proprio mandato l’11 novembre del 2023.

 

La Costituzione prevede che la Corte costituzionale sia composta di quindici giudici che rimangono in carica per 9 anni e sono nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune (con i voti di almeno tre quinti dei parlamentari) e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative. Nell’ultimo anno ci sono state otto votazioni per scegliere il nuovo o la nuova giudice, tutte andate a vuoto: non hanno mai raggiunto il quorum necessario. L’opposizione ha criticato la maggioranza per mancanza di concertazione e perché voleva eleggere il consigliere giuridico della premier Francesco Saverio Marini (una scelta che, ha scritto il nostro Massimo Franco, è discutibile perché Marini «è l’estensore della riforma del premierato: uno dei temi sui quali la Corte si dovrà pronunciare» e fa riaffiorare «il problema del metodo e di una cultura politicaLa tendenza è a declinare il potere come diritto a decidere senza condizionamenti»).

Spiega adesso Francesco Verderami:
Dopo numerose votazioni in bianco e blitz della maggioranza andati a vuoto, destra e sinistra hanno elaborato un accordo frutto di un complesso meccanismo che si richiama agli attuali rapporti di forza politici e che prevede un sistema di blindatura dei candidati. Il primo passaggio è stato dedicato alla suddivisione delle quote. Inizialmente la maggioranza mirava a indicare tre giudici su quattro, e si faceva forte della regola che in passato aveva consentito al centrosinistra di fare il pieno alla Consulta. Per superare il muro contro muro, alla fine il centrodestra ha accettato di esprimere solo due membri della Corte e di lasciarne uno alle forze di opposizione. Il quarto sarà un nome condiviso dai due blocchi.

Visto il quadro, sembra scontato che per la maggioranza un giudice sarà scelto da Fratelli d’Italia e l’altro da Forza Italia, siccome la Lega è già rappresentata alla Consulta. Il Pd dovrebbe selezionare il candidato delle opposizioni, se non fosse che i 5 Stelle lo rivendicano, perché «uno dei tre membri che scadono è dei nostri». Ecco spiegata la cautela del democratico Boccia, e lo spirito zen con cui avvisa che «noi lavoriamo ogni giorno alla massima unità delle forze che si oppongono alle destre». Tradotto da un suo compagno di partito, «il nostro capogruppo voleva dire che dobbiamo tenere calmi i matti. E anche frenare richieste copiose per i posti».

La priorità è «sopire e troncare», per impedire la rottura dell’accordo. Che ormai è praticamente fatto. Infatti è stato anche stabilito di selezionare personalità «tecniche» e non «politiche». La discussione sul profilo dei candidati è stata importante: d’altronde giudici indicati hanno bisogno di un gradimento bipartisan, perché per essere eletti devono ottenere i voti di entrambi gli schieramenti. In ogni caso sui «tecnici» concordano tanto Meloni — che insiste sulla candidatura del giurista Marini (padre del premierato) — quanto Schlein, che ha detto ai suoi sherpa di evitare l’indicazione di un parlamentare. La premier e la leader del Pd hanno poi chiesto (e ottenuto) che venga rispettata la parità di genere nella scelta dei giudici.

Stabilite le linee guida, maggioranza e opposizione hanno escogitato il modo per portare a compimento la missione. Intanto hanno previsto un paio di «votazioni a vuoto» per allineare il quorum dei candidati e abbassare così la soglia dei consensi necessari per farli eleggere. A quel punto, quando basterà ottenere solo 360 voti dal Parlamento riunito in seduta comune, si adotterà una scheda unica con i nomi dei quattro aspiranti giudici della Consulta. «La scheda unica — spiega uno dei mediatori — impedirà che nel segreto dell’urna qualcuno organizzi un’operazione ostile. Così i franchi tiratori saranno depotenziati». Tra dita incrociate e calcoli approssimativi, «chiuderemo tutto nella seconda settimana di dicembre».

I dubbi di Romano Prodi sulla Commissione Ue e l’Italia
«Von der Leyen finora ha soprattutto mediato. Ma se in Europa continuiamo così andiamo a finir male: è il momento di fare scelte importanti, si deve insistere sui grandi temi della difesa, della politica estera e dell’economia. (…) La presidente della Commissione ha sottoscritto una polizza di assicurazione in più che si chiama Meloni. E continua a navigare a vista».

 

«Meloni non ha rotto con i suoi, che rassicura di continuo. E mantiene anche ottimi rapporti con il mondo dell’estrema destra europea, Orbán compreso. Inoltre, questo cambiamento le pone non pochi problemi con gli alleati anche perché mette a nudo tensioni gravi in politica estera. Certo per ora può stare tranquilla: il governo non è a rischio per via della debolezza dell’opposizione. In questo momento non c’è possibilità di ricambio. La verità è che in Europa Meloni, come avevo detto fin dall’inizio, diventa la ruota di scorta di von der Leyen».

E sul voto del Pd ha favore di Raffaele Fitto:
«Ha fatto benissimo, lo avevo suggerito prima del voto. Fitto è il miglior candidato che questo governo potesse esprimere. Anche se, diciamolo chiaramente, la vicepresidenza esecutiva non conta nulla, io non ricordo neppure i nomi dei miei vicepresidenti che erano solo due, mentre ora sono addirittura sei».

 

 

Infine a proposito della salute della democrazia:
«Le società si sono complicate. Costruire governi di coalizione tra partiti omogenei è sempre più difficile. Ma nelle alleanze disomogenee prendere decisioni è quasi impossibile. La crisi tedesca è emblematica delle difficoltà della democrazia in Occidente. Accordi politici chiari sono sempre più difficili. Per questo motivo è facilitato l’arrivo di personaggi che accorpano un Paese dietro un’idea non democratica: Orbán con la democrazia illiberale, Trump con Make America great again».

Sono alcuni dei passaggi dell’intervista di Romano Prodi a Paolo Valentino. La trovate in versione integrale stamani sul sito.

 

Le altre notizie importanti

  • ribelli islamisti che combattono contro il regime siriano sono riusciti a entrare a sorpresa ad Aleppo, la città più grande del Paese. L’avanzata su Aleppo segue all’offensiva lanciata mercoledì da migliaia di combattenti nella nord-occidentale della Siria. Era dal 2016, quando furono cacciati dall’esercito con il sostegno di Russia Iran, che i ribelli non riuscivano ad Arrivare ad Aleppo. Ieri non hanno trovato resistenza dalle forze governative, che in molti casi si sarebbero arrese.

  • Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sostituito il capo delle forze di terra. E la conferma delle gravi difficoltà ucraine sui campi di battaglia. «Le forze armate ucraine sono malate, mancano di soldati, tanti fuggono dal fronte: un problema gravissimo, specie in queste settimane in cui Vladimir Putin intensifica le offensive per annettere il massimo del territorio ucraino prima dell’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump» scrive Lorenzo Cremonesi.

  • «Sono evidenti i crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi sia da Hamas e dalla Jihad sia dall’esercito israeliano» dice Anna Foa, storica dell’ebraismo italiano ed europeo.«Liliana Segre ha sempre avuto un atteggiamento di grande empatia verso le sofferenze dei palestinesi a Gaza e per questo è stata anche attaccata da molti antisemiti. Sono contenta che abbia ripetuto il concetto di crimini di guerra e contro l’umanità. Sul termine genicidio si può benissimo discutere. Ma non si può discutere sugli attacchi contro i civili che violano le regole del diritto internazionale. Per colpire un terrorista di Hamas non si possono uccidere cento civili palestinesi che non c’entrano niente. E lo stesso si deve ovviamente dire sul massacro del 7 ottobre» aggiunge a proposito dell’intervento di Segre sul Corriere. Foa spiega anche perché va applicato il mandato di arresto della Corte penale internazionale contro Benjamin Netanyahu.

  • Il parlamento del Regno Unito ha votato la prima parziale approvazione della legge sul suicidio assistito per i pazienti terminali. Permetterebbe ai malati adulti con meno di sei mesi di vita di chiedere e ricevere aiuto per porre fine alla propria vita, sotto determinate garanzie e protezioni. Il ddl dovrà passare altre audizioni e il voto delle due Camere prima di diventare legge.

  • A un mese dal disastro ambientale che ha travolto la regione di Valencia uccidendo 220 persone, il governo spagnolo ha varato un decreto sul congedo climatico che consente ai lavoratori di ottenere fino a quattro giorni di assenza retribuita dal lavoro in caso di catastrofi ambientali che potrebbero metterne a rischio la vita.

  • I pagamenti con carta di credito e debito sono andati in tilt in tutta Italia per quasi un giorno e mezzo (quello del picco degli acquisti online, il Black Friday). Colpa dei lavori di manutenzione una tubatura del gas in Svizzera, che hanno reciso il cavo di un fornitore.

  • la Commissione europea ha dato il via libera definitivo alla fusione tra Ita Airways e Lufthansa.

  • L’autopsia sul corpo del 19enne Ramy Elgaml morto nella notte di domenica scorsa dopo un inseguimento con i carabinieri durato 8 chilometri, ha rivelato lesioni nella zona sinistra del torace, segni di un impatto violento che ha reciso l’aorta e ha provocato rotture anche agli organi interni e alle vertebre. Non chiarisce però se ci sia stato o meno un impatto tra lo scooter guidato dall’amico 22enne senza patente Fares Bouzidi (ancora in coma farmacologico al San Paolo) e la pattuglia dei carabinieri.

  • Emanuela, 27 anni, originaria di Lecce, è morta in un B&B di Napoli, dove stava trascorrendo qualche giorno di vacanza. A ucciderla il fumo sprigionato da un incendio della doccia-sauna della stanza accanto.

  • Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la grazia (parziale) ad Agostina Barbieri, 63 anni, che nel 2021 aveva ucciso il marito violento. Ora potrà espiare i restanti tre anni di pena lavorando in un’associazione di volontariato.

  • «Soltanto al primo amore confessai chi era mio padre» racconta Mazarine M.Pingeot, la figlia segreta dell’ex presidente francese François Mitterrand

    , in un libro. «Vivevo nascosta a casa dove erano vietati gli ospiti, se il telefono squillava poteva essere George Bush».

Da ascoltare
L’«Ammazzacaffè», l’appuntamento del sabato del podcast «Giorno per giorno» con Massimo Gramellini.

Il Caffè di Massimo Gramellini
La ministra si è dimessa
Dieci anni fa, in Inghilterra, la giovane Louise Haigh denuncia uno scippo alla polizia (da quelle parti, incredibilmente, al recupero della refurtiva ci credono ancora). Nell’elenco degli oggetti rubati, miss Haigh inserisce (per errore, dice lei) il suo cellulare. Quando lo ritrova in casa, riceve una chiamata della polizia che la accusa di frode per falsa denuncia e, su consiglio dell’avvocato, patteggia. Passano dieci anni, Louise Haigh diventa ministra dei Trasporti, la Salvini inglese. I giornali scoprono la vecchia storia e la pubblicano. La ministra rassegna le dimissioni.
Non so se vorrei vivere in un Paese dove un ministro si dimette dieci anni dopo aver subito un furto, invece che dopo averlo fatto. Anche ammesso che Louise Haigh avesse volutamente aggiunto il telefono alla lista degli oggetti rubati, mi rifiuto di credere che quel peccatuccio di gioventù rappresenti una prova della sua inadeguatezza a occuparsi della cosa pubblica. Mi sgomenta la sproporzione tra la colpa e la sanzione, ma soprattutto il moralismo nevrotico che l’ha ispirata e che, per la nota legge del contrappasso, porta poi milioni di inglesi e di americani a votare politici allergici alle regole come Boris Johnson e Donald Trump. Naturalmente, in base alla logica binaria che domina il nostro tempo, adesso qualcuno mi accuserà di stare dalla parte dei tangentari. Pazienza: tra ladri impuniti e scippati alla gogna, anche per l’onestà in politica rivendico l’esigenza di esplorare una terza via. 

Grazie per aver letto Prima Ora, e buon sabato.

(Questa newsletter è stata chiusa alle ore 01,09)