IL DOSSIER

A sangue freddo: così Meloni&C. hanno ucciso il Sud

LA NUOVA QUESTIONE MERIDIONALE – Addio coesione. Stop al Reddito, stangata su Pnrr e lavori pubblici (-18,5 miliardi), autonomia differenziata: il Mezzogiorno è la vittima prescelta

29 AGOSTO 2023

A chi lo accusa di voler male al Sud, Matteo Salvini risponde come il cane di Pavlov: dice di aver già comprato le forbici per tagliare il nastro del cantiere del Ponte sullo Stretto di Messina, che prevede di inaugurare in una manciata d’anni, altro che chiacchiere da bar. E che dire di Fratelli d’Italia? Sfidando il genere fantasy in salsa leghista, ha fatto addirittura peggio: confondendo realtà e immaginazione (fervida), qualche giorno fa, il partito di Giorgia Meloni ha sostenuto via social che il Pil del Mezzogiorno supererà quello della Francia e della Germania, con buona pace dei soliti “gufi”. Epperò, sicché era un’evidente castroneria, è bastato a cancellare alla velocità della luce il tweet incriminato che qualcuno ha pensato fosse il frutto di un account parodia e invece no.

Al di là delle promesse è un fatto che il Sud sembra diventato la vittima predestinata del governo che Isaia Sales ha definito, con un gioco di parole, destra a-sociale: la cancellazione del reddito di cittadinanza, la riprogrammazione dei fondi del Pnrr e l’autonomia differenziata a cui sta lavorando Roberto Calderoli infatti rappresentano se non un accanimento almeno la rinuncia alla prospettiva della riduzione dei divari con il Nord. L’antipasto del resto è stato la cancellazione del ministero del Sud e il pasticcio sulle deleghe, inizialmente attribuite a Nello Musumeci (oggi ministro del Mare e della Protezione civile) poi trasferite a Raffaele Fitto che le esercita insieme a quelle degli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr.

Ma una delle prime mosse del centrodestra a Palazzo Chigi è stata quella di dichiarare guerra al reddito di cittadinanza: l’interruzione della misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale è destinata a colpire in maniera più forte alcune aree del Paese rispetto ad altre, enfatizzando le differenze. Secondo l’ultimo report dell’Inps, al 30 giugno scorso la platea dei percettori era la seguente: 1,51 milioni nelle regioni del Sud e nelle Isole, 340 mila nelle regioni del Nord e 262 mila in quelle del Centro. Andando più nel dettaglio la regione con il maggior numero di percettori delle prestazioni erogate è (era) la Campania (23%) seguita da Sicilia (20%), Lazio (10%) e Puglia (9%), quattro regioni dove risiede oltre il 60% dei beneficiari.

E che dire della riscrittura del Pnrr che ha interessato 144 dei 329 obiettivi originari? Alcuni hanno parlato esplicitamente di scippo nei confronti del Mezzogiorno con il rischio concreto che non venga rispettata la clausola del 40% delle risorse al Sud. Tra le misure eliminate spiccano circa 16 miliardi per le piccole opere dei Comuni, specie meridionali, destinate per esempio alla rigenerazione urbana (come l’abbattimento delle Vele di Scampia e del Bronx di San Giovanni a Teduccio), la riduzione del rischio idrogeologico o la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie.

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Per tacere dei 2,5 miliardi di fondi per le infrastrutture voluta da Salvini, che toglie sempre al Sud per dare al Nord, in particolare a Piemonte, Lombardia e Veneto, come si evince dall’informativa ministeriale inviata al Cipess, il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica. Salvini ha parlato di “menzogne” giurando che “nessuna delle opere verrà cancellata. Al massimo, saranno finanziate con altri fondi”. E il suo ministero ha messo sul piatto il Ponte di Messina: “Proprio Salvini è determinato a realizzare il collegamento stabile tra Calabria e Sicilia: porterà benefici a tutto il Paese e almeno 100mila posti di lavoro solo nel Sud. È quindi ridicolo accusarlo di scarsa attenzione per il Mezzogiorno”. Ma nel frattempo tra i progetti definanziati c’è la ferrovia Roma-Pescara, il raddoppio della Falconara-Orte, la velocizzazione della linea Lamezia Terme-Catanzaro e della Sibari-Porto Salvo in Calabria.

Dulcis in fundo l’autonomia che rischia di essere la pietra tombale dell’unità d’Italia: che il progetto del ministro Calderoli spezzi le reni al Sud non lo dicono solo le opposizioni e i sindacati. Persino Bankitalia ha avvertito il governo sui rischi per alcune regioni che consigliano gradualità per non innescare “processi irreversibili e dagli esiti incerti”. Ma anche sul rischio di fissare il divario esistente nell’offerta di servizi pubblici fra Nord e Sud invece di ridurlo. Il governo però tira dritto, anche se con molti distinguo. Il titolare della Salute, Orazio Schillaci, tecnico di area Fratelli d’Italia, a fronte dell’allarme lanciato tra gli altri dall’Ordine dei medici sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale destinato ad aumentare le disuguaglianze tra le regioni (tradotto: quelle più povere avranno servizi inferiori), qualche mese fa aveva dato un mezzo altolà rivendicando un ruolo guida per il ministero rispetto al gap tra regioni. A fare da pompiere con la Lega fu allora Francesco Lollobrigida: “Il nostro partito nasce dalla coesione nazionale, un partito radicato e forte al Sud. Potrebbe mai approvare un testo di legge che produce quell’effetto? Sarebbe un po’ un suicidio”. Bene, bravo, bis. Poi però il ministro-cognato ha pure detto che i poveri mangiano meglio dei ricchi. Ribaltando la filosofia dell’ovvio, quella per cui è meglio fare colazione con pane, burro e marmellata anziché con pane duro e ammuffito.