ROBERTO FICO

“I nemici sono usciti, ora i 5Stelle più forti”

IL VETERANO DEI 5S – “Possiamo superare il dieci. Ritorno coi dem? Di alleanze non si discute a freddo, le faremo su temi green. Non sento Di Battista da 4 anni”

DI LUCA DE CAROLIS

12 AGOSTO 2022

Prima di parlare di tutto il resto, Roberto Fico fa un bilancio: “Sono molto soddisfatto del lavoro fatto da presidente della Camera, è stato un onore servire il Paese. E rivendico di averlo fatto senza guardare alle appartenenze politiche e senza cedere alle lusinghe del potere, il primo pericolo per chi ricopre ruoli pubblici”.

L’obiettivo del M5S è il 10 per cento: come raggiungerlo?

Credo che l’obiettivo non solo sia raggiungibile, ma abbondantemente superabile. Oggi il M5S ha un’ agenda politica molto chiara, e ha accumulato una notevole esperienza. Dopo le tante uscite, adesso il Movimento è più unito e più netto nei contenuti. Non deve subire attacchi alle spalle dall’interno, che sono i peggiori.

La scissione di Luigi Di Maio e le tante uscite, quindi, avrebbero avuto un effetto positivo.

Per noi come M5S è stato positivo, perché se hai persone che costantemente ti lavorano contro è meglio che non ci siano.

L’assenza tra i candidati di chi come lei ha esaurito i mandati quanto inciderà?

Non inciderà, perché io, anzi noi, ci siamo, e partecipiamo allo sviluppo del M5S con la nostra storia e la nostra coerenza. Non abbiamo mai abbandonato le nostre posizioni, perché il patto di lealtà con i cittadini viene prima di tutto. Il politico non può mai mettere gli interessi personali davanti a quelli collettivi.

Che campagna elettorale farete?

Faremo una campagna carica di contenuti e giusta nei modi, conoscendo il momento difficile del Paese.

Secondo uno studio di un istituto tedesco il vostro elettorato è sempre più orientato a sinistra.

Lo capisco. Sento e vivo le forti diseguaglianze nel Paese. Il primo punto del nostro programma è combatterle, perché la forbice tra ricchi e poveri è troppo grande. Ciò esige il salario minimo e investimenti nella scuola pubblica, che è il caposaldo di tutto. E poi c’è il tema dell’acqua pubblica, centrale in un periodo di siccità e cambiamenti climatici. Tutto questo è di sinistra o progressista? A me va bene ogni definizione. Di certo la nostra agenda sui beni comuni oggi è ancora più dirompente, perché tutti i nodi stanno venendo al pettine. Piuttosto mi fanno arrabbiare gli attacchi al reddito di cittadinanza, che ha segnato un cambiamento anche culturale. Va rafforzato, ma vanno anche inaspriti i controlli contro le truffe.

Al Nord non esistete quasi più.

Con parte del Nord il M5S ha comunicato male. Ma il tessuto delle piccole e medie imprese è assolutamente fondamentale, e noi crediamo negli investimenti tecnologici e nella sburocratizzazione per le aziende. Poi c’è il tema delle partite Iva. La no tax area è troppo bassa, e per i primi tre anni chi fonda un’azienda non dovrebbe avere oneri di alcun tipo.

Il Pd ha rotto con voi dopo la crisi di governo: vi accusa di aver fatto un favore alle destre.

Io credo che la rottura con noi da parte del Pd sia stata frettolosa. Dopodiché il M5S ha un’agenda progressista mentre il Pd parla di agenda Draghi.

Dopo il voto vi riavvicinerete?

Io non discuterei di alleanze a freddo, perché le alleanze si fanno sui programmi e sui contenuti che si costruiscono assieme. Noi a Napoli abbiamo un accordo che regge con il Pd, a cui ho lavorato anch’io. Ma si basa sui progetti. In futuro dovremo capire chi è d’accordo sull’acqua pubblica e per incentivare le energie rinnovabili.

Di Battista afferma che lei e Grillo non lo volevate.

Non ho niente da dire su questo: saranno quattro anni che non sento Alessandro.

Virginia Raggi sostiene che si sarebbe potuta candidare.

Da presidente del comitato di Garanzia, non ho mai avuto questo tema sul mio tavolo.

Grillo è un nemico di Conte?

A me sembra che lui e Conte stiano lavorando molto bene assieme. Saranno 40 giorni positivi. Ci serve un bel risultato, perché il M5S può essere decisivo soprattutto in Senato.

È giusto associare a una vittoria di Giorgia Meloni un pericolo fascista?

L’avversario va rispettato e battuto su un terreno politico, perché quello che a me fa paura è un modello di società che non condivido: dobbiamo affermare un modello differente. Di Meloni non condivido il presidenzialismo e le politiche sull’immigrazione, come i suoi legami con gli spagnoli di Vox e l’ungherese Orban. Detto ciò, questo non è il centrodestra, perché il centro è molto marginale. Oggi c’è la destra.

Che farà in futuro?

Continuerò a lottare per ciò in cui credo, come sempre. La politica è quell’istante in cui ti fermi e pensi: “Questa cosa non è giusta”. Così cerchi di cambiarla, e crei una comunità per riuscirci.

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