Pulci di notte

di Stefano Lorenzetto

In uno strampalato articolo sul Fatto Quotidiano, che si apre con l’intera trascrizione di Storia d’amore, canzone di Adriano Celentano datata 1969, Massimo Fini si avventura in una dissertazione volta a dimostrare che «tutto l’empireo giudaico-cristiano è coniugato al maschile»: «Dio, in quanto padre, è maschio. Suo figlio pure. Anche se su Cristo grava l’ombra di omosessualità» (quest’ultima annotazione si riferisce a una tesi contestata dalla stragrande maggioranza degli studiosi e per di più basata su frammenti di un supposto Vangelo apocrifo che molti specialisti ritengono un falso moderno). Dopodiché, per rafforzare la propria tesi, Fini tira in ballo i miracoli, citandone peraltro solo due: «Cristo resuscita Lazzaro e rende la vista a un cieco. La sola volta in cui si occupa di donne è quando lava i piedi alla Maddalena». La sola volta? Se così fosse, nemmeno quella, perché non è Gesù che lava i piedi alla Maddalena ma viceversa. Premesso poi che i miracoli di Gesù sono 37 (incluse tre risurrezioni), e non due, proviamo a consultare i Vangeli, esercizio che Fini dimostra di aver compiuto di rado. Gesù resuscita la figlia di Giàiro (Matteo 9, 18-26; Marco 5, 21-43; Luca 8, 40-56). Gesù guarisce la colonna vertebrale di una donna inferma da 18 anni (Luca 13, 10-17). Gesù guarisce la suocera di Pietro (Matteo 8, 14-15; Marco 1, 29-31; Luca 4, 38-39). Gesù guarisce una donna che da 12 anni soffriva di emorragie (Matteo 9, 20-22; Marco 5, 25-34; Luca 8, 43-48). Gesù libera dai demoni la figlia di una donna cananèa (Matteo 15, 21-28; Marco 7, 24-30). Nota d’uso per Fini: non sono numeri da giocare al lotto.

«Stiamo bene», dice alla Repubblica il primo italiano contagiato dalla nuova variante Omicron del coronavirus. L’ingegnere dell’Eni rientrato dal Mozambico è in isolamento con la famiglia. Nel titolo si legge: «Il viaggio in auto Milano-Caserta da positivo: “Ho evitato i contatti”». Ha resistito per oltre ore 8 oppure lungo i 750 chilometri del tragitto ha fatto pipì nell’auto?

Titolo dalla prima pagina del Giornale: «Morisi messo alla gogna senza commettere reati». Quindi metterlo alla gogna non costituiva reato? Oppure è stato messo alla gogna nonostante non si fosse macchiato di reati?

Dall’intervista con Oscar Farinetti sulla scomparsa di Ennio Doris, pubblicata dal Corriere della Sera: «La notizia della sua morte mi addolora profondamente perché sapevo che non stesse più bene come un tempo». Si sente male anche la coniugazione del verbo.

Domani scrive che «in India l’aria tossica e inquinata uccide circa 7 milioni di persone ogni anno ed è responsabile di circa il 18 per cento di tutti i decessi». Titolo: «India. Tutti i decessi causati dall’inquinamento». Quando si dice avere le idee chiare.

Sulla Repubblica, Alessia Gallione parla della tassa sui rifiuti e di «671.531 bollettini che sono già arrivati o stanno arrivando nelle caselle postali, in gran parte fisiche, dei milanesi». Evidentemente confonde le caselle con le cassette postali. Infatti due righe dopo scrive che sono 65.423 i cittadini che hanno aderito al servizio «Tari via mail». Per il dizionario, le caselle postali sono compartimenti numerati affittati a privati presso gli uffici postali per ricevere la corrispondenza (così come su Internet vi sono le caselle di posta elettronica). Quelle «fisiche» cui si riferisce Gallione si chiamano cassette postali.

Titolo di spalla sulla prima pagina nel Fatto Quotidiano: «All’Africa solo briciole: solo il 3% dei vaccini». Il famoso piano Solo.

Titolo dal Sole 24 Ore: «Isole Salamone nel caos per le rivolte anti cinesi». Un caso di prosciutto sugli occhi: si chiamano Salomone.

Titolo dalla Verità: «La scopritrice della variante: “Tra gli infetti, zero ricoveri e vittime”». Quindi nessun ricovero però vari decessi? No? Allora bisognava scrivere: «Né ricoveri né vittime».

Incipit di un articolo di Simonetta Fiori nelle pagine culturali della Repubblica: «Dopo ottant’anni escono fuori dal silenzio in cui erano stati seppelliti». È vero che l’espressione con valore rafforzativo è contemplata dai dizionari. Ma rimane un dubbio: come si farà a uscire dentro?

Didascalia da Libero: «A sinistra, l’albergo di Sarsina (località Casalecchio, Forlì): l’edificio è del XVII° secolo». I numeri romani sono già l’espressione grafica dei numerali ordinali (XVII sta per diciassettesimo), quindi non vanno mai seguiti dall’esponente «°», necessario solo quando, per indicare l’ordinale, si usano le cifre arabiche («17°»).

A proposito della pandemia, il lettore Luigi Cavalieri scrive alla Gazzetta di Mantova: «E, siccome il trend pare destinato a continuare, così da prevedere il picco a Natale, il dover tornare in zona gialla non è solo un miraggio». Quale grazia! Tu scendi dalle stelle.

SL