Pandemia, pandemia, quanta gente ti porti via

(di Stelio W. Venceslai)

            Come tutti ascolto e leggo. Una fatica immane. Non riesco a capire. Sarà perché non sono così intelligente come gli altri.

            La prima domanda che faccio a me stesso, fondamentale, è: ma c’è o no una pandemia? L’OMS dice di sì, il governo (i governi), dice di sì, molti scienziati dicono di sì. Allora, è sicuro, c’è la pandemia. L’OMS, addirittura, prevede per l’Europa almeno 500.000 morti per questo inverno.

            Altri, altrettanto autorevoli, dicono che no, che la pandemia è un’influenza, solo un po’ più grave delle solite, e che l’OMS sbaglia o, comunque, non è affidabile. Hanno ragione?

            Un fatto è certo: finora ci sono stati poco più di 5 milioni di morti nel mondo, su 255 milioni di contagiati, di cui circa 4 milioni solo nelle ultime due settimane. Quelli che sostengono l’esistenza della pandemia, dicono che è la chiara conseguenza del contagio alla sua quarta ondata. Quelli che, invece, sono all’opposizione, dicono che le statistiche sono false. E allora? Sono morti per la pandemia o per altre ragioni? Per altre ragioni, sostengono. Sarà vero?

            Intanto la pandemia, vera o presunta, ha falciato non solo le persone, ma anche l’economia, la scuola, i rapporti sociali. Questo è un fatto. Non lo smentisce nessuno ma, anche qui, le interpretazioni sono divergenti.

            Per i sostenitori dell’esistenza della pandemia, questa è la riprova dei danni che crea e della necessità di tutelarsi. Per i negatori della pandemia questo, invece, è un effetto voluto da un’oscura cricca di produttori di farmaci, multinazionali (praticamente del crimine) e governi collusi. Sarà vero? A sostegno di queste affermazioni si citano discorsi importanti, fatti in tempi non sospetti da esponenti noti del mondo del web (tipo Bill Gates), secondo i quali c’è troppa gente sulla terra che mangia, beve e inquina e sarebbe auspicabile una riduzione drastica della popolazione. Di qui, facciamo una bella epidemia, la gente morirà e puliremo il pianeta. Sarà vero?

            Per opporsi alla pandemia occorre un vaccino. Anzi, più vaccini e a più riprese. Il vaccino è stato trovato, in fretta e furia, considerata l’emergenza. Non è stato sperimentato perché ci vogliono anni, come d’uso. È stato inoculato in milioni di dosi a milioni di pazienti. Per la precisione, almeno 2 miliardi di dosi. Qualcuno ci ha lasciato la pelle, pochissimi, in verità, in relazione al numero complessivo dei vaccinati. Questo è un fatto. Quindi, il vaccino, bene o male, funziona.

            Ma vaccinarsi è un fatto volontario. Nessun governo ha il coraggio di dire: dovete vaccinarvi. Perché? Questo è un mistero. O non si ha piena fiducia nei vaccini che circolano oppure si temono azioni di responsabilità, dall’esito peraltro molto improbabile. Però, anche questo è un fatto: nessun obbligo di vaccinazione collettiva.

            Una domanda che viene spontanea è perché ci siano tante difficoltà in questo caso ad accettare il vaccino e non invece, quando si parla di colera o di febbre gialla, poliomielite, vaiolo o morbillo? Nessuno risponde. Questo sembra essere un caso speciale.

            Gli oppositori dell’obbligo di vaccinarsi sostengono che l’obbligo nega la libertà di scelta. È vero, ma se siamo in punto di morte e qualcosa può salvarmi, non me ne importa nulla di questa libertà e mi faccio salvare, con tanti saluti alla libertà di scelta e ai diritti costituzionali. È sbagliato?

            Chi si è vaccinato ha diritto al green pass, un certificato che dice che sei vaccinato. Con quello è quasi certo che puoi andare dovunque e che non sei portatore di contagio. È vero? Non si sa. In taluni casi pare di no.

            I no-green pass e i no-vac sostengono di essere discriminati, perché così non possono accedere ai luoghi pubblici, ai ristoranti, ai bar, nei negozi, nelle palestre, nei campi sportivi e così via. Sono emarginati dalla vita pubblica. È vero, hanno ragione, sono discriminati. È giusto, è legittimo, è costituzionale? No. L’effetto finale è che, indirettamente, essere vaccinati è obbligatorio. Non c’è dubbio.

            Si starebbe creando, in questo modo, una dittatura sanitaria per il timore (non accertato) della pandemia. Forse c’è un gran giro di quattrini attorno ai vaccini, ma questa dittatura sanitaria è solo nella testa dei più illuminati (o dei più sciocchi).

            La conclusione, però, è che esiste una confusione enorme, con governi imbelli, incapaci di dare indicazioni certe e definitive. Anche il nostro, nonostante Draghi, è un governo imbelle. Non ha il coraggio di decidere perché è a composizione mista, bianca e nera, e alla fine ne esce solo il grigio della confusione.

            Sappiamo che la politica entra dappertutto, per la nomina di un usciere, di un ministro, la scelta di un consigliere in un consiglio d’amministrazione di un’azienda o nella Rai. Entra anche nella pandemia.

            La sinistra ci crede ed è convinta di far bene, in nome dell’umanità in pericolo. La destra non ci crede ed è ostile a qualunque decisione severa, in nome della libertà e della Costituzione. Nell’incertezza totale, la gente protesta per le strade, bande di provocatori di estrema destra e di estrema sinistra s’infiltrano per suscitare disordini e l’ordine pubblico è in pericolo nelle mani di un mellifluo Ministro dell’Interno.

            Non accade solo da noi, ma anche in Austria, in Grecia, in Danimarca, in Germania, in Olanda. Questi governi, in realtà, non sono all’altezza della situazione, non hanno il coraggio d’imporsi, se c’è l’emergenza, o di lasciar fare, se l’emergenza non c’è. Troppa democrazia e troppi compromessi, con un occhio verso l’economia e un altro verso la sanità. Con le feste natalizie e di fine anno la preoccupazione è somma. Un nuovo lockdown? E chi li sente i mercanti?

            La conclusione è che si vive nell’incertezza e in un’illegalità manifesta. Questo non fa bene a nessuno, neppure ai governi.

Roma, 20/11/2021