Droga dello stupro: beccati avvocati, prof e un senatore. L’inchiesta – 39 arresti, pure la sorella della Muti e il partner del prete indagato a Prato per i festini col “Gbl”. Tra i clienti un politico che abita “davanti alla Cassazione”

“La voce è arrivata pure all’assistente del politico (…) poi quando arrivavo a casa ci stava lui, il politico… hai capito?”. C’è un’inchiesta della Procura di Roma che potrebbe far tremare non solo il mondo dello spettacolo, ma anche i palazzi del potere. Si tratta di un’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo e condotta dai carabinieri del Nas che ha scoperchiato un giro internazionale di nuovi stupefacenti psicoattivi, fra cui Ghb e Gbl, meglio note come “droghe dello stupro”. Sostanze provenienti da Canada, Cina, Olanda, Repubblica Ceca, Francia e Croazia, acquistate attraverso criptovaluta su piattaforme del dark web dai nomi fantasiosi – come “Berlusconi market” e “Wall Street Supermarket” – che arrivavano a Roma attraverso spedizioni internazionali. Il giro d’affari scoperto è enorme: vale quasi 5 milioni di euro, il cui reinvestimento da parte di alcuni indagati avveniva in bitcoin e su conti correnti esteri, fattore che ha permesso agli inquirenti di accertare, per la prima volta in Italia, l’autoriciclaggio di monete virtuali.

 

In totale sono 39 le persone arrestate ieri, fra spacciatori e consumatori. E tra questi anche Claudia Rivelli, 71enne sorella dell’attrice Ornella Muti (estranea alle indagini). Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, la “nuova droga”, una volta arrivata nella Capitale, veniva consegnata ai destinatari anche attraverso corrieri Glovo (la società di rider ha collaborato alle indagini) e tassisti abusivi. Oppure portata direttamente a casa, come accadeva con un acquirente chiamato “il politico”, definito anche “er senatore” e secondo i magistrati “verosimilmente un senatore della Repubblica”. Al politico il 17 ottobre 2019 due spacciatori arrestati, Danny Beccaria e Clarissa Capone, avrebbero ceduto “quantità e tipologia imprecisate” di Gbl. “Ce stava il senatore che je servivi”, dice Beccaria al telefono, intercettato il 17 ottobre 2019. “Il senatore?” risponde Capone. “Quello lì de… de Lungotevere”, replica Beccaria. “Ah! Il politico” conferma Clarissa.

Quasi due ore dopo, alle 14.50, Beccaria parla al telefono con una donna: “Io amore sto andando… dal politico quello lì che abita davanti alla Corte di Cassazione…”.

Beccaria e Capone sono i principali esponenti di quella che i carabinieri definiscono la “famiglia romana”. Ed è Clarissa che il 12 dicembre 2019, intercettata, racconta a un uomo: “Calcola che quando ci stava il Festival del Cinema io là ci andavo con lo zainetto pieno… cioè ci stavano giornalisti… cioè ci stava di tutto e di più… e da là poi so… sono arrivata a un politico”. E ancora: “Qua tutti sono stati bevuti, tutti sono andati a finire in gattabuia… tutti quanti.. io no… e io ero anche molto più potente di voi visto che… c’avevo politici, gente importante”. Beccaria, secondo gli investigatori, riusciva a procacciarsi i clienti frequentando un noto locale gay di Roma, in zona Magliana. In un’intercettazione del 28 ottobre 2019, dice a un cliente fiduciario: “Mo m’ha scritto er prete… è uno che me dà una cifra de soldi”. “Compagno” di un sacerdote secondo i pm è poi Alessio Regina, raggiunto da una misura cautelare e già arrestato ad agosto a Prato nella vicenda di don Francesco Spagnesi, che spendeva i soldi dei suoi fedeli per comprare Gbl. Fra i clienti di Beccaria, nelle carte compare anche un funzionario di Polizia locale di Roma, coinvolto (e poi assolto) alcuni anni fa in un processo per stalking.

 

Fra gli arrestati poi ci sono molti compratori, accusati di detenzione di sostanze stupefacenti al fine della cessione. Fra questi un professore di musica di Vescovato (Cremona), che per i pm si faceva spedire la droga nella scuola media dove insegnava, un ex ufficiale dell’Aeronautica, un funzionario dell’Ater di Roma (la società che gestisce le case popolari), due dipendenti delle Asl Roma 4 e Brescia e diversi professionisti. Come detto anche Claudia Rivelli, accusata di aver acquistato 1,4 chili di Gbl dall’Olanda a nome della madre (deceduta nel 2020) con l’intento di spedirla al figlio, residente a Londra: i flaconi inviati portavano la scritta “shampoo”.

 

FONTE : di Vincenzo Bisbiglia | 28 OTTOBRE 2021