MERCOLEDì 28 LUGLIO 2021

Clamoroso

Nelle zone desertiche della California le bande criminali, alla ricerca di acqua per i campi illegali di marijuana, rubano quella della rete idrica. Di solito si attaccano agli idranti di sicurezza installati lungo le strade per le emergenze di incendi e riempiono grosse taniche sistemandole sui camion. A volte arrivano ad agganciarsi alle condutture sotterranee. Si calcola che, negli ultimi otto anni, 45 miliardi di litri d’acqua siano andati a ruba [Pompetti, Mess].

«Una mattina della scorsa primavera gli abitanti della Antelope Valley, tra la città di Los Angeles e il deserto Mojave, si sono svegliati con i rubinetti completamente asciutti. Erano a secco i lavandini, gli idranti sulla strada, le piscine; persino la centrale dei pompieri».

In prima pagina

• Mentre in Italia era notte, Federica Pellegrini ha gareggiato per l’ultima volta nei 200 metri a stile libero. Ha chiuso la gara settima, in 1’55”91: «È stato un bel viaggio, tanti anni di bracciate: me la sono goduta dall’inizio alla fine»

• A Tokyo la ginnasta statunitense Simone Biles si è ritirata dalla finale dopo aver sbagliato un volteggio: «Devo pensare alla mia salute mentale. Ho i demoni nella testa»

• Matteo Messina Denaro è diventato nonno. La figlia Lorenza ha partorito un bambino

• In una maxi aula dei Musei Vaticani si è aperto il processo al cardinale Angelo Becciu, accusato di peculato, abuso d’ufficio e subornazione. La prima udienza è durata sette ore

• Alberto Genovese lascia il carcere dopo quasi nove mesi. Andrà in una clinica per disintossicarsi dalla cocaina

• Il settimanale Chi ha scoperto che Matteo Renzi ha preso un jet privato per incontrare l’emiro del Qatar Al Thani sul suo mega yacht ormeggiato in Costa Smeralda

• Il senatore Matteo Mantero, espulso dal M5S dopo il no alla fiducia al governo Draghi, ha aderito a Potere al Popolo, che ora ha un rappresentante in Parlamento

• In Italia ieri sono stati registrati 24 morti di Covid. Il tasso di positività è sceso all’1,9%. I ricoverati in terapia intensiva sono 189 (+7), le persone vaccinate 30.893.474 (il 52,1% della popolazione

• In tutta Italia continuano le proteste dei No Vax e dei No Pass. A Palermo è morta la bambina di 11 anni ricoverata in terapia intensiva (soffriva di una malattia metabolica rara). Da ieri ci si può vaccinare ai terminal di Fiumicino, prima di prendere l’aereo

• Il medico che aveva pensato di curare il Covid con il plasma autoimmune si è suicidato in casa sua a Mantova. Aveva 54 anni

• Israele pensa già alla terza dose. Greta Thunberg si è vaccinata, ha messo la foto su Twitter e ha denunciato quanto sia iniqua la distribuzione di vaccini nel mondo. La sorella di Cristiano Ronaldo è ricoverata in ospedale con la polmonite

• Gaetano Miccichè si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Rcs

• Caso camici, i pm di Milano chiedono il processo per Attilio Fontana

• C’è stata un’esplosione in un impianto chimico di Leverkusen, in Germania: almeno una persona è morta, ci sono feriti e dispersi

• Addio a Gianni Nazzaro, il cantante di Quanto è bella lei

Titoli

Corriere della Sera: Piano per il ritorno in classe

la Repubblica: La scuola dice no al governo

La Stampa: «A settembre scuola in presenza»

Il Sole 24 Ore: Corsa del Pil, Italia batte Germania

Avvenire: Bonus per davvero

Il Messaggero: «Pass per scuola e trasporti»

Il Giornale: A rischio De Pasquale / Il giudice anti Berlusconi

Leggo: In classe con il Green Pass

Qn: Segnale da Londra: il virus si ritira

Il Fatto: La giustizia di Lega e FI: salvare B. dal Ruby-ter

Libero: Ora Draghi rischia la faccia (e la pelle)

La Verità: In ospedale rappresaglie su chi non si è vaccinato

Il Mattino: Il «green pass» obbligatorio anche per scuola e trasporti

il Quotidiano del Sud: Questo governo fa scuola

il manifesto: Non c’è pace in Vestfalia

Domani: Così Leonardo ha assunto il figlio del braccio destro di Mario Draghi

Delitti e suicidi

Giuseppe De Donno, 54 anni compiuti il 2 luglio, maturità classica, laureato in medicina con 110 e lode, ex vice sindaco di Curtatone, ora primario pneumologo dell’ospedale Carlo Poma di Mantova, era diventato un uomo simbolo della lotta al coronavirus. Durante gli ultimi diciassette mesi, non si era risparmiato: era arrivato a passare in ospedale anche 18 ore al giorno, spesso dormiva sulla poltrona del suo studio. Era salito alla ribalta quando, per curare i malati, insieme al suo collega e amico Massimo Franchini, aveva cominciato a sperimentare il plasma iperimmune. Giornali e tv che se lo contendevano per capire se avesse davvero trovato la cura contro il Covid-19, era apparso in un faccia a faccia con Matteo Salvini in diverse puntate della trasmissione Le Iene, memorabile il duello a Porta a Porta con il professor Giuseppe Ippolito dello Spallanzani di Roma, che, al contrario di lui, al plasma iperimmune credeva poco. Aveva ricevuto premi, onori e cittadinanze onorarie in varie città d’Italia. Si era parlato di lui anche come possibile candidato alla carica di sindaco di Mantova. Era diventato un idolo del web, dove aveva migliaia di ammiratori, che, su Facebook, lo incitavano a non curarsi delle critiche e ad andare, a volte anche crudeli e offensive, e ad andare avanti per la sua strada. Proprio su Facebook, con una diretta, aveva annunciato le sue dimissioni dall’ospedale: sarebbe andato a fare il medico di base poco fuori città, a Porto Mantovano. «L’esperienza del Covid mi ha cambiato e da oggi cambio vita». «Sono stanco» aveva confidato agli amici. «Stanco dei troppi attacchi che ho subito, stanco che ancora oggi che sono uscito dall’ospedale continuo a ricevere, anche da parte di colleghi». Sabato scorso aveva detto no a un’uscita con gli amici: «Mi dispiace ma non posso venire, voglio stare con mia moglie, sarà per un’altra volta». Nessuno ci ha fatto caso più di tanto. Ieri pomeriggio si è ammazzato nella sua casa di Curtatone. Il dottore lascia nel dolore la moglie Laura Mizzulinich e i figli Edoardo e Martina. Il mondo della sanità mantovana è senza parole.

[Bo, Gazzetta di Mantova].

Gianni Nazzaro (1948-2021). Cantante. Suoi principali successi: Me chiamme ammore (vincitrice del Festival di Napoli 1970), Quanto è bella lei (vincitrice di Un disco per l’estate 1972), Questo sì che è amore (Un disco per l’estate 1974). «Bello, elegante, era un cantante melodico che aveva saputo bene come attraversare il tumultuoso decennio interpretando l’amore, cantando canzoni scritte da Claudio Baglioni come da Gianfranco Bigazzi. Aveva esordito, diciassettenne, in quella singolare discografia “alternativa” che prosperava a Napoli fatta di dischi a 45 giri cantati da perfetti imitatori dei grandi. Il giovane Nazzaro imitava alla perfezione Adriano Celentano, Gianni Morandi e tanti altri, cantava bene e con passione, ma è come solista, nel 1967 che si fa notare al Festival di Napoli, che gli apre le porte verso la fama e il successo nel resto del Paese. Cantagiro, Settevoci, Canzonissima, il Disco per l’Estate, il Festival di Sanremo, gli show televisivi musicali lo vedono nei primi anni Settanta sempre tra i grandi protagonisti, molte volte vince, altrettante porta ai primi posti delle classifiche le sue canzoni (su tutte Quanto è bella lei), interpretate sempre con grande maestria, cercando di tener fede alla sua grande natura melodica ma al tempo stesso di non farsi travolgere completamente dalla rivoluzione dei cantautori. Nazzaro, proprio per la sua avvenenza, approda rapidamente anche al cinema, ma è il teatro, e in particolare il teatro musicale, a dargli belle soddisfazioni, lanciandolo in una carriera d’attore che lo porterà spessissimo anche sul piccolo schermo, in soap come Un posto al sole e Incantesimo» [Assante, Rep]. Nel 1971 si sposò civilmente con Nada Ovcina (sua manager, agente e ufficio stampa), sei anni dopo si innamorò e sposò Catherine Frank (vero nome: Armonia Pleite Del Carmen), ex indossatrice francese, che gli ha dato due figli: Davide e Mattia. Tornerà alternativamente con una e l’altra fino a rinnovare nel 2011 le promesse di matrimonio con la prima moglie. È morto a Roma, per un tumore.

 

La crisi di Simone Biles

La statunitense Simone Biles, una delle ginnaste più forte di sempre, ha avuto un crollo mentale. Ieri, dopo avere sbagliato un volteggio nella prima prova al volteggio, si è ritirata dalla finale a squadre della ginnastica artistica. All’inizio ufficialmente il ritiro era stato attribuito a un infortunio alla caviglia destra, ma qualche ora dopo è stato lei stessa a chiarire: «Devo concentrarmi sulla mia salute psicologica» e ha detto che non c’era stato «nessun infortunio, solo una piccola ferita al mio orgoglio». Ha detto anche: «Dopo la performance che ho fatto al volteggio non volevo andare avanti. Non ho più fiducia in me stessa come prima. Non so se è una questione di età. Sono un po’ più nervosa adesso quando salgo in pedana. Sento che non mi sto divertendo più come prima. So che questi sono i Giochi, volevo farli ma in realtà sto partecipando per altri, più che per me. Non appena salgo in pedana siamo solo io e la mia testa. E lì ci sono demoni con cui devo confrontarmi». Non è ancora chiaro se parteciperà alle finali individuali dei prossimi giorni.

«Il peso dei sei ori, la paura di fallire, c’è tanto di tutto ciò. Già durante le qualificazioni per la gara individuale, Simone Biles aveva avuto un’incertezza al corpo libero ed era atterrata fuori dal tappeto. Proprio domenica, su Instagram, aveva pubblicato un post dai toni preoccupanti: “A volte mi sento davvero come se avessi il peso del mondo sulle spalle. So che lo scrollo via e faccio sembrare che la pressione non mi influenzi, ma dannazione a volte è difficile”» [Cito, Rep].

La finale a squadre è stata vinta dalla Russia (tecnicamente del Comitato olimpico russo), davanti proprio agli Sti Uniti, che non perdeva un’Olimpiade o un Mondiale dal 2010. La medaglia di bronzo è andata alla Gran Bretagna, che ha beffato la squadra italiana per soli quattro decimi nel punteggio finale.

Matteo Messina Denaro è diventato nonno

Lorenza Alagna, figlia del boss mafioso Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993, ha partorito un bambino il 14 luglio scorso. Non si conosce il nome del neonato, si sa solo che non si chiama come il nonno Matteo. Lorenza, che porta il cognome della madre Francesca, ha 26 anni e da tempo ha lasciato la casa della nonna paterna a Castelvetrano, in cui viveva con la madre, scegliendo di vivere libera senza dover trascinare il peso del cognome del padre che però non ha mai ripudiato e che, secondo gli investigatori, non avrebbe mai visto.

Il cardinale Becciu alla sbarra

Si è aperto ieri mattina nella Sala polifunzionale dei Musei Vaticani, allestita per l’occasione ad aula del tribunale, il processo al cardinale Angelo Becciu, ex prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi ed ex sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato. Mai prima d’ora un cardinale era comparso in un processo se non davanti a suoi pari, e cioè ad altri cardinali. Davanti ai giudici del Tribunale di Prima istanza della Città del Vaticano, Becciu deve rispondere di peculato, abuso d’ufficio e subornazione, cioè l’offerta di denaro a un testimone per manipolarne la deposizione. Al centro del processo ci sono le indagini sull’acquisto di un palazzo, ex proprietà dei grandi magazzini Harrods, in Sloane Avenue, a Londra, pagato molto di più del suo effettivo valore. Sono coinvolti altri investimenti sospetti, che secondo l’accusa sarebbero stati effettuati o coperti da Becciu utilizzando soldi provenienti dall’Obolo di San Pietro, e cioè il fondo fatto di piccole e grandi donazioni che i fedeli affidano al Papa (ma in realtà alla Segreteria di Stato vaticana) perché venga redistribuito in opere di carità. Con Becciu sono a processo altre nove persone, personale ecclesiastico e laico della Segreteria di Stato e figure dirigenziali della Autorità di Informazione finanziaria (l’autorità antiriciclaggio vaticana), oltre a personaggi esterni, del mondo della finanza internazionale. Becciu è entrato nell’aula alle 9.17, indossando la Croce pettorale e la mascherina e si è seduto in ultima fila con gli avvocati. Oltre a lui, tra imputati era presente solo monsignor Mauro Carlino.

«Sarà un processo lungo: la prima udienza, tra eccezioni e schermaglie procedurali, dura sette ore, e dopo un’ora e venti di camera di consiglio il presidente del Tribunale vaticano e del collegio giudicante, Giuseppe Pignatone, informa che il dibattimento è sospeso per dare tempo alle difese di ottenere tutti gli atti (“l’accusa ha raccolto elementi per quasi due anni e la difesa deve preparare le sue richieste istruttorie in otto giorni senza nemmeno poter disporre di tutti gli atti”, osservava un legale) e fissato la prossima udienza al 5 ottobre» [Vecchi, CdS].

Genovese è uscito dal carcere

Dopo quasi nove mesi, Alberto Genovese ha lasciato San Vittore per trasferirsi in una casa di cura per il recupero dei tossicodipendenti a Cuveglio, in provincia di Varese. Lì i suoi movimenti saranno controllati da un braccialetto elettronico. La decisione è del gip di Milano Tommaso Perna che ha concesso i domiciliari all’imprenditore accusato di aver prima drogato e poi violentato selvaggiamente almeno due modelle che erano sue ospiti, una di 18 anni nel suo attico a due passi dal Duomo di Milano e l’altra di 23 anni in una villa di Ibiza chiamata Lolita.

«Il principale elemento che ha convinto il gip che Genovese possa uscire dal carcere è la chiusura delle indagini sui due episodi principali (restano ancora da chiarire i contorni di almeno altri due) e un più che probabile processo in cui Genovese risponderà di reati pesantissimi come violenza sessuale aggravata dall’uso della droga, sequestro di persone e lesioni gravissime. Non solo. Per il giudice è stato anche fondamentale il percorso che Genovese ha intrapreso in carcere per uscire dalla dipendenza dalla cocaina, e che il 44enne originario di Napoli e laureatosi alla Bocconi proseguirà nella comunità terapeutica. Questo, assieme alla enorme risonanza mediatica che ha avuto la vicenda, riduce quello che tecnicamente si chiama “pericolo di reiterazione del reato”» [Guastella, CdS].

Renzi sul mega yacht dell’Emiro

Il settimanale Chi ha fotografato Matteo Renzi all’aeroporto di Olbia, atterrato con un jet privato da Firenze. E poi l’ha immortalato mentre, a bordo di un tender, raggiunge l’Al Mirqab, uno dei 20 yacht più grandi al mondo, ormeggiato in Costa Smeralda. L’imbarcazione, lunga 133 metri e del valore di oltre 200 milioni di euro, è di proprietà dell’ex primo ministro del Qatar, l’emiro Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani, esponente di spicco della famiglia reale e proprietario anche del Paris St. Germain. Renzi ha pranzato con l’emiro, rimanendo sullo yacht per qualche ora.