giovedì, 28 Ottobre 2021
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Recovery plan, 24mila assunzioni: dagli ingegneri ai programmatori/Giustizia di classe/Metro C, nessuno pagherà per le “varianti gonfiate”/Repubblica trascura Saviano: un colonnino nell’edizione campana: ALTRA STRONZATA LE MINACCE NON ERANO DI MORTE MA SI E’ PARLATO SOLO DI STAMPA PREZZOLATA

Giustizia di classe

di  | 5 GIUGNO 2021

Dopo aver fatto inciuci con tutti e il loro contrario ed essersi ridotti a percentuali da prefisso, i Radicali sono atterrati in braccio a Salvini. Auguri a loro, ma soprattutto a lui. Il prestigioso sodalizio raccoglie firme per sei referendum che renderanno la giustizia – l’avreste mai detto? – “giusta”. Siccome i quesiti sono scritti in un idioma che fa apparire il sànscrito una passeggiata di salute (solo il secondo conta ben 1074 parole), ci siamo armati di un decrittatore per codici cifrati e li abbiamo tradotti.

1. Responsabilità civile dei giudici. Oggi chi ritiene di aver subìto un torto dalla giustizia può chiedere i danni allo Stato. Se vince il sì, potrà fare causa direttamente al magistrato. Così chiunque sarà condannato nel penale o si vedrà dar torto nel civile denuncerà i suoi giudici. Che saranno sepolti di denunce. O, per evitarle, non condanneranno più nessuno e, fra un potente e un poveraccio, daranno ragione al primo, a prescindere. Giustizia giusta?

2. Manette difficili. Si vuole abolire la custodia cautelare per i delitti puniti con pene sopra i 5 anni nonché per il delitto di finanziamento illecito dei partiti”. Quindi, se non si può più arrestare neppure per finanziamento illecito e per i reati gravi, i delinquenti in guanti bianchi (e pure di strada) resteranno liberi di inquinare le prove, fuggire e commettere altri reati. Giustizia giusta?

3. Separazione delle carriere fra pm e giudici. Se il pm ha fatto per un po’ il giudice, ha assorbito la cultura dell’imparzialità tra accusa e difesa (Falcone e Borsellino furono giudici istruttori e poi pm). Se invece fa solo il pm, assorbe la mentalità dell’accusa, tipica delle forze di polizia, non della magistratura. Quindi, una volta separati dai giudici, i pm saranno più “giustizialisti” di prima. Giustizia giusta?

4. Abolizione della Severino. L’altra sera dalla Gruber Salvini vaneggiava sulla barbarie di cacciare sindaci e amministratori locali condannati in primo grado. Forse non ha letto il quesito, che propone di abolire l’“incandidabilità e il divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi”: cioè vuole riportare in Parlamento, al governo e negli enti locali persino i pregiudicati (in Cassazione, non in primo grado) per reati gravi. Giustizia giusta?

5. Elezioni al Csm. Chi si candida non dovrà più raccogliere firme. Il che, con la giustizia giusta, non c’entra una mazza.

6. Consigli giudiziari. Nelle filiali locali del Csm che giudicano la bravura dei magistrati, avrebbero diritto di voto pure gli avvocati. Cioè, per dire, a Palermo a valutare la professionalità di Nino Di Matteo potrà esserci l’avvocato di Matteo Messina Denaro. “Giustizia giusta”, come no.

Metro C, nessuno pagherà per le “varianti gonfiate”

Metro C, nessuno pagherà per le “varianti gonfiate”

Alemanno&c. La prescrizione salva l’ex sindaco e i dirigenti capitolini del 2011. Vanno a giudizio gli altri indagati, ma fra 15 mesi si estingueranno tutti i reati

di  | 5 GIUGNO 2021

Almeno sette anni di ritardo sulla tabella di marcia. Circa 700 milioni di extra-costi, oltre ai 3 miliardi di euro previsti dal già ricco quadro economico di partenza. Un’infrastruttura realizzata a metà, pensata alla fine degli anni 90 per rivoluzionare il trasporto pubblico della Capitale d’Italia, ma ridotta a frequenze da trenino di provincia. Nessuno, quasi certamente, pagherà sul fronte penale per il grande spreco della Linea C della metropolitana di Roma, a causa della prescrizione che ha distrutto l’indagine penale della Procura di Roma. Qualcosa potrebbe muoversi, forse, alla Corte dei Conti, dove il fascicolo è tornato nella Capitale dopo aver viaggiato avanti e indietro da Perugia sul filo della scadenza termini. E non è detto che si arrivi a dama, a causa delle continue eccezioni di competenza territoriale. La scorsa settimana, sono stati rinviati a giudizio alcuni tra politici, funzionari pubblici e dirigenti delle società costruttrici, indagati a vario titolo per corruzione, truffa aggravata, falso ideologico in atto pubblico. Per molti di loro il processo è però finito ancora prima di iniziare.

Al centro dell’inchiesta romana ci sono due episodi chiave nella storia di quest’opera. Il primo riguarda quello conosciuto come “accordo transattivo”, firmato il 6 settembre 2011 e ratificato dal Comune di Roma il 7 novembre 2012. L’atto fu stipulato dai dirigenti del ministero Infrastrutture e Trasporti – che finanziava l’opera al 70% – i vertici del Campidoglio e della municipalizzata Roma Metropolitane, e quelli dal consorzio delle società costruttrici, di cui sono capofila Astaldi e Vianini Lavori (Gruppo Caltagirone). Quell’atto doveva fare in modo che parte delle 45 varianti sul progetto originario, valutate quasi 1,4 miliardi, portassero al pagamento in sede civile di 230 milioni di euro in favore dei costruttori. Il problema è che quel credito per i giudici derivava da riserve “infondate e/o insussistenti”, iscritte a bilancio grazie alla compiacenza dei tecnici capitolini che non le avevano mai contestate. E la ratifica in Comune dell’accordo è costato il coinvolgimento anche per l’ex sindaco Gianni Alemanno, il suo assessore Antonello Aurigemma e l’allora alto dirigente del Mit, Ettore Incalza, accusati dai pm romani di truffa aggravata e falso materiale: il loro presunto reato, commesso fra il 2 e il 7 novembre 2012, è però andato prescritto, come quelli degli allora vertici di Roma Metropolitane e del Consorzio Metro C. L’altro episodio, i cui presunti reati che ne sono derivati non sono ancora prescritti, riguarda il cosiddetto “atto attuativo” sottoscritto il 9 settembre 2013. Un secondo accordo, direttamente collegato al primo. Vianini&C., infatti, pretendevano altri 90 milioni di euro rispetto ai 230 milioni già “sbloccati”. Il sindaco Ignazio Marino era appena arrivato in Campidoglio, i lavori si erano fermati e l’opera portava già con sé ritardi importanti. Fu il suo assessore Guido Improta a pretendere e ottenere la firma di questo nuovo accordo, secondo i pm romani, “non dovuto in quanto in parte frutto di un precedente accordo illecito”. Per gli inquirenti, in quella fase fu Incalza ad “attestare falsamente l’esistenza di un parere positivo rilasciato dall’Avvocatura generale dello Stato” in cambio, sempre secondo i pm, di “consulenze professionali per 747.264 euro” da parte dell’allora presidente del Consorzio, Franco Cristini. Questi reati, che per la Procura sono stati commessi fino al marzo 2015, si prescriveranno entro il mese di settembre del 2022, quindi fra poco più di un anno. Improbabile un processo lampo, considerando che fra la chiusura delle indagini (luglio 2018), e il rinvio a giudizio (giugno 2021), sono passati ben tre anni.

Ma cosa resta della Metro C oggi? La terza linea avrebbe dovuto tagliare in due la città, collegando la periferia est con la zona nord dove svetta lo stadio Olimpico, tagliando il centro storico. Le prime brochure diffuse dall’ex sindaco Walter Veltroni indicavano il 5 aprile 2011 come data del viaggio inaugurale a San Giovanni, stazione in realtà aperta solo nel 2018. Da qualche mese le talpe hanno concluso il viaggio fino a piazza Venezia, ma le stazioni centrali non apriranno prima del 2024. La frequenza dei convogli è di ben 9 minuti, che alla vigilia del Giubileo – dicono in Campidoglio – diventeranno “solo” 5. Non proprio una “scheggia”, come si dice a Roma

 

Recovery plan, 24mila assunzioni: dagli ingegneri ai programmatori

di Andrea Ducci

Recovery plan, 24mila assunzioni: dagli ingegneri ai programmatori Il ministro Renato Brunetta

Ingegneri, matematici, informatici, esperti di diritto. Sono questi alcuni dei profili professionali destinati a fare ingresso nella pubblica amministrazione, attraverso il piano di reclutamento previsto dal decreto approvato dal consiglio dei Ministri. Il via libera al provvedimento, che regola le nuove assunzioni nella Pa, rappresenta il terzo tassello, insieme al decreto sulla governance e sulle semplificazioni, necessario all’innesco del Pnrr, quel piano che garantirà all’Italia oltre 200 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Oltre al varo del decreto per le assunzioni, ieri a Palazzo Chigi è stata approvata la norma ponte che fa scattare l’assegno unico per i figli dall’1 luglio, in attesa della riforma che entrerà in vigore dal prossimo gennaio. Ma a caratterizzare i prossimi mesi saranno soprattutto le procedure semplificate e i nuovi meccanismi di reclutamento (non dissimili da quelli adottati nel settore privato) per avviare nell’apparato della pubblica amministrazione oltre 24 mila assunzioni a termine da qui al 2026.

 

 

«Ci saranno 500 assunzioni per rendicontare quello che spenderemo, perché se non lo rendicontiamo bene l’Europa non ci dà i soldi», spiega Renato Brunetta, ministro per la Pubblica Amministrazione, sottolineando l’arrivo di ingegneri, matematici e informatici. Nuove risorse destinate a incarichi non dirigenziali con un’assunzione a tempo determinato, attraverso un concorso rapido. In particolare, 80 nuovi assunti saranno dirottati alla Ragioneria generale dello Stato, che per l’attività di monitoraggio e rendicontazione potrà avvalersi anche di dieci esperti, oltre che di sette posizioni dirigenziali destinate alla direzione delle Ragionerie territoriali di Milano, Venezia, Bologna, Roma, Napoli, Bari e Palermo. Nel provvedimento è, tuttavia, previsto che in caso di «motivate esigenze» possano essere assunti ulteriori 300 figure tecniche per assicurare i processi e le attività collegate alla governance del Recovery plan, portando così il totale a 800. Complessivamente il piano punta a reclutare nell’arco di un quinquennio 24 mila persone: un migliaio destinato agli enti locali «nella gestione delle procedure complesse», 268 alla transizione digitale, 67 all’Agenzia per l’Italia digitale, 16.500 all’ufficio del processo per la riduzione dell’arretrato e 5.410 unità di personale amministrativo alla giustizia.

 

 

 

 

L’obiettivo è disporre di personale per rispettare i tempi e le modalità di realizzazione degli oltre 300 programmi di investimento previsti dal Pnrr. Un piano complessivo di reclutamento che fino all’ultimo ha creato fibrillazione all’interno del governo, con tanto di competizioni tra ministri per assicurarsi la «conquista» di nuovo personale all’interno dei rispettivi ministeri. Non a caso, il consiglio dei Ministri ieri sera è stato sospeso per fare fronte alla richiesta di maggiore personale al ministero della Transizione ecologica, avanzata dal ministro Roberto Cingolani. Richiesta rinviata per essere accolta in un successivo decreto ad hoc, che dovrebbe tenere conto anche del personale di Sogesid (società in house del ministero). Nel frattempo, in veste di titolare della Pubblica Amministrazione il ministro Brunetta rivendica:«Non ci saranno assalti alla diligenza, non ci saranno emendamenti creativi ma tutto il governo vigilerà e semmai migliorerà la sua natura per la realizzazione del Pnrr». E proprio parte delle risorse del Pnrr serviranno per l’assunzione di personale destinato a realizzare i progetti del piano.

Durata 36 mesi e premi per i risultati Assunzioni nella Pa, nella giustizia, nella gestione del Pnrr

Assegno unico figli, via libera del Cdm: dal 1° luglio 167 euro a figlio, 653 con tre. Chi ne ha diritto

di Redazione Economia

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L’assegno unico per i figli e la misura ponte

Da un minimo di 30 a un importo massimo mensile di 167,5 euro per ciascun figlio. È la misura ponte per l’assegno unico, approvata dal Consiglio dei ministri nel tardo pomeriggio del 4 giugno e valida a partire da luglio fino a dicembre 2021 per chi non goda già di assegni familiari. Ne avranno diritto i nuclei fino a 50 mila euro di Isee. Come previsto dalla Delega, l’importo dell’assegno è identico per il primo e il secondo figlio. Invece, nel caso di nuclei in cui sono presenti più di due figli, l’importo di base viene maggiorato del 30% su ciascun figlio. Questo implica che l’importo massimo mensile raddoppia a 335 euro per famiglie con 2 figli, ma più che triplica a 653 euro mensili per famiglie con 3 figli. Le famiglie con Isee fino a 7.000 euro avranno 217,8 euro a figlio se hanno almeno 3 figli. Per chi ha figli disabili sono previsti 50 euro in più.

Repubblica trascura Saviano: un colonnino nell’edizione campana

Differenti valutazioni di una notizia.

Martedì 25 maggio Il Corriere della Sera fa un taglio di prima pagina. “Minacce a Saviano. Due condanne”. La Stampa mette una colonna a pagina 19: “Minacce a Saviano, 18 mesi al boss dei Casalesi”. La Repubblica, stessa proprietà della Stampa, Gruppo Gedi, neanche una riga in nazionale. Ma -come ha sottolineato il settimanale di informazione online napoletano Iustitia– “un colonnino anonimo in una pagina interna dell’edizione campana”. Secondo Iustitia si tratta di una “punizione per il tradimento”: Roberto Saviano il 15 gennaio scorso ha lasciato Repubblica dopo 13 anni di collaborazione, per approdare al Corriere.

La notizia che ha subito le differenti valutazioni è la condanna del boss dei Casalesi Francesco Bidognetti (un anno e due mesi) e del suo avvocato Michele Santonastaso (un anno e due mesi) per le minacce di morte rivolte nel marzo 2008 a Saviano e alla giornalista del Mattino Rosaria Capacchione. Una sentenza arrivata oltre tredici anni dopo i fatti.