martedì, 11 Maggio 2021
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MEGLIO PEGGIO DAI GIORNALI DI OGGI

LUNEDì 26 APRILE 2021
Clamoroso
In settant’anni le foreste italiane hanno riconquistato 12 milioni di ettari, il 40% del Paese [Gilberto, Sole].In prima pagina
• Nomadland di Chloé Zhao, protagonista Frances McDormand, ha vinto l’Oscar per il miglior film. Miglior attore: Anthony Hopkins. Miglior attrice: Frances McDormand. Delusione Italia, Laura Pausini e Matteo Garrone restano a bocca asciutta
[in prima pagina tutti i vincitori]
• La variante indiana del coronavirus fa paura. Speranza vieta l’ingresso in Italia a chi arriva dall’India
• Il Viminale smentisce il ministro Gelmini: non si può lasciare il ristorante alle 22 violando il coprifuoco per tornare a casa
• Salvini raccoglie firme contro il coprifuoco e Letta lo attacca: «Se non vuole stare al governo esca»
• Ieri sono stati registrati altri 217 morti. I ricoverati in terapia intensiva sono 2.862 (-32). Il tasso di positività risale al 5,5% dal 4,3% di sabato. Le persone vaccinate sono 5.204.850 (l’8,73% della popolazione)
• Incendio un ospedale Covid a Baghdad, 82 morti oltre 100 feriti
• Una missionaria laica italiana è stata uccisa in Perù a colpi di machete
• Sono stati trovati i resti del sottomarino militare indonesiano scomparso. Tutti morti i 53 marinai a bordo
• È morto per Covid a 59 anni Alber Elbaz, lo stilista israeliano che rilanciò Lanvin
• È morta a otto mesi la figlia dell’ex calciatore inglese Ashley Cain. Soffriva di una grave forma di leucemia mieloide acuta
• L’Inter supera 1-0 il Verona e ormai ha in tasca lo scudetto «al 95%» (parola di Conte). La Fiorentina ferma la Juventus sull’1-1, il Cagliari batte la Roma 3-2 e aggancia al terzultimo posto il Benevento, sconfitto dall’Udinese 4-2. Ieri sera, nel posticipo, Atalanta batte Bologna 5-0
• Matteo Berrettini ha vinto il torneo Atp 250 di Belgrado battendo in finale
• Vanessa Ferrari conquista il bronzo agli Europei di ginnastica sulle note di Bella ciao
• Alla 107ma Liegi-Bastogne-Liegi vince lo sloveno Pogačar battendo in volata il campiona del mondo AlaphilippeTitoli
Corriere della Sera: Letta-Salvini, sale la tensione
la Repubblica: Lavoro, 750 mila nuovi posti
La Stampa: Fisco e giustizia, partiti in agguato
Il Sole 24 Ore: Intelligenza artificiale contro l’evasione
Il Messaggero: Coprifuoco, stop del Viminale
Il Giornale: Gelo sul coprifuoco
Leggo: L’Italia prova a ripartire
Qn: Coprifuoco e multe, si riparte nel caos
Il Fatto: «È troppo presto: rischiamo tanti morti e quarta ondata»
Libero: Per restituire i prestiti Ue / ci vogliono 37 anni di sacrifici
La Verità: Parla uno dei quattro ragazzi / «Nei guai per colpa di Grillo»
Il Mattino: Il coprifuoco spacca il governo
il Quotidiano del Sud: La prova del nove del Mezzogiorno
Domani: L’irreversibile Matteo Salvini

Lo studio al Cts: “Riaperture precoci. Rischio quarta ondata”

Lo studio al Cts: “Riaperture precoci. Rischio quarta ondata”
Il 16 aprile, spiegando le riaperture poi disposte a partire da oggi, Mario Draghi parlava di “rischio ragionato” e chiariva che “le decisioni sono basate su evidenze scientifiche”. Proprio in quelle ore il Comitato tecnico scientifico, mai chiamato a esprimere un parere formale, ascoltava Stefano Merler, l’uomo dei modelli matematici della Fondazione Bruno Kessler che dal febbraio 2020 studia i numeri dell’epidemia per l’Istituto superiore di sanità. E Merler spiegava che, con l’indice Rt a 0,72 al 3 aprile, il “margine per le riaperture” era circa di 0,28, cioè era possibile riaprire un po’ meno di un terzo di quanto era chiuso senza che il tasso di riproduzione del virus superasse 1 (una persona infetta ne contagia in media più di una), anzi “in realtà meno perché sono state riaperte le scuole” – era successo dopo Pasqua, dal 7 aprile – ma l’effetto “sarà osservabile solo fra un po’ di tempo”.Secondo Merler “riaperture precoci, entro aprile” anche se Rt resta pari a 1 (l’ultimo dato, diffuso venerdì ma risalente al 7 aprile, dice 0,81), possono portare a un “costante ma alto numero di morti giornaliere”. Questo sarebbe invece “estremamente ridotto con riaperture a valle di un marcato calo dell’incidenza (es. riaperture graduali a partire da inizio-metà maggio, mantenendo Rt<1)”. E concludeva che con l’aumento di Rt a 1,1 l’epidemia “potrebbe non essere facilmente controllabile senza ulteriori restrizioni, soprattutto in caso di riaperture precoci (entro aprile)”. Se salisse a 1,25 rischiamo la “quarta ondata” che “richiederebbe misure importanti per evitare un altissimo numero di morti in breve tempo”.Gli scenari di Merler presentano l’incertezza di tutti i modelli matematici però lo studioso trentino ci aveva visto giusto un anno fa, come a fine gennaio sulla variante inglese. I governi hanno impiegato sempre un po’ più del necessario ad agire di conseguenza. Ora invece si corre a riaprire. “È stata una decisione politica, certamente legittima, ma è un azzardo. Rischiamo di dover richiudere tra un mese” dicono, con diversi accenti, alcuni membri del Cts. Il governo ha solo incontrato il coordinatore e il portavoce del Comitato, i professori Franco Locatelli e Silvio Brusaferro, e soprattutto Locatelli ha confermato che all’aperto si rischia meno. Hanno parlato anche del calcetto. Poi sono uscite queste misure un po’ ibride: al bancone del bar no ma almeno in strada sì perché se no Matteo Salvini non sa cosa rispondere delle promesse che ha fatto; ma allora anche il cinema perché lo chiede il ministro Dario Franceschini; il calcetto sì e le piscine all’aperto non ancora.Le “evidenze scientifiche” su cui Draghi ha deciso interessano molto agli scienziati più perplessi sulle riaperture. “Stiamo pensando di fare l’accesso agli atti per capire. Il presidente del Consiglio ha parlato di rischio ragionato. Quale ragionamento è stato fatto? – chiede Andrea Crisanti, professore di Microbiologia a Padova, autore degli studi sui contagi a Vo’ Euganeo e sui test antigenici che non funzionano come dovrebbero –. Ne ho parlato con Massimo Galli (il direttore dell’Infettivologia del Sacco, ndr), Roberto Battiston (il fisico, ndr) e Nino Cartabellotta (Fondazione Gimbe, ndr), anche loro sono d’accordo sull’accesso agli atti della Presidenza del Consiglio, del ministero della Salute e del Cts. Bisogna proprio chiedere se hanno fatto dei calcoli e quali. Quali rischi sono stati evidenziati e su quale base. Rischiamo di tornare a 5-600 morti al giorno”, dice ancora Crisanti. Con l’accesso agli atti, troveranno gli scenari di Merler. E poi chissà.

Salvini pesta il suo governo: “Il coprifuoco va cancellato”

Salvini pesta il suo governo: “Il coprifuoco va cancellato”
Ha aspettato la mezzanotte del 25 aprile, Matteo Salvini. Ma non per festeggiare i 76 anni dalla Liberazione dal nazifascismo: per chiedere la “liberazione” dalle restrizioni anti-covid. E lanciare, con una diretta Facebook notturna, una petizione che invita i cittadini a firmare contro le misure approvate dal governo di cui la Lega fa parte. In particolare contro una restrizione che proprio non va giù a Salvini: il coprifuoco alle 22. Nonostante oggi riaprano molte attività nelle 15 regioni in zona gialla, il leader della Lega non accetta la limitazione dell’orario serale e per questo i ministri del Carroccio mercoledì avevano provocato la prima rottura nel governo Draghi non votando il decreto sulle riaperture. “È ancora troppo poco, le aperture di lunedì non sono sufficienti – ha detto domenica notte Salvini lanciando la petizione – qualcuno per ideologia vede solo rosso e se dipendesse da Speranza staremmo tutti chiusi in casa”. Poi ha inviato un messaggio ai propri elettori che sembrava invitare a boicottare le restrizioni: “No coprifuoco, no proibizioni, no restrizioni in quelle regioni che sono sotto controllo – ha continuato Salvini – se saremo 10 mila è un conto, se saremo 100 mila, 200 mila, 1 milione…”. Il leghista ha anche attaccato il ministro dell’Interno Lamorgese sui controlli: “Ci sono poliziotti mandati nei vicoli a controllare se i ragazzi sono troppo vicini invece che cercare i delinquenti”. Nella petizione si chiede anche di riaprire tutte le attività al chiuso: secondo il decreto, ristoranti, palestre e piscine lo faranno dall’1 giugno. A fine giornata le firme sul sito della Lega con l’hashtag #nocoprifuocosono arrivate a 45 mila. Salvini ha lanciato l’iniziativa per galvanizzare parte del suo elettorato, tra cui ci sono molti ristoratori costretti a rimanere chiusi (io disobbedienti di #Ioapro hanno già annunciato che oggi non rispetteranno le restrizioni), ma anche per fare pressione sul governo perché riveda il prima possibile il decreto approvato mercoledì senza il voto della Lega.Così ieri è arrivata la risposta durissima del segretario del Pd Enrico Letta a Mezz’Ora in Più: “Se la Lega non vuole stare al governo non ci stia. Oggi Salvini sta partecipando a una raccolta firme contro il coprifuoco che l’esecutivo, di cui lui fa parte, ha deciso”. Poi ha fatto balenare la possibilità che il Carroccio lasci la maggioranza commentando l’astensione dei ministri della Lega in Cdm: “Voglio che il governo vada avanti due anni, ma è successo una volta e non può succedere più – ha concluso Letta – Chi lo fa deve tirare le conseguenze”. Un’uscita che ha provocato la replica stizzita di Salvini: “Il segretario del Pd Letta non si fida degli italiani e li vuole tenere ancora chiusi in casa”.Sull’argomento è intervenuto anche il ministro della Salute Roberto Speranza secondo cui ci vuole “fiducia e prudenza” e spiegando che ci sarà un monitoraggio continuo dei dati: “Se ci saranno le condizioni faremo dei passi avanti”. Anche il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli ha difeso il coprifuoco alle 22: “Nessuno ha il gusto sadico di impedire i movimenti, faremo la verifica a metà maggio”. Il compromesso del governo potrebbe essere quello di allungare il coprifuoco alle 23 a partire dal 17 maggio. Anche perché ieri il Viminale, con una circolare inviata a prefetti e questori, ha smentito l’interpretazione “morbida” del coprifuoco data dal ministro di Forza Italia Mariastella Gelmini sul Messaggero secondo cui “i cittadini possono stare al ristorante fino alle 22 e poi tornare a casa senza essere multati”. Invece no, non sarà possibile: “Il decreto ha confermato la permanenza del limite orario degli spostamenti tra le 22 e le 5” ha chiarito il ministero dell’Interno.Mentre la Lega fa pressione sul governo, gli alleati del centrodestra di Fratelli d’Italia provano a spaccare la maggioranza. Mercoledì al Senato sarà votata la mozione di sfiducia contro Speranza (la Lega è indecisa tra il no e l’astensione) definito ieri da Giorgia Meloni “il simbolo del coprifuoco, di folli disposizioni e dei disastri sulla gestione dell’emergenza”. Ma la spaccatura nella maggioranza potrebbe già verificarsi martedì alla Camera sull’ordine del giorno del capogruppo di FdI Francesco Lollobrigida proprio per abolire il coprifuoco. Lollobrigida provoca la Lega: “Non esiste il dono dell’ubiquità politica per cui si è contro e a favore a seconda del luogo dove si esprime il parere”. L’ennesimo ostacolo per una maggioranza già sotto stress.

Destra clericale. Il cardinale Ruini adesso diventa misericordioso per assolvere il corrotto Formigoni

La nostra storia repubblicana è piena di politici cattolici corrotti: si pensi al suicidio inglorioso della Democrazia cristiana, che si schiantò sotto il peso delle inchieste giudiziarie di Tangentopoli. Lustri dopo quel tempo, questa odiosa tradizione non si è affatto interrotta. Anzi. Ed epigono arrogante di questa schiera di cristiani devoti più a Mammona che a Dio è certamente Roberto Formigoni, governatore lombardo per vent’anni, dal 1995 al 2013, e condannato per corruzione per il “Sistema” della sanità.In questi giorni si è fatto un gran parlare di lui. Dapprima il tribunale interno del Senato gli ha restituito il vitalizio, poi è uscita la sua monumentale biografia, oltre cinquecento pagine, raccontata sotto forma di intervista. Già democristiano e fondatore del Movimento Popolare, il braccio politico di Comunione e Liberazione, indi berlusconiano e alfaniano, Formigoni con il ponderoso volume sulla sua vita cerca ovviamente una riabilitazione a imperitura memoria della sua parabola di uomo pubblico. E per rafforzare la sua pretesa d’impunità si avvale di una densa prefazione del cardinale Camillo Ruini, condottiero della Chiesa italiana dal 1991 al 2007 che tanti guasti ha provocato con il suo interventismo politico.Arrivato a novant’anni, Ruini non ha rinunciato alla lotta partitica e oggi è una piccola bandiera sventolata dai clericali di destra che in nome della dura dottrina osteggiano papa Francesco e la sua misericordia. Ossessionato dall’anticomunismo, l’ex presidente dei vescovi italiani dipinge con tratto enfatico il ciellino Formigoni e giunto alla fine liquida così la condanna per corruzione: “Termino con una brevissima riflessione personale: Roberto Formigoni è stato costretto a una conclusione traumatica e immeritata della sua esperienza politica. È stato un danno non solo per lui ma per quanti condividono con lui una certa visione dell’Italia e del suo futuro”.Cioè il danno lo hanno fatto i magistrati a Formigoni, non lui ai contribuenti lombardi per “il sistema corrotto e corruttivo della sanità”, per il quale l’ex governatore deve risarcire in solido con altri rei quasi cinquanta milioni di euro. Ma a colpire è la traballante morale ruiniana, tipica dello zelo fariseo di quei clericali convertitisi dall’andreottismo al centrodestra, e che considerano la corruzione in senso assolutorio e machiavellico, ché il fine giustifica sempre i mezzi. L’esatto contrario di quanto per fortuna sostiene papa Bergoglio. Sono tante le sue uscite in questi anni contro i politici corrotti. Per esempio: “La corruzione avvilisce la dignità della persona e frantuma tutti gli ideali buoni e belli. Tutta la società è chiamata a impegnarsi concretamente per contrastare il cancro della corruzione che, con l’illusione di guadagni rapidi e facili, in realtà impoverisce tutti”. Ecco.C’è poi un’altra invettiva francescana che fa dubitare evangelicamente del cattolico Formigoni: “C’è un fiuto cristiano per andare avanti senza cadere nelle cordate della corruzione”. Delle due l’una: o questo fiuto cristiano, l’ex governatore corrotto, non l’ha mai avuto oppure si è tappato il naso. Con la misericordiosa benevolenza di Ruini.
Delitti e suicidi
Paolo Eletti, 57 anni, ex operaio, in pensione da quando era stato colpito da una malattia agli occhi, appassionato di sidecar e modellismo, è stato trovato morto sabato sera su un divano nella sua villetta di via Magnanini, a San Martino in Rio, una zona industriale poco distante da Reggio Emilia. Qualcuno gli aveva fracassato il cranio a martellate. In cucina, la moglie, Sabrina, 54 anni, parrucchiera, giaceva con i polsi tagliati, incosciente, ma ancora viva. A trovarli, e a dare l’allarme, è stato Marco Eletti, il figlio della coppia, 33 anni, dipendente di un’agenzia di comunicazione di Rubiera, residente a Reggio con la sua compagna, autore di due romanzi e sei poesie.
«Le grida di Marco Eletti sono risuonate poco dopo le 17 di sabato. Ha raccontato di essere arrivato nella villetta dei genitori, di aver aperto la porta e di aver trovato il padre Paolo senza vita sul divano del salotto e la madre Sabrina in cucina, ferita gravemente. Secondo Procura e carabinieri mente. Ieri mattina Marco Eletti, è stato portato in carcere in stato di fermo con l’accusa di omicidio e tentato omicidio. Con un martello avrebbe colpito alla testa il padre, uccidendolo. Poi, con un coltello, si sarebbe scagliato contro la madre ferendola alle braccia e ai polsi. La donna è in condizioni gravi, in coma farmacologico. Prima di colpire i due genitori il 33enne li avrebbe narcotizzati. Il movente di tanta ferocia? Forse economico. Si parla di recenti screzi per l’utilizzo dell’abitazione dei nonni paterni di Marco, rimasta vuota in ottobre dopo la morte della nonna per Covid. Ma al momento sono soltanto ipotesi, perché il 33enne, interrogato in caserma per tutta la notte, nega ogni accusa. Secondo gli investigatori, però, nel suo racconto ci sono troppe incongruenze. “È come se avesse tratteggiato la trama di uno dei suoi libri, ma ha sbagliato molte cose” è l’unica frase lasciata trapelare dagli inquirenti”» [Grassi, CdS].
Nadia De Munari, di anni 50, nata a Schio (Vicenza), missionaria laica, dal 1995 in Perù con l’organizzazione dei salesiani Operazione Mato Grosso, responsabile della casa-famiglia «Mamma mia» di Nuevo Chimbote, a due ore da Lima, mercoledì all’alba è stata assalita a colpi di machete mentre dormiva. Portata all’ospedale di Lima, dov’è stata sottoposta a un intervenuto chirurgico d’urgenza, è morta poco ore dopo. Gli inquirenti peruviani che indagano sul caso ipotizzano che si sia trattato di una rapina. Un’ipotesi a cui la sorella di Nadia, Katia De Munari, non crede: «Chiediamo che intervenga l’Interpol, già si è perso tempo prezioso. Nadia è stata uccisa da qualcuno a cui, evidentemente, dava fastidio».
«Nuevo Chimbote è un’area pericolosa. Si tratta di una baraccopoli cresciuta a dismisura e senza regole con l’arrivo continuo di disperati in cerca di fortuna di poverissimi villaggi delle Ande. Difficile stabilire quanti siano gli abitanti. Nadia si recava spesso nelle case per portare aiuti alimentari. Era questo un compito aggiuntivo a quello della formazione delle maestre» [Gobbo, Avvenire].
«Elena è una liceale diciottenne dal volto dolce, Giovanni un disoccupato ventiduenne con qualche inquietante inciampo dovuto, pare, al brutto carattere. I selfie ce li mostrano come due innamorati con le loro ordinarie romanticherie. Peccato che i due, senza che nessuno si accorgesse di nulla, si siano trasformati in feroci killer. L’obiettivo? Sterminare i nemici, ovvero la famiglia che si oppone alla loro felicità. Il piano scatta alle 23 di venerdì, in una elegante palazzina del centralissimo corso Vittorio Emanuele ad Avellino. Il primo obiettivo è il padre di lei. Si chiama Aldo Gioia, ha 53 anni ed è un uomo grande e grosso amato da tutti, la cui unica colpa è provare a difendere la sua bambina dall’invasiva presenza di quel ragazzo che non piace a nessuno. Giovanni Limata, infatti, è una persona violenta, come provano le denunce per reati contro la persona e, dicono, anche un drogato; insomma, il genero peggiore che si possa temere per la propria figlia. Il braccio di ferro tra i due è di vecchia data e ha avuto momenti di forse tensione, come nel 2019, quando il giovane lo affrontò armato di una lunga lama (e fu denunciato). Fino all’altra sera. Quando Elena fa entrare il fidanzato in casa e nel frattempo va a controllare cosa fanno la mamma e la sorella (23 anni, studentessa universitaria), perché lui possa aggredire indisturbato l’uomo che sta dormendo sul divano davanti alla tv. Almeno sette le coltellate inferte, con il sangue che schizza dappertutto. L’intento è uccidere, ma l’uomo ha la forza di reagire, di gridare. L’assassino è preso alla sprovvista, le donne dall’altra stanza accorrono e il giovane preso dal panico scappa. Vengono chiamati i soccorsi. Il 118 trasporta l’uomo all’ospedale Moscati, dove morirà qualche ora dopo. Intanto, i poliziotti ascoltano con sempre maggiori perplessità le parole di Elena, che sostiene di avere soltanto assistito a un tentativo di rapina. Gli investigatori si mettono sulle tracce di Giovanni: lo trovano nel paese dove vive, Cervinara (è originario di Benevento), e recuperano pure il coltello da caccia con le sue impronte, le stesse trovate nella casa dei Gioia. È la fine, il giovane crolla, ammette tutto. Spiega: l’ho ucciso, sì, ma ho fatto quello che mi diceva lei. Mostra i messaggi sul telefonino. Sono frasi che non lasciano dubbi, prima di pianificare la strage, Elena ha insistito per mesi, voleva che uccidesse tutta la sua famiglia, una strage come quella di Erika e Omar a Novi Ligure. E alla fine l’ha convinto. Ora sono in una cella e dovranno entrambi rispondere di omicidio premeditato pluriaggravato» [Piedimonte, Sta].

C’era una volta
Dieci anni fa
Mercoledì 27 aprile 2011. Il presidente delle Repubblica appoggia la decisione del governo di bombardare la Libia. La Lega non è d’accordo sulla procedura scelta da Berlusconi per prendere questa decisione. Non è d’accordo sull’atteggiamento remissivo tenuto da Berlusconi l’altro giorno nell’incontro con Sarkozy. Spiega Maroni: «Siamo rimasti sorpresi perché nell’ultimo consiglio dei ministri Berlusconi era contrario ai bombardamenti. Noi non cambiamo idea da un giorno all’altro. I bombardamenti intelligenti, per definizione, non esistono. Mi sembra inevitabile, a questo punto, che ci sia un passaggio parlamentare su una cosa così rilevante. Lo chiede l’opposizione, noi non siamo contrari. Ho parlato con Bossi: la linea della Lega sulla questione della Libia non cambia, ed è quella espressa dal segretario e riportata dalla “Padania”».
Il Senato approva un emendamento che abroga le norme sul nucleare. Berlusconi spiega: «È il futuro, ma quello che è successo in Giappone ha spaventato i cittadini e se fossimo andati oggi al referendum il nucleare non sarebbe stato possibile per molti anni. La moratoria è una posizione di buonsenso». Scontro polemico con l’opposizione: è un imbroglio, il premier ha gettato la maschera, vuole soltanto evitare i referendum [CdS].
A New York Alberto Yusi Lajud Peña detto “El Prime”, il capo della banda dei newyorkesi che lo scorso 19 febbraio partecipò al furto del secolo – un centinaio di uomini sparsi in 28 Paesi hanno assaltato simultaneamente i bancomat delle principali città, da New York a Tokyo, ripulendoli fino all’ultimo centesimo – viene ucciso in casa sua mentre gioca a domino con i fratelli che rimangono gravemente feriti. «Quando la polizia fa irruzione nella villetta dove si nasconde, lo trova già morto. Nella casa viene ritrovata una valigetta con l00mila dollari in banconote, segno che “El Prime” non è stato ucciso per soldi, ma perché non aprisse bocca» [CdS].
Venti anni fa
Venerdì 27 aprile 2001. È scontro tra il ministro della Sanità Umberto Veronesi e la Rai. Ciò che ha scatenato l’ira dell’oncologo è stato il monologo di Adriano Celentano sul trapianto degli organi nella prima puntata del suo programma 125 milioni di cazzate. In una lettera al presidente Zaccaria il ministro ha scritto che «sono state dette parole ottuse e irresponsabili, pagate con miliardi pubblici». Numerosi malati in attesa di trapianto hanno chiamato già ieri sera i centralini della Rai per protestare, e questa mattina è intervenuta la Lamat (Libera Associazione pro malati in attesa trapianto) per denunciare la disinformazione nelle parole di Celentano in apertura di trasmissione. Ma il presidente della Rai, Roberto Zaccaria, difende il conduttore: «Non si può ingabbiare Celentano, tagliarlo sarebbe stato andare contro lo spirito del servizio pubblico». E poi, pur non condividendo tutte le opinioni di Celentano, aggiunge che la Rai non è la Gazzetta Ufficiale: «Adriano è un artista che ha una sua opinione – dice – non si può pensare che ciò che dice corrisponda a quello che pensano tutti».
Celentano si era espresso contro il trapianto degli organi deciso d’autorità – in base a una legge approvata dal Parlamento – anche in mancanza di indicazioni da parte del trapiantato.
La Corte di Cassazione conferma soltanto tre delle condanne emesse per l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima: gli ergastoli per Totò Riina e Raffaele Ganci e 18 anni per il collaboratore Salvatore Cancemi. Le condanne per l’omicidio che diventano definitive sono cinque, poiché Giovanni Brusca (che aveva avuto 18 anni) e Salvatore Biondino (condannato all’ergastolo) avevano rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte non ha confermato le condanne per gli altri componenti la cupola mafiosa, con la motivazione che per essere condannati è necessario il cosiddetto “riscontro individualizzante”. e ha disposto il rinvio ad un altro processo d’appello
Al centro postale dell’aeroporto di Fiumicino viene trovata una busta non affrancata con un proiettile, privo di esplosivo, indirizzata a Berlusconi presso la sede romana di Fi.
Trenta anni fa
Sabato 27 aprile 1991. L’attrice Laura Antonelli è stata arrestata nella sua villa di Cerveteri, vicino a Roma. In un piatto di legno, nel salone, i carabinieri hanno trovato 36 grammi di cocaina. «In camicia da notte, lo sguardo allucinato, la faccia gonfia di alcol, apre la porta della villa al maresciallo Sollazzo e gli dice: “Venga, dentro c’è una festa”, accompagnandolo, indifferente, fino a quel celebre vassoio pieno di coca (con puntiglio il tribunale annotò: 36 grammi di cocaina, pari a 162 dosi, valore 9 milioni di lire)».
Francesco Cossiga non desidera essere rieletto per un secondo mandato al Quirinale. Non accetterà nemmeno possibili candidature offerte «per alcun motivo e per nessun periodo del mandato»
Quaranta anni fa
Lunedì 27 aprile 1981. Tragico assalto di un commando terrorista che sembra ripetere la sequenza del rapimento Moro. Sei uomini hanno sequestrato alle 21.40, a Torre del Greco, Ciro Cirillo, 60 anni, assessore dc alla Regione Campania di cui era già stato presidente. Cirillo era appena giunto su un’Alfa blindata della Regione davanti al garage del palazzo dove abita. Con lui erano l’autista Mario Canciello, 33 anni e il brigadiere della Digos Luigi Carbone, 56 anni, entrambi uccisi. Gli sedeva a fianco il suo segretario particolare Ciro Fiorillo, di 45 anni ferito alle gambe.
Cinquanta anni fa
Martedì 27 aprile 1971. «Pietro Valpreda e tre dei suoi presunti complici dovranno rispondere, davanti alla corte di assise di Roma, della strage di piazza Fontana e degli attentati dinamitardi di Roma del 12 dicembre 1969. Alle nove di stamane il giudice istruttore Ernesto Cudillo ha depositato in cancelleria la sentenza di rinvio a giudizio. L’ultimo atto di quella che passerà alla storia come la grande inchiesta giudiziaria degli anni 70 contro i movimenti anarchici consta di 252 pagine. In essa il magistrato osserva come vi siano sufficienti elementi di prova perché i quattro maggiori imputati siano rinviati a giudizio per rispondere di strage» [CdS].
Sessanta anni fa
Giovedì 27 aprile 1961. «Il generale De Gaulle non si allontanerà più da Parigi: non farà più viaggi all’estero, non visiterà più le Provincie della Francia, come aveva fatto periodicamente negli ultimi due anni, non andrà a passare il sabato e la domenica a Colombey-Les-Deux-Eglises. Egli si dedicherà anima e corpo alla liquidazione definitiva del complotto, alcuni capi del quale non sono mai comparsi sulla scena e vengono ora ricercati. Egli procederà alla epurazione di alcuni organismi amministrativi, il cui contegno ha lasciato molto a desiderare nei primi giorni dell’insurrezione di Algeri; ed egli studierà e attuerà, anzitutto, una riforma radicale dell’ esercito. Finché non sarà stata fatta piazza pulita, l’articolo 16 della Costituzione, che mette tutto il potere nelle mani del Capo dello Stato, rimarrà in vigore».
La crisi del Laos s’è aggravata al punto da spingere il Presidente Kennedy a convocare d’urgenza, stamane, i leader democratici e repubblicani del Congresso, per metterli al corrente degli ultimi sviluppi della situazione. Atmosfera di tensione e di allarme per i successi dei ribelli. Si tratta di decidere se intervenire o no nel Laos
La Sierra Leone ottiene l’indipendenza dal Regno Unito.
Settanta anni fa
Venerdì 27 aprile 1951. Il Primo ministro Ala Hussein ha rassegnato stasera le dimissioni nelle mani dello Scià di Persia dopo che, com’è noto, la commissione parlamentare per il petrolio aveva proposto l’esproprio delle installazioni appartenenti alla Anglo-Iranian Oil Company.
Ottanta anni fa
Domenica 27 aprile 1941. Le truppe tedesche entrano ad Atene.
In una Lubiana ormai annessa all’Italia viene fondato il Fronte di Liberazione del Popolo Sloveno sulla base di un accordo tra comunisti, cristiano-sociali, liberali di sinistra ed intellettuali progressisti.
Africa settentrionale. Un tentativo degli inglesi di spezzare l’accerchiamento attorno a Tobruk viene respinto.
Estremo Oriente. Riuniti a Singapore, inglesi, olandesi e americani concordano un piano di difesa comune in caso di attacco giapponese.
«Mackensen viene a casa alla una del mattino ed assieme andiamo a Villa Torlonia, ove troviamo un Mussolini assonnato, ma molto cortese. Hitler dice che il Generale greco Tsolacoglu (o giù di lì) è pronto a costituire un governo ad Atene, col quale potremmo trattare la resa della Grecia. È favorevole alla cosa e considera tutto ciò “una grazia del Cielo”. Bisogna mandare una delegazione a Larissa, domattina per tempo. Propongo Anfuso e il Duce approva. Noi naturalmente siamo meno entusiasti dei tedeschi e mi sembra scorgere in tutto ciò la spiegazione di molti ed anche recenti atteggiamenti germanici in Grecia. Senonché Anfuso, giunto in mattinata a Larissa, fa sapere che non incontra né la delegazione tedesca né quella greca e che per di più il Maresciallo List non era minimamente informato del suo arrivo. Ciò mette di buonumore il Duce poiché prova “che in Germania esistono grosse scollature e ci dà un nuovo singolare avvenimento da aggiungere ai tanti che hanno costellato questi sei mesi di relazioni tedesco-greche”. Più tardi List comunica che le due delegazioni arriveranno domattina. Chiedo al Duce di dare alla Stefani il suo telegramma di elogio per Cavallero e accetta la mia domanda» [dai diari di Galeazzo Ciano].
Cento anni fa
Mercoledì 27 aprile 1921. Un colpo di mano militare istituisce un effimero «Governo eccezionale di Fiume d’Italia», espressione del fascio di combattimento, presieduto dal comandante degli squadristi triestini Francesco Giunta [Franzinelli].
Centoventi anni fa
Sabato 27 aprile 1901. Parte il Giro automobilistico d’Italia. «Ci telegrafano la Torino, 27 aprile, mattina: La partenza degli automobilisti ebbe luogo tra le ore 7 e le 3 sotto la pioggia, la quale impedì che accorresse ad assistere allo spettacolo la folla che si prevedeva […]. Ci telegrafano da Genova, 27 aprile, notte: Eccomi a riassumervi l’andamento della giornata odierna. Stamani, nonostante il tempo piovoso, qualche centinaio di eroici curiosi si affollava attorno al palazzo delle Belle Arti, dal quale gli automobilisti dovevano partire. Le partenze cominciarono alle ore otto, prolungandosi sino dopo le dieci. Molti, vedendo la persistenza del cattivo tempo, preferivano rinunziare. Tuttavia si raggiunse una trentina di vetture, che affrontarono la strada orridamente fangosa. I primi chilometri rappresentarono una vera sofferenza: fango sulla strada, acqua diluviante dal cielo. Verso le ore dieci cessò la pioggia; a poco a poco le nubi si ruppero. Brillò qualche raggio di sole, che si fece più persistente. Prima di giungere ad Alessandria il tempo poteva dirsi ristabilito. Nessun incidente durante il percorso : qualche gomma rotta e qualche vettura, il cui motore si mostrava non in condizioni da superare le molteplici difficoltà create dalle strade pessime. Ad ogni paese, che si attraversava, molti curiosi assistevano salutando cortesi ed augurando buon viaggio».
Centocinquanta anni fa
Venerdì 27 aprile 1871. Nel territorio di Varese è segnalata la comparsa del tifo bovino: l’esportazione è vietata (Comandini).
Nella notte muore a Milano di vaiuolo il marchese Alessandro Litta-Modignani (n. Milano 21 agosto 1800). Partecipò alla campagna del ’48. Lega alla Biblioteca Ambrosiana una pregevole raccolta di opere di ceramica del Perù, anteriori alla conquista spagnola (Comandini).
Centosessanta anni fa
Sabato 27 aprile 1861. Ordinanza del ministro per la guerra dichiara disertori tutti gli uomini della seconda classe 1840 i quali entro il 15 maggio non abbiano raggiunti i rispettivi corpi, o non abbiano giustificato il loro indugio (Comandini).
Il gen. Garibaldi arriva verso le 2 p. alla stazione di Castelguelfo di dove recasi a Majatico, poco sopra Sala, alla villa della marchesa Araldi Trecchi (Comandini).
Non riceveranno più la rata della pensione di vecchiaia gli ex impiegati dell’Asburgico Regio Governo che si fanno crescere la barba come quella di Garibaldi, o peggio, che esibiscono una «barba a collare» detta «alla Cavour». Informate da un telegramma di Vienna, ne danno notizia oggi le autorità di polizia di Verona. Lo stesso giorno arrivano a Padova l’ex Duca di Modena Francesco V e l’ex Granduca di Toscana Ferdinando IV. Passano in rivista le truppe del presidio austriaco, che schierano fra i ranghi anche militari dei due sovrani deposti. Assicurano loro che presto saranno chiamati a superare il Po per riconquistare «i troni usurpati da Re Vittorio Emanuele II». Sono ulteriori minacce di guerra, che si aggiungono a quelle che inducono la Francia a ritenere ancora inopportuno il ritiro delle proprie truppe da Roma. È quanto sostiene il quotidiano La Patrie. Spiega che Parigi rimane a presidio del Papa, non solo per garantire la sua sicurezza, ma anche «per contribuire, colla sua presenza, alla pace dell’Italia» al fine di consentirle di sviluppare serenamente la sua organizzazione e le nuove istituzioni unitarie. «La partenza dei francesi da Roma – dice il giornale – produrrebbe in breve un conflitto fra l’Austria e il Regno d’Italia. Ecco perché tutte le potenze, e l’Inghilterra per prima, veggono senza rammarico l’occupazione francese, che gl’interessi religiosi ugualmente reclamano» [Lupo, Sta].
Il presidente Abraham Lincoln sospende il diritto dell’Habeas corpus.
La Virginia Occidentale attua la secessione dalla Virginia.
Centonovanta anni fa
Martedì 27 aprile 1831. Alle 2,45 del pomeriggio, nel Palazzo Reale di Torino, muore il re Carlo Felice. Poco prima di spegnersi chiede al principe di Carignano Carlo Alberto di seguire nella sua condotta le virtù degli avi. Carlo Alberto assume la corona, riceve i dignitari di corte e trasferisce stabilmente nel Palazzo Reale i propri figli. Alle 5 del pomeriggio, in Piazza d’Armi, le truppe del presidio prestano giuramento al nuovo sovrano nelle mani del governatore conte Thaon di Revel. Vittorio Emanuele II diventa quindi principe ereditario della corona di Sardegna (in quanto figlio primogenito di Carlo Alberto, che è il sovrano).
«Nacque in Torino il 6 apr. 1765 da Vittorio Amedeo III di Savoia, poi re di Sardegna, e da Maria Antonietta Ferdinanda di Borbone, figlia di Filippo V re di Spagna. Fu battezzato coi nomi Carlo Felice Giuseppe Maria, ed ebbe il duca del Genevese […]. aveva un temperamento coerente e inflessibile, ma chiuso, diffidente, impulsivo; era di animo onesto, sincero, capace di commozione e di tenerezza, ma anche suscettibile, astioso e vendicativo; aveva una mente perspicace, capace a volte perfino di autoironia, ma anche culturalmente piuttosto sprovveduta e non molto duttile. Il profilo di un principe così contraddittoriamente impastato di pregi e di difetti è già tutto nelle pagine del Journal che C. F. iniziò a scrivere nel 1785 (o 1784 secondo altra fonte indiretta)» [Treccani]. «Nel 1807 sposa a Palermo Maria Cristina di Sicilia, figlia del Borbone Ferdinando I e di Maria Carolina d’Austria. Con le abdicazioni dei fratelli Vittorio Emanuele I e Carlo Emanuele IV, nel 1821 Carlo Felice di Savoia è chiamato al trono del regno, dopo essere stato viceré della Sardegna dal 1799 al 1802 e dal 1804 al 1817. Quando riceve la corona dal fratello si trova a Modena, ragione per la quale il re uscente nomina reggente Carlo Alberto di Savoia. Quest’ultimo un po’ per debolezza e un po’ per convinzione, concede al popolo la Costituzione: Carlo Felice s’infuria e, entrato a Torino il 17 ottobre 1821, nel mentre revoca il provvedimento, gli disconosce il diritto di erede al trono. L’avvento di Carlo Felice trova un regno in preda alla rivoluzione liberale ed egli, con le sue idee assolutistiche e le sue convinzioni sull’inviolabilità e la sacralità del diritto dei sovrani, avvia una ferma repressione dei moti costituzionali. Ciò gli aliena la collaborazione con gli esponenti di punta del partito moderato. Per la durezza e la spietatezza della sua repressione, da cui scaturisce la condanna a morte di Santorre di Santarosa, è soprannominato Carlo il Feroce. Attratto più dalla cultura che dalla politica, attua la riforma giudiziaria, realizza importanti opere di pubbliche utilità, ma soprattutto si tiene lontano dalle guerre» [Salvatori, Periodico].